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Trasformazione rapporto di lavoro: cosa dice la legge?

3 maggio 2018 | Autore:


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Quali sono i nuovi indici presuntivi al verificarsi dei quali scatta la trasformazione del rapporto di lavoro da autonomo a subordinato?

Hai lavorato per moltissimi anni come lavoratore autonomo. Fai quindi parte di quella schiera di lavoratori che purtroppo non ha avuto la fortuna di avere sin dall’inizio della propria carriera lavorativa un contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato. La tua attività lavorativa, però, spesso sembra proprio coincidere in tutto e per tutto con le attività che caratterizzano il lavoro subordinato, e inizi a chiederti se è proprio il caso di far presente al tuo committente della possibile trasformazione del rapporto di lavoro.

Ma quando è possibile avanzare la pretesa di trasformazione del rapporto di lavoro? Cosa dice la legge in merito? Andiamo quindi con ordine e vediamo nel dettaglio quali sono i nuovi indici presuntivi al verificarsi dei quali scatta la trasformazione del rapporto di lavoro da autonomo a subordinato?

Trasformazione rapporto di lavoro: come dimostrare?

Innanzitutto, devi sapere che l’eventuale richiesta di trasformazione del rapporto di lavoro, dopo le tante riforme che hanno investito la materia, non è tuttavia così scontata e univoca.

L’unico punto fermo sul tema, rimasto invariato nel corso degli anni, è costituito dalla rilevanza, ai fini dell’eventuale conversione in forma subordinata di un rapporto nato come autonomo, dei c.d. indici di subordinazione (e vedremo quali). In via generale, la giurisprudenza è solita riqualificare come lavoro subordinato tutti i rapporti contrattuali che, pur essendo formalmente diversi, di fatto consentono al committente di esercitare un potere direttivo, organizzativo e disciplinare sul collaboratore, emanando ordini specifici e svolgendo un’assidua attività di vigilanza e controllo dell’esecuzione della prestazione lavorativa.

Trasformazione rapporto di lavoro: cos’è la monocommittenza?

La monocommittenza, come puntualizzato, è naturalmente un elemento chiave che deve essere valutato, per compiere questo accertamento. Ma cos’è la monocommittenza? Per monocommittenza s’intende semplicemente quel rapporto di lavoro svolto dal titolare di Partita Iva verso un unico committente. Tale circostanza può essere sintomo dell’esistenza di un rapporto di collaborazione o di lavoro subordinato «mascherato».

Trasformazione rapporto di lavoro: primi interventi normativi

Come premesso, l’indagine su questi elementi è, tuttavia, molto complicata; per provare a rafforzare l’azione di contrasto degli abusi, il legislatore ha cercato con vari interventi normativi, nel caso delle collaborazioni autonome, di prevedere la conversione automatica del rapporto al verificarsi di alcune condizioni.

Questa strada è stata intrapresa con decisione dalla Legge Fornero [1], secondo la quale si sarebbe applicata una presunzione di subordinazione delle collaborazioni a Partita Iva se si fossero realizzate almeno due delle seguenti tre condizioni:

  1. collaborazione con lo stesso committente di durata complessiva superiore a 8 mesi annui per due anni consecutivi;
  2. compenso proveniente dallo stesso committente superiore all’80% dei compensi percepiti dal collaboratore nell’arco di due anni consecutivi;
  3. postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

Tali indici, tuttavia, non trovavano applicazione in determinati casi specifici, come ad esempio:

  • soggetto che abbia competenze teoriche di grado elevato o capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze;
  • soggetti titolare di Partita Iva con fatturato annuo non inferiore a 1,25 volte il minimo imponibile previsto per i contributi dovuti dagli artigiani ed esercenti attività commerciali, che per l’anno 2018 è pari a € 19.637,50.

Trasformazione rapporto di lavoro: l’evoluzione normativa

La normativa brevemente illustrata è stata con il passare degli anni successivamente abolita per effetto del nuovo testo unico dei contratti di lavoro [2], introdotto dal Jobs Act [3]. Si ricorda che la norma era nata con l’intento di salvaguardare in quegli anni i lavoratori che pur di lavorare venivano ingabbiati su apposita richiesta dei datori di lavoro in «false» Partite Iva con l’evidente intento di abbattere il costo aziendale.

In luogo di tale meccanismo, uno dei decreti delega del Jobs Act ha posto la etero-organizzazione quale criterio fondamentale per l’applicazione delle norme del rapporto di lavoro subordinato, sostituendo il criterio della monocommittenza, come criterio dirimente.

Trasformazione rapporto di lavoro: quali sono i nuovi indici presuntivi?

Alla luce della nuova norma introdotta per effetto del Jobs Act, a far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina  del rapporto di lavoro subordinato anche ai  rapporti  di  collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente  personali, continuative e le cui modalità di esecuzione  sono  organizzate  dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

Restano, invece, escluse per legge dalla trasformazione del rapporto di lavoro:

  • le collaborazioni  per  le  quali  gli  accordi  collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali  comparativamente  più rappresentative sul piano nazionale prevedono  discipline  specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo,  in  ragione  delle particolari  esigenze  produttive  ed  organizzative   del   relativo settore;
  • le collaborazioni  prestate  nell’esercizio  di  professioni intellettuali per le quali è  necessaria  l’iscrizione  in  appositi albi professionali;
  • le attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;
  • le collaborazioni rese a fini istituzionali in favore  delle associazioni e  società  sportive  dilettantistiche  affiliate  alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate  e agli enti di promozione  sportiva  riconosciuti  dal  C.O.N.I. [4].

Trasformazione rapporto di lavoro: cosa s’intende per etero-organizzazione?

Con questa nuova disciplina, dunque, il requisito della monocommittenza ha perso centralità in favore della c.d. etero-organizzazione. In altri termini, il collaboratore (che sia una Partita Iva oppure un parasubordinato) entra nel campo di applicazione delle regole del lavoro subordinato se la sua prestazione di lavoro è esclusivamente personale, continuativa e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

In questo nuovo meccanismo – al pari di quello previsto dalla Legge Fornero – l’automatismo è solo apparente: nel senso che per convertire il rapporto è comunque necessario un passaggio giudiziale (che può essere preceduto da un atto amministrativo di accertamento ad opera degli ispettori del lavoro) in quanto deve essere concretamente accertata la presenza dell’etero-organizzazione.

Queste considerazioni valgono anche per le collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.), rispetto alle quali va tenuto conto anche di un altro elemento: il c.d. Jobs Act del lavoro autonomo [5] ha precisato che l’etero-organizzazione non sussiste se il committente esercita una forma di potere organizzativo preventivamente concordata tra le parti nel contratto.

Trasformazione rapporto di lavoro: quali elementi valutano gli ispettori?

Le nuova disciplina riguardante la trasformazione del rapporto di lavoro è stata recepita successivamente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali [6] al fine di fornire indirizzi operativi al personale ispettivo che dovesse riscontrare possibili comportamenti elusivi da parte dei datori di lavoro. Il documento di prassi conferma che, a decorrere dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato in presenza dei seguenti requisiti:

  1. collaborazioni che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali e continuative;
  2. modalità di esecuzione organizzate dal committente;
  3. anche con riferimento “ai tempi e al luogo di lavoro“ (c.d. etero-organizzazione).

Tali condizioni, che devono verificarsi congiuntamente, si considerano avverate ogniqualvolta il collaboratore operi all’interno di una organizzazione datoriale rispetto alla quale sia tenuto:

  • ad osservare determinati orari di lavoro;
  • a prestare la propria attività presso luoghi di lavoro individuati dallo stesso committente
  • e sempre che Ie prestazioni risultino continuative ed esclusivamente personali.

A tal proposito:

  • per “prestazioni di lavoro esclusivamente personali” si intendono Ie prestazioni svolte personalmente dal titolare del rapporto, senza I’ausilio di altri soggetti. In altre parole, il lavoratore autonomo per essere tale non deve avere collaboratori e non può essere sostituito;
  • per prestazioni “continuative” si intendono quelle ripetute in un determinato arco temporale al fine di conseguire una reale utilità e organizzate dal committente quantomeno con riferimento “ai tempi e al luogo di lavoro”;
  • per prestazioni con riferimento “ai tempi e al luogo di lavoro” si intendono quelle organizzate direttamente dal committente. In altri termini, significa che il committente non deve organizzare l’attività del lavoratore autonomo e quest’ultimo non deve lavorare negli uffici dell’azienda e non deve avere orari di lavoro prestabiliti.

Dal 01.01.2016, dunque, qualora venga riscontrata la contestuale presenza delle suddette condizioni di etero-organizzazione, sarà applicabile la disciplina del rapporto di lavoro subordinato.

Trasformazione rapporto di lavoro: quali sono le conseguenze?

Ma oltre alla trasformazione del rapporto di lavoro da autonomo a subordinato, quali sono le altre conseguenze? A tal proposito il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale chiarisce che, data la formulazione generica utilizzata dal legislatore, si intende applicabile qualsivoglia istituto, legale o contrattuale (ad es. trattamento retributivo, orario di lavoro, inquadramento previdenziale, tutele avverso i licenziamenti illegittimi ecc.), normalmente applicabile in forza di un rapporto di lavoro subordinato.

Si applicano, pertanto, Ie medesime conseguenze legate ad una riqualificazione del rapporto, semplificando di fatto l’attività del personale ispettivo che in tali ipotesi potrà limitarsi ad accertare la sussistenza di una etero-organizzazione con l’irrogazione delle sanzioni in materia di collocamento (comunicazioni di assunzione e dichiarazione di assunzione).

note

[1] Art. 1, co. 26 della Legge 28 giugno 2012, n. 92.

[2] Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81.

[3] Legge 10 dicembre 2014, n. 183.

[4] Art. 90 della Legge 27 dicembre 2002, n. 289.

[5] Legge 22 maggio 2017, n. 81/2017.

[6] Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Circolare n. 3 del 01.02.2016.

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1 Commento

  1. In pratica chi ha l’iscrizione all’albo rimane (falsa) partita iva nonostante la palese subordinazione!

    Nella settore sanitario è pieno di false partite iva in monocommittenza da anni subordinate in tutto, con turni ed esami scelti e programmati dal committente, svolgendo i propri turni in locali e con macchinari del committente.
    E la clinica viene anche accreditata al SSN.

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