Diritto e Fisco | Editoriale

Fantacalcio: è legale?

3 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 maggio 2018



Il fantacalcio è un gioco d’azzardo? Chi vince al fantacalcio rischia l’evasione fiscale? Ecco una guida per i fantallenatori d’Italia.

L’Italia è un Paese di appassionati di calcio: non c’è italiano che, almeno una volta nella vita, non abbia seguito una partita, inveito contro l’arbitro, suggerito la formazione da schierare o gli acquisti da compiere. Quando si parla di calcio, tutti diventiamo allenatori della Nazionale e della nostra squadra del cuore.

Questa passione sfegatata si traduce, oltre che in deliri di onnipotenza, in alcune pratiche molto in voga nel nostro Paese, quali le scommesse sui risultati delle partite e il fantacalcio. Con questo articolo ci soffermeremo su quest’ultimo gioco, cercando di rispondere alla seguente domanda: il fantacalcio è legale? Scopriamolo.

Fantacalcio: cos’è?

Prima di vedere se il fantacalcio è legale, spieghiamo di cosa si tratta. Il fantacalcio è un gioco che permette ad ogni partecipante di creare virtualmente la propria squadra. Scegliendo tra tutti i giocatori del campionato, il concorrente (definito “fantallenatore”) forma il proprio team nei limiti di un budget fissato all’inizio dei giochi.

In altre parole, il partecipante non soltanto schiera la squadra in campo come un normale allenatore, ma seleziona anche tutti i giocatori facendo attenzione al portafogli. Insomma, il fantallenatore raccoglie in sé la figura dell’allenatore, del manager e del proprietario di un club. Esiste soddisfazione più grande?

Fantacalcio: è legale?

Il problema del fantacalcio è che, di norma, i partecipanti si sfidano tra loro investendo delle somme di denaro reale. Vincere al fantacalcio, quindi, non è soltanto una questione di gloria, ma anche di soldi, poiché il primo in classifica si accaparra il bottino.

A ciò si aggiunge il fatto che il fantacalcio è un gioco in cui occorre fortuna: per quanto possa contare la preparazione e l’abilità del partecipante, gli esiti restano comunque imprevedibili, in quanto si basano sulle prestazioni reali dei giocatori; prestazioni che, ovviamente, nessuno è in grado di prevedere totalmente.

Alla luce di tutto ciò, si può affermare che il fantacalcio sia un gioco d’azzardo e, come tale, sia illegale? Approfondiamo ulteriormente.

Fantacalcio: è gioco d’azzardo?

Per capire se il fantacalcio è legale occorre necessariamente comprendere cosa sia il gioco d’azzardo. Per gioco d’azzardo si intendono tutte quelle attività (dadi, carte, scommesse, ecc.) accomunate da un fattore: la fortuna. Il brivido che si prova lanciando i dadi, scoprendo una carta o puntando sulla vincita di una squadra inebria ogni giocatore.

L’ordinamento italiano prevede una precisa regolamentazione per tutti i giochi che possono essere definiti d’azzardo. La normativa riguarda non soltanto le attività che fisicamente si svolgono nelle sale da gioco o nei circoli, ma anche quelle cui si può avere accesso online, attraverso la connessione internet.

Secondo il codice penale italiano, chiunque in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero in circoli privati di qualunque specie, propone un gioco d’azzardo o lo agevola, è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno e con ammenda non inferiore a 206 euro [1]. Il codice punisce anche chi è colto a prendere parte al gioco d’azzardo, punendolo con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro [2]. La pena è aumentata per tutti coloro che sono sorpresi a partecipare al gioco d’azzardo in una casa da gioco o in un pubblico esercizio, ovvero per tutti coloro che hanno messo in gioco poste economicamente rilevanti.

In caso di condanna per l’una o l’altra contravvenzione, è sempre ordinata la confisca del denaro esposto nel gioco e degli oggetti ad esso destinati.

È sempre il codice penale a fornire una definizione puntuale di gioco d’azzardo: è tale quello nel quale, ricorrendo il fine di lucro, la vincita o la perdita è esclusivamente o quasi esclusivamente rimessa a fattori di aleatorietà [3]. Un gioco può definirsi aleatorio quando è rischioso, imprevedibile, dall’esito incerto: in buona sostanza, appunto, d’azzardo.

I giochi d’azzardo sono tutti quelli che si basano essenzialmente sulla fortuna. Vi rientrano, pertanto: le scommesse, le lotterie, la roulette, le slot machine, i dadi, il poker (non in tutte le sue forme), ecc. Ogni volta in cui l’esito del gioco è rimesso principalmente alla sorte si può parlare di gioco d’azzardo.

Gioco d’azzardo: perché è illegale?

Il gioco d’azzardo è (tendenzialmente) illegale perché, come noto, crea dipendenza patologica. La ludopatia è diffusissima ed è causa di conseguenze spesso tragiche. Inoltre, il divieto è posto a presidio dell’ordine pubblico, poiché si ritiene che la pratica di queste attività possa essere fonte di disordini e reati. Per questi motivi, il gioco d’azzardo è proibito, o meglio, è regolamentato in modo tale che possa essere praticato soltanto quando autorizzato dallo Stato.

Gioco d’azzardo: è sempre illegale?

No, l’esercizio di un gioco rischioso, aleatorio, non è sempre illegale: il gioco, infatti, è un settore riservato esclusivamente allo Stato. La legge dice che l’organizzazione e l’esercizio di giochi di abilità che prevedono una vincita di qualsiasi tipo e per la cui partecipazione sia richiesto un pagamento in denaro sono riservati allo Stato [4].

Pertanto, il gioco d’azzardo è legale ogni volta che ottiene l’assenso dello Stato; ciò accade in due circostanze:

  1. il gioco è gestito dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (Aams), un organo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato che ha il compito di controllare i giochi più praticati, come il Lotto, il Superenalotto, il Gratta&Vinci, i giochi online;
  2. il gioco è gestito da privati (normalmente grandi società) autorizzati dallo Stato. Si tratta delle case da gioco vere e proprie, ovvero dei casinò; in Italia sono solamente quattro: quello di Sanremo, di Campione d’Italia, di Venezia e di Saint Vincent.

Fantacalcio: è illegale?

Orbene, dalla definizione sopra fornita di gioco d’azzardo possiamo affermare che il fantacalcio non possa rientrare in questa categoria. A ben vedere, infatti, il fantacalcio si basa sì sulla fortuna, ma non in maniera preponderante. La fortuna ne è sicuramente una componente ma, il modo in cui è organizzato il fantacalcio (possibilità di scelta dei calciatori, facoltà di sostituirli in determinati casi e occasioni) fa sì che lo stesso non possa essere definito d’azzardo in senso stretto.

Un po’ come nel poker, molto dipende da come il gioco è organizzato: in genere il fantacalcio consente al partecipante di modificare la propria squadra in corso di campionato, in modo tale da adeguarla alle mutevoli sorti dei club reali, oppure da far fronte agli infortuni dei calciatori. Queste modalità permettono di arginare il fattore fortuna e di premiare l’abilità del fantallenatore.

D’altronde, la definizione normativa di gioco d’azzardo parla di vincita o di perdita esclusivamente o quasi esclusivamente rimessa a fattori di aleatorietà. Non è così nel fantacalcio.

Se il fantacalcio non è illegale, resta però il problema delle vincite.

Fantacalcio: si pagano le tasse?

Come regola, le vincite in danaro derivanti dalla partecipazione al fantacalcio andrebbero dichiarate. Ad esempio, le vincite riportate sui siti approvati dall’Aams vengono elargite già tassate: questo significa che la vincita è tassata alla fonte e perviene nelle tasche del giocatore al netto della ritenuta del fisco.

Ciò però non avviene nel caso di vincita proveniente da piattaforme estere, oppure da vincite “private”, cioè provenienti da soldi messi in palio in un circolo oppure tra amici: in questo caso, deve essere il contribuente a dichiarare la vincita, pena l’evasione fiscale.

Le vincite conseguite per effetto della partecipazione a giochi rientrano tra i cosiddetti redditi diversile vincite delle lotterie, dei concorsi a premio, dei giochi e delle scommesse organizzati per il pubblico e i premi derivanti da prove di abilità o dalla sorte»), concorrendo alla formazione del reddito complessivo per l’intero ammontare percepito nel periodo d’imposta [5].

note

[1] Art. 718 cod. pen.

[2] Art. 720 cod. pen.

[3] Art. 721 cod. pen.

[4] Art. 1, Decreto legislativo n. 496/1948.

[5] Art. 67, comma 1, lettera d), D.P.R. n. 917/1986 del 22/12/1986.

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI