HOME Articoli

Lo sai che? Rumore: come difendersi

Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2018

Quando il rumore molesto o gli schiamazzi notturni sono reato e quando invece danno solo il diritto al risarcimento del danno? Come fare a tutelarsi legalmente?

Solo chi ha provato a vivere in un palazzo rumoroso sa quanto possano rovinare la salute e la serenità di una persona gli schiamazzi, specie quelli notturni. «C’è da impazzire» si dice quando si ha a che fare con un vicino chiassoso, e l’espressione è tutt’altro che iperbolica. Tanto è vero che chi ha a che fare con il rumore spesso non sa come difendersi: ogni forma di tutela appare lenta o insufficiente a garantire quella tranquillità che la propria abitazione dovrebbe invece serbare. Nel 21° secolo è ancora necessario rivolgersi a un avvocato contro il vicino di casa irrispettoso e molestatore? È mai possibile che si debbano chiamare i carabinieri per far cessare il festino durante le ore del riposo? Che ci sta a fare l’amministratore di condominio se non interviene a tutelare la tranquillità all’interno dello stabile? Sono domande che, spesso retoricamente, si fa chi è costretto a confrontarsi con questo annoso problema. Ecco perché in questo articolo vogliamo dare una serie di consigli su come difendersi dal rumore e quali vie legali intraprendere, consapevoli del fatto che, spesso, dinanzi ad esso, ci si sente impotenti. Il tutto alla luce di alcune sentenze di recente emesse dalla Cassazione che hanno fornito un faro nella tutela legale del cittadino danneggiato.

Quali soglie del rumore?

La prima cosa da chiedersi è quali sono le soglie del rumore consentite dalla legge? Come si misurano? La risposta è importante perché solo superati tali limiti si può pensare a una difesa legale. In pratica per stabilire come difendersi dal rumore bisogna vedere prima quando il rumore è “legale”.

La verità è che, fatte salve le regole speciali stabilite per determinate attività commerciali (per le quali i regolamenti fissano i decibel massimi consentiti) non esiste una soglia del rumore. O meglio, questa non è definita in modo certo e prestabilito dalla legge. Bisogna confrontarsi con il buon senso e con le particolari condizioni di tempo e di spazio. Un esempio riuscirà a far capire meglio la questione. Azionare un’aspirapolvere alle 10 di mattina non potrà mai essere considerato un rumore illecito, ma lo diventa all’una di notte. Sbattere i tappeti per un’ora non è una molestia, ma è tale invece se prosegue per tutto il giorno. Chi sposta un armadio, una sedia o utilizza i tacchi dentro casa potrebbe non essere neanche sentito in un palazzo posto al centro di una via trafficata, dove i rumori di fondo sono particolarmente alti, mentre diventa intollerabile in una zona residenziale caratterizzata da una maggiore tranquillità.

Ecco perché il codice civile [1] stabilisce genericamente che i rumori illeciti sono quelli intollerabili, con ciò richiamando anche la normale tolleranza che ci deve essere nei rapporti tra vicini. I parametri per valutare l’intollerabilità sono dunque quattro:

  • l’entità dei rumori da valutare caso per caso: ci sono rumori che, anche a mezzogiorno, sono insopportabili (si pensi a un trapano) salvo ovviamente che essi si rendano necessari (come nel caso di lavori di ristrutturazione);
  • l’orario in cui i rumori sono prodotti (come detto, le pulizie di casa fatte alle due di notte non possono considerarsi lecite ma lo sono alle otto di mattina);
  • la petulanza dei rumori (a tutti è consentito il volume alto della tv per qualche minuto ma quando si prolunga diventa intollerabile);
  • la posizione del palazzo (in un quartiere rumoroso è più difficile che un rumore possa superare la normale tollerabilità rispetto a una zona residenziale).

Orari dei rumori in condominio

Una domanda che spesso ci si pone in un condominio è se la legge prevede degli orari in cui si può fare rumore, è consentito cioè fare le pulizie, i lavori interni, accendere gli elettrodomestici, ecc. Anche qui purtroppo il codice non dice nulla ma bisogna rimettersi sempre al buon senso delle persone e alle abitudini dell’uomo comune che, di norma, dopo le 21 e fino alle 7 del mattino successivo riposa. Altrettanto alle 14 bisogna rispettare la pausa pranzo, specie per quei pochi fortunati che hanno la possibilità di fare il riposino.

In ogni caso il regolamento di condominio può stabilire degli orari in cui non fare rumore. In tal caso la soglia della tollerabilità prevista dal codice civile si abbassa ulteriormente e, in buona sostanza, bisogna sforzarsi di “non far volare una mosca”. Perché una tale clausola sia lecita è però necessario che il regolamento sia stato approvato all’unanimità.

Rumori: posso denunciare?

Veniamo a un aspetto cruciale. I rumori molesti sono reato? Dipende. Dipende da quante persone vengono molestate. Scatta infatti il reato di disturbo della quiete pubblica solo quando i rumori sono potenzialmente avvertibili da un numero indeterminato di persone: tanto per intenderci non solo i proprietari degli appartamenti confinanti con quello del maleducato (chi vive accanto, sopra o sotto) ma gran parte del palazzo o chi vive nello stesso quartiere. Tanto per esemplificare, i rumori che danno luogo a illecito penale e consentono di denunciare sono quelli provocati da un bar che trasmette musica ad alto volume, da una palestra, dal latrato dei cani lasciati sul balcone o in un giardinetto sotto casa, dallo sbattere dei tappeti, dalla band musicale che suona nel garage, ecc. Invece non costituirà mai reato il calpestio dei tacchi, la lavatrice rumorosa azionata di notte, il condizionatore vecchio, i litigi o lo stereo ad alto volume (salvo si tratti di una “discoteca”).

Tutte le volte in cui il rumore diventa reato è possibile denunciare ai carabinieri o alla polizia. In alternativa si può andare dal proprio avvocato e farsi scrivere una denuncia da depositare alla Procura della Repubblica. Secondo la Cassazione [1] non serve che a denunciare il reato di «disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone» (articolo 659 del Codice penale) sia una pluralità di persone: ne basta anche una sola, se emerge che potenzialmente il fracasso ne disturba anche altre. La Corte ha dato così un’interpretazione più severa di quella di numerose precedenti pronunce [3] che richiedevano «la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma di una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio». Secondo la nuova interpretazione, invece « (…) per la configurabilità del reato non sono necessarie né la vastità dell’area interessata dalle emissioni sonore, né il disturbo di un numero rilevante di persone, essendo sufficiente che il disturbo venga arrecato a un gruppo indeterminato di persone e non solo a un singolo, anche se raccolte in un ambito ristretto, come, ad esempio in un condominio». 

Con la denuncia, parte il processo penale. La vittima del rumore può costituirsi parte civile per ottenere un primo risarcimento del danno, fatta salva poi la possibilità di avviare un ulteriore processo civile per una quantificazione più precisa e definitiva. Ma in tal caso bisognerà dimostrare il danno alla salute con certificati medici o con la prova testimoniale dell’impossibilità di dormire e il pregiudizio al riposo. 

Il permesso di diffondere musica all’esterno di un locale non impedisce il reato se si superano le normali modalità di esercizio e, quindi, si dà fastidio al vicinato.

Rumori: quando non è reato

In tutti i casi in cui i rumori danno fastidio solo a poche persone non si può più denunciare. In questi casi parliamo solo di un illecito civile. Il molestato purtroppo dovrà recarsi da un avvocato che prima diffiderà il molestatore e poi, in caso di protrazione dei rumori, potrà avviare contro di lui una causa. Il tutto a spese della vittima (a differenza della denuncia che, invece, avvia un procedimento a cura e spese dello Stato).

I tipi di procedimenti che si possono azionare sono due:

  • un ricorso d’urgenza per ottenere l’immediata sospensione dei rumori ed, eventualmente, l’ordine di insonorizzare l’appartamento (nel caso in cui i rumori siano ineliminabili);
  • una causa ordinaria per ottenere il risarcimento del danno alla salute, sempre che tale danno sia certificato e dimostrabile. Il solo fatto del rumore non garantisce l’indennizzo. Sarà bene allora ricorrere a un certificato medico che possa attestare una situazione di stress, insonnia, disagio fisico.

Il risarcimento del danno è quasi sempre legato alla sfera non patrimoniale. Più difficile è dimostrare la perdita di valore commerciale dell’immobile.

A chiedere il risarcimento del danno patrimoniale però deve essere il padrone di casa se l’inquilino, molestato dai rumori, dà disdetta all’affitto. La legge infatti consente a quest’ultimo il recesso per giusta causa dalla locazione nel caso di appartamento con vicino rumoroso. 

Come si fa a dimostrare il rumore

Se parliamo di reato, per denunciare i rumori basta la dichiarazione della vittima. Di solito, però, intervenendo i carabinieri o la polizia, ci sarà il verbale delle autorità a supportare le dichiarazioni di chi ha denunciato. 

Nel processo civile, invece, le dichiarazioni della parte lesa non hanno alcun valore. Allora il giudice potrebbe disporre una perizia fonometrica o, in alternativa, accontentarsi delle dichiarazioni testimoniali dei vicini di casa che hanno sentito il trambusto.

Rumori: posso chiamare l’amministratore?

Ultimo chiarimento: l’amministratore non è arbitro delle liti tra i condomini. Salvo che il regolamento di condominio preveda una espressa limitazione di orario ai rumori, l’amministratore non può fare da paciere o chiedere l’interruzione delle molestie acustiche, esulando ciò dai suoi compiti.

note

[1] Art. 844 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 18521/2018 e n. 18522/2018.

[3] Cass. sent. n. 45616/2013.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI