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Parto prematuro: come funzionano i permessi per maternità?

29 Aprile 2018
Parto prematuro: come funzionano i permessi per maternità?

Congedo obbligatorio per maternità: l’astensione del lavoro nei 2 mesi prima del parto viene recuperata in caso di nascita prematura?

Hai avuto un parto prematuro: avendo dato alla luce tuo figlio prima dei consueti nove mesi, non hai potuto usufruire dei due mesi di permesso per maternità che ti spettano, per legge, prima di partorire. In pratica ti si sono rotte le acque una settimana dopo che avevi iniziato il periodo di astensione dal lavoro; si può così dire che hai lavorato fino al giorno prima della nascita di tuo figlio. Ora ti rimangono i tre mesi di permesso obbligatorio che spettano dopo il parto. Questa situazione di disparità tra te e le altre gestanti ti pone il problema: come funzionano i permessi per maternità in caso di parto prematuro? I due mesi persi prima della nascita possono essere recuperati dopo (per un totale di cinque mesi) oppure ti verranno pagati dall’azienda o dall’Inps? Oppure non ti spetta nulla e la tua condizione è semplicemente più sfortunata rispetto alle tue colleghe? La questione è stata di recente analizzata dalla Cassazione [1]. Ecco cosa ha detto la Corte.

Congedo di maternità: l’astensione obbligatoria prima e dopo il parto

La lavoratrice è obbligata a non lavorare nei 2 mesi prima del parto e nei 3 mesi successivi. In tutto quindi spettano cinque mesi di congedo obbligatorio. Si chiama «obbligatorio» proprio perché non vi si può rinunciare neanche dietro retribuzione.

Per quanto riguarda il conteggio del periodo che precede il parto, il datore di lavoro deve calcolare i 2 mesi a ritroso, senza includere nel computo la data presunta di nascita indicata nel certificato di gravidanza. Ad esempio, se la data presunta del parto è il 15 agosto l’astensione precedente dal parto inizia il 15 giugno e finisce il 14 agosto compreso; se il bambino nasce effettivamente il 15 agosto, dal giorno successivo decorrono gli ulteriori tre mesi di congedo obbligatorio.

Congedo di maternità e parto in ritardo

In caso di parto avvenuto in ritardo rispetto alla data fornita dal ginecologo, i 2 mesi anteriori si allungano del periodo ulteriore (quello cioè che intercorre tra la data presunta e quella effettiva del parto avvenuto oltre il termine).

Per tornare all’esempio precedente, se invece il bambino nasce in ritardo rispetto al 15 agosto preventivato dal ginecologo, il congedo dei due mesi anteriori al parto si dilata fino al giorno della nascita e i tre mesi successivi restano comunque integri dal giorno dopo il parto. In pratica, chi partorisce in ritardo può godere di più giorni di assenza obbligatoria dal lavoro.

Si possono modificare i mesi del congedo di maternità?

La donna può optare per un solo mese di congedo prima del parto e quattro dopo. In tutto, però, il congedo deve essere sempre di cinque mesi. Non è possibile rinunciare a meno di un mese di congedo prima del parto. Quindi, il periodo minimo di congedo obbligatorio prima del parto è di 1 mese: la flessibilità, che può quindi essere compresa tra un minimo di 1 giorno e il massimo di 1 mese, comporta il differimento al periodo successivo al parto delle giornate di astensione non godute durante l’8° mese di gravidanza.

Congedo di maternità e parto prematuro

Occupiamoci ora del caso del parto prematuro: in questa ipotesi il bambino nasce prima del giorno indicato nel certificato medico. Il che significa che la donna si troverà a godere, in teoria, di un numero di giorni inferiori rispetto ai due mesi previsti dalla legge prima del parto.

Sul punto è intervenuta una sentenza della Corte Costituzionale e una successiva modifica legislativa che ha disposto quanto segue [2]: in caso di parto prematuro, ai 3 mesi di congedo di maternità successivi al parto si aggiungono i giorni di congedo non goduti prima del parto. Quindi, resta fermo il limite massimo di cinque mesi.

Immaginiamo, ad esempio, che la data presumibile del parto è quella del 20 settembre. Pertanto il periodo dei 2 mesi anteriori di congedo obbligatorio inizia il 20 luglio. Senonché il bambino nasce dopo appena 10 giorni dall’inizio dei permessi, ossia il 31 luglio. In tal caso, il congedo di maternità andrà dal 20 luglio al 21 dicembre. Tale data si determina prendendo a riferimento la data del parto prematuro (31 luglio) a cui si aggiungono i 3 mesi successivi al parto (dal 31 luglio al 31 ottobre) e i 51 giorni di congedo che sarebbero spettati sulla base della data presunta del parto (dal 1° agosto al 20 settembre) e che non sono stati goduti.

Se il parto è fortemente prematuro – ossia si verifica prima dei 2 mesi antecedenti la data presunta e quindi prima dell’ipotetica data di inizio del congedo di maternità (ad esempio, durante il 7° mese di gravidanza) –  il congedo si calcola aggiungendo ai 3 mesi successivi al parto tutti i giorni compresi tra la data effettiva e la data presunta del parto, risultando così di durata complessivamente maggiore di 5 mesi.

In caso di ricovero del neonato

In caso di parto prematuro con ricovero del neonato, la madre su sua richiesta può chiedere la sospensione del congedo di maternità e, quindi, di fruire del congedo post-parto (e di quello pre-parto non utilizzato) non dal momento della nascita, ma dalle dimissioni del bambino [3]. Quindi il congedo viene spezzato in due parti, ma la durata complessiva non cambia e resta sempre di cinque mesi. Tale opzione, però, può essere esercitata solo se la donna produce un certificato medico che attesti l’idoneità della madre a riprendere l’attività lavorativa. Senza il certificato medico non è possibile sospendere il congedo e rientrare al lavoro. In caso contrario la madre perde il diritto al congedo e alla relativa indennità per un numero di giorni equivalenti all’indebita permanenza al lavoro. Il datore di lavoro invece rischia l’arresto fino a 6 mesi.

La lavoratrice interessata a chiedere la sospensione deve:

  • provare al datore di lavoro il ricovero del neonato e produrre l’attestazione medica sul proprio stato di salute;
  • comunicare, prima della sospensione, alla sede INPS competente – tramite PEC o, in mancanza, in modalità cartacea – la data di sospensione del congedo di maternità e quella di ripresa del congedo residuo, accompagnata dalla dichiarazione di responsabilità di aver prodotto la documentazione necessaria al datore di lavoro;
  • comunicare al datore di lavoro la data a decorrere dalla quale fruirà del periodo di congedo residuo.

note

[1] Cass. sent. n. 10283/2018.

[2] Art. 16, c. 1 lett. d), D.Lgs. 151/2001; C.Cost. 30 giugno 1999 n. 270; Circ. INPS 28 dicembre 1999 n. 231; Circ. INPS 28 aprile 2016 n. 69.

[3] Art. 16 bis D.Lgs. 151/2001; Circ. INPS 28 aprile 2016 n. 69.


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