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Chirurgia estetica: responsabilità penale per la depressione post-operatoria

19 Dicembre 2012
Chirurgia estetica: responsabilità penale per la depressione post-operatoria

Intervento sbagliato di chirurgia estetica: il medico risponde del reato di lesioni in caso di depressione post-operatoria del paziente.

Il chirurgo plastico che sbaglia l’intervento risponde penalmente di lesioni [1] se il danno estetico subìto provochi nel paziente disturbi di tipo ansioso-depressivo.

La Corte di Cassazione, in una recente pronuncia [2], ha infatti precisato che, per il sanitario, scatta il reato di lesioni solo qualora, dal trattamento estetico mal riuscito, al paziente derivi una malattia [3].

Nel concetto di malattia non sono contemplati gli inestetismi scaturiti dall’operazione chirurgica (ad esempio, un addome deformato o delle protesi mammarie asimmetriche), che giustificano solo il risarcimento del danno in sede civile. Al contrario, vi rientrano i disturbi psichici di tipo ansioso-depressivo.

Ragion per cui, la responsabilità penale del medico, in questo caso, scatta unicamente se le deturpazioni fisiche conseguenti al trattamento estetico hanno provocato nel paziente una compromissione del suo stato emotivo.

 

 


note

[1] Art.590 c.p., rubricato “lesioni personali colpose”.

[2] Cass. sent. n. 47265 del 6.12.2012.

[3] Per malattia si intende qualsiasi processo patologico acuto o cronico idoneo a determinare un’apprezzabile menomazione funzionale dello organismo fisico o psichico.


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2 Commenti

  1. A patto che i meri inestetismi non vadano ad incidere anch’essi, ovviamente, sulla psicologia del malato e siano stati previamente rappresentati al paziente nella fase pre.informativa -dunque siano stati posti a base del consenso rilasciato dal curato quale legittimazione a intervenire sul suo corpo- (ma a questo proposito ci sarebbe tanto -troppo- da dire; limitiamoci a porre dei dubbi sul concetto di malattia qui ripreso per come già interpretato dalle Sezioni Unite nel 2008).

  2. Pongo delle osservazioni anche rispetto al menzionato reato di cui al 590 c.p., aderendo a quella teoria che vorrebbe ravvedere nell’atteggiamento del sanitario anche una possibile configurazione del diverso elemento psicologico quale quello del dolo eventuale (ex art. 582 c.p.).

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