Diritto e Fisco | Editoriale

Cosa fare senza uno stipendio

29 Aprile 2018
Cosa fare senza uno stipendio

Metodi per guadagnare o per percepire sussidi e bonus per chi non ha la fortuna di avere un lavoro dipendente o un’attività commerciale.

Senza uno stipendio si può davvero vivere, o si sopravvive soltanto? Domande che possono sembrare sì inusuali o figlie delle menti “bamboccione” che cercano espedienti per evitare la fatica, ma in realtà, girovagando per il web si leggono numerosi interrogativi del genere soprattutto in un mondo che ancora risulta fortemente scosso dalla crisi economica del 2007 e in una società che deve fare quotidianamente i conti con i fenomeni di disoccupazione ed inoccupazione.

Si può davvero vivere senza uno stipendio?

Se sfortunatamente non hai un lavoro e non hai ricevuto una ricca eredità il tuo problema principale è come sbarcare il lunario pur non avendo uno stipendio, cosa che sembra impossibile. Cerchiamo di capire come gestire situazioni simili in cui ogni giorno incappano, purtroppo, moltissime persone.

Cosa fare senza uno stipendio?  Il problema tocca tanto la generazione di mezzo, uomini e donne tra i 45 e i 60 anni, ancora in età non da pensione, ma non qualificati per il mondo di lavoro attuale (si pensi a tutte le persone che non hanno conseguito il diploma di scuola superiore e che solo per questo motivo non possono presentare la candidatura per taluni posti di lavoro), sia i giovani, anche neo laureati, che dopo percorsi lunghi e faticosi si vedono sbattere porte in faccia perché inesperti o perché il settore in cui sono specializzati risulta ormai essere saturo.

Per vivere serve denaro, questo è il concetto fondamentale da cui partire. La vita quotidiana è lastricata di spese molte delle quali sono necessarie e funzionali alla sopravvivenza: occorre comprare viveri, pagare le bollette e pagare le spese sanitarie. Pertanto non si può procedere allo sbaraglio ma è importante avere un programma d’azione quando non si può contare sulla certezza di uno stipendio (alto o basso che esso sia). Uno spunto intuitivo potrebbe essere quello di dedicarsi alle proprie passioni investendo su di esse: sai suonare o cantare e ami farlo? Fai della tua abilità un lavoro. Per svolgere una professione d’arte come quella di musicista o cantante non si deve necessariamente essere famosi. Bussa alla porta di qualche locale, affiggi degli annunci in bacheca ed inizia a farti pagare per fare qualche serata. Sai dipingere e tutti ti dicono che le tue pennellate sono strabilianti? Trasforma la tua arte in denaro e vendi i tuoi lavori. Ami i bambini o i cani? Dedicati all’attività di babysitting o di dogsitting!

Il vero problema per vendere i propri servizi è, in questi casi, farsi conoscere. Ecco perché ti suggerisco di dotarti di un sito internet dove spieghi chi sei, quali sono le tue qualità, le referenze e i riconoscimenti già ottenuti. Non limitarti a un profilo LinkedIn o a una pagina Facebook: un sito è un bigliettino da visita indispensabile perché, se vi indichi tutti i tuoi dati, è indice di affidabilità. Se non hai i soldi per affidarti a un programmatore esistono delle piattaforme che consentono di creare in automatico dei siti completi di contenuti in poco tempo.

Lo stipendio 2.0: il mondo del web

Lavorare nel mondo virtuale è come lavorare nel mondo reale quindi è importante valutare le proprie competenze e comprendere quali sono le proprie abilità, tenere a mente che si entra in un meccanismo di concorrenza, talvolta più sleale di quello reale, per l’assenza di un elemento fondamentale che è quello del contatto umano. Bisogna conoscere i propri concorrenti e capire chi sono i propri avversari, nulla di diverso che mettere in piedi una vera e propria azienda.
Proprio le difficili condizioni economico-lavorative del Bel Paese nonché del mondo intero, a seguito della succitata crisi economica, ha favorito lo sviluppo di professioni del tutto nuove e sconosciute ai decenni precedenti basti pensare alle figure degli influencer, dei fashion blogger, dei make up artists (virtuali), degli youtubers. Trattasi di professioni che fanno dello schermo di un computer, tablet o smartphone la propria vetrina espositiva. Attività che richiedono in molti casi il minimo sforzo e il minimo dispendio di risorse ed energie a fronte di guadagni invidiabili talvolta anche da chi fa professioni accreditate e ben retribuite.

Il mondo di internet è pieno di risorse e le attività serie e remunerative che si possono svolgere stando comodamente seduti a casa propria sono infinite. Esistono ad esempio delle app che consentono di guadagnare “alla giornata”. Ti abbiamo dato alcuni importanti suggerimenti su questo articolo App digitali per lavorare senza un lavoro.
Sapevi inoltre che puoi guadagnare facendo sondaggi ed è tutto legale? Ci sono delle aziende, anche molto note, che periodicamente commissionano la realizzazione di sondaggi e poi trasmettono i pagamenti tramite il noto e sicuro sistema paypal. Il loro funzionamento è abbastanza semplice e banale: basta registrarsi sulle piattaforme predisposte e rispondere a vari sondaggi. Questa prassi permette di accumulare punti e al raggiungimento di una certa soglia i punti si trasformano in denaro oppure in bonus che prevedono l’invio di prodotti gratuitamente. Per sapere quali sono i siti affidabili che offrono questo tipo di servizio-lavoro ti basterà effettuare una ricerca su internet inserendo le parole chiave: guadagnare facendo sondaggi.
Un lavoro che va molto di moda oggi e che si può fare a distanza e online è quello di social media manager. Si tratta del consulente, per chi svolge attività commerciali, della visibilità sulle piattaforme social come Facebook, LinkedIn o Instagram. È fondamentale però scegliere un corso formativo professionale che ti fornisca le conoscenze base e quelle avanzate. Anche il corso si può fare online a cifre non esagerate (puoi in questo modo investire una piccola cifra per formare la tua professione).

Molti riescono a guadagnare dal web aprendo un sito editoriale tramite la pubblicità. Tanto più saranno letti i tuoi articoli tanto più le concessionarie ti pagheranno. La più nota è quella di Google (Google Adsense) ma ve ne sono numerose altre. Tutto ciò che devi fare è scrivere tanto, spesso e in modo chiaro. Tanti saranno i lettori dei tuoi articoli, tanti saranno i tuoi guadagni. Se poi sei un influencer su YouTube puoi guadagnare ottenendo dalle aziende dei prodotti da promuovere e magari un contributo in denaro.

Aprire la propria azienda a casa

Hai studiato tanto e ami interagire con i bambini ed insegnargli a conoscere il mondo ma nessun asilo ti assume perché non c’è bisogno di nuove maestre.
Hai pensato di trasformare la tua casa in un asilo privato? Difficile ma non impossibile. Certo il dettato legislativo e la burocrazia non rendono queste scelte semplici da realizzare ma con un po’ di pazienza ed impegno tutto si può fare. Devi richiedere i permessi, superare i controlli igienico sanitari, magari ottenere il rilascio di alcune certificazioni ed aprire la partita IVA per soddisfare tutte le esigenze del diritto fiscale-tributario, ma così facendo potresti trasformare la tua passione nel tuo lavoro. Questo discorso vale per moltissime altre attività che possono essere comodamente aperte nella propria dimora rendendola contestualmente la propria azienda e fonte di guadagno.

Come ci aiuta la legge?

Dal mondo del diritto del lavoro e dalle recenti riforme provengono tutta una serie di riforme pensate proprio per tutelare ed aiutare chi vive senza stipendio perchè si trova nella condizione di disoccupazione od inoccupazione: due realtà che affliggono il nostro Paese ormai da anni e che per questo motivo richiedono di essere arginate o quanto meno tutelate. Capiamo quali strumenti di tutela hanno allora quei lavoratori subordinati, licenziati non per loro causa, per poter vivere senza lo stipendio che precedentemente percepivano.

Il sussidio più famoso per chi non guadagna è la NASPI: Per i lavoratori licenziati dal primo maggio 2015 è stata introdotta la nuova assicurazione sociale prevista per l’impiego in sostituzione delle vecchie “Aspi” e “MiniNaspi”.
Come funziona? L’assicurazione spetta ai lavoratori subordinati che hanno perso l’impiego non per loro propria causa, ivi compresi apprendisti, soci lavoratori delle cooperative, lavoratori artistici con contratto di lavoro subordinato e dipendenti delle pubbliche amministrazioni con contratto di assunzione a tempo determinato.
E’ precluso l’accesso alla Naspi ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni assunti a tempo indeterminato, ai lavoratori agricoli siano essi a tempo determinato che indeterminato, lavoratori che hanno il permesso di soggiorno per un lavoro stagionale e i lavoratori che hanno maturato il trattamento pensionistico anticipato e i lavoratori che sono titolari di assegno di invalidità e non optano per la Naspi.
Questa assicurazione deve essere richiesta dall’interessato e spetta al lavoratore a partire dall’ottavo giorno dopo la data di fine rapporto lavorativo, sempre che la domanda sia stata presentata entro l’ottavo giorno. Se invece la domanda è stata presentata dopo l’ottavo giorno (ma comunque entro i limiti fissati dalla legge) l’assegno verrà versato a partire dal giorno successivo alla domanda.
Nel caso di licenziamento per giusta causa la Naspi spetta dal trentottesimo giorno successivo alla data dell’interruzione del rapporto sempre che la domanda sia stata presentata entro tale giorno trentottesimo. Entro il giorno immediatamente successivo alla presentazione della richiesta quando questa è successiva al succitato trentottesimo giorno ma comunque dentro i termini fissati dalla legge.
Se nel corso degli otto giorni interviene una eventuale rioccupazione il decreto non prevede la cessazione della prestazione che resta ferma.
Per quanto tempo viene corrisposta la Naspi? L’assicurazione sociale è corrisposta ogni mese per un numero di settimane coincidenti alla metà delle settimane di contributi accumulate negli ultimi quattro anni. Sono esclusi dal calcolo i periodi contributivi che hanno già consentito l’erogazione di precedenti eventuali indennità di disoccupazione. Non si conteggiano neppure le contribuzioni che hanno dato luogo a prestazioni di cui si è usufruito in una soluzione unica ed anticipata.
Mentre i periodi di contribuzione riguardanti rapporti successi all’ultima Naspi percepita possono essere invece conteggiati per determinarne una nuova.
Delle specifiche sono previste per i lavoratori stagionali quando l’assicurazione ha durata inferiore a sei mesi, infatti, in questi casi possono essere presi in considerazione anche i periodi contributivi che hanno già prodotto erogazioni di disoccupazione ordinaria con i c.d. requisti ridotti (la preesistente MiniAspi). Questo però vale solo per i licenziamenti che si sono verificati tra il primo maggio 2015 e il 31 dicembre 2015.
Lo stesso discorso è applicabile sempre ai lavoratori stagionali o di stabilimenti balneari o termali quando la Naspi è inferiore a quattro mesi.
Durante il periodo in cui si percepisce l’assegno di assicurazione sociale si è coperti dalla cosiddetta contribuzione figurativa che si calcola con riferimento alle retribuzioni imponibili negli ultimi quattro anni per finalità previdenziali. La contribuzione figurativa è di fondamentale importanza per valutare il diritto e il computo dei futuri trattamenti pensionistici, tranne nei casi in cui la normativa prevede specificatamente il computo della sola contribuzione versata.
Il valore di questo assegno che il lavoratore può percepire comunque non è pari a quanto gli veniva pagato attraverso lo stipendio. Infatti la somma da corrispondere è calcolata sulla base di una media degli stipendi degli ultimi quattro anni e di questa media mensile si irroga il 75%.
Comunque l’importo non può superare determinate cifre stabilite ogni anno dalla legge sulla base degli indici rivalutati dall’ISTAT, ad esempio nel 2015 l’importo massimo era di euro 1300.
Dal terzo mese di percezione la somma attribuita subisce ogni mese una riduzione del 3%.
Il lavoratore che percepisce la Naspi deve comunque tenere a mente che la legge stabilisce una serie di casi in cui la stessa può o deve essere sospesa (rioccupazione, nuova occupazione, ed altri casi). Inoltre il lavoratore può anche decadere dal diritto alla prestazione. Tutte le informazioni specifiche si possono trovare consultando il sito dell’INPS o recandosi presso gli uffici dei sindacati, CAF e simili.

Altri sussidi e sostegni statali

Esistono anche sussidi per chi, ad esempio, non ha mai lavorato e ha sempre vissuto senza stipendio fisso. Queste misure spettano a cittadini che si trovano in particolari condizioni di povertà (assenza di un reddito minimo), invalidi e anziani. Anche queste previsioni in linea con il disposto costituzionale degli articoli 1 e 2 della costituzione che stabiliscono non solo che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro ma anche che lo Stato deve promuovere politiche sociali e nel mondo del lavoro volte ad assistere il cittadino affinché abbia una esistenza dignitosa, aiutarlo nella ricerca di un lavoro. Quest’ultima previsione non sta a significare che lo Stato deve trovare materialmente un posto di lavoro all’individuo ma che lo deve assistere nella formazione e nella ricerca. Proprio per questo motivo sono previsti dei corsi di formazione professionali per i cittadini e sono altresì istituiti gli uffici di collocamento dove è sempre bene iscriversi.
Inoltre durante l’ultima campagna elettorale si è sentito soventemente parlare di reddito di inclusione. Si tratta di una sorta di stipendio ( che va da una misura minima di circa 180 euro ad una massima di circa 500 euro) che lo Stato corrisponde al cittadino pro capite, per il solo fatto di essere nato e di essere un cittadino italiano. Una misura interessante ma a doppio taglio perché se da un lato è volta ad appiattire le differenze sociali o quanto meno e ridurre notevolmente il livello di povertà di numerose famiglie al contempo potrebbe essere sfruttato da alcuni come un disincentivo al lavoro. Una variazione di questo reddito di cittadinanza descritto è stata proposta con l’apposizione di taluni limiti e criteri con lo scopo di evitare o quanto meno arginare il rischio di risvolto opportunistico di cui sopra. Pertanto la proposta di legge più gettonata prevede l’erogazione del contributo soltanto a nuclei famigliari in cui ci sia almeno un minorenne, oppure un disabile (figlio o genitore), una donna incinta, persona di età pari o superiore ai 55 anni in stato di disoccupazione. Inoltre sono stabiliti alcuni requisiti economici (ad esempio un ISEE non superiore ai sei mila euro annui) ed ulteriori caratteristiche. E’ bene ricordare al lettore che il reddito di cittadinanza resta ancora solo una proposta di legge e che pertanto allo stato attuale ancora non è possibile richiederlo, è comunque consigliato di mantenersi informati sulla questione.
Lo Stato invece prevede e riconosce l’assegno di pensione sociale del valore di 453 euro riconosciuto dall’INPS ai soggetti in possesso dei seguenti requisiti: cittadinanza italiana o europea (residenza stabile effettiva e continuativa da almeno 10 anni in Italia), almeno 66 anni e 7 mesi di età, reddito che non superi i 5889 euro annui sempre che il il soggetto non sia coniugato. Se vive con il coniuge l’ammontare massimo di reddito annuo è stimato a 11.778 euro.
Infine è prevista la pensione di invalidità richiedibile dai soggetti di età compresa tra i 18 anni e i 66 e 7 mesi con una invalidità compresa tra il 74% e il 99%. A condizione di aver versato almeno 5 anni di contributi.
Comunque ciascuna Regione o Comune può prevedere ulteriori sussidi perciò è sempre bene informarsi presso il proprio comune di residenza.



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