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Lo sai che? Pesca illegale: qual è e cosa si rischia

Lo sai che? Pubblicato il 14 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 maggio 2018

La legge chiede ai pescatori di rispettare le risorse del mare, di utilizzarle in modo sostenibile e di rispettare regole precise. Ecco quali

L’uomo sta uccidendo anche il mare? Di sicuro sta parecchio contribuendo alla scomparsa delle specie e degli habitat marini, mettendo in pericolo pesci e l’intero ecosistema. Senza contare che a rimetterci sono anche i piccoli pescatori onesti. Grandi pescherecci che solcano i mari, depredandoli in maniera incontrollata delle risorse, a scapito dei piccoli pescherecci e dei pescatori artigianali, che stanno lentamente morendo e abbandonando le loro piccole barche; pesca sfrontata ed eccessiva, condotta senza il minimo rispetto per i tempi di riproduzione delle risorse ittiche, con metodi di pesca dannosi. Tutto questo sta lentamente mettendo in serio pericolo il mare e la sua biodiversità, e quindi l’intero pianeta. Si chiama pesca illegale e viene portata avanti in tutto il mondo – nei paesi in via di sviluppo come in Occidente e a casa nostra – senza tener conto di regole e normative. Questo è il primo problema che a livello legislativo italiano ed europeo si sta cercando di affrontare. Anche se i controlli sono pochi e poco incisivi. Vediamo allora qual è la pesca illegale e cosa si rischia se si viene colti in flagranza.

Pesca professionale: cos’è?

Si può pescare in tanti modi. Il più conosciuto e praticato è quello della pesca professionale, svolta in modo organizzato e come una vera e propria attività volta al guadagno. La legge italiana [1] ne delinea modalità e limiti, stabilendo che per pesca professionale si intende l’attività economica organizzata, svolta in mare, fiumi, laghi, che ha come obiettivo la ricerca e la cattura di animali acquatici viventi, il posizionamento, il traino e il recupero di attrezzi da cattura, il trasferimento a bordo delle barche del pescato, l’ingrasso e lo sbarco dei pesci, indirizzati alla vendita. Insomma, non si pesca per passione (o meglio non solo), ma per guadagnare dalla propria attività imprenditoriale, che sia artigianale o meno. Ovviamente la pesca professionale deve rispettare regole e normative, prima fra tutte la licenza, altrimenti diventa pesca illegale e va incontro a sanzioni (se si viene colti con le mani nel sacco).

Per capire meglio come chiedere la licenza di pesca, leggere Licenza di pesca: come ottenerla.

Pesca non professionale: cos’è?

Non sempre si pesca per lavoro. A volte lo si fa per passione e basta, perché un’attività che rilassa. È un hobby al pari degli altri. Anche in questo caso però, se non vuole diventare un hobby illegale, deve sottostare a regole precise. Per legge, quando non si pesca professionalmente lo si può fare per fini sportivi, ricreativi, turistici e scientifici (di ricerca  studio). Armati di canna e pochi altri attrezzi (a volte invece con barche) è consentito pescare determinate quantità di pesce. Quindi non tutto quello che si vuole e quanto si vuole.

Parola d’ordine però: assolutamente vietato vendere o commerciare il pescato catturato nell’esercizio della pesca non professionale.

Un decreto del 2010 [2], obbliga chiunque – dai 16 anni in su – voglia praticare pesca sportiva o ricreativa in mare, a comunicarlo al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Lo si fa effettuando una comunicazione – fornendo alcune informazioni (generalità, tipo di pesca che si vuole pratica e le Regioni in cui lo si vuole fare) – attraverso le associazioni sportive, oppure registrandosi online sul sito del Ministero in questione, oppure ancora rivolgendosi alla Capitaneria di porto del proprio territorio.

L’attestato che verrà rilasciato funzionerà come una vera e propria licenza di pesca. Chi viene pescato senza questo attestato, avrà 10 giorni di tempo per regolarizzare la propria posizione, dopodiché andrà incontro a sanzioni (c’è da dire che i controlli sono molto rari).

Pesca illegale: cos’è?

Si pesca illegalmente sulle coste africane così come nel nostro Mediterraneo e nei mari del Nord. Si rastrellano fondali, agguantando grandi e piccoli pesci, senza dar loro il tempo di crescere e di riprodursi. Si pesca in modo illegale con reti che oggi sono vietate in alcuni casi perché troppo invasive. Si strappano al mare specie che non si potrebbero pescare. Si chiama tecnicamente pesca illegale non dichiarata e non regolamentata, come quella al tonno rosso, al pesce spada con le reti derivanti.

Secondo un regolamento europeo [3] e la legge italiana [4] può essere considerata illegale la pesca:

  • esercitata senza essere in possesso di licenza o autorizzazione validi;
  • di pesce per il quale è stata sospesa o vietata la cattura;
  • con l’utilizzo di attrezzi non conformi e non autorizzati (reti, ecc);
  • di pesci di taglia inferiore a quella minima consentita e, nel caso la cattura avvenisse in modo accidentale, se non la si rigetta in mare;
  • praticata in zone dove è stato imposto il divieto;
  • praticata dopo aver esaurito la quota di pesca consentita uno specifico tratto;
  • praticata senza rispettare l’obbligo di registrazione e dichiarazione dei dati sulle catture;
  • praticata danneggiando con materie esplosive le risorse marine;
  • praticata pescando in acque che appartengono ad altri Stati (a meno che non ci siano di mezzo accordi e autorizzazioni concesse), o sotto competenza di un’organizzazione regionale per la pesca;
  • quando non si rispetta il periodo di fermo pesca stabilito.

Pesca illegale: cos’è il fermo biologico?

Perché di norma nel mese a ridosso di agosto e per una parte di settembre troviamo meno pesce sui banchi? Semplice: i pescatori sono obbligati a effettuare il fermo pesca. Devono cioè tirare i remi i barca, tenere i pescherecci attraccati in porto, arrotolare le reti e lasciare che le specie ittiche si riproducano e che il mare torni a brulicare di vita. In pratica, anche il pesce ha le sue stagioni e vanno rispettate, altrimenti si torna sempre al problema del sovra sfruttamento del mare, che sta facendo scomparire molte specie ittiche.

Ecco allora che il Governo decide il periodo in cui i pescatori sono chiamati a non uscire in mare e non pescare. Il fermo pesca di norma dura all’incirca 40 giorni, a seconda dei luoghi, e viene emanato nel periodo tra fine luglio e fine settembre. A volte, con deliberazioni regionali, vengono decisi fermi pesca temporanei, al di fuori dei periodi estivi e indirizzati anche a chi pratica pesca sportiva, per tutelare alcune specie di pesci. Occorre quindi sempre prestare molta attenzione.

Ci sono comunque i furbetti, quelli che escono comunque in mare, quelli che in qualche modo riescono a farla franca e rifornire ristoranti di pesce sottobanco.

Facciamo un esempio: l’apprezzatissimo riccio di mare, si riproduce da maggio a fine giugno. Motivo per cui ormai la sua pesca viene vietata in questo periodo. Spesso anche per più tempo. Il riccio nelle diverse Regioni si può pescare solo seguendo un apposito calendario. Eppure si trovano in giro fornitori e ristoranti pronti a servire piatti ricchi di questo prezioso mollusco anche quando non si dovrebbe. Chi pesca il riccio quando ne è vietata la cattura, fa pesca illegale e rischia sanzioni, esattamente come chiunque esca in mare praticando pesca a strascico nell’arco temporale di fermo biologico.

Ignorare il fermo pesca significa sempre e comunque praticare pesca illegale.

Pesca illegale: cosa si rischia?

Abbiamo delineato i limiti entro cui pescatori esperti e sportivi devono agire, per evitare di sfociare nel mare dell’illegalità. Ma esattamente cosa rischia chi pratica pesca illegale? Le sanzioni possono essere anche molto dure [5]. Vediamone alcune:

  • Chi cattura specie di cui è vietata la pesca, utilizza materiale esplosivo, cattura e trasporta pesci storditi e uccisi con metodi vietati, pesca in acque di altri Stati, rischia l’arresto da 2 mesi a 2 anni e una multa che oscilla tra i 2 mila e i 12 mila euro;
  • Chi sottrae il pescato da altre attività di pesca e non rispetta le distanze stabilite dalla legge, viene punito su querela della parte danneggiata (e salvo che ci sia di mezzo un reato più grave), e rischia l’arresto da 1 mese a 1 anno e una multa mille a 6 mila euro.
  • In più, oltre a tutte queste sanzioni, si rischiano le pene accessorie: confisca del pescato, confisca degli attrezzi di pesca, la sospensione dell’esercizio commerciale da 5 a 10 giorni (qualora si peschino o vendano specie per le quali è vietata la cattura); la sospensione della licenza da 3 a 6 mesi o la sua revoca in caso di pesca vietata nelle acque di altri Stati del tonno rosso e pesce spada; la sospensione del certificato di iscrizione nel registro dei pescatori da 15 giorni a 3 mesi (in caso di violazioni commesse con una barca non autorizzata alla pesca professionale.

In soldoni, chi – nel corso dei pochi controlli che si effettuano in mare – viene preso in castagna a praticare pesca illegale, in qualunque situazione, va inevitabilmente incontro – in base all’infrazione commessa – a determinate sanzioni:

  • arresto;
  • multe;
  • assegnazione di punti di infrazione, che si applicano alla licenza di pesca; in base a chi ha raggiunto un certo numero di punti si ritira la licenza;
  • confisca pescato e attrezzi;
  • sospensione o revoca licenza di pesca;
  • sospensione dai registri dei pescatori.

note

[1] Art. 2 D. lgs. n. 4/12 del 9 gennaio 2012.

[2] D. M. del 6 dicembre 2010.

[3] Reg. Ce. N. 1005/08 del Consiglio del 29 settembre 2008.

[4] Art. 7 d.lgs. n. 4/12 del 9 gennaio 2012.

[5] Art. da 7 a 12 d.lgs. n. 154 /16 del 28 luglio 2016.

Autore immagine: Pixabay 


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