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Lo sai che? Quanto si può copiare in una tesi

Lo sai che? Pubblicato il 4 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 maggio 2018

È ammessa dalla legge la possibilità di riprodurre fedelmente elaborati realizzati da altri studenti sul medesimo argomento e di assumere la paternità di quegli scritti? E se si, in che percentuale?

Alla fine di ogni ciclo di studi, lo studente è chiamato ad elaborare una tesi finale, per dimostrare il percorso di crescita formativa compiuto in quegli anni. Formare questo progetto è molto difficile e lo stimolo a copiare qualche altro elaborato è, spesso, molto alto. Vedremo in questo articolo se e quanto si può copiare in una tesi attingendo da quelle già depositate da altri studenti.

Cos’è una tesi?

Possiamo definire la tesi come un’esposizione scritta effettuata da una persona su un argomento, la quale – una volta ultimata – viene poi discussa davanti ad una commissione e ad un pubblico.

Questo strumento è utilizzato dalle scuole e, soprattutto, dalle università come step finale per lo studente prima di conseguire il meritato titolo di studio.

In questi casi, lo studente, d’accordo con il professore, decide un argomento da trattare e inizia a fare le proprie ricerche (sul web o nelle varie biblioteche) al fine di approfondire quelle tematiche prescelte. La trasposizione scritta viene di volta in volta seguita dal professore, che viene definito relatore della tesi, il quale monitora la correttezza dell’elaborato.

Una volta concluso il progetto, lo studente dovrà presentarsi dinanzi ad una Commissione, formata da diversi professori, e ad un pubblico formato da persone più o meno interessate a quella presentazione, alla quale esporrà il lavoro svolto all’interno della tesi, per poi ricevere una votazione finale sulla validità della stessa.

A cosa serve la tesi?

Quando si è in procinto di diplomarsi al liceo, o di ottenere la tanto sperata laurea, ci si chiede sempre quale sia la funzione di una tesi. Perché perdiamo tutto questo tempo alla ricerca di materiali didattici per l’elaborazione di uno scritto da raffigurare solo per pochi minuti al pubblico per poi cadere, nella maggior parte dei casi, nel dimenticatoio?

A tal proposito, diverse sono le funzioni che, almeno in astratto, la tesi porterebbe con sé. E queste funzioni vanno di pari passo con le fasi che accompagnano la formazione dell’elaborato.

Ad esempio, nella fase di ricerca del materiale, si esamina la maturata capacità dello studente di critica sulla selezione dell’elaborato.

Si passa, poi, alla capacità di trasporre quanto appreso in quelle ricerche su carta, misurando al contempo la capacità di invettiva e di genio. Per passare, dopo, alla capacità di amministrare il tempo a propria disposizione per gestire il lavoro.

Una volta scritta la tesi, il professore potrà pure verificare il linguaggio tecnico utilizzato dallo studente e, quindi, appurare la capacità di esporre in modo chiaro ad un pubblico profano, più o meno ampio, il risultato del proprio lavoro.

Quanti tipi di tesi esistono?

Esistono due tradizionali tipi di tesi, quella compilativa e quella sperimentale.

Tesi compilativa

Questa è sicuramente la tesi più semplice da elaborare. Si tratta di raccogliere il maggior numero di fonti collegate a quell’argomento e di sintetizzarne il contenuto, con una logica chiara e comprensibile.

Tuttavia, ai vantaggi della Sua elaborazione, corrispondono degli svantaggi in termini di valutazione, poiché la Commissione assegnerà un punteggio più basso rispetto a chi sceglie l’altra tipologia di elaborato.

Tesi sperimentale

Questa è la tesi più impegnativa in quanto richiede un lavoro di studio, ricerca e approfondimento tali da portare lo studente a elaborare un nuovo punto di vista sull’argomento, avente dei caratteri di originalità e innovazione sulla vicenda trattata dall’elaborato.

In questo caso, il lavoro svolto, e il maggior tempo speso, comporteranno un maggiore riconoscimento nei confronti dell’autore della tesi da parte della Commissione giudicatrice.

Si può copiare una tesi?

Essendo la tesi il prodotto di una dissertazione scritta originale e unica, impadronirsi del lavoro fatto da un’altra persona è severamente vietato copiare una tesi altrui. Le conseguenze non si limitano alla sola natura civilistica di un eventuale risarcimento dei danni patiti dal soggetto plagiato, ma si estendono anche in ambito penale. Difatti la violazione delle norme sul diritto d’autore implicano spesso la commissione di reati quando c’è uno scopo di lucro e l’oggetto del lavoro altrui viene pubblicato.

In più sulla questione, il legislatore ha previsto una norma speciale che punisce con la reclusione da tre mesi ad un anno chiunque in esami o concorsi, prescritti o richiesti da autorità o pubbliche amministrazioni per il conferimento di lauree o di ogni altro grado o titolo scolastico o accademico, per l’abilitazione all’insegnamento ed all’esercizio di una professione, per il rilascio di diplomi o patenti, presenta, come propri, dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici e, in genere, lavori che siano opera di altri [1].

Cosa tutela questa legge? Tutela l’interesse pubblico alla genuinità dell’elaborato, così come disposto dalla Costituzione che, in materia, ha interesse a tutelare la collettività e i futuri committenti e ne chiede l’accertamento preventivo dei requisiti di preparazione e di capacità per il corretto esercizio professionale [2].

Tale oggetto specifico di tutela rende, altresì, evidente che la norma penale concorre con quella amministrativa, che consente l’espulsione del candidato sorpreso a copiare tesi già svolte, ovvero a consultare testi diversi da quelli autorizzati [3].

Tra l’altro, il reato di plagio s’aggrava se, dalla norma violata, viene conseguito l’intento voluto [1] o se, addirittura, si concorra il fine di lucro e l’abitualità della condotta [4].

Che differenza c’è tra il plagio e il reato di falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale?

La giurisprudenza è pure intervenuta per delineare la differenza tra plagio e falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici stabilendo che il plagio letterario prevede ipotesi di falsificazione di atti pubblici specificamente individuati, in occasioni delimitate, con estensione punitiva all’evento conseguito e, quindi si pone come norma speciale rispetto alla falsità ideologica di cui all’articolo 479 del codice penale, poiché di quest’ultima comprende tutte le caratteristiche strutturali con la previsione di elementi specializzanti [5].

Il plagio letterario assorbe, quindi, il delitto di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico senza poter concorrere con lo stesso reato sia sotto il profilo della corrispondenza del bene giuridico tutelato, sia sotto il profilo della materialità storica dei fatti.

In che percentuale si può copiare una tesi?

Da quanto sinora detto è facile intuire come non esista una vera e propria percentuale ammessa per legge di copia e incolla di una tesi.

Essendo un elaborato caratterizzato dall’originalità, ogni singola parte deve essere frutto del genio e della critica dell’autore.

È, tuttavia, permesso riportare citazioni e testi di altri elaborati, ma con delle precise accortezze: occorre, infatti, virgolettare il testo copiato e indicare nella bibliografia la fonte da cui è stato estrapolato.

La giurisprudenza, comunque, non si è mostrata severissima nell’applicazione del reato di plagio letterario, stabilendo che per la sua configurazione non basta la presenza nell’elaborato di due soli frasi tratte da contributi dottrinali, ma vi deve essere una consistente e non marginale riproduzione pedissequa e fraudolenta di un testo, redatto da altre persone. Deve, cioè, trattarsi di un’opera, il cui contenuto risulta copiato per ampie parti, poiché solo in tal caso può escludersi che l’opera sia stata redatta personalmente ed autonomamente [6].

Si è così stabilito che per poter parlare di plagio, occorre che la tesi sia gravemente viziata da un copia e incolla clamorosamente evidente, come ad esempio la mera trasposizione grafica, senza alcun contenuto frutto di personale elaborazione, o di valutazione critica della fonte utilizzata, di altro elaborato di diverso autore seppure con alcune correzioni e l’aggiunta di minimi elementi di novità [7].

E così, per evitare qualsiasi problema con la legge, anche nel caso in cui si prenda spunto da altre tesi, di cui si condivide a pieno il ragionamento e la ricostruzione logica, non resta che riportarne il contenuto, virgolettando la citazione; tutt’al più, se volete rendere più originale, e meno citata la vostra tesi, avrete sempre la possibilità di  parafrasare quanto letto da altri testi, al fine rendere proprio, un ragionamento partorito da altri autori.

note

[1] Art.1 legge 19/04/1925 n. 475, G.U. 29/04/1925 n. 99

[2] Art. 33 Costituzione

[3] Cassazione penale, sez. VI, 22/02/1995, n. 9489

[4] Art.2 legge 19/04/1925 n. 475, G.U. 29/04/1925 n. 99

[5] Cassazione penale, sez. V, 04/10/2016, n. 3871

[6] T.A.R. Basilicata Potenza, sez. I, 29/04/2013, n. 205

[7] Cassazione penale, sez. III, 13/04/2011, n. 18826


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