Diritto e Fisco | Editoriale

Odontoiatra: quando è esercizio abusivo?

4 Maggio 2018 | Autore:
Odontoiatra: quando è esercizio abusivo?

Quando il dentista può esercitare la professione? Quale laurea occorre? Cosa succede al dentista non in regola? Il medico chirurgo può fare l’odontoiatra?

Agli Italiani la fantasia di certo non manca: tra truffe, furti e crimini vari, sono stati inventati mille e più modi di abbindolare il prossimo al fine di derubarlo.

Esistono però delitti che consentono al reo di arricchirsi senza “rubare” nel senso stretto della parola; uno di questi è l’esercizio abusivo di una professione. Spacciarsi per avvocati, medici, dentisti o, più in generale, professionisti di un determinato settore ha sempre portato fortuna fino a che non si è stati smascherati. E qui sorgono i problemi.

Con questo articolo ci occuperemo nello specifico dell’esercizio della professione di odontoiatra: quando è esercizio abusivo? Approfondiamo.

Esercizio abusivo: quando è reato?

Prima di comprendere meglio il tema principale dell’articolo («Odontoiatra: quando è esercizio abusivo?»), spendiamo due parole sul reato di esercizio abusivo di una professione. La legge italiana punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da diecimila a cinquantamila euro chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una particolare abilitazione [1]. Si pensi a chi eserciti la professione di avvocato senza essere iscritto all’albo, oppure il medico, l’ingegnere o l’architetto che facciano lo stesso.

Il codice penale prevede una pena più elevata per il professionista che istighi un’altra persona ad esercitare abusivamente la professione: per costoro è prevista la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 15mila a 75mila euro. Evidentemente la legge ha voluto mettere un freno al deprecabile fenomeno di quei professionisti che si avvalevano di praticanti o tirocinanti per affidare loro compiti che, in realtà, non avrebbero potuto svolgere senza abilitazione.

Oltre alla reclusione, la legge prevede anche delle pene accessorie: la condanna per esercizio abusivo di una professione, infatti, comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle cose che furono utilizzate per commettere il reato. Inoltre, se la persona condannata esercitava regolarmente la professione, è prevista anche la trasmissione della sentenza di condanna al competente ordine professionale ai fini dell’applicazione dell’interdizione dalla professione da uno a tre anni.

In poche parole, colui che abbia favorito o indotto l’esercizio abusivo non solo rischia il carcere ma verrà anche interdetto dall’ordine di appartenenza.

Odontoiatra: come esercitare la professione?

Veniamo ora al problema dell’odontoiatra: quando è esercizio abusivo? Per capirlo dobbiamo necessariamente spiegare di quale titolo necessita l’odontoiatra per esercitare regolarmente la sua professione. Oggi, per esercitare la professione di odontoiatra occorre conseguire una laurea in Odontoiatria e protesi dentale: si tratta di un percorso di studi universitari al termine del quale lo studente consegue il titolo per potersi iscrivere nell’apposito albo. Ma non è tutto. L’iscrizione, infatti, è subordinata al superamento di un esame di Stato abilitante alla professione di odontoiatra. Soltanto sostenendo e superando l’esame è possibile iscriversi all’albo degli odontoiatri ed esercitare regolarmente la professione di odontoiatra.

Esercizio abusivo: il medico chirurgo può essere odontoiatra?

Il problema dell’esercizio abusivo della professione di odontoiatra è particolarmente sentito in Italia perché la normativa è un po’ confusa. Abbiamo detto che, per diventare odontoiatra, occorre conseguire uno specifico diploma di laurea. Ma non è l’unica via.

In Italia può esercitare la professione di odontoiatra anche il medico chirurgo (cioè, il laureato in medicina) che abbia conseguito la specializzazione odontostomatologia.

A costoro si aggiungono, poi, i vecchi medici chirurghi che si sono laureati prima dell’istituzione, avvenuta nel 1985 [2], di uno specifico corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria.

Pertanto, ad oggi, in Italia può esercitare la professione di odontoiatra:

  1. il laureato in odontoiatria e protesi dentaria che abbia anche superato l’esame di Stato;
  2. il laureato in medicina e chirurgia che si sia specializzato in odontostomatologia o sia abilitato all’esercizio dell’odontoiatria;
  3. il laureato in medicina e chirurgia prima del 28 gennaio 1980, anche senza specializzazione in odontostomatologia.

Odontoiatra, dentista e odontotecnico: qual è la differenza?

L’odontoiatra è colui che ha conseguito una laurea in odontoiatria e protesi dentaria, ovvero il medico chirurgo alle condizioni che abbiamo visto. Ma qual è la differenza tra odontoiatra e dentista? E tra odontoiatra e odontotecnico? Semplice.

Odontoiatra e dentista sono la stessa cosa: sono sinonimi, praticamente. L’odontotecnico, invece, non è laureato ma ha conseguito un apposito diploma che, insieme al superamento dell’esame di abilitazione, gli consentirà di esercitare la professione.

La differenza è importante perché solamente l’odontoiatra può compiere alcune operazioni, mentre l’odontotecnico costruisce la protesi dentaria che il dentista applicherà al paziente. Di norma, l’odontotecnico riceve dal dentista l’impronta della bocca del paziente e da questa crea un modello in gesso sul quale si sviluppa la protesi.

Sebbene il ruolo dell’odontotecnico sia importantissimo, egli non può operare direttamente con il paziente.

Odontoiatra: quando è esercizio abusivo?

Le premesse finora fatte ci aiuteranno meglio a capire quando l’odontoiatra esercita abusivamente la professione. Ed infatti, al di fuori delle tre ipotesi elencate nei paragrafi precedenti, tutte le altre circostanze comporterebbero un esercizio abusivo della professione di odontoiatra.

Nello specifico, una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha stabilito il limite tra esercizio consentito e non della professione di odontoiatra [3]. Il caso riguardava un medico chirurgo laureatosi nel 2007 che esercitava la professione di odontoiatra senza l’abilitazione; egli aveva tuttavia sostenuto durante il suo corso di studi un esame in odontostomatologia.

Secondo la Suprema Corte, ciò non legittima il dottore ad eseguire operazioni tipiche dell’odontoiatra, quali visite, estrazioni, otturazioni, implantologia, ecc. La professione di odontoiatra non può essere equiparata a quella del medico chirurgo e quest’ultimo non può fare il dentista senza la necessaria abilitazione.

L’abilitazione, quindi, si configura come condizione necessaria per l’esercizio della professione di odontoiatra, tanto che essa non può essere sostituita nemmeno da master, stage o altre specializzazioni conseguite dal dottore.


note

[1] Art. 348 cod. pen.

[2] Legge n. 409/1985.

[3] Cass., sent. n. 2691/2018 del 22.01.2018.

Autore immagine: Pixabay.com


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2 Commenti

  1. Si profila ipotesi di responsabilità professionale dell’odontoiatra quando l’azione o l’omissione del sanitario sia dipesa da un suo comportamento (imperizia, imprudenza, negligenza oppure inosservanza di leggi, ordini, regolamenti e discipline) e a essa sia conseguito un nocumento al paziente.Affinché si configuri una responsabilità professionale odontoiatrica con conseguente richiesta di risarcimento di danno da parte del paziente, devono di necessità sussistere, le seguenti condizioni: errore (inescusabile) nel trattamento ortodontico; danno alla salute del paziente inteso quale peggioramento rispetto allo stato anteriore; nesso di causalità tra il danno riportato dal paziente e l’errore nel trattamento ortodontico.

  2. Risponde del reato di lesioni colpose di cui all’art. 590 c.p. il medico odontoiatra cha abbia sottoposto un paziente ad un duplice intervento di implantologia destinato a creare la base di appoggio per protesi dentale mobile determinando un precoce insuccesso, senza informare il paziente dell’elevato rischio di insuccesso e senza gestire correttamente la presenza di un’infezione tra il primo e il secondo intervento (nello specifico l’odontoiatra non aveva rispettato la procedura formale che prevede l’acquisizione del consenso informato scritto da parte del paziente).

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