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Lo sai che? Come vivere di rendita

Lo sai che? Pubblicato il 1 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 maggio 2018

Gli strumenti per ottenere dei guadagni certi e stabili nel futuro senza dover lavorare. 

La parola “rendita” fa più felici della parola “lavoro”. Alla faccia di chi diceva che «il lavoro rende liberi» (del resto la scritta capeggiava sui campi di sterminio tedeschi, il che la dice lunga su quale tipo di liberà venga associata all’attività lavorativa). Tutti vorremmo vivere di rendita per poi magari impegnare il tempo con un lavoro (o meglio, un’occupazione) che corrisponda alle nostre passioni, che non ci costringa tutti i giorni alla routine, che ci faccia viaggiare e conoscere altre persone, che ci renda sostanzialmente felici e – questa volta sì – davvero liberi. Eppure chi vuol vivere di rendita deve fare i conti con due variabili: la fortuna e la capacità di sapersi accontentare. A meno che, infatti, non si sia ricchi ereditieri – nel qual caso non ci si chiede neanche come vivere di rendita perché si nasce già con la consapevolezza di avere questo destino – per trovare le risorse di cui vivere (legalmente, si intende) fino all’ultimo dei propri giorni bisogna avere da parte qualcosa da far fruttare: che sia inventiva, una disponibilità liquida di denaro o un immobile. Insomma, la rendita è quasi sempre un investimento andato a buon fine e potenziato in modo eccellente. Ma un seme ci deve essere sempre. E questo non te lo può regalare nessuno. Salvo, appunto, che ti metti a fare come Totò che vendeva la fontana di Trevi ai turisti. Se anche tu ti chiedi come vivere di rendita eccoti questo articolo che farà al caso tuo.

Il trasferimento della residenza per i pensionati che vogliono vivere di rendita

Ci sono diversi sistemi che la gente usa per vivere di rendita. Alcuni di questi sono abbastanza noti, altri un po’ meno. Il più inflazionato è, di recente, lo spostamento della residenza all’estero per chi ha una pensione in Italia. La tassazione che si sconta in determinati territori europei o extra UE è infatti assai privilegiata e consente di godere della propria pensione senza le pesanti ritenute previste dal fisco italiano. Vuoi sapere come fare? Ne abbiamo già parlato, in modo approfondito, in Come portare la pensione all’estero e vivere da ricchi. Chi trasferisce la propria residenza all’estero, si porta dietro la pensione lorda perché sconta le tasse nel Paese di destinazione. E se va, ad esempio, in Portogallo, nei primi 10 anni non paga imposte. Ad esempio, una pensione italiana di 1.500 euro arriva in Portogallo a 2.000 euro senza le ritenute delle imposte. A ciò si deve aggiungere circa il 20% in più per il costo della vita più leggero. Insomma, 1.500 euro di pensione italiana equivalgono a circa 2.400 euro in Portogallo. Pensionato all’estero significa insomma, a parità di reddito entrato, essere più ricchi. Spagna, Croazia, Francia, Grecia e Portogallo sono le principali destinazioni europee scelte dai pensionati italiani.

Un’ottima opportunità, dunque, per ritrovarsi in tasca una pensione più ricca e, in questo modo, vivere di rendita con un importo che, invece, nel nostro Paese, sarebbe stato considerato “da fame”.

Attenzione però: il trasferimento deve essere reale. Chi sceglie un altro Paese deve affittare o comprare una casa e starci per almeno 183 giorni (184 per gli anni bisestili). Il fisco italiano è molto attento a che non lo si stia truffando risiedendo all’estero per meno di metà di un anno. In automatico, in Italia non si potrà più avere né il domicilio (sede principale di affari e interessi) né la residenza (la dimora abituale), che solitamente coincidono. Se non si può rinunciare per svariati motivi a queste tre condizioni meglio non considerare proprio questa opportunità.

Che cosa bisogna fare per godere dei vantaggi fiscali di un altro Paese? Dopo aver scelto il luogo, trovato casa ed essersi trasferiti, il primo passo è quello di cancellarsi dall’anagrafe della popolazione residente in Italia e iscriversi all’Aire, l’anagrafe dei residenti all’estero del comune italiano d’origine o di ultima residenza prima dell’espatrio (lo si deve fare entro tre mesi dall’arrivo nel nuovo paese). Fatto questo, si deve procedere con la richiesta di erogare la pensione su un conto corrente bancario estero o su un conto corrente postale estero (indicando in entrambi casi le coordinate) o con l’emissione di un Costo della vita in Europa, medie e confronti (100 = media prezzi Ue) assegno bancario in euro. Per chi decide di stabilire la propria residenza in uno stato al di fuori dell’Unione europea, le condizioni e le modalità di pagamento possono essere varie: meglio rivolgersi all’ufficio pensioni estero (pensionatiestero@inpdap.gov.it o PensioniEstere-GDP@inps.it) e verificare le possibilità. I pagamenti verranno eseguiti per la maggior parte con cadenza mensile, con eccezione delle pensioni di modico importo, pagate annualmente o semestralmente. Le pensioni delle gestioni dello spettacolo e dello sport verranno invece pagate bimestralmente.

Sfruttare la casa per vivere di rendita

Ci sono tanti modi per ottenere liquidità dalla casa di proprietà e vivere di rendita. Il metodo più classico è la vendita della nuda proprietà. Il soggetto – di solito di età avanzata – vende la propria abitazione ma si riserva il diritto di abitarvi fino alla morte (cosiddetto usufrutto). Chi acquista l’immobile paga immediatamente il prezzo del bene a un valore però più basso rispetto a quello che avrebbe corrisposto se il bene fosse stato libero. In questo modo, l’usufruttuario ha una liquidità da poter utilizzare per vivere di rendita fino a quando non morirà.

Un sistema ancora più sofisticato è il mutuo vitalizio ipotecario: consiste nel farsi rilasciare un finanziamento da una banca senza uno scopo specifico (quindi anche per poter vivere più serenamente i propri ultimi anni) a fronte della concessione di un’ipoteca sulla casa. Il beneficiario del mutuo può continuare a vivere dentro l’appartamento fino alla morte, momento in cui i suoi eredi, nell’arco di un anno, saranno tenuti a saldare il debito accumulato con la banca, oltre agli interessi. Potranno non farlo e decidere di lasciare l’immobile all’istituto di credito che, in tal caso, dovrà sottoporlo a pignoramento e venderlo all’asta. Questo sistema, riservato a chi ha almeno 65 anni, consente di ottenere una immediata liquidità per vivere di rendita.

Fondi pensione: una rendita per il futuro

C’è chi vive di rendita perché ha saputo prevedere in anticipo il rischio di un futuro incerto e allora si è procurato un fondo pensione. Il fondo pensione è  un’integrazione della pensione: il lavoratore decide di versare una parte del proprio stipendio in uno di questi fondi che servono per raccogliere e investire in modo sicuro il denaro del risparmiatore ed erogarglielo successivamente, nel momento in cui questi smetterà di lavorare. Si tratta quindi di un investimento che ha lo scopo di garantire, non appena saranno maturati i requisiti della pensione, un reddito ulteriore rispetto alla pensione erogata dall’ente previdenziale (a cui si aggiunge e da cui è completamente separato). Quindi chi aderisce a un fondo pensione non rinuncia alla sua naturale pensione ma ne aggiunge un’altra. Per capire l’importanza di sottoscrivere un fondo pensione, facciamo un esempio. Ipotizziamo di aver sottoscritto nel 2008 un fondo pensione e che la somma annua investita sia stata di 1.000 euro. Se abbiamo scelto di accantonare i soldi in un fondo aperto, la somma che avremo risparmiato fino ad ora sarà di 12.564 euro. Con i fondi chiusi la somma è di 14.123 euro, considerando anche il contributo dell’azienda.

Nel caso non avessimo sottoscritto nessuno dei fondi e avessimo lasciato i soldi del Tfr in azienda, il nostro gruzzolo, sempre nel 2018, sarebbe di 11.057 euro, quindi il 13,6% in meno rispetto a un fondo aperto e il 27,7% in meno rispetto a un fondo chiuso.

Se si cambia la data di partenza, la morale rimane la stessa: con i fondi pensione si mettono da parte più soldi.

Ci sono poi altri vantaggi importanti: i fondi pensione hanno bassi costi di gestione e offrono agevolazioni fiscali.

Peraltro si può chiedere un anticipo sui soldi accumulati sul fondo, proprio come si fa con il Tfr. In alcuni casi è possibile chiedere indietro tutta la somma accumulata, anche se non è arrivato il momento della pensione.

Investimenti: una rendita rischiosa

Il capitolo investimenti, dedicato a chi ha (molti) soldi da parte, è sicuramente il più rischioso se non ci si sa muovere in questi ambienti. Non pochi sono stati i contenziosi tra i risparmiatori e le banche per investimenti sbagliati suggeriti dai consulenti. Per dormire tranquilli bisognerebbe scegliere dei profili di rischio molto bassi, delle obbligazioni a breve termine o dei Bot e Btp. Queste forme di investimento, però, non consentono certo di vivere di rendita ma tutt’al più integrano lo stipendio o la pensione. Per poter guadagnare bene in borsa bisogna rischiare: puntare su strumenti con cedole e dividendi alti in grado di generare reddito con una certa regolarità. Chi adotta una strategia del genere deve però diversificare il rischio, acquistando strumenti di diverso tipo dimodoché se uno dovesse “fallire” non avrebbe perso tutto il capitale.

I nuovi strumenti del web per chi vuol vivere di rendita ma lavorare online

Sul web esistono numerose possibilità di guadagno che non richiedono uffici, personale e investimenti. Basti pensare alla possibilità di guadagnare con i siti editoriali, tramite la pubblicità venduta attraverso i banner: tanto apprezzato è il tuo sito (per qualità di contenuti e servizi offerti gratuitamente), tanto maggiori saranno gli accessi, tanto superiori le visualizzazioni dei banner. Gli sponsor possono garantire un reddito di circa 1.500 euro mensili netti a chi ha un sito da almeno quattro o cinque anni con un archivio curato e originale. Il sito va costantemente aggiornato e mantenuto attivo. Ma è un lavoro che si può fare ovunque, in qualsiasi parte del mondo, con l’ausilio di una semplice connessione a internet.

Se poi il sito inizia a crescere e a quotarsi tra i primi 100 in Italia, la possibilità di rivenderlo è molto elevata e il prezzo ottenuto costituisce un capitale ottimo per poter gestire il proprio futuro.

C’è poi chi investe in startup: si avvicina a progetti giovani e promettenti, li finanzia acquistando la maggioranza delle quote, ma poi li rivende non appena questi sono cresciuti e hanno iniziato ad apprezzarsi sul mercato. C’è chi, con questo sistema, ha accumulato interessanti capitali. Sono nate vere e proprie aziende incubatrici di startup di cui il web è pieno.

note

Autore immagine: 123rf com


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