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Come chiedere il rispetto degli orari di riposo in condominio

5 maggio 2018


Come chiedere il rispetto degli orari di riposo in condominio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 maggio 2018



Abito in un condominio e nell’appartamento sopra al mio abita una famiglia di 4 persone di cui un bambino di 10 anni all’incirca, autistico, che fa molto rumore. Più volte abbiamo chiesto ai genitori di prendere dei provvedimenti ma nulla di fatto. Posso ottenere qualcosa rivolgendomi ad un legale essendo il bambino autistico?

A parere dello scrivente, con riferimento alla normativa e alla giurisprudenza prevalente, nonostante la condizione di salute del ragazzino autistico, dei cui comportamenti rispondono comunque i suoi genitori, per la risoluzione della problematica il lettore potrà:

– investire della questione l’amministratore del condominio, affinchè provveda a fare rispettare gli orari di silenzio e di riposo, magari discutendone anche in assemblea per verificare se la situazione di disturbo riguarda anche altri condomini, intimando ai genitori del bambino di attivarsi in tal senso.

– Rivolgersi ad un legale, per la redazione di una lettera di diffida, chiedendo ai genitori del bambino di mettere in atto i provvedimenti promessi e mai posti in essere.

Quanto evidenziato, viene affermato per i seguenti motivi.

L’art. 844 del codice civile disciplina la materia delle immissioni, ossia di tutte quelle manifestazioni fastidiose, sotto diverse forme, provenienti dalla proprietà dei vicini. Tale articolo si occupa dunque anche di inquinamento acustico evidenziando che Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi. In altri termini, per stabilire se determinati rumori possono essere considerati un disturbo della quiete e del riposo devono superare la normale tollerabilità, situazione che emerge dal caso descritto dal lettore.

Generalmente, il Regolamento condominiale prevede delle clausole che vietano ai condomini di porre in essere attività tali da arrecare disturbo agli altri negli orari destinati al riposo. Tali orari sono stabiliti normalmente la sera e il primo pomeriggio. Tutti i condomini sono tenuti al rispetto di queste regole, anche i genitori di bambini rumorosi o che, a causa di patologie, provocano disturbo in quanto ne sono direttamente responsabili.

La giurisprudenza conferma quanto detto:“Perché sussista la contravvenzione di cui all’art. 659 cod. pen. relativamente ad attività che si svolge in ambito condominiale, è necessaria la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma di una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio.” Cass. pen. Sez. I, 14/10/2013, n. 45616.

In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, i rumori e gli schiamazzi vietati, per essere penalmente sanzionabile la condotta che li produce, debbono incidere sulla tranquillità pubblica – essendo l’interesse specificamente tutelato dal legislatore quello della pubblica tranquillità sotto l’aspetto della pubblica quiete, la quale implica, di per sè, l’assenza di cause di disturbo per la generalità dei consociati di guisa che gli stessi debbono avere tale potenzialità diffusa che l’evento di disturbo abbia la potenzialità di essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se, poi, in concreto soltanto alcune persone se ne possano lamentare. Ne consegue che la contravvenzione in esame non sussiste allorquando i rumori arrechino disturbo ai soli occupanti di un appartamento, all’interno del quale sono percepiti, e non ad altri soggetti abitanti nel condominio in cui è inserita detta abitazione ovvero nelle zone circostanti: infatti, in tale ipotesi non si produce il disturbo, effettivo o potenziale, della tranquillità di un numero indeterminato di soggetti, ma soltanto di quella di definite persone, sicchè un fatto del genere può costituire, se del caso, illecito civile, come tale fonte di risarcimento di danno, ma giammai assurgere a violazione penalmente sanzionabile. Cass. pen. Sez. I, 12/12/1997, n. 1406.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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