Diritto e Fisco | Editoriale

Come pescare in maniera legale

1 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 maggio 2018



L’obbligo di licenza, i limiti ed i divieti per chi pratica quest’attività come professionista o come dilettante. Le sanzioni per i trasgressori.

Per diletto, per passione o per mestiere: quello che conta è pescare in maniera legale. La pesca può essere un passatempo, per chi vuole trascorrere qualche ora di tranquillità e portare a casa (se fortunato) qualche pesciolino da cucinarsi per cena. Ma è pur sempre una cosa seria. Ci sono delle regole da rispettare per pescare in maniera legale e non in qualsiasi modo. C’è, innanzitutto, da procurarsi una licenza di pesca per praticare quest’attività sia come professionista sia come semplice appassionato dilettante. E c’è, poi, da tenere conto di una serie di normative dettate dalle singole Regioni. Non esiste, pertanto, una legge uguale per tutti: per questo è molto importante – soprattutto per chi si sposta da una zona all’altra dell’Italia per pescare – essere informati delle autorizzazioni e delle limitazioni che i vari Enti locali dispongono in materia. Consigliamo, quindi, di consultare il sito della propria Regione o di quella in cui si intende andare per capire come pescare in maniera legale senza rischiare delle sanzioni ma anche senza rovinare l’habitat acquatico e le specie fluviali, lacustri o marine.

Pescare in maniera legale: la licenza

Ci sono due tipi di licenza per pescare in maniera legale:

  • la licenza A riservata ai professionisti;
  • la licenza B per i dilettanti.

La licenza A è un tesserino rilasciato dalla Regione a chi ha superato l’esame di idoneità all’esercizio della pesca professionale al termine di un corso organizzato dall’Ente territoriale. Ha una durata decennale e comporta il pagamento di una tassa annua che supera i 40 euro a seconda delle Regioni (in Lombardia, ad esempio, è di 45 euro) da versare indicando i dati anagrafici ed il codice fiscale del titolare della licenza e la causale «tassa pesca – licenza tipo A». Se la tassa non è stata regolarmente pagata, sarà vietata la pesca al titolare della licenza.

La licenza B, invece, consiste in una semplice ricevuta di versamento della tassa annuale di concessione regionale che deve riportare sempre dati anagrafici e codice fiscale del titolare e la causale «tassa pesca – licenza tipo B». Il permesso ha una durata di 12 mesi e comporta il pagamento di 23 euro annui.

Ci sono, comunque delle esenzioni dal pagamento della tassa: la licenza è gratuita per chi ha meno di 18 anni o più di 65 anni e per i portatori di handicap che esercitano la pesca con l’uso della sola canna.

Pescare in maniera legale in fiumi e laghi: quando e che cosa

Come già detto, ogni Regione stabilisce dei limiti per poter pescare in maniera legale nelle proprie acque. Questi vincoli riguardano il periodo in cui si può esercitare la pesca e quali specie e di quali dimensioni massime si possono pescare.

All’interno della stessa Regione ci possono essere dei limiti diversi da un fiume all’altro o da un lago all’altro. Ad esempio in Lombardia, e nello specifico nel lago d’Iseo, non è mai possibile pescare l’alborella mentre si può pescare:

  • l’agone di un minimo di 15 centimetri dal 15 maggio al 15 giugno;
  • l’anguilla di un minimo di 50 centimetri dal 1° ottobre al 31 dicembre;
  • la carpa di un minimo di 30 centimetri nel solo mese di giugno;
  • il salmerino alpino di un minimo di 30 centimetri dal 1° dicembre al 20 gennaio.

L’alborella, vietata in questo lago, è invece possibile pescarla dei laghi di Endine e Gaiano, in provincia di Bergamo, dal 20 maggio al 20 giugno.

Altri limiti possono riguardare il numero di ami artificiali o naturali da utilizzare, gli orari ed il numero o il peso complessivo di pesci da pescare.

Pescare in maniera legale in mare: il permesso gratuito

Chi vuole pescare in maniera legale in mare come dilettante, sia da terra sia da un natante, può ottenere un permesso gratuito obbligatorio registrandosi al sito del Ministero delle Politiche agricole. A registrazione avvenuta, è possibile stampare l’autorizzazione da portarsi sempre dietro quando si va a pescare. Mai dimenticarlo a casa perché, anziché un’orata, si rischia di pescare una multa fino a 2.000 euro e l’obbligo di mettersi in regola entro 10 giorni.

Pescare in maniera legale in mare: la licenza professionale

Diverso il caso di chi della pesca ci vive: avrà bisogno di una licenza che lo autorizza all’esercizio dell’attività professionale, rilasciata all’armatore di un’imbarcazione che sia regolarmente iscritto nei registri delle imprese ittiche da parte del Ministero delle Politiche agricole.

La licenza comporta il pagamento di una tassa governativa, ha una durata di 8 anni ed è rinnovabile su richiesta. I dati relativi all’armatore, al proprietario e alla nave finiscono in un archivio elettronico delle licenze di pesca per avere sotto controllo la flotta peschereccia italiana.

Oltre a questa licenza esistono dei permessi specifici per chi opera in impianti di acquacoltura (i cosiddetti allevamenti) o che utilizzano un’imbarcazione come appoggio per la pesca subacquea professionale.

Pescare in maniera legale in mare: gli attrezzi consentiti

Chi non è pratico in tema di pesca può pensare che bastano una canna e un paio di esche per procurarsi qualche buon pesce da portarsi a casa. Non è così: di tecniche e di attrezzi per praticare quest’attività ce ne sono tanti. Solo alcuni, però, consentono di pescare in maniera legale in quando il loro uso è consentito. Si tratta di:

  • lenze fisse: massimo di cinque canne con non più di tre ami ciascuna;
  • lenze morte;
  • bolentini a non più di tre ami;
  • coppo;
  • bilancia, di lato non superiore ai sei metri;
  • ghiaccio di perimetro non superiore ai 16 metri;
  • correntine a non più di sei ami;
  • lenze e canne per cefalopodi;
  • rastrelli da usare a piedi;
  • lenze a traino;
  • nattelli per la pesca in superficie;
  • fiocina a mano;
  • palangari fissi o derivanti con non più di 200 ami per barca;
  • nasse (non più di due per barca);
  • fucile subacqueo (vietato ai minori di 16 anni).

Pescare in maniera legale in mare: le limitazioni

Per poter pescare in mare in maniera legale da dilettanti in mare bisogna osservare certi limiti e rispettare alcuni divieti. In particolare non si può:

  • vendere il pesce pescato;
  • pescare ogni giorno più di 5 kg di pesci, molluschi e crostacei a meno che si sia così fortunati di prendere un solo esemplare di un peso superiore;
  • pescare più di una cernia al giorno a testa;
  • pescare più di un tonno rosso o più di un pesce spada per ogni imbarcazione autorizzata;
  • prendere più di 50 ricci di mare a testa. Devono essere raccolti a mano in apnea e mai nei mesi di maggio e giugno;
  • prendere, tenere a bordo e sbarcare femmine con uova di aragosta e astice. La pesca di questi due crostacei è, inoltre, vietata al 1° gennaio al 30 aprile;
  • utilizzare delle unità nautiche diverse da quelle da diporto;
  • usare il palangaro per la cattura di specie altamente migratorie come il tonno o il pesce spada;
  • pescare a distanza inferiore di 500 metri dalle unità di pesca professionale;
  • utilizzare fonti luminose per attrarre i pesci ad eccezione della torcia subacquea e della lampada per la pesca con la fiocina.

Pescare in maniera legale in mare: la disciplina subacquea

Chi ama le immersioni e vuole pescare in maniera legale praticando la pesca subacquea deve tenere conto di alcuni limiti. Nel dettaglio:

  • la pesca subacquea è consentita solo in apnea. È possibile avere a bordo una bombola di ossigeno di un massimo di 10 litri ma solo per motivi di sicurezza;
  • il pescatore che si muove con un mezzo nautico deve essere sempre seguito da almeno una persona pronta ad intervenire in caso di emergenza;
  • è vietata la raccolta di coralli, crostacei e molluschi ad eccezione dei cefalopodi (polpi, seppie, calamari, ecc.);
  • è vietata la pratica della pesca subacquea a meno di 100 metri dalle navi ancorate e di 500 metri dalle spiagge frequentate da bagnanti;
  • è vietata la pesca subacquea nelle zone destinate al regolare transito delle navi;
  • non si può praticare la pesca subacquea dal tramonto all’alba;
  • è vietato tenere il fucile subacqueo carico se non in immersione e cederlo in qualsiasi momento ai minori di 16 anni.

Pescare in maniera legale in mare: le sanzioni

C’è poco da fare i furbi violando le regole allo scopo di organizzare una grigliata di pesce con gli amici o di farsi la mitica foto con l’esemplare più grande di noi. Per chi non vuole pescare in maniera legale e trasgredisce sono previste delle sanzioni penali o amministrative a seconda della violazione commessa.

Sanzioni penali

È punito con l’arresto da due mesi a due anni o con l’ammenda da 2.000 a 20.000 euro chi:

  • utilizza esplosivi, sostanze tossiche o energia elettrica per la pesca;
  • detiene e sbarca delle specie protette o esemplari sottomisura anche se pescati involontariamente.

È punito con l’arresto da un mese ad un ano o con l’ammenda da 1.000 a 6.000 euro chi:

  • ruba il pescato altrui;
  • pesca in aree sottratte al libero uso e riservate agli stabilimenti di pesca.

Sanzioni amministrative

È punito con la sanzione amministrativa da 2.000 a 12.000 euro e con la sanzione accessoria della confisca del pescato e degli attrezzi chi:

  • pesca nei periodi e nelle zone vietate e/o detiene il prodotto di tale attività;
  • usa o soltanto detiene a bordo degli strumenti vietati;
  • pesca delle quantità superiori a quelle stabilite dalle normative nazionali e comunitarie.

È punito con la sanzione amministrativa da 1.000 a 3.000 euro chi cede un fucile subacqueo ad un minore di 16 anni.

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