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Lo sai che? Certificazione unica: cos’è e come funziona

Lo sai che? Pubblicato il 1 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 maggio 2018

Tempi e modalità di consegna del documento che attesta i redditi di un lavoratore. Le sanzioni in caso di errori ed omissioni.

Tutti l’hanno conosciuta come Cud, cioè Certificazione unica dipendente. Oggi l’ultima parola non si usa più (sarà un caso?) ed il nome è stato semplificato in Cu, cioè Certificazione unica e basta. Non cambia, invece, la sostanza: si tratta – come prima – di un documento rilasciato dal sostituto d’imposta che certifica gli importi versati ad un lavoratore durante l’anno precedente, le ritenute operate e gli eventuali contributi trattenuti. È un documento fondamentale per il lavoratore perché dovrà essere allegato alla dichiarazione dei redditi. Quindi è importante sapere che cos’è e come funziona la Certificazione unica, che cosa deve riportare nel dettaglio, quando deve essere consegnata, ecc.

Il sostituto d’imposta non può utilizzare una Certificazione unica qualsiasi ma quella approvata dall’Agenzia delle Entrate [1]. Vediamo i particolari.

Certificazione unica: che cosa riguarda

La Certificazione unica approvata dall’Agenzia delle Entrate nel gennaio 2018 comprende queste informazioni:

  • i redditi di lavoro dipendente, o di lavori equiparati o assimilati, assoggettati a tassazione ordinaria, a tassazione separata, a ritenuta d’acconto o ad imposta sostitutiva;
  • i redditi di lavoro autonomo come compensi per prestazioni professionali, riconoscimento di diritti d’autore, ecc.;
  • le provvigioni, comunque denominate, per prestazioni, anche occasionali, inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento d’affari, o derivanti da attività di vendita a domicilio;
  • i corrispettivi erogati dal condominio per prestazioni relative a contratti di appalto, soggetti alla ritenuta;
  • i corrispettivi e i canoni relativi alle locazioni brevi, comprese le sublocazioni e le concessioni in godimento a terzi a titolo oneroso da parte del comodatario;
  • alcuni redditi diversi come i compensi per attività occasionali di lavoro autonomo e per attività sportiva dilettantistica, ecc.;
  • le indennità corrisposte per la cessazione di rapporti di agenzia, per la cessazione da funzioni notarili e per la cessazione dell’attività sportiva quando il rapporto di lavoro è di natura autonoma;
  • l’ammontare complessivo dei compensi erogati a seguito di procedure di pignoramento presso terzi o di esproprio;
  • le relative ritenute operate;
  • le detrazioni d’imposta effettuate;
  • i contributi previdenziali e assistenziali dovuti all’Inps e ad altri Enti;
  • i dati assicurativi Inail.

La Certificazione Unica può anche essere utilizzata in relazione a:

  • redditi che non hanno concorso alla formazione del reddito imponibile ai fini fiscali e contributivi (cioè i redditi esenti);
  • compensi corrisposti alle persone fisiche che hanno scelto l’applicazione del regime agevolato dei cosiddetti contribuenti minimi o forfettari, anche se non c’è stata applicazione di ritenute.

La Certificazione Unica non interessa soltanto i sostituti d’imposta ma anche quei datori di lavoro che non lo sono limitatamente ai dati previdenziali e assistenziali relativi all’Inps, ad eccezione dei lavoratori domestici (colf, badanti, baby sitter), ai quali va consegnata una dichiarazione sostitutiva semplificata.

Certificazione unica: che cosa non riguarda

Non devono essere inclusi nella Certificazione unica:

  • i dividendi ed i proventi equiparati e le relative ritenute o imposte sostitutive applicate, da riportare ancora sul modello Cupe [2];
  • i capital gain, che devono essere inclusi nella certificazione in forma libera indicando:

o   generalità e codice fiscale del contribuente;

o   natura, oggetto e data dell’operazione;

o   quantità delle attività finanziarie oggetto dell’operazione;

o   eventuali corrispettivi;

o   differenziali e premi.

  • gli interessi ed altri redditi di capitale, anche questi destinati alla certificazione libera che deve riportare le somme ed i valori corrisposti, al lordo e al netto di eventuali deduzioni spettanti, e delle ritenute operate.

Certificazione unica: come funziona la consegna

Il sostituto d’imposta deve consegnare la Certificazione unica al contribuente-sostituto:

  • con il modello sintetico approvato dall’Agenzia delle Entrate;
  • entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento;
  • in duplice copia;
  • in formato cartaceo, oppure in formato elettronico, a condizione che il contribuente abbia la possibilità di entrare in possesso della certificazione e di poterla stampare per i successivi adempimenti.

Se sulla Certificazione unica vengono riportati solo i redditi di lavoro dipendente o assimilati oppure solo quelli di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi, il sostituto d’imposta è tenuto a rilasciare esclusivamente la parte della Certificazione che riguarda queste tipologie di redditi.

La Certificazione Unica 2018, relativa al 2017 e consegnata entro il 31 marzo 2018, può essere utilizzata anche per certificare i dati relativi all’anno 2018, fino all’approvazione di una nuova certificazione. In tal caso, i riferimenti ad entrambi gli anni contenuti nella Certificazione Unica 2018 e nelle relative istruzioni devono intendersi relativi ai periodi successivi.

È il caso della certificazione che deve essere rilasciata a seguito della cessazione del rapporto di lavoro dipendente nel 2018, entro 12 giorni dalla richiesta del lavoratore cessato.

Certificazione unica: che succede se non viene consegnata o è incompleta?

Il Fisco chiede precisione nella compilazione e nella consegna della Certificazione unica. Sono previste, infatti, delle sanzioni in caso di omesso, tardivo, incompleto o infedele rilascio al contribuente-sostituto. Chi sgarra o non riporta i dati obbligatori oppure inserisce dei dati non veritieri rischia di dover pagare da 250 a 2.000 euro di sanzione amministrativa [3].

La violazione potrebbe essere soltanto formale e non sanzionabile nel caso in cui il ritardo nella consegna della Certificazione:

  • non pregiudica gli obblighi dichiarativi del contribuente;
  • non ostacola l’attività di controllo da parte del Fisco;
  • non incide sulla determinazione della base imponibile e sul pagamento del tributo.

Certificazione unica: la trasmissione all’Agenzia delle Entrate

Dopo l’introduzione della dichiarazione precompilata, ed al fine di acquisire i dati necessari per la sua elaborazione, la legge [4] ha introdotto l’obbligo di trasmissione telematica della Certificazione unica all’Agenzia delle Entrate direttamente o tramite un intermediario abilitato (ad esempio un patronato, un commercialista, un consulente del lavoro, ecc.).

Deve essere inviato il modello ordinario di Certificazione, di struttura e contenuto più ampi rispetto al modello sintetico che viene consegnato al contribuente.

La trasmissione telematica deve avvenire entro il 7 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento.

Le Certificazioni che contengono esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione precompilata possono essere inviate entro il termine previsto per la presentazione del modello 770 e senza applicazione di sanzioni. Si tratta, ad esempio, delle Certificazioni riguardanti:

  • i redditi di lavoro autonomo derivanti dall’esercizio abituale di arti o professioni, comprese quelle relative ai cosiddetti contribuenti minimi o ai nuovi forfettari;
  • le provvigioni;
  • i corrispettivi erogati dal condominio per prestazioni relative a contratti di appalto;
  • i redditi esenti.

Di conseguenza, le Certificazioni del 2018 che riguardano i redditi del 2017 devono essere state inviate all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo 2018. Tuttavia, se le Certificazioni non contengono dati da utilizzare nella dichiarazione precompilata, è possibile inviarle entro il 31 ottobre 2018, cioè entro la data di presentazione del modello 770/2018, a seguito della proroga a regime.

Insieme al modello ordinario di Certificazione unica, il sostituto d’imposta deve comunicare all’Agenzia delle Entrate anche la sede telematica per la ricezione delle comunicazioni relative ai conguagli derivanti dalla liquidazione dei modelli 730 (modelli 730-4). A tale proposito, è necessario compilare il quadro CT. Se, invece, il sostituto d’imposta deve modificare i dati già inviati, deve utilizzare l’apposito modello CSO.

Certificazione unica: imposta sostitutiva su premi di produttività

Il Fisco consente di inviare in ritardo senza sanzioni una nuova Certificazione unica per permettere ai dipendenti di riportare nella dichiarazione dei redditi l’imposta sostitutiva del 10% sulle anticipazioni o sugli acconti di premi di produttività ricevuti.

Ciò è possibile nel caso in cui la verifica del raggiungimento dell’obiettivo per il quale è stato erogato il premio di risultato sia avvenuta successivamente al termine fissato per le operazioni di conguaglio delle ritenute. Questa verifica consente al datore di lavoro di attestare la sussistenza del presupposto per l’applicazione del beneficio.

Certificazione unica: rischio di sanzioni sull’invio telematico

Anche nel caso dell’invio telematico della Certificazione unica il Fisco vuole precisione. Se la trasmissione avviene in modo errato o tardivo oppure non avviene per niente, viene applicata una sanzione di 100 euro per ogni certificazione senza la possibilità di ricorrere al cumulo giuridico e con un massimo di 50.000 euro per ciascun sostituto d’imposta.

La sanzione si riduce ad un terzo con un massimo di 20.000 euro se la certificazione viene inviata con non più di 60 giorni di ritardo.

In caso di certificazione errata, non viene applicata la sanzione se la certificazione corretta viene inviata entro 5 giorni dalla scadenza.

Non si applica nemmeno la sanzione quando:

  • viene scartato l’intero file con le Certificazioni uniche inviato entro il termine previsto ed il sostituto d’imposta ne invia uno nuovo entro 5 giorni dalla scadenza;
  • vengono scartate delle singole Certificazioni uniche inviate entro il termine previsto e si provvede ad un nuovo invio delle sole Certificazioni rettificate entro 5 giorni dalla scadenza.

Per le violazioni che riguardano la trasmissione telematica delle Certificazioni uniche non è possibile ricorrere al ravvedimento operoso, in quanto non è compatibile con la tempistica prevista per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, da consegnare ai contribuenti entro il 15 aprile [5].

note

[1] Agenzia delle Entrate, provv. n. 10729/2018 del 15.01.2018.

[2] Agenzia delle Entrate, provv. n. 9520/2018 del 12.01.2018.

[3] Dlgs. n. 158/2015.

[4] Dlgs. n. 175/2014.

[5] Agenzia delle Entrate, circ. n. 6 del 19.02.2015.


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