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Lo sai che? Dichiarazione infedele

Lo sai che? Pubblicato il 4 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 maggio 2018

Al tuo appuntamento annuale col Fisco, hai dichiarato molti meno redditi attivi di quelli percepiti in realtà. Hai commesso reato? Cosa rischi?

Ogni anno il Fisco ci aspetta a braccia spalancate per ricevere le nostre dichiarazioni dei redditi. Che siamo persone fisiche o imprese, dobbiamo comunicargli quanto è entrato nelle nostre tasche nel corso dell’anno precedente. Compensi da lavoro, altri redditi, rendite, fabbricati, terreni: tutto ciò che possediamo deve essere dichiarato all’Agenzia delle entrate, per il controllo fiscale ultimo, il conguaglio, quello che ci permetterà di capire se abbiamo pagato abbastanza tasse, se ne dobbiamo pagare ancora o se addirittura ne abbiamo pagate troppe, in questo caso attenderemo con ansia i rimborsi. Ma che succede se nella nostra dichiarazione dei redditi non siamo poi così precisi come il Fisco si aspetta da noi? Se omettiamo di comunicare alcuni redditi positivi percepiti o se dichiariamo passivi inesistenti, tutto per pagare meno tasse? Succede che possiamo andare incontro al reato di dichiarazione infedele. E un reato – si sa – chiede sempre un prezzo da pagare. Vediamo quale.

Dichiarazione infedele: cos’è?

Quello tra cittadino e Fisco – che piaccia o no – è comunque un matrimonio e richiede correttezza e fedeltà. Di conseguenza l’infedeltà ha sempre un prezzo da pagare. E se non siamo onesti con l’Agenzia delle entrate, saremo noi a dover saldare il conto. Succede ad esempio nel momento della dichiarazione dei redditi, il documento fiscale in cui noi comunichiamo al Fisco le nostre entrate e le spese sostenute ogni anno, tutto ai fini fiscali. I nostri redditi di persone fisiche sono infatti soggetti all’imposta Irpef e i nostri redditi d’impresa al regime Iva. Comunque resta il fatto che i redditi percepiti devono essere tassati.

E se dichiariamo meno redditi percepiti per pagare meno tasse? Rischiamo di essere accusati di dichiarazione infedele. E attenzione, perché andiamo incontro a conseguenze penali. Non sempre però.

La dichiarazione infedele è un vero e proprio reato penale, che consiste in una condotta del contribuente con il palese obiettivo di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, dichiarando elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi inesistenti [1] .

Non in tutti casi però. Oltre a questo, per delineare il reato penale di dichiarazione infedele:

  • L’imposta evasa, risultante da questa condotta, deve essere superiore a 150 mila euro [2]
  • Il totale degli elementi attivi sottratti all’imposizione fiscale, anche mediante indicazione di passivi fittizi, deve comunque essere superiore al 10 per cento del totale degli elementi attivi effettivamente dichiarati dal contribuente in dichiarazione o comunque superiore a 3 milioni di euro.

È chiaro come non si può parlare di reato penale di dichiarazione infedele un reddito imponibile dichiarato di 8 mila anziché 9 mila euro. Per delineare il reato devono esserci di mezzo evasioni più grosse.

Dichiarazione infedele: cosa si rischia?

Mettiamo il caso che invece hai davvero voluto fare il furbo e, nell’ambito di un controllo fiscale, l’Agenzia delle entrate si sia accorta che la tua dichiarazione dei redditi non quadra. Vieni accusato di dichiarazione infedele. Cosa rischi? Essendo un reato penale, le sanzioni non sono proprio leggere. Chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sull’Iva, indica in una delle dichiarazioni annuali, elementi attivi inferiori a quelli percepiti o elementi passivi fittizi (nei limiti fissati dalla legge), viene punito con:

  • La reclusione da 1 a 3 anni;
  • Una sanzione amministrativa [3] tra il 90 per cento e il 180 per cento della maggiore imposta dovuta o della differenza del credito utilizzato, con un minimo di 200 euro. Sanzione ridotta comunque di un terzo quando la maggiore imposta o il minor credito sono inferiori al 3 per cento dell’imposta o del credito dichiarati, o comunque inferiori a 30 mila euro.

Dichiarazione infedele: quando non viene punita?

Come abbiamo già accennato, non sempre di fronte a dichiarazioni infedeli, andiamo incontro alla punibilità, almeno in base alla rilevanza penale. Per sbattere contro il muro della dichiarazione infedele e farsi male, il contribuente furbetto deve:

  • aver commesso il reato nell’ambito della dichiarazioni annuali dei redditi. Solo a queste infatti fa riferimento la norma;
  • aver portato avanti una condotta che non può rientrare all’interno dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture false e mediante altri artifici. Nella dichiarazione infedele è quindi assenza la fraudolenza. Se così fosse tale condotta verrebbe punita su ben altri presupposti;
  • aver raggiunto – in fase di dichiarazione infedele – le soglie di punibilità istituite dalla riforma: imposta evasa superiore a 150 mila euro; totale attivi sottratti all’imposizione fiscale superiore al 10 per cento del totale attivi indicati nella dichiarazione o comunque superiori a 3 milioni di euro;
  • in merito alle soglie attuali di punibilità, si applicano anche ai reati di dichiarazione infedele commessi prima dell’entrata in vigore della riforma che ha innalzato i limiti. In questi casi, come ha stabilito una sentenza della Cassazione [4], si applica il principio del trattamento penale più favorevole. Se quindi ti hanno contestato una dichiarazione infedele per un’imposta di ammontare inferiore alle nuove soglie di punibilità, la sentenza a tuo carico verrà annullata senza rinvio, per insussistenza del fatto.

Al di sotto di queste nuove soglie di punibilità, il reato penale di dichiarazione infedele non viene punito. Inoltre le valutazioni che, considerate singolarmente, differiscono in misura inferiore al 10 per cento delle valutazioni corrette, non danno luogo a punibilità. Degli importi compresi in questa percentuale non si tiene conto, in corso di verifica delle soglie di punibilità.

Inoltre, ai fini dell’applicazione della norma sulla dichiarazione infedele:

  • non si tiene conto ai fini della punibilità penale della non corretta classificazione;
  • non si tiene conto della valutazione di attivi e passivi esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati siano comunque stati indicati nel bilancio o in altri documenti fiscali;
  • non si tiene conto della violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza;
  • non si tiene conto della non inerenza;
  • non si tiene conto della non deducibilità di elementi passivi reali.

Come sanare la dichiarazione infedele?

Se hai peccato di dichiarazione infedele, puoi fare pace col Fisco in due modi: presentando una dichiarazione integrativa e correndo ad effettuare un ravvedimento operoso, versando le somme dovute.

Dichiarazione integrativa

Puoi regolarizzare la tua posizione col Fisco, dichiarando ciò che non hai dichiarato in precedenza, presentando un modello integrativo entro limiti stabiliti per legge, in cui dichiarerai tutto ciò che manca e tutto quello che hai dichiarato in precedenza. Deve essere presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine ordinario.

Ravvedimento operoso

Dopo aver presentato la tua dichiarazione integrativa, per completare la regolarizzazione, dovrai versare le somme dovute (maggiore imposta, interessi, imposta ridotta). Con il ravvedimento operoso, l’imposta che dovrai versare sarà ridotta, rispetto alla maggiore imposta dovuta risultante dalla dichiarazione integrativa.

Ricordiamo però che il ravvedimento operoso e le sanzioni ridotte possono entrare in gioco solo se la violazione non è già stata constatata e non ci sono già state verifiche e ispezioni che l’abbiano accertata.

note

[1] Art. 4 D.lgs. n. 74/00 del 10 marzo 2000.

[2] Art. 4 D.lgs. n. 158/15 del 24 settembre 2015.

[3] Art. 15 co.2 Dlgs. N. 158/15 del 24 settembre 2015.

[4] Cass. sent. n. 891/16 del 13 gennaio 2016.

Autore immagine: Pixabay 


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