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Socio di minoranza di srl: ha diritto d’ispezionare verbali e bilanci?

29 Aprile 2018
Socio di minoranza di srl: ha diritto d’ispezionare verbali e bilanci?

Sono socia di minoranza in una s.r.l. immobiliare. Dai controlli da me effettuati sui verbali delle assemblee del 2015 è emerso che era stato scritto che ero presente quando non era vero (e non avevo nemmeno ricevuto la convocazione). Questo comportamento costituisce un reato penale e civile? Ora sono stata convocata in due riunioni a fronte delle quali ho ricevuto la convocazione ma non i verbali e i bilanci e così non posso controllare la veridicità di quanto scritto. Non dovrebbe essere l’amministratore a inviare “in automatico” la documentazione? Se dovesse fare resistenza, come posso farmi valere e imporre che mi venga consegnata la documentazione?  

L’art. 2636 c.c. evidenzia che Chiunque, con atti simulati o fraudolenti, determina la maggioranza in assemblea, allo scopo di procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. In altri termini, chi pone in essere dei comportamenti artificiosi, con intenti simulatori idonei a realizzare un altrui inganno, si macchia di un reato, che ha come obiettivo la determinazione della maggioranza assembleare, punito in sede civile e penale.

L’art. 2476, comma 2, del codice civile, riconosce ai soci di minoranza, che non partecipano all’amministrazione, il diritto ad avere notizie sullo svolgimento degli affari ed il diritto di consultare i libri sociali ed i documenti inerenti all’amministrazione delle società.

Ai soci che non hanno l’amministrazione della società spetta, quindi, una forma di controllo definita “diretta” o di consultazione, rappresentata dal diritto ad esaminare, anche attraverso professionisti di fiducia, i libri sociali e i documenti attinenti all’amministrazione sociale.

Tale diritto non è limitato soltanto ai libri sociali previsti dall’art. 2478 c.c. (libro delle decisioni dei soci; libro delle decisioni dell’organo amministrativo; libro del collegio sindacale); ma è esteso anche agli altri documenti concernenti l’amministrazione della società, quali le scritture contabili e la relativa documentazione (come ad esempio i documenti bancari, le fatture emesse, le fatture ricevute ed i contratti) ed i libri e registri fiscali (libro giornale; libro inventari; registri iva; registro beni ammortizzabili). Con riferimento, poi, alle modalità di esercizio del diritto di consultazione, il citato secondo comma dell’art. 2476 c.c. precisa che nell’esame dell’anzidetta documentazione il singolo socio può farsi assistere, o delegare, un professionista di fiducia. Il diritto d’ispezione, pertanto, può essere esercitato direttamente dal socio o indirettamente, attraverso un professionista di fiducia, in qualsiasi momento, nei giorni ed orari lavorativi, con modalità tuttavia non oppressive per la società.

Inoltre, al singolo socio spetta anche il diritto di ottenere estratti a proprie spese dei documenti inerenti alla gestione sociale, in caso contrario, infatti, vi sarebbe una forte limitazione del diritto di consultazione spettante a ciascun socio non amministratore.

In ogni caso, l’esigenza di ciascun socio che non svolga attività gestoria a consultare e, quindi, ad ottenere copie della documentazione inerente all’amministrazione sociale, va contemperata con l’esigenza della società alla riservatezza. Ciò sta a significare che il diritto individuale del socio ad ottenere copia della documentazione non può essere esercitato indiscriminatamente, ma sempre nel rispetto dei principi di correttezza (art. 1176 c.c.) e di buona fede (art. 1375 c.c.), al fine di non pregiudicare il diritto alla riservatezza della società.

La giurisprudenza conferma quanto detto.

L’elemento oggettivo del reato di illecita influenza sull’assemblea – art. 2636 c.c. nel testo introdotto dalla L. n. 61 del 2000 – è integrato da qualsiasi operazione che artificiosamente consenta di alterare la formazione delle maggioranze assembleari, rendendo così di fatto possibile il conseguimento di risultati vietati dalla legge o non consentiti dallo statuto della società. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità – in ordine al delitto di cui all’art. 2636 c.c. – dell’imputato, il quale, in qualità di amministratore unico di una s.r.l., aveva ripetutamente determinato le maggioranze nelle assemblee sociali con atti fraudolenti, rappresentando falsamente la presenza della maggioranza dei soci alle assemblee, in particolare, facendo figurare come presente una socia assente mediante la falsificazione della relativa firma sul verbale nonché attestando in capo alla socia presente, moglie dello stesso imputato, la titolarità di un numero di quote sufficiente a costituire la maggioranza per niente corrispondenti alla titolarità reale, con il risultato di determinare la maggioranza per il funzionamento della assemblea, altrimenti interdetto).” Cass. n. 555/2012.

La nuova figura di reato prevista dall’art. 2636 c.c. (illecita influenza sull’assemblea), pur differenziandosi sotto vari profili, attinenti tanto alla condotta quanto all’elemento soggettivo, dalla precedente, analoga previsione di cui all’art. 2630, comma primo, n. 3, c.c., rimane contenuta all’interno di detta piú ampia previsione, per cui può dirsi che vi sia tra l’una e l’altra una continuità normativa, con la conseguenza che, tra le due norme, va applicata quella piú favorevole, sicuramente individuabile nell’attuale art. 2636, sempre che, di fatto, nella contestazione siano contenuti tutti gli elementi caratteristici della nuova fattispecie. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha ritenuto che erroneamente fosse stata esclusa a priori la persistente configurabilità del reato in un caso in cui, secondo l’accusa, l’imputato, con l’artifizio consistito nello stipulare, senza oggettiva necessità, pochi giorni prima della convocazione dell’assemblea societaria, un contratto di mutuo personale con un istituto di credito, costituendo in pegno la sua quota di partecipazione alla società, sì da consentire al suddetto istituto di esercitare il diritto di voto, aveva in tal modo impedito che venisse raggiunta la maggioranza necessaria all’approvazione di una proposta di azione di responsabilità nei di lui confronti).” Cass. n. 19102/2004.

In tema di reati societari, l’art. 2636 c.c. (illecita influenza sull’assemblea), nella nuova formulazione introdotta dal D.L.vo n. 61 del 2002, prevede una condotta di frode caratterizzata da comportamenti artificiosi, rappresentati da una componente simulatoria idonea a realizzare un inganno, si configura come reato di evento, posto che per la consumazione del reato è richiesta l’effettiva determinazione della maggioranza nell’assemblea, ed è preordinato a tutelare l’interesse al corretto funzionamento dell’organo assembleare. (Nella specie, la Corte ha ritenuto che integri il delitto in questione la condotta dell’amministratore unico di una società che, al fine di aggirare il divieto di voto per conflitto di interessi, stabilito dall’art. 2373, comma terzo, c.c., abbia simulato la vendita della propria quota a due dipendenti, per consentire l’esercizio di voto legato a tale quota, impedendo, tramite il voto contrario espresso dagli apparenti acquirenti, l’adozione della delibera per il promovimento dell’azione di responsabilità nei suoi confronti, che altrimenti sarebbe stata approvata). Cass. n. 7317/2004.

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente:

1) chi pone in essere dei comportamenti artificiosi con intenti simulatori, idonei a realizzare un altrui inganno, si macchia di un reato, che ha come obiettivo la determinazione della maggioranza assembleare, punito in sede civile e penale.

2) Il codice civile riconosce ai soci di minoranza, che non partecipano all’amministrazione, il diritto ad avere notizie sullo svolgimento degli affari ed il diritto di consultare i libri sociali ed i documenti inerenti all’amministrazione delle società.

3) La lettrice potrà, direttamente o con l’aiuto di un professionista, esercitare il diritto di ispezione e, in caso di resistenza, inoltrare diffida per fare valere le sue ragioni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta



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