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Editoriali Nasce la “Carta dei diritti” digitali per l’accesso a Internet

Editoriali Pubblicato il 19 dicembre 2012

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> Editoriali Pubblicato il 19 dicembre 2012

Nascerà la “Carta dei Diritti”: una vera e propria costituzione dei principi e criteri volti a “garantire l’accesso universale della cittadinanza alla rete internet, senza alcuna discriminazione o forma di censura”.

O almeno così sembra. Perché a tanto obbliga il Decreto Sviluppo Bis [1]: senza poi citare tempi e modalità, ma soprattutto senza individuare l’autorità competente che se ne dovrà occupare. Si parla semplicemente dello Stato (non meglio identificato): lo Stato – recita sostanzialmente il decreto – è obbligato a promuovere la “Carta dei diritti” e a riconoscere l’importanza del superamento del divario digitale, in particolare nelle aree depresse del Paese. In pratica – se di “pratica” si può parlare -, è come se non ci fosse scritto alcunché. Magari qualcuno scriverà che si tratta di una “norma programmatica“, che è solo un nome più intrigante e giuridico del “nulla”. Le norme programmatiche sono un’invenzione dei popoli che promettono senza poter mantenere; sono quelle norme che stabiliscono obiettivi vaghi, senza prevedere sanzioni per chi non adempie: norme, cioè, che non dicono niente, ma che lo sanno dire benissimo.

Poiché siamo ancora freschi del ricordo, mi piace citare, a riguardo, Roberto Benigni che, l’altro giorno in tv, ha ricordato come, tra tutte le norme della Costituzione, quella che è stata davvero attuata è la previsione dei colori della bandiera.

Magari non avremo l’art. 21 bis nella Costituzione come voleva Stefano Rodotà (ex Garante della Privacy), ma una cosa va detta: il Decreto Sviluppo Bis [1] ha voluto accontentare – sia pure formalmente – quanti ritengono internet un diritto distinto e separato da quello (già previsto nella Costituzione) relativo alla libertà di espressione e di stampa.

“Attacca il carro dove vuole il padrone”, avrà pensato il relatore…

 

 

 

 

note

[1] D.L. 18 ottobre 2012 n. 179.


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1 Commento

  1. Leggo il vostro blog da un bel po’, qualche volta ne ho preso spunto anche per qualche post sul mio. Complimenti!
    Ora vi state concentrando sul Decreto Sviluppo e questo mi fa davvero piacere: non sono molti quelli che lo stanno facendo…

    Per ciò che riguarda il tema strettamente legato a questo post, io credo che il problema fondamentale con una Carta dei principi sia sempre il solito: i principi sono delicati, trovare punti di contatto con le varie anime coinvolte è sempre complicato, e non c’è garanzia di successo.

    In ogni caso mi trovo perfettamente d’accordo con lei: le norme programmatiche sono “solo un nome più intrigante e giuridico del “nulla””.

    Quest’Estate ho avuto un momento libero, non avevo nulla da fare, e mi sono ritrovato con la Costituzione in mano.
    Ho scritto la mia carta dei diritti. Ho seomplicemente preso i primi 12 articoli e li ho “adattati” alla rete Internet. Già questo basterebbe.
    Il problema? Che rimarrebbero parole vuote, come vuote sono rimaste molte parole della Costituzione stessa, la nostra amata Costituzione, la nostra Carta fondamentale.
    Perchè di fatto, quando si parla di principi ci vuole cultura, non intesa in accezione nozionistica, ma intesa come Cultura, quella del ragionamento, dell’equità, del “in medio stat virtus”. Già, la Virtus… parola vuota anch’essa. Si nota la sfiducia? 🙂

    Vabè, questo era solo uno “sfogo” dato dall’opportunità offerta dal post…
    Le lascio ancora i miei complimenti per il lavoro che ogni giorno fate, continuate così,
    Adamo

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