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Incidente stradale: come farsi riparare l’auto gratis

3 maggio 2018


Incidente stradale: come farsi riparare l’auto gratis

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 maggio 2018



Possibile la cessione del credito, vantato dal danneggiato nei confronti dell’assicurazione, all’officina che ripara l’auto.

Hai fatto un incidente stradale. L’auto ha riportato seri danni e per ripararla ci vorranno diverse migliaia di euro che tu al momento non hai. Dovrai attendere che l’assicurazione ti versi il risarcimento per portare la macchina dal meccanico e tornare a circolare. Prima dell’intervento del tecnico, infatti, il veicolo non è in condizioni di mettersi in moto. È il cane che si morde la coda: senza l’auto non puoi peraltro lavorare e, se non guadagni, non hai la possibilità di mantenere la tua famiglia o di comprare una nuova auto. Ebbene, se questo è il tuo problema ci sono buone notizie. Esiste infatti un modo, pienamente lecito, per farsi riparare l’auto gratis dopo un incidente stradale. Lo so: a dirlo così sembrerebbe quasi una truffa (è il concetto di una prestazione gratuita che cozza con la realtà commerciale dei nostri tempi) eppure non lo è. Anzi, questo metodo è stato di recente avallato da una sentenza del Tribunale di Roma [1] che qui di seguito commenteremo. Quindi, se hai bisogno che l’officina ripari la tua auto incidentata ma non hai la disponibilità economica per anticipare i soldi, né puoi attendere i tempi biblici delle assicurazioni che, di norma, prima di tre o quattro mesi non liquidano mai i danni, ecco cosa devi fare. 

Chi subisce un incidente stradale e, ovviamente, non ha colpa, può chiedere il risarcimento del danno alla propria assicurazione (è il metodo del cosiddetto indennizzo diretto, che opera in tutti i sinistri ove sono coinvolte solo due auto). Già dal momento della richiesta di risarcimento – che va inviata nel più breve tempo possibile, e comunque mai oltre due anni, con una raccomandata a/r o con una pec – l’automobilista vanta un credito nei confronti della compagnia. Questo diritto di credito può essere “ceduto” a terzi. Così, accordandosi con il carrozziere, il danneggiato può farsi riparare da lui la macchina in forma gratuita e immediatamente; in cambio gli cede il credito verso l’assicurazione (leggi: Come cedere un credito). In questo caso il meccanico subentra in tutti i diritti dell’automobilista nei confronti dell’assicurazione: gli spetterà andare “a bussare” alla porta del liquidatore per farsi corrispondere il risarcimento e potrà anche farle causa se non dovesse ricevere il pagamento. 

La cessione del credito all’officina è consentita dalla legge ed è – come tutti i contratti – subordinata al consenso delle parti. Alcuni carrozzieri la ritengono conveniente; difatti il vantaggio per chi ripara l’auto è di poter lucrare sulla differenza tra il risarcimento e il costo delle riparazioni (che a lui, per ovvie considerazioni, vengono meno rispetto al cliente). Il proprietario del veicolo, dal canto suo, ha la possibilità di farsi riparare l’auto gratis dopo l’incidente stradale.

La legge subordina la possibilità di cedere il credito a terzi a tre condizioni:

  1. il credito non deve essere personale;
  2. il credito deve essere certo nel suo ammontare;
  3. il credito deve essere attuale e non futuro.

Queste tre condizioni, secondo il Tribunale di Roma, sussistono nel caso di cessione del credito a chi ripara l’auto, per cui tale meccanismo può essere applicato anche al credito derivante da sinistro stradale. 

Da un lato, infatti, il credito verso l’assicurazione non è personale.

Non rileva neanche il fatto che la misura del risarcimento da versare al danneggiato non è stata ancora quantificata al momento della cessione; il credito è già determinato o determinabile nel suo ammontare (basta eseguire una perizia per rendersi conto dei danni subiti dalla macchina). 

Infine il credito è attuale visto che, il diritto al risarcimento del danno da incidente stradale sorge nel momento del sinistro «come risulta confermato anche dalla circostanza che gli interessi sulla sorte capitale decorrono dall’epoca del fatto e non del relativo accertamento giudiziale». 

Pertanto, in base alla legge, per la trasferibilità dello stesso credito è sufficiente solo l’accordo tra il cedente e il cessionario, ossia tra il guidatore danneggiato e il carrozziere. 

Affinché la cessione del credito sia opponibile all’assicurazione, va comunicata a quest’ultima con raccomandata a/r o con pec.  A ciò consegue che il carrozziere, subentrando nella stessa posizione del conducente tamponato, può far valere il suo diritto nei confronti del conducente responsabile anche in giudizio. 

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 19137/2017.

Tribunale di Roma – Sezione XII civile – Sentenza 10 ottobre 2017 n. 19137

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA

DODICESIMA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Guido Marcelli ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile in grado di appello iscritta al n. r.g. 73728 /2013 del ruolo generale affari contenziosi promossa da:

AU.CO. S.r.l. CARROZZERIA

elett.te domiciliato in Roma, viale (…) presso lo studio dell’avv. DE FI.LU. dal quale è rappresentato e difeso

APPELLANTE

CONTRO

SOCIETE CA. S.p.A.

elett.te domiciliato in VIA (…) ROMA presso lo studio dell’avv. AL.FA. dal quale è rappresentato e difeso

APPELLATO

E

GI.MA.

APPELLATO CONTUMACE OGGETTO: solo danni a cose. IN FATTO E IN DIRITTO

Con atto di citazione ritualmente notificato, la Carrozzeria “Au.Co.” S.r.l. proponeva appello avverso la sentenza n. 15625/2013 resa dal Giudice di Pace di Roma in data 25.10.2010 e pubblicata il 26.4.2013 con la quale era stata dichiarata l’improponibilità ed improcedibilità della domanda.

Esponeva a sostegno del gravame di aver chiesto il risarcimento del danno di Euro 3936,00 a seguito del danno materiale occorso al veicolo di proprietà di Ma.Gi. nel sinistro stradale verificatosi in Roma il 26.9.2009 alle ore 13,50 circa tra la (…) tg. (…) immatricolata in Romania e di proprietà del Gi. e il veicolo (…) tg. (…) condotto e di proprietà di Gi.Ma.,

assicurato con la Ca. Aggiungeva che mentre si trovava a percorrere via (…), il Gi. era stato violentemente tamponato dalla (…) del Gi., che i conducenti delle vetture coinvolte nel sinistro avevano sottoscritto il modello CAI (nel quale il Gi. si era assunto la totale responsabilità dell’incidente) e che il Gi. in data 30.9.2009 aveva ceduto il proprio credito nei confronti del responsabile civile in favore della Carrozzeria appellante, che aveva riparato i danni ed emesso regolare fattura.

Assumeva dunque l’erroneità della sentenza di prime cure nella parte in cui aveva ritenuto la Carrozzeria sprovvista di legittimazione attiva all’azione risarcitoria nei confronti della compagnia assicuratrice del responsabile civile, soggiungendo che la prova della responsabilità del Gi. era fornita dalla sottoscrizione del modello CAI e che il quantum risarcitorio trovava dimostrazione nella fattura dei lavori eseguiti.

Concludeva chiedendo, in riforma dell’impugnata sentenza, accertarsi la responsabilità esclusiva del Gi. nella causazione del sinistro e la sua condanna, in solido con la Ca. Assicurazioni, al risarcimento del danno quantificato in Euro 3936,00 oltre rivalutazione monetaria ed interessi, con rifusione delle spese del doppio grado da distrarsi in favore del procuratore antistatario.

Si costituiva in giudizio la Società Ca. coop. a r.l. eccependo in primo luogo la mancanza di copertura assicurativa alla data del sinistro del veicolo di proprietà del Gi. e la correttezza della sentenza di primo grado in ordine al difetto di legittimazione attiva della cessionaria del credito. Deduceva inoltre che il modello CAI sottoscritto dalle parti non aveva valore vincolante e che la fattura dei lavori di riparazione, in quanto proveniente dallo stesso creditore, non poteva costituire parametro oggettivo idoneo a provare l’entità del danno.

Chiedeva dunque rigettarsi l’appello perché inammissibile e comunque infondato, con ogni conseguenza riguardo alle spese.

Gi.Ma. non si costituiva in giudizio, scegliendo la contumacia.

La causa, istruita documentalmente, perveniva alla fase decisoria all’udienza del 15.6.2017 con assegnazione alle parti dei termini di legge per il deposito di comparse conclusionali e repliche. L’appello è infondato e va respinto nei confronti della compagnia assicuratrice, sebbene per motivi diversi da quelli espressi nella sentenza di prime cure, mentre va accolto avuto riguardo alla posizione del responsabile civile.

Va anzitutto rilevato che la Società Ca., che era rimasta contumace nel precedente grado di giudizio, si è costituita in appello deducendo – tra l’altro – la mancata copertura assicurativa del veicolo del Gi.. In particolare la compagnia ha affermato che alla data del sinistro di cui si controverte (26.9.2009) la (…) Classe A del responsabile civile non risultava assicurata da essa Ca., in quanto la polizza copriva il periodo dal 18.7.2009 al 7.8.2009.

Il rilievo così sollevato non trova ostacolo nel divieto di proporre domande ed eccezioni (non rilevabili d’ufficio) nuove in appello (art. 345 c.p.c.), rientrando esso nella mera difesa e non già nella nozione di eccezione in senso stretto. Occorre rammentare al riguardo che mentre con l’eccezione si amplia l’ambito della cognizione del giudice, attraverso l’allegazione di fatti

estintivi, impeditivi o modificativi del diritto della controparte, di cui in tal modo si chiede il rigetto, con le mere difese (od eccezioni in senso improprio) ci si limita a contestare la sussistenza dei fatti costitutivi dell’avversa pretesa. Sotto il profilo processuale, mentre le eccezioni in senso proprio rientrano nel divieto di ius novorum in appello, non altrettanto può affermarsi avuto riguardo alle mere difese, che sono consentite – anche se nuove – anche in fase di gravame (non rientrando nel divieto sancito dall’art. 345 c.p.c.).

Ora, è pacifico che la sussistenza della copertura assicurativa rientra tra i fatti costitutivi del diritto fatto valere dal danneggiato nei confronti della compagnia assicuratrice del responsabile civile (“In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, qualora il danneggiato agisca direttamente nei confronti dell’assicuratore ai sensi dell’art. 18 della legge sull’assicurazione obbligatoria 24 dicembre 1969 n. 990 e l’assicuratore gli opponga la mancanza di copertura assicurativa, il danneggiato ha l’onere di provare, anche a mezzo di testimoni, essendo egli terzo rispetto al contratto assicurativo, che tale danno si è verificato nel periodo di copertura assicurativa; a sua volta, l’assicuratore è tenuto, nei confronti dei terzi danneggiati, per il periodo di tempo indicato nel certificato d’assicurazione e, in caso di mancato pagamento alla scadenza, del premio successivo al primo, fino alle ore ventiquattro del quindicesimo giorno successivo ad essa, senza che abbia rilevanza, con riferimento al sinistro accaduto nel periodo in cui la garanzia assicurativa sia sospesa, il pagamento del premio successivamente effettuato, stante che la mancanza della copertura assicurativa al momento del verificarsi del sinistro ha irrevocabilmente prodotto l’irrisarcibilità dello stesso da parte dell’assicuratore” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 6635 del 24/03/2006; n. 11198 del 1992; n. 11198 del 1992).

Dunque per un verso l’onere probatorio di provare l’esistenza del contrassegno assicurativo o di una polizza in corso di validità resta a carico del danneggiato, e per altro verso la mancanza di copertura assicurativa rientra appunto nell’ambito delle mere difese, deducibili in questa fase anche se non precedentemente addotte (“In tema di assicurazione della responsabilità civile, l’eccezione di inoperatività della polizza assicurativa non costituisce un’eccezione in senso proprio, ma una semplice difesa volta a contestare il fondamento della domanda, assumendo l’estraneità dell’evento ai rischi contemplati nel contratto. Essa, pertanto, è deducibile per la prima volta in appello”: Cass. Sez. 3, Sentenza n. 15228 del 03/07/2014).

Ne deriva che la Ca. – rimasta contumace in primo grado – ben poteva contestare per la prima volta in sede di gravame la pretesa risarcitoria allegando la scopertura assicurativa del veicolo del responsabile civile.

A fronte di tale difesa la società appellante non ha fornito la prova della vigenza della copertura al momento del sinistro, sicché la domanda risarcitoria da essa formulata nei confronti della Ca. non può essere accolta.

Diversamente deve invece concludersi con riferimento alla posizione del responsabile civile Gi.

Quanto alla questione della cedibilità del credito risarcitorio (patrimoniale o non patrimoniale) da sinistro stradale, si ritiene che esso sia suscettibile di cessione, in ossequio al

principio di libera cedibilità stabilito dall’art. 1260 c.c., non rivestendo natura strettamente personale e non sussistendo uno specifico divieto normativo al riguardo (Cass. sent. n. 22601/2013; ord. n. 11095/2009; sent. n. 21192/2004). Trattasi peraltro di credito attuale e non già futuro (quest’ultimo comunque del pari cedibile purché determinato o determinabile, ancorché l’effetto traslativo si produca al momento della venuta ad esistenza del credito) in quanto nascente al momento del fatto illecito, come risulta confermato anche dalla circostanza che gli interessi sulla sorte capitale decorrono dall’epoca del fatto e non del relativo accertamento giudiziale. Ai fini del perfezionamento della cessione, in base al principio consensualistico, è sufficiente l’accordo tra cedente e cessionario, mentre la notifica della cessione al debitore o la sua accettazione incidono unicamente sulla efficacia della cessione rispetto a quest’ultimo. Inoltre il cessionario, subentrando nella stessa posizione del cedente, può far valere il suo diritto sia nei confronti del danneggiante che dell’assicuratore per la r.c.a., e ciò in base al contratto di cessione, con l’ulteriore conseguenza che il cessionario che agisca in sede giudiziale ha l’onere di dimostrare tutti i presupposti di fatto e di diritto che giustifichino l’accoglimento della domanda (Cass.; ord. n. 11095/2009). Del resto proprio perché il cessionario, per effetto della cessione, assume la qualità di successore a titolo particolare nel credito, resta soggetto alle stesse eccezioni processuali e di merito opponibili al cedente, non comportando la cessione alcuna modifica oggettiva del rapporto che viene trasferito al cessionario.

Non appare pertanto condivisibile l’assunto del giudice di pace secondo il quale, pur essendo cedibile il credito, il cessionario non potrebbe esercitare l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore in quanto riservata al danneggiato. In ogni caso nella fattispecie, venuta meno l’accoglibilità della domanda nei confronti della Ca. per i motivi dianzi illustrati, residua unicamente la posizione del responsabile civile.

Posto dunque che non ricorrono in astratto motivi che impediscano l’esercizio dell’azione risarcitoria nei confronti del Gi. da parte del cessionario del credito, giova aggiungere che dal modello CAI prodotto in atti – avente valenza confessoria stragiudiziale nei riguardi del responsabile civile (e nei suoi soli riguardi, non risultando il veicolo in copertura assicurativa) emerge la responsabilità del predetto Gi. nella causazione del sinistro. Più precisamente, dall’esame di tale modulo risulta che la (…) di costui, che procedeva nella stessa corsia e nella stessa direzione di marcia dell’altro veicolo, ha tamponato la (…) del Gi. urtandola con la sua parte anteriore destra sulla parte posteriore sinistra. E’ noto peraltro che “ai sensi dell’art. 149, comma 1, del D.Lgs. n. 285 del 1992, il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo dello stesso, evitando collisioni con il veicolo che precede, per cui l’avvenuto tamponamento pone a carico del conducente medesimo una presunzione “de facto” di inosservanza della distanza di sicurezza; ne consegue che, esclusa l’applicabilità della presunzione di pari colpa di cui all’art. 2054, comma 2, c.c., egli resta gravato dall’onere di fornire la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto del mezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili” (Cass. Sez. 3 -, Ordinanza n. 13703 del 31/05/2017; n. 6193 del 2014).

In merito al quantum, l’importo della fattura emessa per i lavori eseguiti sulla vettura incidentata va prudenzialmente ed equitativamente diminuito, considerando che il documento fiscale proviene dallo stesso soggetto che agisce in giudizio e che quindi la sua attendibilità risulta ridotta. Si stima dunque equo riconoscere all’appellante a titolo risarcitorio e ai valori attuali la somma di Euro 3000,00.

Dalla pubblicazione della sentenza decorrono sulla somma predetta gli interessi legali, convertendosi l’obbligazione di valore in obbligazione di valuta.

Quanto al regime delle spese di giudizio, appare equo disporne l’integrale compensazione nei rapporti tra l’appellante e la Ca. Assicurazioni (non avendo quest’ultima mai sollevato la questione del difetto di copertura assicurativa prima dell’appello, come emerge dalla corrispondenza scambiata in fase stragiudiziale tra le parti e dalla contumacia nella fase di primo grado), mentre vanno poste a carico del Gi. con riferimento ad ambo i gradi di giudizio in ossequio al principio di soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale di Roma, definitivamente pronunciando sull’appello avverso la sentenza n. 15625/2013 resa dal Giudice di Pace di Roma in data 25.10.2010 e pubblicata il 26.4.2013, ogni diversa istanza, eccezione o deduzione disattese, così provvede:

– rigetta l’appello nei confronti di Società Ca. coop. a r.l.;

– accoglie l’appello nei confronti di Gi.Ma. e per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accerta che il sinistro verificatosi in Roma il 26.9.2009 alle ore 13,50 circa tra la (…) tg. (…) immatricolata in Romania e di proprietà del Gi. e il veicolo (…) tg. (…) condotto e di proprietà di Gi.Ma., si è verificato per responsabilità esclusiva del Gi.;

– condanna per l’effetto Gi.Ma. a pagare in favore della Carrozzeria “Au.Co.” s.r.l., a titolo risarcitorio, l’importo di Euro 3000,00 ai valori attuali oltre interessi legali dalla pubblicazione della sentenza al saldo;

– dichiara interamente compensate le spese del doppio grado di giudizio nei rapporti tra l’appellante e la Ca. Assicurazioni;

– condanna Gi.Ma. a rifondere alla società appellante le spese del doppio grado di giudizio che liquida, in applicazione del D.M. n. 55/2014, quanto al primo grado in Euro 1200,00 per compensi professionali, e quanto al presente grado in Euro 1800,00 per compensi professionali ed Euro 127,50 per esborsi; il tutto oltre spese generali (15%), IVA e Cassa (da distrarsi in favore del procuratore dichiaratosi antistatario).

Così deciso in Roma il 6 ottobre 2017. Depositata in Cancelleria l’11 ottobre 2017.


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