HOME Articoli

Lo sai che? Convivenza finita e arredi pagati dal genitore: come recuperare i soldi

Lo sai che? Pubblicato il 5 maggio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 5 maggio 2018

Mio figlio dopo soli tre mesi di convivenza si è lasciato con la sua ragazza. La casa in cui abitavano è di proprietà della ragazza ed è stata ristrutturata a spese sue e dei suoi genitori. L’arredamento  dell’appartamento (mobilio, elettrodomestici e suppellettili varie), invece, è stato fatto a spese mie che sono il padre del ragazzo. Vorrei restituito non il mobilio ma la somma pagata. Cosa posso fare?

Se non si dovesse trovare un accordo con la ex fidanzata del figlio del lettore, le vie che quest’ultimo potrà percorrere dipendono da un dato di partenza.

Gli arredi dell’appartamento in questione, acquistati dal lettore, a che titolo sono stati usati da questa donna?

Il lettore glieli ha donati, oppure glieli ha concessi in prestito restandone proprietario?

La domanda sorge perché se fosse necessario ricorrere all’autorità giudiziaria, toccherà al lettore dimostrare al giudice se l’arredamento di quell’appartamento fu dallo stesso donato oppure prestato alla ex fidanzata di suo figlio (la prova potrà eventualmente essere fornita con testimoni).

Detto questo, si aggiunga che se l’arredamento acquistato dal lettore fosse stato sempre poi donato a questa donna, in base agli elementi che il lettore ha fornito nella sua richiesta si avrebbe una liberalità d’uso (disciplinata dall’articolo 770, comma 2, del codice civile).

Le liberalità d’uso sono “regali” che si è soliti fare in conformità agli usi e ai costumi propri di una determinata circostanza (quali possono essere i regali che i genitori sono soliti fare in occasione del fidanzamento e dell’avvio di una convivenza di una coppia di giovani).

In un caso simile a quello in esame la Corte di Cassazione (sentenza n. 19.636 del 18 settembre 2014) ritenne essere una liberalità d’uso l’elargizione da parte di un padre della somma di 14 milioni di lire per l’acquisto di beni mobili per la casa coniugale della figlia.

Se, perciò, la liberalità effettuata dal lettore a favore della ex fidanzata di suo figlio fosse effettivamente, come sembra, una liberalità d’uso (cioè un regalo con cui il lettore attribuì a questa donna la proprietà degli arredi dell’appartamento), la legge esclude che questo tipo di liberalità possano essere revocate da chi le effettuò (lo esclude l’articolo 809, secondo comma, del codice civile).

Il lettore, cioè, non potrebbe richiedere né ottenere la revoca della liberalità (del “regalo”) che la legge consente di chiedere soltanto nei casi previsti dall’articolo 801 del codice civile.

E i casi in cui è consentito chiedere la revoca dell’atto sono i casi in cui il destinatario del regalo abbia ucciso o tentato di uccidere chi effettuò il “regalo” oppure i casi in cui abbia denunciato il donante o testimoniato contro di lui per reati poi rivelatisi inesistenti, oppure abbia ingiuriato gravemente l’autore del “regalo” o abbia con dolo arrecato grave pregiudizio al suo patrimonio.

Come si può notare, ammesso e non concesso che nel caso specifico fosse possibile chiedere la revoca del regalo (cosa che, come si diceva, è esclusa per le liberalità d’uso), non sarebbe comunque esistente nessuno dei casi previsti dall’articolo 801 del codice civile nei quali la revoca può essere richiesta ed ottenuta.

Infatti, non risulta che la ex fidanzata del figlio del lettore abbia attentato alla vita del lettore, né che lo abbia gravemente ingiuriato, né che abbia con dolo, cioè intenzionalmente, arrecato grave pregiudizio al suo patrimonio (sciogliere il fidanzamento con suo figlio, infatti, non può essere in nessun caso considerato un atto dolosamente preordinato e finalizzato a provocare un danno al lettore).

Si aggiunga, però, che una differente possibilità sussisterebbe per il lettore solo se il controvalore economico del suo “regalo” fosse di gran lunga superiore a quello corrispondente allo status sociale delle famiglie del lettore e di quella della ex fidanzata di suo figlio.

In un caso simile, infatti, il “regalo” come quello fatto dal lettore non sarebbe più una liberalità d’uso (disciplinata, come sopra si diceva, dall’articolo 770, comma 2, del codice civile), ma sarebbe una donazione vera e propria che, come tale, richiede per essere valida di un atto pubblico in assenza del quale sarebbe, invece, nulla.

Dunque, solo se il “regalo” del lettore fosse una donazione vera e propria questi potrebbe chiedere al giudice la restituzione degli arredi e questo proprio perché la  donazione sarebbe da considerarsi nulla in quanto effettuata senza il necessario atto pubblico (si ribadisce, però, che affinché il “regalo” del lettore sia considerato dalla legge come una donazione e non come una liberalità d’uso, è necessario che il controvalore economico del regalo sia enormemente sproporzionato rispetto allo status sociale delle famiglie del lettore e di quella della ex fidanzata di suo figlio).

Si sottolinea, infine, che nel caso di donazione nulla il lettore potrebbe comunque chiedere al giudice solo la restituzione degli arredi (dopo aver dimostrato di averli regalati) e non il loro controvalore economico almeno finché la ex fidanzata di suo figlio non li abbia rivenduti a terzi.

Se, invece, il lettore non regalò gli arredamenti alla ex fidanzata di suo figlio, ma glieli prestò (restandone proprietario), allora si sarebbe di fronte ad un contratto di comodato.

Il comodato, infatti, è il contratto (anche semplicemente verbale) con cui si concede in prestito gratuito per un determinato arco di tempo uno o più beni mobili o immobili (il contratto di comodato è disciplinato dagli articoli 1803 e seguenti del codice civile).

Anche se si trattasse di comodato occorrerebbe comunque che fosse il lettore, nel caso fosse necessario ricorrere al giudice, a dimostrare l’esistenza di questo contratto (dovrebbe cioè dimostrare di aver concesso in prestito gratuito gli arredi alla ex fidanzata di suo figlio) e ciò che potrebbe ottenere alla conclusione della causa sarebbe sempre e comunque la restituzione degli arredi (scaduto il termine del prestito) e non il loro controvalore economico (fatta salva la possibilità di chiedere i danni per il deterioramento delle cose a condizione che il deterioramento sia dovuto alla colpa di chi le ricevette in prestito e non al normale degrado conseguente all’uso normale di esse).

La restituzione delle cose prestate si può ottenere al termine del prestito (cioè alla scadenza del contratto di comodato).

Il termine del prestito (cioè del comodato) è quello  concordato tra le parti, oppure, in mancanza di accordo tra le parti sulla durata del prestito, la restituzione si può ottenere:

– quando si è esaurito l’uso per il quale i beni furono concessi in prestito (uso individuabile sulla base dell’accordo tra le parti);

– oppure, se il termine finale del comodato non risultasse nemmeno dall’uso a cui gli arredi erano destinati, la restituzione deve essere eseguita non appena il comodante (cioè che concesse il prestito dei beni) la richiede.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI