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Dire cornuto è reato?

3 maggio 2018


Dire cornuto è reato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 maggio 2018



Diffamazione, ingiuria e oltraggio a pubblico ufficiale: i confini dei tre illeciti e le conseguenze dell’offesa.

Nel corso di un’aspra lite verbale, il tuo vicino ti ha dato del cornuto davanti a tua moglie, alludendo implicitamente al fatto di aver visto altri uomini entrare in casa in tua assenza. Altri condomini hanno sentito tutta la discussione e sono disposti a testimoniare in tuo favore. Ma prima di sporgere una querela vuoi sapere se dire cornuto è reato o meno. Difatti, l’interpretazione della legge è spesso legata all’evoluzione dei costumi sociali e questa parola, per quanto poco consona in determinati ambienti, è certamente inflazionata tanto da aver perso la sua iniziale portata diffamatoria.

Per stabilire, tuttavia, se dire cornuto è reato bisogna analizzare diverse variabili: le intenzioni di chi ha proferito la parolaccia, l’occasione in cui la stessa è stata detta e la presenza o meno della vittima in quell’occasione. Vediamo cosa dice la legge e come la stessa è interpretata dalla giurisprudenza.

Un’avvertenza prima di iniziare la lettura dell’articolo: per semplicità ci siamo riferiti al caso in cui ad essere chiamato cornuto sia un uomo ma, ovviamente, le stesse considerazioni valgono anche per le donne.

L’intenzione e il contesto della frase

Ci sono parole che, per quanto offensive, sono ormai entrate nel lessico comune. Diverse volte la Cassazione ha ritenuto che “vaffan…” non è un’offesa perché si tratta di un modo di dire generalizzato, più un’imprecazione che un insulto. In questo, però, la parola cornuto – al di là del termine in sé che ormai non scandalizza come un tempo – ha un significato ben preciso: quello cioè di “uomo tradito” e, quindi, senza onore, preso in giro dalla moglie. Ebbene, tutte le volte in cui la parolaccia viene riferita con l’intenzione di mortificare la dignità della vittima siamo dinanzi a un termine ingiurioso.

Anche il contesto fa la sua parte. Dire cornuto a un arbitro durante una partita di calcio non è considerato grave quanto dirlo in una riunione di condominio o tra soci dove invece i toni dovrebbero essere più collaborativi e rispettosi.

La presenza della vittima

Una volta accertato che l’intenzione del colpevole è quella di offendere la reputazione della vittima e che il contesto non è di quelli in cui è consentita una dialettica “accesa”, bisogna avvertire che dire cornuto non è sempre reato. Difatti, nel momento in cui viene riferita alla vittima stessa, anche se in presenza di altre persone, siamo dinanzi a una ingiuria, illecito che, come noto, dal 2016 non è più reato. Quindi chi si è sentito dare del cornuto deve innanzitutto procurarsi dei testimoni (indispensabili in una causa civile) e poi notificare, a mezzo del proprio avvocato, un atto di citazione al responsabile. Con quest’atto egli potrà chiedere un risarcimento del danno che sarà valutato in base alle circostanze e a quanto appare giusto al giudice. In più, all’esito del processo, il giudice comminerà una multa amministrativa al responsabile da pagare allo Stato. L’importo varia da 200 a 12mila euro.

Diverso è il caso se una persona dà del cornuto a un’altra che, in quel momento, non è presente. Sempre ipotizzando che il senso della parola sia quella di attribuire alla vittima il ruolo di “uomo tradito”, in questo caso si configura il reato di diffamazione se sono presenti più persone a sentire la parola. Ne bastano due. In tal caso ci sarà bisogno di qualcuno che dichiari di aver visto (o meglio, sentito) Tizio dire di Caio che è cornuto. Una deposizione del genere farebbe scattare la condanna penale. In verità trattandosi di un reato minore, il giudice potrebbe non applicare la pena. Ma sicuramente resta sempre salva la possibilità, per la vittima, di chiedere con una successiva causa civile il risarcimento del danno. Il che potrebbe portare a riflettere sull’effettiva utilità del giudizio penale.

Il reato di diffamazione non scatta se si fa solo il nome della vittima mentre la sua identità non è facilmente intuibile dal resto del discorso. Infatti affinché possa integrarsi la condotta penale è necessario individuare in modo preciso e netto il soggetto a cui si riferisce la diffamazione. Dire ad esempio «Mario è cornuto» non può essere reato: infatti o si deve paradossalmente consentire a tutte le persone che si chiamano Mario di proporre querela, oppure si deve concludere che manca la vittima in quanto non identificabile. Secondo l’insegnamento della Cassazione [1], in materia di diffamazione l’individuazione dell’effettivo destinatario dell’offesa è condizione essenziale ed imprescindibile a configurare la rilevanza penale del fatto.

Dare cornuto a un vigile è reato?

Se un vigile ti sta facendo la multa e tu gli dici che è un cornuto davanti ad altre persone, commetti oltraggio a pubblico ufficiale anche se la tua intenzione non era quella di riferirti a un’ipotetica condotta infedele della moglie. Qui infatti rileva il fatto che l’offesa sia stata rivolta a un pubblico ufficiale durante l’esercizio delle sue funzioni e proprio a causa di queste [2] e, per giunta, in pubblico. Pertanto basta la semplice parola per far scattare il procedimento penale.

Dire «cornuto» è reato solo se ricorrono queste tre condizioni:

  1. ci si riferisce al fatto che la vittima è una persona tradita dal coniuge
  2. se la vittima non è presente al momento dell’affermazione
  3. se l’affermazione viene proferita in presenza di almeno due persone.

note

[1] Cass. sent. n. 37466/2001.

[2] Trib. Torre Annunziata sent. n. 1132/2016.

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