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Miscellanea Il mistero del codice a barre e la morte del suo creatore

Miscellanea Pubblicato il 18 dicembre 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 18 dicembre 2012

Qual è il significato del codice a barre applicato sui prodotti?

Una serie di barrette verticali per identificare i prodotti e semplificare il lavoro dei commercianti: il cosiddetto codice a barre, brevettato circa sessant’anni orsono, è stato ideato da Joseph Woodland, deceduto lo scorso 15 dicembre nella propria casa del New Jersey. L’idea esisteva già alla fine degli anni quaranta. Solo più tardi Woodland sviluppò presso il colosso dell’informatica IBM i codici a barre lineari per come li conosciamo. Essi furono adottati il 3 aprile 1973 con il nome ‘UPC’ (Universal Product Code)

Tra i banchi dell’università, insieme al collega Bernard Silver, Woodland pensò a un sistema di riconoscimento basato su una serie di barre larghe e strette che contenessero, nel loro interno, i codici con le informazioni di ciascun prodotto. Oggi quello stesso sistema, conosciuto appunto come “codice a barre”, è adottato a livello europeo [1] e internazionale ed è visibile sull’etichetta di ciascun prodotto, dal pacco di biscotti alla borsa griffata.

Il codice a barre consente ai commercianti di catalogare, prezzare e collocare a scaffale i prodotti nonché a facilitare il servizio di cassa; i prezzi non vengono più battuti a mano sulla cassa, ma vengono rilevati automaticamente grazie ai lettori computerizzati del codice a barre.

In pochi sanno però che ad ogni striatura del codice corrisponde un significato ben preciso. Il vero cuore del codice a barre non è il tracciato delle linee, che serve solo a far leggere il numero ai dispositivi (scanner) elettronici, ma il numero alla base di esso, formato da 13 cifre. Questo numero non indica il prezzo, come molti credono (anche perché in quest’ultimo caso bisognerebbe cambiare il codice a barre ad ogni variazione di prezzo), bensì altre importanti informazioni.

Vediamo perciò il significato che hanno tutte quella serie di righe larghe e strette e di numeri sottostanti:

– le prime 3 cifre contrassegnano il Paese dell’articolo (per es. le cifre per l’Italia sono 800-839, per la Spagna 840-849, ecc.), ma non dicono se si tratta del Paese di produzione o di quello di provenienza delle materie prime. Le cifre 200-299 sono assegnate a prodotti confezionati all’interno del negozio stesso in cui sono venduti (per es. salumi e formaggi);

– le successive 4 cifre rappresentano l’indirizzo del produttore o del fornitore;

– le altre 5 cifre identificano la denominazione del prodotto all’interno dell’azienda. Per esempio possono significare: biscotti al cioccolato, 150 g, pacco promozione;

– l’ultimo numero serve solamente come verifica, in modo che il computer possa accorgersi di un’eventuale errore nelle cifre precedenti.

Il codice a barre, seppur involontariamente, ha diminuito la tutela nei confronti del consumatore, a vantaggio del consumismo e delle grandi aziende. Infatti, con l’introduzione di questo sistema, il cartellino del prezzo è finito in soffitta. Il prezzo, quindi, non è più applicato su ciascun prodotto, ma solo sullo scaffale, dal momento che con la lettura automatica del codice a barre alla cassa non c’è più bisogno di registrare i prezzi uno ad uno. Se è vero che ciò comporta un risparmio di tempo per il commerciante (e anche per il consumatore che fa la fila al supermercato), però disorienta l’acquirente che, nel marasma dei prodotti e delle scatole già messe nel carrello, non ha più l’esatta percezione della somma che andrà a spendere alla cassa.

 

 

note

[1] A livello europeo il codice a barre viene denominato (EAN- European Article Number).


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