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Quando il bollo auto è illegale


Quando il bollo auto è illegale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 maggio 2018



Le sentenze che sanciscono l’illegittimità del bollo auto e consentono ai contribuenti di non pagare.

Pagare le tasse non piace a nessuno. Ma se c’è una tassa particolarmente odiata dagli italiani è il bollo auto. Le ragioni sono le più disparate e non è questa la sede per elencarle. Tuttavia è un dato di fatto che, nella classifica delle imposte più evase nel nostro Paese, al terzo posto c’è proprio il bollo auto, preceduto solo da Iva e Irpef. Il che significa che la tassa automobilistica è l’imposta indiretta meno pagata dai contribuenti. Qualcuno afferma spesso che il bollo auto è illegale, trattandosi di un’imposta che va a colpire un bene di primaria importanza quale l’auto e, così dicendo, si richiama alla tassa sulla casa che è stata più volte “sterilizzata” dal legislatore nei confronti dell’abitazione principale. In verità, non ha senso chiedersi se è giusto pagare il bollo auto visto che, comunque, c’è una legge che lo impone. Tralasciando le questioni di politica legislativa, possiamo però dire che, in alcuni casi, la richiesta di pagamento della tassa automobilista è illegittima perché contraria ai principi generali dell’ordinamento o alle specifiche norme fiscali. Di solito, a stabilire queste ipotesi sono le sentenze dei giudici. Ed è proprio a queste ultime che, qui di seguito ci riferiremo, sintetizzando il pensiero di quei tribunali che, sino ad oggi, hanno spiegato quando il bollo auto è illegale.

Bollo auto illegale: è una bufala?

Sui social network circola da tempo la notizia secondo cui il bollo auto sarebbe illegale e l’Italia riceve, ogni anno, una multa da parte della Comunità europea per non aver ancora cancellato questa imposta. Si tratta però di una bufala. Vero è che il 13 febbraio del 2012 è stata presentata un’interrogazione al Parlamento europeo per chiedere se il regime di tassazione delle auto fosse conforme alla normativa comunitaria. La risposta, intervenuta il 20 marzo successivo, ha confermato la piena autonomia degli Stati membri di tassare, a propria discrezione, l’uso o la proprietà dell’automobile: l’imposta insomma non è contraria al diritto dell’Unione Europea.

Ciò nonostante, come abbiamo anticipato in apertura, esistono dei casi in cui la richiesta del bollo auto è illegale. Vediamo quali sono.

Bollo auto illegale senza accertamento

La procedura per la richiesta di pagamento e la successiva riscossione del bollo auto è soggetta alle regole del procedimento amministrativo, regole che impongono innanzitutto la trasparenza nell’azione della PA, il rispetto del diritto alla difesa del contribuente e la motivazione degli atti in modo da consentire al cittadino di verificarne la fondatezza ed, eventualmente, impugnarli. La questione è stata di recente affrontata dal Consiglio dei ministri che ha ritenuto illegale la richiesta di pagamento del bollo auto non preceduta da un avviso di accertamento. All’automobilista in arretrato con il bollo non si può, in pratica, inviare direttamente la cartella di pagamento senza prima metterlo nella condizione di conoscere il proprio debito e spiegare a quali annualità esso si riferisce. Di fatto, però, così succede in alcune parti della penisola e in particolare nella Regione Sicilia, tant’è che l’anno scorso il Governo ha impugnato la relativa legge davanti alla Corte Costituzionale per manifesta illegittimità della norma. La normativa regionale prevede infatti la possibilità di chiedere il pagamento del bollo direttamente tramite la cartella dell’Agente della riscossione.

Quindi il primo caso in cui il bollo auto è illegale si verifica nel momento in cui il contribuente subisce l’avvio degli atti esecutivi senza che prima abbia ricevuto, dalla Regione, l’avviso di accertamento.

Bollo auto illegale dopo tre anni 

Tutte le volte che ti viene chiesto il pagamento del bollo auto, ricorda questo numero: tre. Ti servirà per controllare se la richiesta è illegittima o meno. Infatti è di tre anni sia il termine di decadenza del bollo auto, sia quello di prescrizione. Ma chiariamo meglio come stanno le cose.

Il termine di decadenza del bollo auto

Dopo la notifica dell’avviso di accertamento, la Regione iscrive a ruolo il proprio credito (forma cioè un documento con cui formalizza il mancato pagamento del contribuente) e delega l’agente della riscossione di eseguire il recupero coattivo tramite pignoramento. Ebbene, tra la data di iscrizione a ruolo del debito e la notifica della cartella di pagamento non possono decorrere più di tre anni; diversamente, la cartella è illegittima per intervenuta decadenza. Si può verificare in quale data è avvenuta l’iscrizione a ruolo dalla cartella stessa che contiene tutte le indicazioni circa il debito e gli importi da versare.

In sintesi il bollo auto è illegittimo se viene richiesto dopo tre anni dalla formazione del ruolo da parte della Regione.

Il termine di prescrizione del bollo auto

L’avviso di accertamento del mancato pagamento del bollo auto è illegittimo se sono decorsi più di tre anni da quando si è verificata la morosità. È questo il termine di prescrizione. Detto termine si conteggia a partire dal 1° gennaio dell’anno dopo a quello in cui l’imposta andava pagata. Per esempio, per il bollo auto 2018 la prescrizione si compie il 31 dicembre 2021; per cui tutte le richieste di pagamento pervenute dal 1° gennaio 2022 sono illegittime.

Altrettanto dopo l’avviso di accertamento la cartella deve essere notificata sempre nel termine di tre anni altrimenti si verifica, anche in questo caso, la prescrizione. Quindi, qualora nei tre anni dopo la ricezione di un avviso di accertamento non vengano notificati ulteriori atti volti a sollecitare il contribuente, quest’ultimo è libero dal debito. E così vale anche dopo la notifica della cartella esattoriale: se passa un triennio senza alcun pignoramento o diffida, il bollo auto è definitivamente caduto in prescrizione e non va pagato.

Di recente, proprio la Cassazione a Sezioni Unite è intervenuta su questo tema [1] ricordando che i tre anni restano fissi (non solo per tutte le parti d’Italia, checché ne dicano le Regioni e i singoli tribunali) anche dopo i 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento.

Le esenzioni dal bollo auto

Non dimentichiamo infine che numerose norme consentono di non pagare il bollo auto in presenza di particolari condizioni ed esenzioni come nel caso in cui il mezzo sia stato sottoposto a fermo amministrativo o sia utilizzato da un soggetto invalido con la 104; quando si tratta di un’auto d’epoca o a seguito di furto. Abbiamo sintetizzato tutte queste ipotesi in Quando il bollo auto non si paga.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 23397/2016.

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1 Commento

  1. BOLLO AUTO. Quindi – leggo – che il 13.2.2012 è stata proposta un’interrogazione al Parlamento europeo per sapere se il regime di tassazione delle auto fosse conforme alla normativa comunitaria. La risposta, che sarebbe intervenuta il 20 marzo successivo, avrebbe confermato “la piena autonomia degli Stato membri di tassare, a propria discrezione, l’uso o la proprietà dell’automobile”: l’imposta insomma non è contraria al diritto dell’Unione Europea.
    La soluzione mi pare innanzitutto non rispettosa delle competenze, che in materia di diritti dei Cittadini degli Stati aderenti al Trattato CE e alla CEDU, è riservata alla Corti e non al Parlamento, che è un organo politico e non giurisdizionale. Dopodiché pare evidente a chi scrive che il bollo auto, tassando la proprietà o il possesso (che è sempre manifestazione del diritto di proprietà privata) riferito ad un bene in proprietà privata, costituisce certamente una imposta “patrimoniale”. Le patrimoniali, per contro, colpendo il patrimonio e non la capacità contributiva a trarsi dal reddito (vero o presunto che sia), costituiscono una sorta di lento ed inesorabile esproprio del bene al quale esse si riferiscono, attuato conseguentemente senza indennizzo e al di fuori della pubblica utilità. Quindi un esproprio (la misura del quale non rileva) in violazione del diritto riconosciuto e tutelato dall’art. 1 del Prot. Add. n. 1 CEDU. Purtroppo, però, i giudici della Corte Costituzionale, sempre più spesso mirano a salvaguardare le esigenze economiche dello Stato indebitato dai politici che li designano, anziché i diritti costituzionalmente garantiti dei Cittadini.

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