Diritto e Fisco | Editoriale

Collaborazione occasionale: come funziona

29 Aprile 2018
Collaborazione occasionale: come funziona

Limiti di reddito per l’apertura della partita Iva e per l’iscrizione alla Gestione separata dell’Inps. La dichiarazione dei redditi e la ritenuta d’acconto.

Sei alla ricerca di un lavoro che possa garantirti l’indipendenza economica e, nello stesso tempo, soddisfare le tue ambizioni sulla base degli studi intrapresi sino ad oggi. Nel frattempo non hai intenzione di farti sfuggire un’offerta avanzata da un’azienda che ha bisogno della tua assistenza. Nulla di definitivo e impegnativo: solo una collaborazione occasionale ed esterna che, peraltro, sarà limitata ad un periodo limitato. Tuttavia potrà esserti utile per arricchire il curriculum e – non si sa mai – qualora il capo dovesse apprezzare il tuo lavoro, magari potrebbero offrirti un giorno una stabilizzazione. Ti è stato così presentato un contratto: una scrittura di una sola pagina che già ti dà l’idea di qualcosa di informale e non vincolante. Tuttavia, prima di firmare, vorresti capire meglio come funziona la collaborazione occasionale, quali saranno i tuoi diritti e i tuoi obblighi. Insomma, ti serve il parere di un esperto che, nello stesso tempo, sia chiaro e semplice, che non giri troppo sul problema e non usi parole tecniche. Immaginando una conversazione tra te e un tuo amico avvocato abbiamo provato, qui di seguito, a rispondere alle domande più frequenti in tema di collaborazione occasionale per cercare di dipanare tutti i dubbi che potrebbero frapporsi tra te e la firma del contratto.

Con la collaborazione occasionale sarò un lavoratore autonomo o dipendente?

La collaborazione occasionale è una forma di lavoro autonomo. Con la firma del contratto il prestatore d’opera si impegna a compiere un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione e senza alcun coordinamento con il committente. Questo però non toglie che, al di là di ciò che firmi, se nei fatti il datore di lavoro ti dovesse far svolgere gli stessi compiti di un dipendente, privandoti di ogni autonomia, imponendoti un orario e una sede di lavoro prestabilita, controllando ogni tua attività e, soprattutto, inquadrandola entro le sue strette direttive, chiedendoti le “giustificazioni mediche” in caso di assenza e sottoponendoti al suo potere direttivo e sanzionatorio, tu saresti in realtà da inquadrare come lavoratore dipendente a tutti gli effetti. Questo ti darebbe diritto a fare causa all’azienda e a farti riconoscere la conversione del contratto di collaborazione occasionale (evidentemente simulato) in un contratto di lavoro dipendente a tempo pieno e indeterminato.

Come faccio a capire se il capo sta barando e mi sta facendo firmare un falso contratto di collaborazione esterna?

Come detto, l’elemento principale che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato da quello autonomo è il vincolo di dipendenza: l’essere cioè completamente soggetto alle direttive e al controllo del datore di lavoro. Inoltre i caratteri principali che distinguono il lavoro autonomo da altre tipologie di rapporto riguardano:

  • l’assenza di vincoli di subordinazione e l’autonomia nell’organizzare i tempi e i modi della prestazione;
  • l’assenza di coordinamento con l’attività del committente e la mancanza dell’inserimento funzionale nell’organizzazione aziendale;
  • la personalità della prestazione;
  • l’assenza di un’organizzazione imprenditoriale.

In tale contesto, l’attività di lavoro autonomo può:

  • avere carattere del tutto episodico e occasionale;
  • oppure essere svolta con professionalità abituale.

Come faccio a capire che la collaborazione è occasionale e non continuativa?

La collaborazione occasionale si distingue anche dalla collaborazione coordinata e continuativa per essere sporadica e non costante. La collaborazione continuativa invece è una forma di lavoro parasubordinato e che, ancor di più, può facilmente sconfinare nella subordinazione vera e propria.

Non esistono indici che indichino l’importo massimo del corrispettivo o del compenso tale da definire occasionale o meno l’attività, così come non è contemplato il numero di prestazioni svolte, oppure la loro durata, entro cui è configurabile un’attività occasionale. Pertanto, il carattere occasionale o abituale della prestazione deve essere valutato caso per caso, in base alla natura e alle caratteristiche dell’attività esercitata.

Come deve essere il contratto di collaborazione occasionale?

Il contratto non deve avere particolari forme. Può addirittura essere anche orale e non scritto sebbene, di norma, lavoratore autonomo e committente sottoscrivano appositi contratti. La forma scritta viene preferita più per una garanzia per l’azienda, per dimostrare che non si è creato alcun vincolo di subordinazione che, altrimenti, verrebbe presunto facilmente dal giudice.

Per le prestazioni occasionali devo aprire una partita Iva?

Chi firma un contratto di collaborazione occasionale esterna non è tenuto a dotarsi di una partita Iva se i compensi percepiti nell’anno non superano 5.000 euro.

In generale, per aprire la partita Iva è necessario che la prestazione del servizio sia posta in essere da un soggetto che svolge un’attività di arte o professione in modo abituale e professionale. Più in particolare, per esercizio di arti e professioni s’intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche ovvero da parte di società semplici o di associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata delle attività stesse. L’attività può dirsi abituale e professionale se c’è regolarità, sistematicità e ripetitività, una serie di atti economici tra loro coordinati e finalizzati al raggiungimento di uno scopo. Sono, pertanto, escluse da Iva, in quanto prive del presupposto soggettivo per il realizzo di un’operazione imponibile, tutte le operazioni occasionali, per tali intendendosi le attività poste in essere in modo accidentale e sporadico e senza che il soggetto abbia predisposto alcunché per effettuarle. Pertanto, un’operazione occasionale non necessita di particolari adempimenti da parte del soggetto esecutore, il quale non è tenuto ad aprire la partita Iva.

Per le prestazioni occasionali devo iscrivermi alla Gestione separata dell’Inps?

La legge [1] stabilisce che i lavoratori autonomi con contratti di prestazione occasionale devono iscriversi alla Gestione separata INPS e devono versare i relativi contributi qualora il reddito annuo derivante dall’attività di lavoro autonomo occasionale superi il limite di euro 5.000,00 lordi, a fronte di un unico o di una pluralità di rapporti. Fino a 5.000 euro invece vi è esenzione. In ogni caso, i contributi devono essere versati solo sulla quota di reddito eccedente i 5.000 euro, dedotte eventuali spese a carico del committente ed indicate nella ricevuta.

A dover versare i contributi previdenziali, però, non è il lavoratore autonomo ma il suo committente, nell’anno in cui il predetto limite viene superato. Pertanto il lavoratore autonomo ha l’obbligo di comunicare ai committenti interessati, all’inizio dei singoli rapporti e, tempestivamente, durante il loro svolgimento, il superamento o meno del limite predetto.

I diritti del lavoratore con prestazione occasionale

Se il lavoratore autonomo con prestazione occasionale supera 5.000 euro di reddito all’anno, a fronte del dovere del versamento dei contributi alla Gestione separata dell’Inps, hai i seguenti diritti:

  1. pagamento degli assegni per il nucleo familiare;
  2. malattia e maternità.

Invece i lavoratori occasionali che non sono tenuti all’iscrizione alla Gestione separata non hanno alcuna tutela.

Se ho un contratto di lavoro occasionale posso svolgere altri lavori?

Chi ha un lavoro autonomo occasionale può svolgere contemporaneamente altri lavori, sia di tipo subordinato che autonomo. Nel caso di lavoro autonomo si può trattare sia di attività abituali che occasionali.

Al contrario, i pubblici dipendenti non possono, di regola, rendere prestazioni di  lavoro autonomo occasionale, fatta salva specifica autorizzazione dell’Amministrazione di appartenenza.

Se percepisco la Naspi posso svolgere un’attività di lavoro occasionale?

Non c’è incompatibilità tra l’assegno di disoccupazione e un contratto di lavoro occasionale purché non venga superato il limite di reddito di 4.800 euro annui.

Comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro

I rapporti di lavoro autonomo occasionale non devono essere oggetto di comunicazione al Centro per l’impiego da parte del committente né devono essere iscritti nel libro unico del lavoro.

Chi fa prestazioni occasionali deve presentare la dichiarazione dei redditi?

Sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi i soggetti che, in un determinato periodo, hanno percepito esclusivamente redditi diversi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, entro il limite di 4.800 euro [2]. Del resto l’Irpef dovuta (calcolata applicando l’aliquota del 23% sul reddito occasionale) sarebbe di fatto “azzerata” per effetto delle detrazioni previste dalla legge [3].

Ci deve essere la ritenuta d’acconto sui compensi percepiti in forma occasionale?

Si, i compensi corrisposti per prestazioni di lavoro autonomo anche se occasionali sono soggetti ad una ritenuta d’acconto Irpef del 20%. Non sono soggetti a ritenuta i compensi di importo inferiore a 25,82 euro corrisposti da enti pubblici e privati non commerciali per prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, sempre che non costituiscano acconto di maggiori compensi.


note

[1] Art. 44 co. 2 del DL 269/2003, conv. L. 326/2003.

[2] Art. 1 co. 4 del DPR 600/73 e istruzioni alla compilazione del mod. REDDITI PF, fascicolo I.

[3] Art. 13 co. 5 Tuir.


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