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Chi comunica la decurtazione punti patente


Chi comunica la decurtazione punti patente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 maggio 2018



L’omessa comunicazione di sottrazione dei punti della patente non condiziona la validità della sanzione accessoria o della revisione della patente, avendo l’automobilista già contezza dei punti sottratti tramite la lettura del verbale. 

Alcuni giorni fa hai ricevuto una multa per una violazione del codice della strada: il verbale – che ti è arrivato a casa con la consueta raccomandata – oltre a riportare la somma da versare al Comune, ti avverte che ti verranno decurtati 4 punti dalla patente. Tuttavia sono già decorsi 30 giorni dalla notifica dell’infrazione senza che alcuna notizia circa la sottrazione dei punti ti sia stata comunicata. Inizi a convincerti del fatto che la sanzione accessoria non ti verrà più applicata. Dopo qualche mese però ricevi una seconda multa; insieme ad essa, il Ministero ti comunica che hai finito i punti sulla patente e che, per ciò, entro massimo 30 giorni, devi provvedere alla revisione della patente, rifacendo i test di guida. La cosa ti prende alla sprovvista: è evidente allora che dopo la prima multa ti erano stati sottratti i punti senza però alcuna comunicazione. Se invece fossi stato messo al corrente di ciò, avresti potuto correre ai ripari e magari frequentare un corso per il recupero dei punti della patente. Così ti chiedi chi comunica la decurtazione dei punti dalla patente dopo la notifica di una multa? La questione è stata di recente affrontata dalla Cassazione con una serie di sentenze che hanno ribadito tutte lo stesso principio [1].

Cosa succede dopo una multa

Tutte le volte in cui viene elevata una multa che comporta la decurtazione dei punti, l’organo che ha provveduto all’accertamento ne dà notizia, nei 30 successivi, all’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida. Ciò al fine dell’applicazione della sanzione accessoria costituita, appunto, dalla sottrazione dei punti.

Il termine di trenta giorni dalla definizione del procedimento, entro il quale l’organo accertatore deve inserire i dati nell’Anagrafe degli abilitati alla guida, ha carattere meramente ordinatorio non avendo previsto il legislatore alcuna conseguenza nel caso in cui non venga rispettato. In particolare, per quanto riguarda la decurtazione dei punti della patente, i Comandi degli Organi accertatori (Polizia stradale, Carabinieri, Polizia Municipale, ecc.), accertata la definitività del verbale per avvenuto pagamento, per decorso dei termini di impugnativa o per conclusione dei ricorsi avverso i verbali, provvedono a inserire direttamente per via telematica nell’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida i dati relativi alle infrazioni contestate nonché i punti detratti.

ogni variazione di punteggio è comunicata agli interessati dall’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida».

Sulla base quindi dei dati inseriti dagli Organi di Polizia, il Ministero dei trasporti invia all’automobilista interessato la comunicazione delle variazioni di punteggio sulla patente. Tale comunicazione è obbligatoria perché prevista dal codice della strada [2] ma, come vedremo a breve, la sua omissione o la mancanza di prova circa l’invio della lettera, non comporta la nullità della sanzione medesima.

Sulla scorta di quanto appena detto possiamo rispondere alla domanda relativa a chi comunica la decurtazione dei punti: abbiamo detto che il compito spetta al Ministero dei trasporti per il tramite della Anagrafe Nazionale degli abilitati alla guida.

Come avviene la comunicazione della sottrazione dei punti della patente?

Per l’invio delle lettere di comunicazione della sottrazione dei punti viene utilizzato un sistema automatico e informatizzato, trattandosi di effettuare un numero rilevantissimo di comunicazioni agli interessati (circa 2/3 milioni/anno). Dunque, a ogni inserimento di decurtazione punti effettuata dagli Organi di Polizia, il sistema, predispone e invia una lettera per l’interessato, non tracciata, tramite Poste Italiane s.p.a., adempiendo così all’obbligo di comunicazione previsto per legge. La spedizione della comunicazione – che, come detto, spetta al Ministero dei Trasporti – non avviene tramite raccomandata con avviso di ricevimento per via del numero di lettere da spedire e del rilevante costo che ciò implicherebbe per l’erario.

Ne deriva che tutte le comunicazioni di avvenuta decurtazione risultano spedite all’indirizzo degli interessati (i quali, salvo smarrimento, dovrebbero esserne venuti a conoscenza) ma trattandosi, come detto, di stampa automatica, il Ministero non è in grado di dare la prova dell’effettivo ricevimento delle stesse (come avverrebbe invece se si trattasse di raccomandata a/r), potendo unicamente fornire copia della schermata del proprio sistema informatico, dalla quale risulta, unitamente alla data di contestazione e alla data di acquisizione dei verbali, la data della comunicazione della variazione punti.

Che succede in caso di mancata comunicazione di sottrazione dei punti della patente?

Proprio questa situazione ha spinto i giudici a ritenere che la mancata comunicazione della sottrazione dei punti non è causa di invalidità della sanzione accessoria; se l’automobilista non riceve la comunicazione del Ministero circa la decurtazione dei punti dalla patente non può trovare, in ciò, un alibi per sottrarsi alla sanzione ed eventualmente all’obbligo di revisione della patente.

La comunicazione di decurtazione, come si desume dalla stessa denominazione, è in realtà una semplice informativa di eventi già comunicati all’interessato con il verbale di contestazione (che contiene l’indicazione della decurtazione).

Revisione della patente: serve la comunicazione di riduzione dei punti?

A questo punto possiamo risolvere anche il secondo problema che ci siamo posti in partenza: la validità del provvedimento di revisione della patente in assenza della comunicazione della decurtazione dei punti. Secondo la Cassazione [3], il provvedimento di revisione della patente di guida, che è atto vincolato all’azzeramento dei punti, non presuppone l’avvenuta comunicazione, da parte del Ministero, delle variazioni del punteggio, posto che l’interessato può conoscerle da subito, attraverso il verbale di accertamento dell’infrazione cui sia collegata la sanzione accessoria della decurtazione, così come può conoscere in qualsiasi momento il suo saldo-punti.

Il codice della strada prescrive, sì, che ogni variazione di punteggio sia comunicata agli interessati dalla Anagrafe Nazionale degli abilitati alla guida, ma prevede anche che ciascun conducente possa controllare in tempo reale lo stato della propria patente con le modalità indicate dal Dipartimento ministeriale per i trasporti terrestri (ad esempio tramite numero verde  848-782782 o accedendo al portale dell’automobilista anche da tablet o smartphone). La predetta comunicazione, pertanto, ha un valore puramente informativo; mentre la fonte di riferimento è costituita dal verbale di contestazione dell’infrazione, ove è riportata anche la sanzione accessoria della decurtazione dei punti.

A sua volta, prosegue la Corte, il provvedimento di revisione della patente di guida è atto vincolato all’azzeramento del punteggio ed è anch’esso fondato sulla definitività dell’accertamento delle violazioni stradali, in esito alle quali sia stato decurtato l’intero punteggio; senza che sia dunque necessaria la previa comunicazione delle variazioni dei punti, di cui il conducente può avere notizia in qualsiasi momento, in primis, attraverso gli stessi verbali di accertamento.

Infine, conclude la Cassazione, la mancata comunicazione delle variazioni di punteggio non preclude l’iscrizione ai corsi di recupero, dal momento che la stessa è consentita, oltre che agli automobilisti che esibiscono la suddetta comunicazione, anche a quelli che esibiscono il mero duplicato ottenuto tramite il numero verde, la stampa del report da “il portale dell’automobilista”, o ancora, l’attestazione a stampa della posizione del conducente rilasciata dalla Motorizzazione. Sulla scorta di dette argomentazioni, il Supremo Collegio rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese di giudizio.

Come salvare i punti della patente

Di recente la Cassazione [4] ha stabilito un principio molto interessante che aiuterà diversi automobilisti a salvare i punti della patente. Quando arriva la multa con cui si chiede di comunicare, nei 30 giorni successivi, i dati del conducente ai fini della decurtazione dei punti, l’automobilista che dimostri che il mezzo è usato da tutti i familiari, può anche dichiarare di non ricordare a chi aveva prestato l’auto. In tal caso non gli può essere elevata la seconda contravvenzione, quella cioè che scatta a chi – senza valido motivo – non indica i dati dell’effettivo conducente. Leggi sul punto Multa: se presti l’auto non rischi più di pagarla.

note

[1] Cass. sent. n. 18174/2016.

[2] Art. 126 bis cod. strada.

[3] Cass. ord. n. 9270/18 del 16.04.2018.

[4] Cass. ord. n. 9555/18 del 18.04.2018.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 19 gennaio – 16 aprile 2018, n. 9270

Presidente Giusti – Relatore Scalisi

Fatti di causa

C.G. con ricorso del 16 maggio 2011 conveniva in giudizio il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nonché la Direzione Generale e la Direzione Territoriale di Lecce della Motorizzazione Civile al fine di ottenere: a) in via preliminare la sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento del 23 agosto 2011, con il quale la Motorizzazione di Lecce disponeva nei confronti del ricorrente la revisione della patente di guida e b) nel merito chiedeva l’annullamento del predetto provvedimento di revisione della patente di guida, il reintegro dei venti punti sulla patente del C.G. . Eccepiva, il ricorrente, l’illegittimità del provvedimento di revisione della patente di guida per violazione dell’art. 126 bis del Dlgs 285 del 1992, nella parte in cui prevede l’obbligo per l’Amministrazione di comunicare agli interessati ogni singola variazione di punteggio onde consentire la tempestiva partecipazione agli appositi corsi di recupero; 2) l’illegittimità del provvedimento di cui si dice per violazione dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990 in considerazione della carenza di motivazione di detto provvedimento amministrativo.

All’udienza del 30 settembre 2001 si costituiva l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Lecce che contestava gli assunti del ricorrente e ne chiedeva il rigetto.

Il Giudice di Pace di Lecce con sentenza n. 5067 del 2011 dichiarava inammissibile il ricorso per essere la comunicazione di decurtazione del punteggio un provvedimento non impugnabile. Avverso tale sentenza C. interponeva appello per le stesse ragioni già esposte con il ricorso introduttivo.

Si costituiva il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che in via preliminare eccepiva il difetto di giurisdizione del Giudice ordinario in favore del Giudice amministrativo e, nel merito richiamava le argomentazioni difensive già svolte nel giudizio di primo grado.

Il Tribunale di Lecce, con sentenza n. 5374 del 2011, dichiarava ammissibile l’opposizione, ma la rigettava nel merito. Secondo il Tribunale di Lecce l’appello doveva essere rigettato perché il provvedimento della Motorizzazione Civile era doveroso e vincolato una volta esaurito il punteggio e dovendosi rilevare che l’eventuale omessa comunicazione non escludeva la validità del provvedimento di revisione, sia perché dalla decurtazione dei punti l’automobilista era già a conoscenza, essendogli noto l’esito della contestazione dell’infrazione, sia perché poteva acquisire conoscenza tramite la consultazione dell’Anagrafe.

La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da C.G. con ricorso affidato ad un motivo. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha resistito con controricorso.

Ragioni della decisione

1.= Con l’unico motivo di ricorso C.G. lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 126 bis del Dlgs n. 285 del 1992 ed art. 6 del DM 29 luglio 2003 recante programmi dei corsi per il recupero dei punti della patente di guida (GU. 6 agosto 2003 n. 181) come modificato dal DM; 30 marzo 2006 (GU 3 maggio 2006 n. 101). Il ricorrente si duole del fatto che il Tribunale abbia ritenuto irrilevante, ai fini della legittimità del procedimento di revisione della patente di guida, la mancanza di comunicazioni, da parte dell’Anagrafe Nazionale degli abilitati alla guida, delle riduzioni del relativo punteggio causate da precedenti infrazioni, o, in altri termini, che il Tribunale abbia ritenuto che la comunicazione della decurtazione di punteggio al trasgressore non sarebbe condizione di validità del provvedimento stesso di revisione della patente di guida. Piuttosto, ritiene il ricorrente, l’art. 126 bis CdS imporrebbe all’amministrazione un obbligo di comunicare la decurtazione, la cui ratio risiederebbe nel porre il trasgressore in condizioni di riparare. E, la violazione di tale obbligo impedendo al trasgressore di iscriversi ai corsi per il recupero del punteggio, ai sensi dell’art. 6 del DM 29 luglio 2003 dovrebbe spiegare i propri effetti invalidanti anche sul provvedimento di revisione della patente.

Il Tribunale, non avrebbe tenuto conto, secondo il ricorrente, che in assenza della comunicazione di cui all’art. 126 bis CdS l’automobilista sarebbe posto nella totale impossibilità di verificare se la decurtazione dei punti sia stata operata legittimamente oppure illegittimamente in relazione a contestazioni per le quali sia stato proposto ricorso la cui decisione sia ancora sub iudice o per le quali il ricorso sia stato addirittura accolto dall’Autorità Giudiziaria.

1.1.= Il motivo è infondato.

Va qui osservato che nel sistema delineato dall’art. 126-bis del d.lgs. n.285 del 1992, l’applicazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti dalla patente di guida è conseguenza dell’accertamento costituito dal verbale di contestazione della violazione del Codice della Strada, che deve recare l’indicazione della decurtazione (comma 2). A sua volta, il comma 3 del medesimo art. 126-bis prescrive che ogni variazione di punteggio è comunicata agli interessati dall’Anagrafe Nazionale degli abilitati alla guida, ma prevede anche che ciascun conducente possa controllare in tempo reale lo stato della propria patente con le modalità indicate dal Dipartimento ministeriale per i trasporti terrestri; che la comunicazione della variazione di punteggio a cura dell’Anagrafe nazionale è atto, privo di contenuto provvedimentale, meramente informativo, la cui fonte è costituita dal verbale di contestazione (ovvero dall’ordinanza-ingiunzione che, rigettando il ricorso amministrativo, confermi il verbale anche per la parte concernente la sanzione accessoria), ed è espressione del principio di trasparenza dell’attività amministrativa. A sua volta, il provvedimento di revisione della patente, che è atto vincolato all’azzeramento del punteggio, ed è, anch’esso, fondato sulla definitività dell’accertamento delle violazioni stradali in esito alle quali sia stato decurtato l’intero punteggio dalla patente di guida, non presuppone l’avvenuta comunicazione delle variazioni di punteggio, tenuto conto che l’interessato conosce subito, attraverso il verbale di accertamento, se e in quale misura gli sarà applicata la sanzione accessoria della decurtazione punti, e può conoscere in ogni momento il suo saldo-punti (Cass. n. 18174 del 2016).

Il sistema così delineato garantisce la possibilità del recupero dei punti decurtati prima dell’azzeramento, per evitare la revisione; ed è, altresì, evidente che, ai fini dell’iscrizione ai corsi di recupero del punteggio non possa essere richiesta la previa comunicazione della avvenuta decurtazione dei punti, così come da tempo afferma la giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza n. 6189 del 2012), che ha già chiarito che l’iscrizione ai corsi di recupero è consentita, oltre che agli automobilisti che esibiscono la comunicazione, anche a quelli che esibiscono il duplicato della comunicazione, ottenuto tramite il numero verde, ovvero, la stampa del report de “il portale dell’automobilista”, ovvero, l’attestazione a stampa della posizione del conducente rilasciata dall’Ufficio della Motorizzazione (adesso cfr. Circolare Ministero dei trasporti, n. 11490 in data 8 maggio 2013).

In definitiva, il ricorso va rigettato. Le spese seguono la soccombenza. Deve, altresì, darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, del raddoppio del contributo unificato, ex art. 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/02, D.Lgs. 546/92.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale. Condanna il ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 800,00 oltre spese prenotate a debito. Ai sensi dell’articolo 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/02, D.Lgs. 546/92 si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’articolo 1 bis dello stesso articolo 13.

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