Diritto e Fisco | Editoriale

Il reato di truffa

3 maggio 2018 | Autore:


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Guida definitiva sul delitto di truffa: quando è reato, cosa sono gli artifici e i raggiri, quali sono le truffe più comuni, come riconoscerle e come difendersi.

Il telefono squilla: rispondiamo e qualcuno con voce affabile dall’altra parte della cornetta ci dice che un nostro parente ha immediato bisogno di soldi. Oppure: riceviamo una mail che ci invita a inserire le coordinate del conto postale/bancario al fine di effettuare dei controlli. Ancora: ci contatta un misterioso individuo che, in cambio di pochi soldi, promette una rendita milionaria. Sono solo alcune delle truffe più frequenti in Italia. Il reato di truffa è molto diffuso e, a differenza del furto, implica in qualche modo la partecipazione della vittima la quale, raggirata dal truffaldino, consegna il suo denaro o i suoi beni cadendo nell’inganno.

La truffa può assumere diverse forme, nel senso che il reo può arricchirsi per mezzo di differenti strumenti: attraverso un semplice comportamento della vittima (si pensi a chi, tratto in inganno, distrugga un proprio bene prezioso facendo aumentare il valore di quello detenuto dal truffatore); attraverso un’omissione (ad esempio, non esigere un credito nella falsa convinzione, indotta da controparte, che questo sia prescritto); per mezzo di un negozio giuridico, quale un contratto, oppure utilizzando internet o i social network. Con questo articolo forniremo una guida completa relativa al reato di truffa: cos’è, quando si verifica, quali sono le truffe più comuni e come riconoscerle.

Truffa: cos’è?

Secondo il codice penale, la truffa consiste nel porre in essere artifizi o raggiri che, inducendo taluno in errore, consentono di procurarsi  un ingiusto profitto con altrui danno; la punizione è la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa fino a 1.032 euro [1].

La truffa è un reato comune, cioè che può essere commesso da chiunque, senza la necessità di rivestire qualche particolare qualità (ad esempio, non sono reati comuni l’abuso d’ufficio e il peculato perché possono essere commessi soltanto da un pubblico ufficiale, quindi da un soggetto qualificato).

L’elemento soggettivo del delitto è il dolo generico, consistente nella coscienza e volontà di taluno in errore, spingendolo a compiere un atto di disposizione patrimoniale al fine di arricchirsi ingiustamente.

Truffa: cosa sono gli artifici o raggiri?

Perché si possa parlare di truffa penalmente perseguibile occorre che il truffatore ponga in essere artifici o raggiri idonei ad indurre in errore una persona dalla normale avvedutezza. Ciò significa che, per potersi parlare di truffa, non è sufficiente il semplice silenzio, oppure l’utilizzo di informazioni di cui si è in possesso, né l’approfittamento dell’ignoranza altrui. Nemmeno la semplice menzogna, nuda e cruda, è sufficiente a far sorgere la responsabilità penale.

Il codice, quando parla di artifici o raggiri, vuole intendere una vera e propria macchinazione nei confronti dalla vittima, una messa in scena preparata ad arte, fatta con l’unico scopo di trarre in inganno per arricchirsi. La bugia, di per sé, è troppo poco per poter integrare il reato di truffa.

Solitamente, per artificio si intende un’alterazione della realtà esterna, una finzione che fa apparire come esistente qualcosa che non esiste oppure, al contrario, inesistente qualcosa che esiste. Il raggiro, invece, è una menzogna accompagnata da ragionamenti idonei a mascherarla da verità.

Il truffaldino, pertanto, deve realizzare un vero e proprio intrigo ai danni della vittima: solo in questa ipotesi potrà rispondere penalmente della sua condotta.

Truffa: quando è procedibile a querela?

La truffa è un reato perseguibile a querela di parte: ciò significa che, affinché il truffatore possa essere sanzionato, occorre che la vittima sporga querela presso le autorità competenti (carabinieri, polizia, ecc.). In assenza di questo atto, le autorità, anche se fossero venute a conoscenza della truffa, non potrebbero fare nulla.

Secondo il codice di procedura penale [2], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza tale “consenso” la legge non può punire l’autore del reato.

Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato procederà indipendentemente da essa. Perché allora alcuni reati sono punibili a querela e altri no? Perché di norma i primi sono meno gravi e, per evitare di ingolfare ancor più la macchina della giustizia, la legge ha pensato di lasciare alla discrezionalità della vittima la loro perseguibilità. Oppure per ragioni di convenienza: ad esempio, il codice penale persegue d’ufficio alcuni delitti contro il patrimonio (furto in abitazione, truffa, ecc.); quando questi, però, sono commessi a danno del coniuge  legalmente separato, ovvero del fratello o della sorella, diventano punibili a querela [3].

Chi riceve la querela o la denuncia provvede all’attestazione della data e del luogo della presentazione [4], all’identificazione della persona che la propone e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero [5].

A differenza della denuncia, la querela deve manifestare inequivocabilmente la volontà che si proceda in ordine a un fatto previsto dalla legge come reato. Il diritto di querela, inoltre, deve essere esercitato, a pena di decadenza, entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato. Il termine è di sei mesi per alcuni particolari delitti (ad esempio, violenza sessuale e stalking).

Quanto appena detto è tanto più valido oggi, a seguito della riforma [6] che ha esteso la procedibilità a querela ad una serie di reati, tra i quali rientrano anche alcune forme aggravate di truffa.

Truffa: quando è procedibile d’ufficio?

La truffa resta procedibile d’ufficio solamente in alcuni casi, e precisamente quando dalla truffa sia derivato un grave danno patrimoniale alla vittima, oppure in alcuni casi di truffa aggravata, e cioè:

  • se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;
  • se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’autorità;
  • se il fatto è commesso approfittando dello stato di debolezza della vittima.

In tutte queste circostanze, la truffa è perseguibile d’ufficio, cioè senza la necessità che la persona offesa sporga querela, e la pena va da uno a cinque anni di reclusione.

Truffa: quali sono le più diffuse?

Agli Italiani la fantasia non manca: il problema è che essa spesso viene riversata nell’inventare nuovi modi di raggirare il prossimo. Per questo motivo, le varietà di truffe nel nostro Paese non si contano: si va dalla truffa contrattuale a quella online, dal phishing alle diete miracolose, dalle promesse di soldi facili all’acquisto di beni “tarocchi”.

Nei paragrafi successivi vedremo quali sono le truffe più comuni in Italia, come riconoscerle e come difendersi.

Truffa contrattuale: cos’è?

Cominciamo la nostra analisi con uno dei raggiri più utilizzati: quello della truffa contrattuale. La truffa contrattuale si caratterizza per il fatto che l’azione criminosa si svolge all’interno di un rapporto negoziale, indipendentemente dalla natura dello stesso (compravendita, locazione, mediazione ecc.). Il reato si perfeziona, in genere, non con la stipulazione, ma nel momento in cui si verifica il danno patrimoniale in capo alla persona offesa e il correlativo arricchimento dell’agente.

Nella truffa contrattuale il consenso della vittima viene dolosamente carpito mediante un’abile messa in scena del reo, il quale ha come unico scopo quello di arricchirsi giovandosi del suo inganno.

Truffa contrattuale: come riconoscerla?

Riconoscere una truffa contrattuale non è sempre facile; questo perché gli effetti deleteri del contratto potrebbero verificarsi anche molto tempo dopo la stipula dello stesso. In ogni caso, per riconoscere questo tipo di truffa bisogna innanzitutto fare attenzione a chi ci sta davanti: è sempre preferibile scegliere un contraente affidabile, meglio ancora se è persona a noi nota oppure un professionista.

Attenzione poi alle promesse di facili guadagni: dietro si nasconde sempre qualcosa. Se il contratto che viene proposto riguarda beni immobili o beni di valore, è bene sempre farsi assistere da un avvocato.

Truffa contrattuale: come difendersi?

La truffa contrattuale gode di una doppia protezione:

  1. tutela civile: annullamento e/o risarcimento del danno;
  1. tutela penale: denuncia/querela.

Tutela civile: in cosa consiste?

Nel caso in cui la parte raggirata preferisca la sola tutela civile, dovrà adire il tribunale competente entro cinque anni dalla scoperta dell’inganno. Decorso inutilmente questo lasso di tempo, il suo diritto andrà prescritto. Nel proporre l’azione, dovrà dimostrare di essere stato raggirato dall’altra parte; per fare ciò, dovrà provare la malafede del colpevole, malafede che, come anticipato, va ben oltre il semplice silenzio, l’esagerazione a fini pubblicitari o la mera astuzia. In altre parole, il contraente “sciocco” non può accampare la sua estrema ingenuità per chieder l’annullamento del contratto.

Tutela penale: in cosa consiste?

Sul versante delle tutela penale, il truffato potrà senz’altro sporgere denuncia/querela. Come detto nei paragrafi precedenti, la truffa è di norma procedibile a querela; solo eccezionalmente essa è procedibile d’ufficio.

Poiché, però, la qualificazione della truffa (cioè, se essa sia semplice o aggravata) avviene solamente ad opera dell’autorità inquirente, quindi dopo che le indagini sono state svolte, è sempre prudente per la persona offesa recarsi presso il comando dei carabinieri più vicino per sporgere querela. Infatti, la querela ha un termine preciso, che è di tre mesi dal momento in cui il delitto è stato commesso oppure da quando è stato scoperto. Si pensi a chi venga raggirato contrattualmente e si accorga del danno patito soltanto anni dopo.

In buona sostanza, appena ci si è resi conto di aver subito una truffa è necessario sporgere subito querela.

Nel caso in cui non abbia già iniziato una causa civile, la vittima potrà chiedere il risarcimento del danno all’interno del procedimento penale che le autorità intraprenderanno contro il reo. In altre parole, sporgendo denuncia/querela il danneggiato può riservarsi la facoltà di costituirsi parte civile nel processo penale: ciò significa che la vittima che abbia anche subito un pregiudizio economico potrà far valere le sue pretese risarcitorie in sede penale.

Per ulteriori approfondimenti sul tema si rinvia alla lettura dell’articolo Truffa contrattuale: cos’è e come difendersi.

Truffa della dieta: cos’è?

La truffa della dieta ha riscosso un discreto successo (se così si può dire) grazie ai social network. Chi non si è imbattuto in un annuncio che prometteva un dimagrimento senza precedenti in un batter d’occhio? Il tutto, poi, è reso ancora più convincente dalle foto che dimostrano il “prima” e il “dopo” trattamento.

Truffa della dieta: come riconoscerla?

Smascherare la truffa della dieta è molto semplice: innanzitutto, vale la massima secondo cui nessun risultato può essere ottenuto senza il duro sacrificio, tanto nel lavoro come nella forma fisica.

Ecco alcune dritte per non cadere nell’inganno:

  • attenzione ai raffronti: già da questi è possibile capire che si tratta di una falsa notizia o, peggio ancora, di una truffa vera e propria. Spesso, infatti, per invogliare ancor più all’utilizzo della cura, la persona coinvolta nel “prima” e “dopo” trattamento è un volto noto dello spettacolo: pertanto, è ancor più facile constatare che la persona fuori forma non è la stessa che viene mostrata dopo con un fisico invidiabile.
  • Si tenga presente che al dimagrimento non corrisponde sempre un fisico tonico: in altre parole, anche se la massa grassa dovesse ridursi, quella muscolare dovrebbe essere rinforzata da costante esercizio fisico. La sola dieta, perciò, non basta.
  • Occhio alle fotografie: molte di esse sono solo specchietti per le allodole. Alcune ritraggono improbabili dottori o dottoresse in tinelli poco rassicuranti, con in mano alambicchi e ampolle che dovrebbero conferire un tono rispettabile.

Truffa della dieta: cosa fare?

Perché possa integrarsi la truffa occorre che la persona ingannata si sia impoverita arricchendo il truffatore. Pertanto, non sarà sufficiente vedere un’immagine su facebook per far scattare la possibilità della denuncia/querela.

Perché si abbia il reato di truffa, inoltre, è necessario che l’acquirente sia stato indotto ad acquistare il prodotto miracoloso per mezzo di artifici o raggiri, cioè mediante una messa in scena studiata ad arte per raggirare la povera vittima. In caso contrario, cioè se si acquista un prodotto nella convinzione personale che da esso ci si possa attendere un dimagrimento, pur non essendo reclamizzato da alcuna parte questo effetto, non si potrà di certo querelare il venditore o il produttore.

Ugualmente, non costituiscono truffa le normali esagerazioni che di solito accompagnano la vendita di una merce: si tratta di pratiche commerciali che, se non superano la soglia del buon senso, non costituiscono illecito.

Anche l’acquisto di un prodotto che viene venduto per dietetico, se non sortisce gli effetti desiderati, non costituisce di per sé presupposto sufficiente per la truffa. In altre parole, se si segue un trattamento dietetico al termine del quale non si è avuto nessun risultato apprezzabile, non si ha automaticamente il diritto di sporgere denuncia. Si ha truffa solamente se è stato posto in essere un inganno bello e buono con lo scopo di raggirare l’acquirente.

Oltre al denuncia, è possibile chiedere il risarcimento, consistente non soltanto nella restituzione di quanto pagato, ma anche nel danno patito a seguito della dieta. Molto spesso, infatti, i programmi dietetici che circolano in internet non soltanto sono inutili ma, ancor peggio, sono dannosi per la salute! Quindi, si potrà chiedere (eventualmente, costituendosi parte civile nel procedimento penale intrapreso per truffa) il risarcimento del danno, economico e morale, subito a seguito della falsa dieta.

Per un ulteriore approfondimento del tema si rinvia alla lettura dell’articolo Truffa dieta su facebook: come riconoscerla.

Truffa online: cos’è?

La truffa online è una delle più diffuse in assoluto. Non si tratta di una truffa autonoma, diversa dalle altre, ma semplicemente di un raggiro realizzato attraverso internet. Possiamo tranquillamente dire che questo tipo di truffa è diventata oramai prevalente, considerato che oggi la maggior parte degli acquisti avviene attraverso la rete.

La truffa online può avvenire in svariati modi: normalmente si tratta di una compravendita finita male, cioè di un acquisto che si rivela essere un’amara sorpresa per il raggirato. Ma esistono metodi molto più sofisticati e ingegnosi di truffare su internet, ad esempio spacciandosi per una persona di conoscenza della vittima per farsi inviare del denaro; oppure ottenendo fraudolentemente i codici segreti di carte di credito e conti bancari o postali. Molto noto è il cosiddetto phishing (vedi dopo).

La truffa online più frequente, però, è quella che ha ad oggetto la vendita di un prodotto che, una volta ricevuto, si rivela essere difettoso oppure essere del tutto diverso da quello desiderato. Altre volte, invece, l’oggetto acquistato, anziché essere nuovo, è evidentemente di seconda mano.

Truffa online: come riconoscerla?

Per evitare di vedersi recapitare a casa un prodotto usato anziché uno nuovo, un buon indice rivelatore è costituito dal prezzo: normalmente, chi spaccia un bene per un altro cercherà di renderlo il più attrattivo possibile, mettendolo in risalto agli occhi del consumatore. In questo senso, nulla lusinga più di un prezzo conveniente. Sarebbe opportuno, pertanto, effettuare una saggia comparazione dei prezzi navigando in siti diversi alla ricerca del prodotto che abbia le stesse caratteristiche.

Anche le modalità di pagamento sono importanti. Il pagamento anticipato espone l’acquirente al rischio di perdere definitivamente quanto versato nel caso in cui non riesca ad ottenere la restituzione del danaro o il cambio della merce. Sarebbe preferibile, perciò, il pagamento in contrassegno, il quale consente di corrispondere il prezzo al momento dell’effettiva consegna. In tal caso, si ricordi di aprire il pacco per la verifica della merce prima della firma di avvenuta ricezione.

Uno dei modi migliori di evitare la truffa dei prodotti usati è quello di verificare attentamente l’attendibilità del venditore. Se ciò si rende normalmente superfluo per le grandi compagnie note in tutto il mondo, per i piccoli venditori è d’uopo un controllo dell’affidabilità. Il riscontro potrà avvenire attraverso il cosiddetto feedback, il quale rappresenta il termometro delle valutazioni sul venditore rilasciate dai precedenti acquirenti.

Truffa online: come difendersi?

Nel caso in cui, pur seguendo i consigli sopra indicati, si dovesse incorrere nell’acquisto di un prodotto usato o, comunque, diverso da quello desiderato, le strade da percorrere sono molteplici. Anche in questo caso la tutela è sia civile che penale.

Tutela civile

Innanzitutto, in via bonaria si potrà esercitare, entro 14 giorni dal ricevimento della merce [7], il diritto di recesso, inviando una raccomandata con avviso di ricevimento al venditore. Il consumatore dovrà, entro 14 giorni dall’invio del recesso, adoperarsi per la restituzione della merce, a fronte della quale avrà diritto al rimborso integrale di quanto pagato.

Tutela penale

Il comportamento del venditore potrebbe integrare gli estremi del reato: se, infatti, egli ha posto in essere una condotta o una serie di condotte volte a raggirare il compratore, ingannandolo volontariamente sul bene che stava per acquistare, potrà configurarsi il reato di truffa. Anzi, secondo la Corte di Cassazione, l’acquisto a distanza mette il compratore in una situazione di svantaggio tale da far scattare anche l’aggravante della minorata difesa. Pertanto, ogniqualvolta il venditore approfitti della distanza per raggirare il compratore, si configura il reato di truffa aggravata [8].

La vittima di una truffa potrà senz’altro sporgere denuncia/querela. Per i casi di truffa in internet, poi, la Polizia di Stato ha messo a disposizione dei cittadini una speciale forma di denuncia: quella online, da effettuarsi direttamente dal web collegandosi al sito istituzionale della polizia. Per approfondimenti si consiglia la lettura di questo articolo.

Per un approfondimento si rimanda alla lettura dell’articolo Truffe prodotti usati online: come evitarli? 

Truffa online: qual è il giudice competente?

Problema a lungo dibattuto è stato quello riguardante il giudice competente nel caso di truffa online. A rispondere è stata la Corte di Cassazione, secondo cui il giudice territorialmente competente a conoscere del delitto di truffa online è quello del luogo ove è avvenuto l’arricchimento del reo [9]. Spieghiamo meglio.

Secondo i giudici, il momento consumativo del reato di truffa online si ha nel momento in cui la persona offesa effettua il pagamento, realizzando così l’ingiusto profitto del reo. Di conseguenza, ogni volta che la vittima dell’inganno effettui un pagamento o un versamento a favore del truffatore (ad esempio: acquisto in internet di un oggetto nuovo che in realtà si scopre usato; versamento a favore di una persona che si spaccia per un parente in difficoltà; accredito a beneficio di un ente che si maschera come istituto di credito) arricchendolo immediatamente, questo sarà il momento in cui il reato di truffa si perfeziona e, perciò, competente sarà il giudice del luogo ove la vittima ha effettuato l’operazione.

Diversamente avviene nel caso in cui il pagamento non arricchisce immediatamente il truffatore. A proposito di un versamento effettuato tramite bonifico, la Suprema Corte ha così stabilito: «nell’ipotesi di truffa contrattuale realizzata attraverso la vendita di beni ed il conseguente pagamento online, il reato si consuma nel luogo ove l’agente consegue l’ingiusto profitto e non già in quello in cui viene data la disposizione per il pagamento da parte della persona offesa» [10]. Questo perché il bonifico è un particolare mezzo di pagamento che consente a chi l’ha effettuato di revocare l’ordine (e, quindi, di re-impossessarsi del danaro) fino a quando il beneficiario non lo riscuota.

Detto in due parole: la truffa si perfeziona nel momento in cui il truffato arricchisce il truffatore. Di conseguenza, poiché la competenza si radica in capo al giudice del luogo ove il reato si è consumato, conoscerà dell’illecito:

  • il giudice del luogo in cui il pagamento è avvenuto, se la modalità di trasferimento del denaro comporta un arricchimento immediato del truffatore (es.: ricarica carta prepagata);
  • il giudice del luogo ove il reo ha incassato le somme, nel caso di ingiusto profitto avvenuto con modalità diverse (es.: bonifico).

Per ulteriori approfondimenti si legga l’articolo Truffa online: qual è il giudice competente?

Phishing: cos’è?

Una delle truffe online più note è quella del phishing: trattasi di una truffa informatica effettuata inviando un’e-mail con il logo contraffatto di un istituto di credito o di altra istituzione economica, in cui si invita il destinatario a fornire dati riservati (numero di carta di credito, password di accesso al servizio di home banking, ecc.), motivando tale richiesta con ragioni di ordine tecnico.

Il phishing, di solito, avviene così. Attraverso una e-mail, solo apparentemente proveniente da istituti finanziari (banche, Poste italiane o altre società emittenti di carte di credito) o da siti web che richiedono l’accesso previa registrazione, l’utente è invitato, adducendo problemi di registrazione o di altra natura, a fornire i propri dati riservati di accesso al servizio. In poche parole, viene richiesta la password.

Solitamente nel messaggio, per rassicurare l’utente, è indicato un link che rimanda solo apparentemente al sito web dell’istituto di credito o del servizio a cui si è registrati.  In realtà il sito a cui ci si collega è  stato preparato in modo da assomigliare a quello originale. Qualora l’utente inserisca i propri dati riservati, questi saranno nella disponibilità dei truffatori.

Phishing: come riconoscerlo?

Difendersi dal phishing è piuttosto semplice: occorre soltanto un po’ di attenzione.

  • Innanzitutto, è già la nostra casella di posta elettronica a lanciare l’allarme: di solito, infatti, il messaggio di phishing viene archiviato già nella cartella spam, cioè nella cartella destinata ai messaggi che vengono inviati in massa a tantissime persone.
  • In secondo luogo, se si presta ben attenzione al contenuto del messaggio, si noteranno un sacco di piccole disattenzioni: banali errori di grammatica, discordanza nell’uso dei verbi e dei pronomi, imprecisioni nella riproduzione del logo della società che richiederebbe le informazioni.
  • A tutto ciò si aggiunge un’altra semplice considerazioni: gli istituti di credito non operano attraverso questi strumenti, cioè mediante l’invio di messaggi, ma in maniera più qualificata, ad esempio attraverso raccomandate scritte.

Phishing: come difendersi?

La vittima di phishing potrà senz’altro sporgere denuncia/querela. Per i casi di truffa in internet, poi, la Polizia di Stato ha messo a disposizione dei cittadini una speciale forma di denuncia: quella online, da effettuarsi direttamente dal web collegandosi al sito istituzionale della polizia. Per approfondimenti si consiglia la lettura di questo articolo.

Per ulteriori approfondimenti sul phishing si rinvia alla lettura dell’articolo Phishing: cos’è e come riconoscerlo.

Truffa alla nigeriana: cos’è?

Anche la cosiddetta truffa alla nigeriana può essere perpetrata attraverso internet. La truffa alla nigeriana è una particolare truffa a distanza che consiste nell’ingannare la vittima spacciandosi per una persona facoltosa che, per problemi burocratici, non riesce a sbloccare un’ingente somma di denaro che gli deve essere resa ma che si trova momentaneamente presso un istituto di credito. Per favorire l’operazione di trasferimento, il truffaldino chiede alla vittima di anticipare una (iniziale) modesta somma di denaro dietro la promessa che, al termine della vicenda, verrà restituita con lauti interessi. Altrettanto ovvio è, però, che nulla verrà reso e che si tratta di una truffa bella e buona. Le richieste di denaro, col tempo, si fanno sempre più cospicue, ogni volta sorrette da motivi pretestuosi.

A volte, anziché benestante, il truffatore si spaccia per un avvocato che chiede agli eredi di un presunto parente di anticipare le somme necessarie alla successione; altre volte, di un fascinoso latin lover che, conquistato il cuore di una donna, ne approfitta per chiederle soldi al fine di favorire il loro incontro (chiaramente il gentleman vive all’altro capo del mondo).

Viene definita truffa alla nigeriana perché le prime manifestazioni di questo tipo di reato si sono avute proprio nel Paese africano. Poiché questa truffa è stata messa fuori legge, viene anche definita 419 Scam, in riferimento all’articolo di legge che la punisce in Nigeria.

Truffa alla nigeriana: come riconoscerla?

Difendersi dalla truffa alla nigeriana non è difficile, in quanto le modalità con cui i criminali colpiscono sono sempre le stesse:

  • In ballo c’è una grossa somma di denaro (eredità, vincita o semplici “risparmi” di un gran riccone);
  • Il contatto avviene sempre a distanza, normalmente tramite internet;
  • Il truffatore non si fa mai vedere in volto (ad esempio, attraverso webcam) ma, al massimo, attraverso la foto di un profilo falso;
  • Viene sempre chiesta una somma di denaro, inizialmente bassa, poi via via sempre più ingente;
  • Spesso la persona che effettua il contatto dice di risiedere all’estero;
  • Quasi sempre viene raccomandata la massima discrezione (per via del timore che la vittima, raccontando quanto gli sta succedendo, possa essere dissuaso da amici e parenti).

Truffa alla nigeriana: come difendersi?

Elencate le caratteristiche della truffa alla nigeriana, difendersi diventa un gioco da ragazzi. Innanzitutto, se venite contatti da persone che chiedono somme di danaro, diffidatene subito. Se, però, il tizio sembra convincente, oppure non chiede subito dei soldi, potete effettuare un controllo della sua identità tramite comparazione della sua foto con quella del profilo facebook, linkedin, instagram, twitter e chi più ne ha più ne metta.

Attenzione, poi, alla grammatica: molti di questi truffatori scrivono davvero male. Quindi, se il misterioso uomo che vi ha contattato si spaccia per un gran signore o un professionista, commettendo errori di scrittura si smaschererà da solo.

Un altro consiglio importante è quello di non cancellare le conversazioni: potranno essere utili come prova in sede processuale.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla lettura dell’articolo Truffa alla nigeriana: come difendersi.

note

[1] Art. 640 cod. pen.

[2] Art. 336 cod. proc. pen.

[3] Art. 649 cod. pen.

[4] Art. 337 cod. proc. pen.

[5] Art. 107 disp. att. cod. proc. pen.

[6] Decreto legislativo 10 aprile 2018 n. 36.

[7] Articolo 52 decreto legislativo n. 206/2005.

[8] Cass. Sent. N. 17937/2017 del 22.03.2017.

[9] Cass., sent. n. 7294 del 15.02.2017.

[10] Cass., sent. n.  7749/2015.

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