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Separazione e contributo di mantenimento dei figli

29 Aprile 2018
Separazione e contributo di mantenimento dei figli

Ho 57 anni, sono responsabile di funzione e guadagno 2.300 € netti al mese. Vivo in una casa di proprietà con due figli di 18 e 13 anni, studenti. Io e mia moglie, che lavora in nero (guadagna 800€ al mese), siamo in separazione dei beni. Le spese sono tutte a mio carico (gas, luce, tasse, rate, scuola, vacanze) Mia moglie paga solo il bollo dell’assicurazione della sua auto che ho comprato io. Voglio separarmi e mi ha chiesto oltre al mantenimento l’acquisto di un appartamento. A cosa vado incontro se inizio il divorzio? Può costringermi a vendere la mia casa?  

In generale la legge prevede che la separazione – che in Italia è il passaggio necessario per poter poi divorziare – possa essere consensuale o giudiziale.

Si avrà una separazione consensuale nel momento in cui tra i coniugi vi è accordo su tutte le condizioni: volontà di separarsi, affidamento-collocazione e regime di frequentazione di ciascun genitore con i figli, assegnazione della casa coniugale, contributo al mantenimento per i figli ed eventualmente anche per l’altro coniuge.

Se manca l’accordo anche su uno solo dei suddetti punti la decisione sarà devoluta al giudice e si avrà una separazione giudiziale che potrà sempre essere trasformata nel corso del giudizio in consensuale.

Per quanto di necessità si precisa che il giudice della separazione ha competenza a decidere solo sui punti prima citati di talchè non potrà mai risolvere questioni riguardanti il disaccordo tra le parti in ordine all’attribuzione di beni in comune proprietà per la cui soluzione sarà necessario adire altro giudice (mediante un procedimento di scioglimento della comunione) ovvero obbligare il lettore ad alienare l’immobile di sua proprietà.

Se, come accade nella maggioranza dei casi, i figli rimarranno a vivere in via prevalente con la madre, nella determinazione del contributo al mantenimento da porre a carico del lettore in favore delle stesse, il giudice terrà conto:

– dei tempi di permanenza dei ragazzi presso il padre;

– dei redditi del lettore (da lavoro, da locazione, da altre attività se ve ne dovessero essere);

– del patrimonio del lettore (proprietà di altri immobili, o diritti reali, risparmi etc);

– degli oneri del lettore, ad esempio per la locazione di altro immobile dove recarsi a vivere. Si fa presente che, per legge, in mancanza di accordi diversi tra i coniugi, la casa coniugale rimane assegnata al genitore prevalentemente convivente con i figli siano a quando questi ultimi non avranno raggiunto la maggiore età e l’indipendenza economica;

– della contribuzione indiretta del lettore: se per caso stesse ancora corrispondendo le rate di un eventuale mutuo gravante sulla casa coniugale.

Al contributo di mantenimento ordinario si aggiungerà anche una percentuale – generalmente il 50% – per le spese straordinarie inerenti i figli (mediche non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, scolastiche, sportive) alcune da concordare preventivamente con l’altro genitore (visite mediche svolte in forma privatistica) altre no (tasse scolastiche).

Oltre quanto sopra, con ogni probabilità la moglie del lettore insisterà per la liquidazione di un assegno di mantenimento anche in proprio favore. Sul punto sarebbe opportuno che il lettore si procurasse le prove della capacità lavorativa della moglie e della possibilità per la stessa di reperire attività lavorativa a tempo indeterminato ovvero di poter attendere ad un maggior numero di ore di lavoro al giorno (eventualmente svolgendo un’ulteriore attività) in considerazione dei minori oneri di accudimento che le figlie richiedono in ragione della loro età.

Nel caso specifico, pertanto, la soluzione è la seguente: se la casa coniugale non è in comune proprietà, la moglie del lettore non potrà obbligarla ad alienarla (con la richiesta di uno scioglimento della comunione) così come quest’ultimo non potrà essere obbligato ad acquistare un immobile da intestare alla moglie.

Con ogni probabilità la moglie dovrà corrispondere un assegno di mantenimento mensile per i suoi figli, oltre ad una percentuale delle spese straordinarie inerenti le spese.

Con riferimento alla capacità lavorativa si consiglia al lettore di procurarsi la documentazione comprovante la capacità lavorativa della stessa e la possibilità di produrre maggior reddito.

Il consiglio pratico è il seguente: tentare, ove possibile, sempre che le richieste avversarie non siano sproporzionate, di addivenire ad una separazione consensuale, ciò al fine di evitare i costi e lo stress di un giudizio.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Serafina Funaro



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