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Padre Fedele: condannato anche in appello per abusi su suora

17 dicembre 2012


Padre Fedele: condannato anche in appello per abusi su suora

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 dicembre 2012



Padre Fedele Bisceglia è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali anche nel secondo grado di giudizio: la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro.

La Corte di Appello di Catanzaro ha confermato oggi la sentenza di primo grado che aveva condannato Padre Fedele Bisceglia, il monaco cappuccino di Cosenza accusato di abusi sessuali ai danni di una suora.

Si tratta di uno dei processi più seguiti dalla popolazione della città dei bruzi, da sempre attaccata alla figura del frate “tifoso”, che aveva saputo fare del suo amore per la squadra di calcio cosentina una “mission” in favore degli ultrà e di tutti i giovani ragazzi.

È la storia di un processo a carico di un frate accusato di aver violentato una suora, un frate missionario e ultrà, un frate con tre lauree in testa.

Ma è anche la storia di suor T., di trent’anni più giovane, originaria di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

Nonostante sia stato isolato dall’Ordine dei Cappuccini, e sia stato sospeso “a divinis” dal vescovo di Cosenza, Fedele Bisceglia continua a portare il saio.

Le violenze si sarebbero materializzate nel 2005, all’interno dell’Oasi Francescana di Cosenza, struttura voluta e creata dallo stesso padre Fedele per accogliere gli stranieri e i poveri e dare loro un pasto caldo, un letto e cure mediche.  Anche all’Oasi è stato allontanato e lui si è attivato per creare un secondo luogo di accoglienza, denominato “Paradiso dei poveri”, sempre a Cosenza e poco distante dal “luogo del peccato”.

Cinque in tutto gli episodi contestati. In uno di questi compare anche il segretario dell’Oasi Francescana.

Padre Fedele, che ora dovrà scontare 9 anni e tre mesi di reclusione, ha atteso la lettura del dispositivo su una delle panche dell’aula del primo piano del palazzo di giustizia di Catanzaro, vestito con il suo consueto saio.

Ecco il suo stesso commento: “Sono un sacerdote di Gesù Cristo, hanno condannato lui e non potevano condannare me? È stata scritta una pagina dolorosa – ha detto con tono di voce pacato – dalla magistratura e dalla Chiesa cosentina. Le persone che mi hanno condannato devono stare molto attente con Gesù Cristo. E la suora, in particolare, non può morire con questo macigno nel cuore e le altre suore, che con  squallore  erano presenti qui oggi, non so che Natale vivranno. Comunque, perdono tutti. Sono un sacerdote di Cristo e questo peccato non l’ho neanche pensato. Lo sappia la corte di Catanzaro. Ha fatto una grande ingiustizia. Debbono rendere conto anche loro a Dio”.

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