Diritto e Fisco | Editoriale

Che mi succede se me ne vado dal lavoro?

29 Aprile 2018
Che mi succede se me ne vado dal lavoro?

Se il dipendente si licenzia: obblighi e procedure; effetti sul Tfr e sull’assegno di disoccupazione. Come percepire la Naspi anche in caso di dimissioni o di assenza ingiustificata.

Hai deciso di dire addio al tuo lavoro. Contrasti con il capo e con i colleghi, l’insoddisfazione per le mansioni sino ad oggi svolte e le scarse possibilità di carriera ti fanno pensare che, guardando in avanti, troverai sicuramente un’occupazione più stimolante e soddisfacente. Il punto è che te ne vuoi andare dall’oggi al domani, senza dare spiegazioni né fornire preavvisi. Insomma, con quell’azienda non vuoi avere più nulla a che fare. Sei arrivato ad odiarla così tanto da girare lo sguardo dall’altro lato della strada quando passi per quei paraggi. Così telefoni a un tuo amico avvocato e gli chiedi: che mi succede se me ne vado dal lavoro? Immaginando la conversazione tra te e il tuo legale proveremo qui di seguito a riportare le possibili domande che potresti fargli e le risposte che lui verosimilmente è tenuto a darti.

Posso andarmene dal lavoro senza fornire spiegazioni?

Il dipendente non è tenuto a motivare le ragioni delle proprie dimissioni. Quindi può andarsene senza dare spiegazioni, salvo il preavviso di cui a breve parleremo.

Posso andarmene dal lavoro senza dare preavviso?

Anche se il contratto collettivo di lavoro prevede sempre che il dipendente dia le dimissioni con un preavviso (di qualche mese), nulla toglie che questi vi possa rinunciare e decidere di non recarsi più in azienda. Se non dà il preavviso, però, dovrà pagare all’azienda un risarcimento che viene chiamato indennità sostitutiva di preavviso. Questa somma gli sarà decurtata dall’ultima mensilità e dal Tfr.

In alternativa il dipendente può dare le dimissioni rispettando il preavviso. In tal caso, durante tale periodo, continuerà a lavorare regolarmente percependo il consueto stipendio.

È possibile che il datore di lavoro, ricevute le dimissioni, rifiuti il preavviso del lavoratore. Se il lavoratore non acconsente al recesso immediato, ha diritto alla retribuzione in cambio della sua offerta di prestazione lavorativa. Se il lavoratore accetta il recesso immediato, il datore di lavoro, salvo diversa previsione contenuta nel contratto collettivo o individuale, deve versare al dipendente l’indennità sostitutiva del preavviso.

Per dare le dimissioni devo mandare una lettera?

Per le dimissioni oggi esiste una procedura online. Le dimissioni fatte con una lettera firmata dal dipendente non hanno alcun valore. Non devono essere fatte telematicamente solo le dimissioni fatte nel periodo di prova, nel lavoro domestico, da genitori lavoratori e nel lavoro marittimo. Sono abilitati alla trasmissione del modulo per le dimissioni i lavoratori e, per conto di questi, altri soggetti “intermediari”  (patronati, organizzazioni sindacali, consulenti del lavoro, ITL, enti bilaterali e commissioni di certificazione).

Come si fanno le dimissioni online da soli?

Se il lavoratore non si vuole avvalere di un intermediario, può accedere da solo alla procedura di dimissioni telematiche seguendo questi semplici passaggi:

  • richiedere il proprio codice PIN all’INPS, accedendo al relativo portale dell’ente di previdenza. In alternativa il lavoratore può utilizzare l’identità digitale SPID (www.spid.gov.it);
  • accedere tramite il portale lavoro.gov.it al form on-line per la trasmissione della comunicazione;
  • compilare il modulo. Il portale chiede all’utente di fornire le informazioni necessarie a risalire al rapporto di lavoro e quindi alla comunicazione obbligatoria di avvio/proroga/trasformazione/rettifica più recente. La data di decorrenza delle dimissioni è quella a partire dalla quale, decorso il periodo di preavviso, il rapporto di lavoro cessa. Pertanto la data da indicare sarà quella del giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro;
  • il modulo viene inoltrato automaticamente: a) all’indirizzo di posta elettronica (se presente all’indirizzo PEC) del datore di lavoro; b) all’ITL territorialmente competente (o alle Province autonome di Trento e Bolzano e alla regione siciliana).

Se mi dimetto perdo il Tfr?

No; chi si dimette ha diritto non solo alle retribuzioni già maturate ed eventualmente alle ferie da liquidare, ma anche al trattamento di fine rapporto (Tfr) che va liquidato a tutti i dipendenti, anche a quelli licenziati per giusta causa.

Se mi dimetto posso prendere la disoccupazione?

La disoccupazione (Naspi) è ammessa solo per chi viene licenziato (anche se per giusta causa ossia per motivi disciplinari). A chi si dimette viene riconosciuta la disoccupazione solo se le dimissioni sono dettate da una giusta causa ossia da una condotta grave del datore di lavoro. Non è il caso di chi riceve lo stipendio con pochi giorni di ritardo ma di chi non lo riceve affatto o lo riceve sistematicamente dopo alcune settimane dalla scadenza; di chi subisce mobbing o demansionamento; di chi è oggetto di violenze, stalking e persecuzioni, ecc.

Se non mi presento più sul lavoro senza dimettermi che succede?

Qui sta il paradosso della nostra normativa. Chi non si presenta più sul lavoro può essere licenziato per giusta causa. Il suo comportamento è infatti inquadrabile come assenza ingiustificata dal lavoro che è causa della perdita del posto. In questo caso, il dipendente non avrà più bisogno di dimettersi e – strano ma vero – percepirà l’assegno di disoccupazione in quanto, formalmente, non risultando dimesso ma licenziato, rientra nei casi in cui spetta la Naspi.

Dicevamo che è un paradosso. Difatti il dipendente che vuol cambiare azienda ma non vuol rinunciare alla disoccupazione può limitarsi a non farsi più vivo sul lavoro per ricevere il licenziamento e quindi la disoccupazione.

Se ci ripenso posso revocare le dimissioni?

Entro 7 giorni dalla data di trasmissione del modulo di dimissioni telematiche il lavoratore ha facoltà di revocare le dimissioni inviate con le medesime modalità delle dimissioni online.

Non è necessario revocare le dimissioni già comunicate:

  • se, dopo l’invio della comunicazione di dimissioni, il lavoratore si ammala durante il periodo di preavviso e dunque questo resta sospeso. Spetta al datore di lavoro indicare l’effettiva data di cessazione del rapporto nel momento di invio della comunicazione ai Servizi per l’impiego;
  • se il lavoratore e il datore di lavoro si accordano per modificare il periodo di preavviso, spostando quindi la data di decorrenza indicata nel modello telematico;
  • in caso di invio di dimissioni telematiche errate perché non rientranti nel campo di applicazione della nuova disciplina.

Che succede dopo le mie dimissioni?

Il datore di lavoro, entro 5 giorni dalla risoluzione del contratto, deve comunicare la cessazione del rapporto di lavoro in via telematica ai Servizi per l’impiego con modello Unificato Lav.



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