Diritto e Fisco | Editoriale

Ho ricevuto una citazione: che fare?

27 Aprile 2018
Ho ricevuto una citazione: che fare?

Causa civile: come difendersi da un atto che ti “chiama” in tribunale. Dalla scelta dell’avvocato alla ricerca delle prove.

C’è chi si chiede cos’è una citazione e chi invece, più navigato nelle questioni legali, passa direttamente alla strategia difensiva nel momento in cui l’ufficiale giudiziario gli consegna l’atto. La citazione non è che un invito a presentarsi in tribunale, in un determinato giorno, affinché un giudice – che sarà estratto a sorte secondo criteri rotatori del tribunale – decida chi ha ragione tra i due. La citazione è quindi l’atto di avvio di un processo civile che viene reso noto all’avversario mediante la cosiddetta «notifica». Chiaramente chi non si è mai trovato impelagato in un processo sarà sopraffatto dai dubbi e dagli interrogativi; ho ricevuto una citazione: che fare? Si starà già chiedendo mentre guarda atterrito le copiose pagine scritte in “legalese”. Per dare qualche suggerimento sulle mosse preliminari da prendere ecco quindi questo breve articolo. Cercheremo di non soffermarci sulle questioni di carattere teorico – quelle variano da causa a causa e sarà il tuo avvocato a spiegarti meglio le vie da percorrere – ma sulle pratiche al fine di aiutarti a mantenere la calma e ad affrontare il problema nel migliore dei modi.

I tempi dalla notifica della citazione

La prima cosa che potresti chiederti quando ricevi un atto di citazione è: quanto tempo ho per difendermi e per trovare una soluzione. La legge impone che tra la data di consegna della citazione e la prima udienza davanti al giudice debbano decorrere non meno di 90 giorni. Tuttavia, per poterti difendere al meglio, tu ti dovrai costituire almeno 20 giorni prima di tale udienza. Questo significa che hai 70 giorni di tempo per trovare un avvocato e studiare una linea di difesa. Attento però a non fare l’errore che commettono molti: 70 giorni è un tempo a volte insufficiente per cercare un buon avvocato (a meno che non se ne abbia già uno), prendere un appuntamento, ricevere i primi chiarimenti, trovare prove e testimoni, lasciare al professionista il tempo per riflettere e stilare l’atto di risposta. Quindi è bene non aspettare troppo tempo e iniziare già con la prima mossa.

La scelta dell’avvocato

In Italia è raro trovare avvocati specializzati solo in un determinato settore. Di solito i civilisti si occupano di quasi tutto il diritto civile e i penalisti di quasi tutto il diritto penale. Potresti però provare a chiedere chi ha più esperienza nel particolare settore che a te interessa: matrimonialisti, esperti in diritto societario, tutela dei patrimoni, questioni di lavoro, ecc. Se hai ricevuto un atto di citazione, la materia riguarda sicuramente il diritto civile per cui hai già ridotto il campo di scelta. 

Se decidi di partecipare alla causa – potresti anche non farlo e restare contumace – ti devi costituire necessariamente con un avvocato. Solo nelle cause davanti al giudice di pace, di valore fino a 1.100 euro potresti difenderti da solo, anche se si tratta di una scelta sconsigliabile: il forte tecnicismo che connota i processi non fa sconti a chi non ha un proprio difensore e potresti perdere il giudizio per una questione formale, un mancato rispetto dei termini, un errore dovuto a inesperienza. 

Restare contumace non significa necessariamente perdere la causa: il giudice, infatti, deve pur sempre valutare le prove offerte dal tuo avversario prima di dargli ragione. Ma se gli lasci il campo libero è chiaro che questi avrà maggior facilità nel convincere il magistrato. Di solito non si costituisce chi sa di avere torto e che anche una partecipazione al processo non cambierà le carte in tavola. Così, si spera, in questo modo, di risparmiare sulla parcella dell’avvocato. Ma non illuderti: se sei rimasto contumace e perdi vieni ugualmente condannato alle spese processuali.

La mediazione obbligatoria

In alcuni casi, la citazione deve essere preceduta da una richiesta di tentativo di conciliazione presso un organismo di mediazione. Si tratta delle controversie che riguardano le seguenti materie:

  • condominio;
  • diritti reali (ad esempio proprietà di terreni, case, diritti di usufrutto, di servitù, ecc.);
  • divisione;
  • successioni ereditarie;
  • patti di famiglia;
  • locazione;
  • comodato;
  • affitto di aziende;
  • risarcimento da responsabilità medica;
  • risarcimento da diffamazione a mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari.

Già in quella sede ti puoi fare un’idea di ciò che vuole da te la controparte e di quello che sarà l’oggetto del giudizio. Se la mediazione non è stata esperita, il giudice sospenderà il giudizio dando un termine all’attore per avviare il suddetto tentativo.

Partecipare personalmente alla mediazione non è solo obbligatorio per legge (se non partecipi potresti essere condannato a pagare le spese processuali anche in caso di vittoria) ma è anche vantaggioso. Intanto ti consente di capire la strategia dell’avversario; dall’altro lato ti dà la possibilità di trovare una soluzione che metta tutto a tacere, con risparmio di tempi e costi.

Quanto tempo ho per difendermi prima della fine della causa?

Una delle domande che ci si pone più speso è «come mai le cause civili durano tanto tempo?». Esistono tempi “tecnici” da rispettare, che il codice fissa un po’ per garantire il diritto di difesa, un po’ per consentire ai giudici di smaltire il carico di lavoro. Di certo, una volta iniziata la causa hai qualche anno di tempo per vivere serenamente, senza pensieri (ammesso che l’esito del giudizio ti possa preoccupare). 

Quello che però ti consiglio è di stare attento a fare spostamenti di patrimonio, ad esempio donando o vendendo i tuoi beni per non rischiare nulla in caso di sconfitta: questi atti possono essere oggetto di revocatoria entro cinque anni. In tal caso si aprirebbe una nuova causa e potresti essere tenuto a pagare anche le spese processuali all’avversario.

La ricerca delle prove

Il processo si basa sulle prove. Solo chi dimostra il proprio diritto può sostenere che il diritto esiste; in assenza di prove, il diritto – per il giudice – è inesistente. In una situazione del genere è chiaro che la raccolta delle prove decide le sorti della causa. Ecco perché ti consiglio di non sottovalutare nulla in questa fase e di ricercare anche i documenti che, a prima vista, possono sembrarti inutili. Sicuramente la prova tipica del processo civile è la testimonianza. A contare non è il numero di testimoni, ma la qualità delle loro deposizioni: devono essere quanto più precisi e chiari possibili. Può testimoniare anche un parente stretto, ma chiaramente la dichiarazione di un estraneo ha un peso superiore. lI giudice valuta i testimoni liberamente, secondo il proprio “prudente apprezzamento”, il che significa che può ritenere più attendibile anche un solo testimone rispetto ai cento dell’avversario.

Le prove vanno fornite preferibilmente prima della causa. Nelle cause di lavoro vanno presentate obbligatoriamente con la costituzione che deve avvenire almeno 10 giorni dalla prima udienza. Negli altri processi invece possono essere presentate entro 60 giorni dalla prima udienza (scelta preferibile se non si vuol rivelare all’avversario la propria difesa). Questo non significa che i testimoni dovranno presentarsi in tale data, ma bisognerà dare almeno le loro generalità e le domande a cui essi saranno sottoposti.

La procedura e l’iter della causa

In questo articolo non ci soffermeremo sulla procedura che regola il giudizio civile, per la quale ti invito a leggere l’articolo Come funziona un processo civile. Ti ricordo solo che esistono delle “fasi processuali” da rispettare: per cui, se il tuo avvocato ti chiede di fornirgli le prove entro un determinato termine, non puoi ritardare perché, in caso contrario, queste non potrebbero più entrare nel processo. 

E se perdo la causa?

Se perdi la causa, dovrai innanzitutto pagare le spese processuali, salvo che il giudice abbia ritenuto di darti una parte della ragione o che la questione trattata sia così nuova da giustificare la tua violazione della legge (perché incolpevole). In tal caso dispone quella che viene comunemente detta compensazione delle spese processuali. 

Tieni conto che, se non ti atterrai al dettato del giudice, subirai un’esecuzione forzata. Se la condanna ha ad oggetto somme di denaro, il creditore potrà pignorarti i beni e sottoporli all’asta. Potrebbe anche iscrivere ipoteca sui tuoi immobili. Chiaramente, come sempre succede in questi casi, se sei nullatenente non hai nulla da temere e, di certo, il creditore non ti potrà “mandare in carcere” per il fatto che non paghi. 

La sentenza si prescrive entro 10 anni. Per cui, se per un decennio di fila il creditore non si fa vivo, sei definitivamente libero da ogni pretesa. 

Trovare un accordo con l’avversario

Il fatto che la causa sia iniziata non ti impedisce di trovare, anche durante il suo svolgimento, un accordo con la controparte. Si chiama transazione e costituisce un vero e proprio contratto. In tal caso, le parti si fanno reciproche concessioni: ciascuna rinuncia a qualcosa e pongono fine al processo. È una carta che ti consiglio di non sottovalutare perché ti consente di evitare il rischio e l’incertezza di una condanna. Tieni però conto che una cosa è fare una transazione prima del giudizio e un’altra è durante o alla fine. Se è vero che all’inizio non si sono ancora sostenute spese e, quindi, di solito la pretesa dell’attore non contiene anche il rimborso delle spese legali sostenute, è anche vero che più si va avanti nel giudizio e più si è stanchi e si vorrebbe trovare una fine. Ma una transazione a pochi mesi dall’uscita della sentenza è poco probabile visto che ormai “il grosso” è fatto. 



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