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Tfs del medico senza indennità di esclusività: quando fare ricorso

4 maggio 2018


Tfs del medico senza indennità di esclusività: quando fare ricorso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 maggio 2018



Sono un medico ospedaliero dal 91,con dimissioni volontarie a fine 2015; in extramoenia da fine 2014. È stato calcolato un Tfs senza indennità di esclusività. Posso fare ricorso per recuperare tale indennità?

Al termine dell’attività lavorativa, capita ormai sempre più spesso che i conti non tornino. È questa è una situazione che riguarda da vicino migliaia di medici, che rischiano di ritrovarsi una liquidazione di importo inferiore rispetto a quella effettivamente maturata. Le modalità di calcolo e le voci da considerare ai fini del trattamento di fine rapporto o di fine servizio dovuto sono, infatti, di difficile comprensione soprattutto per i non addetti ai lavori. Questo perché nell’arco degli ultimi anni si sono succeduti orientamenti contrastanti, che – specie in ambito sanitario – non hanno aiutato a fare chiarezza sulla materia, ingenerando ancor più dubbi e perplessità nei lavoratori al momento del loro “ritiro” dal mondo del lavoro.

Ciò premesso, deve dirsi sin da subito che per rispondere con chiarezza e certezza al quesito posto, in realtà sarebbe indispensabile visionare e valutare tutta la documentazione in possesso del lettore, quali buste paga e Tfs liquidato.

Dando per presupposte alcune circostanze, tra le quali l’effettiva spettanza dell’indennità di esclusività (nel caso specifico sino a settembre 2014) e la correlativa presenza della voce nelle buste paga, si rappresenta che – in linea di principio – la risposta al quesito posto dal lettore è positiva, atteso che è possibile (nel termine di 5 anni) recuperare le voci non inserite e non computate ai fini del calcolo del trattamento di fine servizio spettante.

Ai fini del trattamento di fine servizio, infatti, sono da considerare i seguenti emolumenti:

– Stipendio tabellare;

– Retribuzione Individuale di anzianità;

– Retribuzione di posizione minima parte fissa e variabile;

– Retribuzione di posizione minima unificata;

– Retribuzione di posizione variabile aziendale;

– Indennità di specificità medica;

– Assegno personale, ove spettante;

– Retribuzione di risultato;

– Specifico trattamento economico, ove spettante;

– Indennità di incarico di direzione complessa;

-Indennità di esclusività;

– Retribuzione legata a particolari condizioni di lavoro;

– Indennità di sostituzione;

– Indennità Ufficiale di polizia giudiziaria;

– Indennità sostitutiva della reintegrazione.

Ciò posto, ferma restando la necessità di valutare la documentazione, è possibile fare un ricorso (presso il giudice del lavoro) per recuperare la voce afferente all’indennità di esclusività se non corrisposta. Come anticipato, il temine per agire in giudizio è di 5 anni, decorrente dal momento della liquidazione del Tfs. In questi casi, dunque, si rende sempre opportuno interrompere i termini di prescrizione con un’apposita diffida da inviare al datore di lavoro (dunque, all’Azienda ospedaliera nel caso di specie).

Alla luce di quanto detto, il consiglio pratico che si offre al lettore è quello di far valutare al meglio la documentazione in suo possesso ed inviare, eventualmente, una lettera di interruzione della prescrizione e di cosiddetta messa in mora. La diffida, inoltre, varrebbe anche quale tentativo di chiudere la vertenza in maniera bonaria (senza, quindi, ricorrere per forza di cose al tribunale del lavoro).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Annamaria Zarrelli

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