Diritto e Fisco | Editoriale

Contributo minimo integrativo avvocati: abolizione temporanea

27 Aprile 2018 | Autore:
Contributo minimo integrativo avvocati: abolizione temporanea

Approvata dai Ministeri vigilanti l’abolizione temporanea del contributo minimo integrativo di Cassa Forense.

Cassa Forense: I Ministeri vigilanti hanno approvato la temporanea abrogazione per gli anni dal 2018 al 2022 del contributo minimo integrativo.
Non sarà pertanto effettuata da Cassa Forense la riscossione della contribuzione minima integrativa per il quinquennio 2018-2022, fermo restando il pagamento del contributo minimo soggettivo nelle consuete quattro rate di febbraio, aprile, giugno e settembre.
Il contributo integrativo nella misura del 4% sull’effettivo volume d’affari prodotto si pagherà direttamente in sede di autoliquidazione (MOD. 5).
Ciò costituirà un effettivo risparmio sui contributi dovuti per moltissimi iscritti che producono un volume d’affari inferiore ad € 17.750,00.

L’avvocatura italiana è in profonda crisi di numeri ma anche d’identità. I fattori della crisi sono i vincoli di natura europea e vincoli di natura interna che hanno inciso sulla professione.
I vincoli di natura europea hanno consentito l’accesso ad abogados, avocat, advocat e messo in discussione le tariffe minime.
Dal punto di vista interno la legge 247/2012 è stata tarata su un’avvocatura obsoleta che non esiste più.
Ma non è solo questo.
L’eccesso delle spese di giustizia ha determinato una fuga dalla giustizia in molti settori.
Manca la disponibilità economica e il cittadino si vede costretto a rinunciare alla domanda di giustizia.
L’economia stenta a ripartire e quindi se non c’è produzione di reddito non ci sono i soldi per pagare l’avvocato e per affrontare un giudizio.
Da ultimo i ritardi nella macchina giudiziaria che determinano anch’essi crisi economica per il fatto di non potere celermente raggiungere l’obiettivo.
La previdenza forense oggi rappresenta un punto dolente per l’avvocatura italiana, il nostro sistema previdenziale è percepito dai più come un sistema tendenzialmente soffocante e avulso dalla funzione primaria di previdenza e assistenza. Molti Colleghi sono poi alle prese con l’operazione Poseidon dimenticata dalla politica e affidata alla Suprema Corte di Cassazione.
MGA si è vista costretta, dal tatticismo istituzionale, a denunciare il fenomeno dei mono committenti allo Ispettorato del lavoro.
Il Comitato dei Delegati con lo intervento in premessa ritiene di aver dato una mano ai più deboli ma non è cosi!
Trattasi di un intervento “a pioggia” sul presupposto, tutto da verificare, che chi dichiara un volume di affari inferiore a 17.750 euro all’anno sia povero e debba essere sostenuto!
Ogni intervento di tipo assistenziale deve essere governato dalla rigorosa applicazione del criterio nazionale ISEE per selezionare CHI NE ABBIA EFFETTIVAMENTE BISOGNO.
Basta con gli interventi a pioggia che non risolvono il problema e aggravano la sostenibilità dell’Ente.
La collocazione temporale sa molto d’intervento di tipo elettorale ma non risolve minimamente i bisogni dell’avvocatura italiana che chiede a gran voce una riforma strutturale ispirata alla proporzionalità e progressività della contribuzione rispetto al reddito e volume di affari.
Invito pertanto i Colleghi a sottoscrivere le liste che perseguono l’obiettivo di rinnovare il Comitato dei Delegati per dar corso a una profonda riforma strutturale del sistema previdenziale forense.
La manovra ha un indubbio significato politico, probabilmente non considerato, e cioè quello di rendere il contributo integrativo PROPORZIONALE al volume di affari conseguito. Sarà molto difficile tornare indietro ma piuttosto è aperta la strada per rendere proporzionale e progressivo al reddito anche il contributo soggettivo.
Se son rose… fioriranno!!

Fonte: Diritto e Giustizia. Per gentile concessione dell’autore



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