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Assegno mantenimento: è deducibile?

14 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 agosto 2018



Un approfondimento sulla possibilità di dedurre dal reddito l’importo degli assegni periodici di mantenimento che un coniuge deve versare all’altro

Se ci si chiede se l’assegno di mantenimento sia deducibile, la risposta è che tutti gli assegni periodici dovuti a seguito di separazione legale, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili (divorzio), esclusi quelli destinati al mantenimento dei figli, sono deducibili nella misura stabilita dall’autorità giudiziaria

Quando e in che misura è deducibile l’assegno di mantenimento?

In concreto, dunque, gli assegni periodici di mantenimento dovuti all’altro coniuge a seguito di separazione legale, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di divorzio, sono deducibili dal reddito complessivo Irpef nella misura che risulta fissata nel provvedimento reso dall’autorità giudiziaria [1].

Restano deducibili anche:

  • gli importi corrispondenti agli assegni periodici che risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria, ma che non vengono materialmente pagati in quanto compensati con crediti vantati nei confronti del coniuge separato o divorziato beneficiario degli stessi [2];
  • gli importi periodicamente corrisposti dall’ex coniuge a titolo di spese per il canone di locazione e di spese condominiali, qualora ciò sia stato stabilito dal giudice e risulti quantificabile (per esempio dal contratto di locazione o dalla documentazione delle spese condominiali), in quanto considerati come fossero dovuti a titolo di assegno di mantenimento [3];
  • le somme corrisposte al coniuge separato attraverso l’estinzione di ratei del mutuo intestato a quest’ultimo, se di importo non superiore all’ammontare dell’assegno di mantenimento come risulta fissato nel provvedimento giudiziale di separazione, trattandosi di una legittima modalità alternativa (accollo di oneri) rispetto al pagamento diretto dell’assegno periodico [4];
  • gli adeguamenti automatici dell’assegno periodico previsti dalla legge [5], ma solo nel caso in cui sia stata la sentenza del giudice a prevedere un criterio di adeguamento automatico [6].

L’assegno di mantenimento dovuto al coniuge o ex coniuge è deducibile dal reddito complessivo Irpef

Cosa non è deducibile con riferimento all’assegno di mantenimento?

Per specifiche norme di legge o per interventi della giurisprudenza sono invece indeducibili dal reddito complessivo Irpef:

  • gli assegni corrisposti una tantum perché rappresentano sostanzialmente una transazione, cioè un accordo intervenuto tra le parti sulle loro precedenti posizioni patrimoniali [7];
  • l’assegno una tantum anche nel caso in cui venga frazionato in un numero definito di rate [8];
  • i premi pagati per l’assicurazione sulla vita a favore del coniuge divorziato, anche se ciò fosse stato stabilito con la sentenza del tribunale [9];
  • gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ma destinati al mantenimento dei figli allo stesso affidati. Qualora dalla sentenza non emerga la quota dell’assegno periodico destinato al mantenimento dei figli, la stessa si intende stabilita nella misura del 50% a prescindere dal numero dei figli;
  • le maggiorazioni degli assegni nella misura derivante da successivi patti privati tra le parti o accordati spontaneamente dal coniuge obbligato, se non ratificati giudizialmente [10].

Sono indeducibili gli assegni di mantenimento nella misura dovuta ai figli

Quali altri assegni sono deducibili?

Risultano deducibili dal reddito complessivo Irpef [11] anche:

– gli assegni periodici corrisposti in forza di testamento o di donazione modale.

Si tratta degli assegni: imposti dal de cuius (cioè dal defunto) all’erede o legatario in forza di testamento [12] se l’erede ha accettato l’eredità o il legatario non ha rinunciato al legato; imposti dal donante al donatario [13], se quest’ultimo ha accettato la donazione;

– gli assegni alimentari corrisposti nei casi e dalle persone indicate dalla legge [14], nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Sono tenuti a prestare gli alimenti i seguenti soggetti de nell’ordine indicato:

il coniuge;

i figli legittimi o legittimati o naturali o adottivi e, in loro mancanza, i discendenti prossimi anche naturali;

i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi, anche naturali;

gli adottanti;

i generi e le nuore;

il suocero e la suocera;

i fratelli e le sorelle germani o unilaterali.

Ai fini della deducibilità non è però sufficiente l’adeguamento “spontaneo” a tale prescrizione, ma occorre un provvedimento dell’autorità giudiziaria che obblighi al relativo versamento.

Anche gli assegni alimentari sono deducibili dal reddito complessivo Irpef

note

[1] Art. 10, comma 1, lett. c), Tuir.

[2] Ris. Agenzia delle Entrate 15.6.2009 n. 157.

[3] Circ. Agenzia delle Entrate 24.4.2015 n. 17 e Cass. sent n. 13029/2013.

[4] Cass. sent. n. 6794/2015.

[5] Art. 5, co. 7, l. n. 898/1970.

[6] Ris. Agenzia delle Entrate 19.11.2008 n. 448.

[7] Ris. Agenzia delle Entrate 11.6.2009 n. 153.

[8] Ris. Agenzia delle Entrate 11.6.2009 n. 153 e Cass. sent. n. 9336/2015.

[9] Cass. sent. n. 2236/2011.

[10] Cass. sent. n. 10323/2011.

[11] Art. 10, comma 1, lett. d), Tuir.

[12] Art. 647 cod. civ.

[13] Art. 793 cod. civ.

[14] Art. 433 cod. civ.

 

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