Diritto e Fisco | Editoriale

Ape sociale lavoratori domestici

27 Aprile 2018 | Autore:
Ape sociale lavoratori domestici

Quali requisiti devono possedere colf e badanti per ottenere l’anticipo pensionistico a 63 anni a carico dello Stato?

Ape sociale 2018 anche per i lavoratori domestici: in base a quanto disposto dalla normativa, difatti, colf e badanti possono beneficiare dell’anticipo pensionistico a carico dello Stato ed uscire dal lavoro a 63 anni. Non solo: anche i lavoratori domestici disoccupati a seguito di contratto a termine possono accedere al beneficio dell’Ape social, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di lavoro negli ultimi 3 anni.

Con la cosiddetta Ape rosa, poi, cioè col bonus contributivo per le donne con figli che consente uno sconto sino a 2 anni di contributi, l’accesso all’Ape sociale per colf e badanti è diventato ancora più semplice. Queste novità, contenute nella legge di Bilancio 2018, vanno a sommarsi alle nuove indicazioni del ministero del Lavoro in materia di Ape sociale, recepite dall’Inps, che consentono di estendere la misura anche a chi ha trovato lavoro dopo la disoccupazione, se risulta rioccupato per non più di 6 mesi, e a chi possiede contributi previdenziali per lavoro prestato all’estero.

Facciamo allora il punto della situazione per capire, innanzitutto, come funziona l’anticipo pensionstico e chi ne ha diritto, per poi capire quando spetta l’Ape sociale ai lavoratori domestici.

Come funziona l’Ape sociale

L’Ape sociale è un assegno mensile, a carico dello Stato, che può essere richiesto a partire dai 63 anni di età e che sostiene il lavoratore fino al perfezionamento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia. Ricordiamo che il requisito per la pensione di vecchiaia è pari a 66 anni e 7 mesi sino al 31 dicembre 2018; dal 2019 è pari a 67 anni. Poiché la durata massima dell’Ape sociale non può superare 3 anni e 7 mesi, il requisito di età per l’anticipo sale dunque a 63 anni e 5 mesi.

L’assegno è uguale alla futura pensione, ma non può superare 1.500 euro mensili.

Chi ha diritto all’Ape sociale

Possono accedere all’Ape sociale, nello specifico, i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla gestione Separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

I beneficiari dell’Ape sociale devono possedere almeno 30 anni di contributi (contando tutti i periodi non coincidenti maturati presso le gestioni Inps) se appartengono a una delle seguenti categorie:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione e che non si siano rioccupati (il trattamento non spetta, dunque, a chi non ha percepito la Naspi o un sussidio analogo);
  • dal 2018 possono accedere anche i disoccupati a seguito di contratto a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di lavoro nei 36 mesi che precedono la data di scadenza del rapporto di lavoro a tempo determinato da ultimo svolto; anche questa categoria di disoccupati deve aver beneficiato della Naspi;
  • lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104;
  • dal 2018 possono accedere alla misura anche coloro che assistono continuativamente, da almeno 6 mesi, un disabile convivente portatore di handicap grave, se familiare entro il 2° grado, qualora i suoi genitori o il coniuge abbiano compiuto 70 anni, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti;
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori faticosi e rischiosi: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente rischiosa o pesante, che deve far parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.
  • pescatori;
  • lavoratori marittimi;
  • operai agricoli;
  • operai degli impianti siderurgici.

In quali casi i lavoratori domestici hanno diritto all’Ape sociale?

Colf e badanti possono ottenere l’Ape sociale quando appartengono a una delle categorie elencate e ne possiedono i requisiti: questo perché, nonostante le particolarità esistenti in materia di previdenza, i lavoratori domestici risultano comunque iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e, come tali, potenziali beneficiari dell’Ape sociale.

Anche colf e badanti che lavorano col libretto famiglia hanno diritto all’Ape sociale, in quanto i contributi derivanti dalle prestazioni occasionali sono accreditate presso la gestione Separata Inps.

Le casalinghe hanno diritto all’Ape sociale?

Il discorso è diverso, invece, per gli iscritti al fondo casalinghe: questa gestione previdenziale non fa parte dell’assicurazione generale obbligatoria, né delle forme esclusive, sostitutive o esonerative. I contributi versati al fondo casalinghe, difatti, non hanno natura obbligatoria, come la contribuzione versata nella generalità delle gestioni Inps, quindi sono nettamente distinti dai contributi versati negli altri fondi: in particolare, i contributi versati non comprendono una quota destinata a coprire il rischio disoccupazione.

Di conseguenza, gli iscritti al fondo casalinghe, se non possiedono contributi accreditati presso altre gestioni, non hanno diritto all’Ape sociale.

I lavoratori domestici a termine hanno diritto all’Ape sociale?

Nel 2018, come anticipato, sono cambiati i requisiti richiesti ai disoccupati per ottenere l’Ape sociale.

In particolare, possono accedere alla misura anche i lavoratori disoccupati:

  • il cui rapporto di lavoro è cessato a seguito di un contratto a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti negli ultimi 3 anni (gli ultimi 36 mesi si contano a ritroso dalla data di cessazione dell’ultima occupazione, precedente alla domanda di Ape sociale);
  • che hanno percepito la Naspi;
  • che sono stati rioccupati, dopo aver percepito la Naspi, con un contratto di lavoro subordinato, con i voucher o col contratto di prestazione occasionale o il libretto famiglia per non più di 6 mesi complessivamente [1].

Di conseguenza, anche i lavoratori domestici a tempo determinato hanno diritto all’Ape sociale, se possiedono i requisiti esposti.

Quando i lavoratori domestici disoccupati hanno diritto all’Ape sociale?

Ricordiamo che colf e badanti hanno diritto alla Naspi, come la generalità dei lavoratori dipendenti, se possiedono almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni e 30 giornate lavorate nell’anno.

Il requisito delle 30 giornate lavorate nell’anno è soddisfatto, per i lavoratori domestici, se l’interessato ha lavorato, nei 12 mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro, per almeno 5 settimane, con un minimo di ore lavorate per ciascuna settimana pari a 24 ore.

I lavoratori domestici con contributi esteri hanno diritto all’Ape sociale?

Con un recente messaggio [2], l’Inps ha chiarito che, nel requisito contributivo utile all’Ape sociale, pari come abbiamo visto a 30 o 36 anni, possono essere inclusi i contributi per il lavoro all’estero in Paesi europei o convenzionati con l’Italia, purché il lavoratore ne chieda la totalizzazione.

Viene a cadere, dunque, la precedente indicazione dell’Inps, che escludeva proprio i contributi esteri dal totale della contribuzione utile al diritto all’Ape sociale.

Quanti anni di contributi devono possedere le lavoratrici per il diritto all’Ape sociale?

L’Ape donne, o Ape rosa, è una novità introdotta dalla legge di Bilancio 2018 che consiste nella possibilità di accedere all’Ape sociale, per le donne con figli, con uno sconto di 1 anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.

L’ape sociale, per chi ha da 2 figli in su, è dunque accessibile:

  • con 28 anni di contributi per le appartenenti alle prime tre categorie di lavoratrici tutelate (disoccupate, caregiver e invalide);
  • con 34 anni di contributi per le addette ai lavori faticosi e rischiosi.

note

 [1] Inps Mess. 4195/2017.

[2] Inps Mess. 4170/2017.

[3] Mlps nota 11/09/2017.


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