Diritto e Fisco | Editoriale

Cosa non si può fare agli arresti domiciliari

4 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 maggio 2018



In attesa della sentenza, sei stato sottoposto a questa misura cautelare. Vediamo cosa ti è vietato per legge e cosa invece puoi permetterti

Ti sei macchiato (o almeno così si pensa) di un reato, un illecito che rientra nella sfera penale. Una rapina, un furto, violenza fisica, danneggiamento, un omicidio. Possono essere fatti più o meno gravi, ma ti ritroverai sempre in aula di tribunale con un giudice, che con una sentenza, deciderà la tua sorte e quale pena dovrai scontare. Che succede però in attesa di questa sentenza? Succede che dovrai vivere nel limbo delle misure cautelari decise dal giudice. Una tra le tante misure che può esserti affibbiata sono gli arresti domiciliari. Ovviamente – se questo è il tuo caso – dovrai seguire regole precise. Vediamo in questo articolo quali sono e cosa non si può fare agli arresti domiciliari.

Arresti domiciliari: cosa sono?

Il nostro ordinamento si fonda su un principio base, concesso a tutti i cittadini, qualunque sia il reato di cui sono accusati. Si tratta del principio di non colpevolezza. Non significa che non si è colpevoli a prescindere, ma solo che nessuno può essere ritenuto colpevole di un reato, finché non ci sia stata la sentenza irrevocabile del giudice, che conferma la condanna dell’imputato per quel reato (e possono volerci anche molti anni).

Ad esempio, se Carlo è indagato per corruzione, non significa che sia colpevole di quel reato. Se lo è o meno sarà la sentenza irrevocabile del giudice a dircelo. Solo a sentenza di condanna avvenuta si potrà dire che Carlo è colpevole e dovrà scontare la sua pena.

Questo significa che – nella lungaggine della giustizia italiana – chi è accusato di aver commesso un omicidio, una violenza o qualsiasi altro reato deve essere lasciato libero come una farfalla di girovagare per il Paese come qualunque altro cittadino? Nient’affatto. Il principio di non colpevolezza va di pari passo con tutta una serie di misure cautelari che possono essere decise nei confronti di qualunque persona – fortemente indiziata – che venga imputata di un reato, finché non ci sia stata la sentenza di condanna definitiva.

Le misure cautelari sono provvedimenti che vengono presi per impedire che l’imputato in questione fugga o metta in pericolo la sicurezza collettiva o della persona che ha leso con il suo (presunto reato), almeno fino alla sentenza di condanna. E in base alla gravità del reato di cui si è accusati, interverrà una diversa misura cautelare (custodia in carcere, arresti domiciliari, obbligo di firma, ecc).

Una fra tutte – appunto – sono gli arresti domiciliari [1]: un provvedimento che viene preso quando ci sono gravi indizi di colpevolezza, e che obbliga la persona imputata a non allontanarsi da casa sua o dalla dimora stabilita nel provvedimento dal giudice. Guai a oltrepassare le mura domestiche, eccezioni a parte.

In soldoni, fintanto che Tizio – gravemente indiziato – non sarà condannato per quel reato, per evitare che commetta guai o fugga, se ne sta agli arresti domiciliari. Poi si vedrà.

Arresti domiciliari: come funzionano?

Deve essere il giudice a decidere la misura cautelare più idonea per l’imputato che ha di fronte. Deve farlo in base alla gravità del fatto per cui è accusato e alla pericolosità sociale e per la sicurezza collettiva. Gli arresti domiciliari sono quindi decisi solo con un provvedimento del giudice.

Alla base c’è:

  • il divieto di allontanarsi dal perimetro delle mura domestiche (di casa, della casa famiglia o di qualunque altra dimora decisa dal giudice);
  • il divieto di avere contatti con il mondo esterno, ad esclusione delle persone che vivono con l’imputato;
  • eventuali altri divieti espressamente previsti dal giudice;
  • specifici permessi – sempre concessi dal giudice – in base a un equilibrio tra esigenze dell’imputato e sicurezza collettiva;
  • eventuali necessità di allontanamento da casa devono essere segnalate all’autorità giudiziaria (in modo pianificato o imprevisto).
  • La polizia giudiziaria o il pubblico ministero possono in qualsiasi momento effettuare controlli, per verificare che l’imputato rispetti le regole del provvedimento;

Arresti domiciliari: quando vengono dati?

Non sempre il giudice dà o può dare gli arresti domiciliari. Lo può fare solo quando:

  • ci sono nei confronti dell’imputato gravi indizi di colpevolezza. In pratica quando è ampiamente probabile che sia stato proprio l’imputato a commettere il reato;
  • se c’è il pericolo che in libertà l’imputato possa inquinare le prove del reato;
  • se l’imputato può fuggire;
  • se l’imputato può commettere altri reati;
  • non possono essere concessi invece gli arresti domiciliari a chi sia stato condannato per evasione nei 5 anni precedenti al reato per cui si procede ora. Questo a meno che il giudice non ritenga il fatto di lieve entità e che gli arresti domiciliari possano comunque essere una buona misura, in attesa della sentenza [2].

Arresti domiciliari: cosa non si può fare?

Cerchiamo di capire ora che cosa si possa o non si possa fare quando si è costretti a restare agli arresti domiciliari (comunque da preferire rispetto alla misura carceraria).

Allontanarsi dalle mura domestiche

Il divieto madre imposto dagli arresti domiciliari è quello di allontanarsi da casa propria o dalla dimora stabilita dal giudice che ha emanato il provvedimento. Non si può oltrepassare il perimetro delle mura domestiche. Soprattutto quando si abita in condominio, quale sia questo perimetro è da decidere. Di norma comunque la Cassazione [3] ha stabilito che sia da considerarsi tale qualsiasi zona (al di fuori della casa in senso stretto) di pertinenza privata (ad esempio il giardino o il terrazzo). Non sono invece da considerarsi abitazione privata – e quindi non sono da oltrepassare – tutti gli spazi come cortili, giardini e altre aree che non abbiano una naturale continuità con la residenza privata. In pratica se da casa, per arrivare nel luogo in cui hai stazionato, passi per una zona che non è di tua esclusiva competenza ma è comune, potresti aver commesso una violazione degli arresti domiciliari, quindi reato di evasione [4]. Le aree che potrebbero costarti il reato di evasione in violazione degli arresti domiciliari sono i cortili, i giardini, le dipendenze condominiali comuni e senza alcuna attinenza con la tua abitazione, i marciapiedi fuori dai cancelli, ecc.

Ricevere visite

Chi è agli arresti domiciliari, al di fuori delle persone che abitano con lui o lei, non può ricevere visite di esterni. Questo divieto vale a meno che il giudice non abbia acconsentito a specifiche visite (che comunque dovranno essere opportunamente segnalate nel provvedimento). Nessuno quindi, senza il consenso del giudice, può entrare in casa tua per venire a trovarti (il fatto che neanche tu possa andare a casa sua è dato per scontato).

Comunicare con l’esterno

Non solo non puoi ricevere ospiti a cena. Non puoi neanche utilizzare nessun altro mezzo di comunicazione per parlare con estranei, che non siano i tuoi conviventi. Pensiamo al telefono, agli sms, a internet, al citofono. Qualsiasi mezzo di comunicazione a distanza con estranei è bandito (sempre a meno che il giudice non abbia acconsentito a un particolare permesso).

Utilizzare internet e i social network

Una forma avanzata di comunicazione è senz’altro l’utilizzo di internet e dei social network (pensiamo a Twitter e Facebook). Una legge che vieta espressamente di comunicare in questo modo con estranei ancora non c’è. La si attende. Però c’è l’orientamento dei giudici, che a forza di sentenze hanno cominciato a camminare di pari passo con l’innovazione tecnologica prima della legge,  e hanno stabilito che la persona sottoposta agli arresti domiciliari non può avere comunicazioni a distanza tramite chat, internet, social network. E non può neanche scrivere post generici indirizzati a platee generiche su Facebook. Anche questo sarebbe considerata violazione degli arresti domiciliari. Secondo i giudici infatti “la moderna tecnologia consente oggi uno scambio di informazioni anche con mezzi diversi dalla parola, tramite web. E anche tale scambio di informazioni deve essere compreso nel concetto di comunicazione” [5]. Se quindi il giudice ti vieta di comunicare con estranei, consideralo un alt in senso largo e non usare nemmeno Facebook, altrimenti potrebbe costarti il reato di evasione.

Arresti domiciliari: si può lavorare?

Certo non siamo tutti ricchi ereditieri senza problema economico alcuno. Anzi, molto spesso, si ha bisogno comunque di lavorare per poter andare avanti. Ma possiamo farlo se siamo costretti a starcene a casa agli arresti domiciliari? Di norma si può fare. È sempre la legge a consentirlo [6]. È comunque sempre il giudice che deve valutare se tu non sia in grado di provvedere alle tue esigenze di vita o ti trovi in una situazione di indigenza. In tal caso ti darà un permesso per poter uscire di giorno e svolgere la tua attività lavorativa. Ovviamente dovrai comunicare luogo e orario di lavoro, in modo che tu possa essere opportunamente controllato.

Arresti domiciliari: si possono chiedere permessi?

Nonostante tutti questi divieti generali, le situazioni particolari e le eccezioni saranno esaminate dal giudice che emana il provvedimento dei tuoi arresti domiciliari. A ogni divieto può essere concessa un’eccezione. Può capitare ad esempio che ti vengano concessi permessi – già pianificati o imprevisti – legati anche alle normali esigenze di vita:

  • per effettuare visite mediche;
  • per partecipare ad eventi legati alla famiglia (ad esempio la comunione di tua figlia, il matrimonio di tuo nipote, la visita al cimitero di un tuo caro, accompagnare il figlio a scuola);
  • per visite di persone esterne;
  • per fare la spesa o andare in banca.

Nel caso avessi esigenze particolari ti dovrai sempre rivolgere al giudice e chiedere lo specifico permesso.

Violazione arresti domiciliari: cosa rischio?

Se te ne infischi dei divieti imposti mentre ti trovi agli arresti domiciliari e fai qualcosa che non si può fare, ti comporti come se stessi evadendo dal carcere. La violazione di questo tipo di misura cautelare può portare il giudice a decidere di sostituirti gli arresti domiciliari con un’altra misura cautelare: quindi può revocare gli arresti domiciliari e aprirti direttamente le porte della cella del carcere [7].

note

[1] Art. 284 cod. proc. pen.

[2] Art. 284 co.5 cod. proc. pen.

[3] Cass. sent. n. 15496/17 del 28 marzo 2017.

[4] Art. 385 cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 46874/16 dell’8 novembre 2016.

[6] Art. 284 co.3 cod. proc. pen.

[7] Art. 276 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay 

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