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Caregivers e Ape sociale

4 maggio 2018


Caregivers e Ape sociale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 maggio 2018



Sono dirigente ospedaliero di 63 anni con 39 anni di contributi e sono caregiver di un figlio invalido all’80%. Penso di avere i requisiti x richiedere l’Ape sociale ma percepisco uno stipendio netto di  3.200€  e penso che sarei penalizzato con un assegno di 1.500€. Perché l’INPS continua a ribadire che tale prestazione è completamente gratuita quando l’assegno pensionistico non è assolutamente equiparabile alla futura pensione?

La cosiddetta Ape sociale è una misura, disciplinata dall’articolo 1, commi da 179 a 186, della legge di bilancio 2017, che prevede un’indennità a carico dello Stato erogata ai soli soggetti contemplati dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e non fruiscano già di pensione diretta in Italia o all’estero.

Tra i possibili fruitori anche i cosiddetti caregivers, cioè coloro i quali assistano, avendo un’anzianità contributiva di almeno trenta anni, da almeno sei mesi il coniuge, l’unito civilmente o il parente di primo grado che sia con loro convivente e che abbia handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992; recentemente tra i caregivers che possono fruire dell’Ape sociale, fermi gli altri requisiti, sono stati inclusi anche i parenti o affini entro il secondo grado conviventi se il genitore o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti oppure siano deceduti o mancanti.

Si aggiunga che l’indennità, se ottenuta, spetta fino al conseguimento della pensione di vecchiaia per dodici mensilità all’anno non rivalutabili e per un importo pari al massimo ad euro 1.500,00 (cioè pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione se inferiore a 1.500,00 euro o pari a 1.500,00 se la pensione è pari o maggiore a questo importo).

Fatte queste premesse, alla constatazione del lettore circa la più volte pubblicizzata “gratuità” dell’Ape sociale rispetto alla forte riduzione per il lettore dell’importo che gli spetterebbe rispetto all’attuale calcolo del suo rateo pensionistico, si può dire quanto segue.

La gratuità reclamizzata da Inps, e non solo da Inps, si riferisce al fatto che l’Ape sociale è una indennità a totale carico dello Stato nel senso che chi la percepirà non dovrà restituirla allo Stato (una volta raggiunta l’età per la conseguire la pensione di vecchiaia) come invece è previsto per l’Ape volontaria (per la quale il cittadino dovrà sottoscrivere un vero e proprio mutuo, con banche o compagnie assicuratrici, con obbligo di restituzione a rate ventennali).

Quindi la gratuità di cui si parla quando ci si riferisce all’Ape sociale consiste nel fatto che chi la consegue ottiene (se ne ha diritto possedendo i requisiti previsti dalla legge) una indennità di importo massimo pari a 1.500,00 euro di cui potrà fruire fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia senza doverne poi restituire l’importo allo Stato: non si tratta, quindi, di un prestito da restituire come invece è l’Ape volontaria.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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