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Allontanare fratello da casa: è possibile?


Allontanare fratello da casa: è possibile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 maggio 2018



Abusi familiari e violenza domestica: gli ordini di allontanamento nei confronti dei conviventi pericolosi scattano senza bisogno che vi sia un reato.

Tu e tuo fratello vivete ancora sotto lo stesso tetto ed in casa dei vostri genitori. Entrambi siete maggiorenni, ma la sfortuna vuole che non andiate d’accordo. In verità la colpa è di tuo fratello che è sempre stato particolarmente aggressivo e violento. Di recente a preso a ubriacarsi spesso e a gridare coi genitori; ha persino alzato le mani contro di te e contro tuo padre. I tuoi genitori sono anziani e non hanno la forza di reagire e giustamente tu temi che un’altra lite violenta possa pregiudicare la loro salute. Ormai hai paura anche ad andare via di casa e lasciare da soli tuo padre o tua madre con il figlio “cattivo”, le cui reazioni sono divenute incontrollabili. Così ti chiedi se è possibile allentare un fratello da casa. La risposta è contenuta nel codice civile.

Ordini di allontanamento dei familiari

La legge stabilisce che [1] tutte le volte in cui la condotta di un convivente (quindi un coniuge, un genitore o anche un fratello) causa un danno all’integrità fisica o morale alla libertà degli altri familiari conviventi si può ricorrere al giudice e chiedere di adottare uno dei cosiddetti ordini di protezione. Di cosa si tratta? Si tratta di un comando impartito dal giudice al convivente pericoloso di cessare la propria condotta illecita ed, eventualmente, di allontanarsi dalla casa comune. Il magistrato può “personalizzare” tali ordini ampliandone il contenuto, ad esempio ordinando al colpevole di non avvicinarsi ai luoghi frequentati di solito dal ricorrente (in particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia d’origine, oppure al domicilio di altri prossimi congiunti ecc.) [3].

Grazie agli ordini di protezione è possibile così allontanare da casa un convivente violento e pericoloso.

Agli ordini di protezione  si ricorre soprattutto in caso di violenza domestica, quella ciò è che si consuma nelle relazioni familiari. Ad esempio potrebbe ricorrervi anche la moglie nei confronti del marito che grida e picchia i figli, che si ubriaca in casa ed è per la prole di cattivo esempio. O anche la stessa donna molestata dal coniuge.

Quando si parla di violenza domestica si fa riferimento a varie forme di violenza. Si può, più in particolare, trattare di una violenza verbale, fisica o psicologica. La violenza deve essere esercitata necessariamente da un membro della famiglia convivente. Oggetto di censura non può essere un semplice comportamento scorretto, ma deve trattarsi della negazione del valore della persona all’interno della famiglia.

Lo scopo è quello di anticipare il più possibile la tutela della persona debole, consentendole di allontanare il coniuge o il convivente che ha tenuto la condotta pregiudizievole, anche prima che essa acquisti rilievo penale.

Anche se gli ordini di protezione sono nati per tutelare il coniuge maltrattato, la norma si riferisce a qualsiasi convivente; qualche tribunale ritiene però applicabile la disciplina anche a situazioni di non convivenza [3]. Gli ordini di protezione possono quindi essere rivolti a qualsiasi componente nel nucleo familiare, ivi compresi i fratelli, diverso dal coniuge o dal convivente stretto (cioè quando la coabitazione non è perdurante).

La norma pertanto assicura la protezione, ad esempio, ai genitori anziani maltrattati da figli maggiorenni, spesso tossicodipendenti [4].

Come allontanare da casa un convivente violento

Il presupposto per ottenere un ordine di allontanamento da parte del giudice è dimostrare che il comportamento del familiare è di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale o alla libertà delle altre persone che vivono sotto lo steso tetto. La legge non dice quali siano queste condotte consentendo così di farvi rientrare qualsiasi ipotesi di violenza domestica. Non è comunque necessario che la condotta costituisca necessariamente reato. Si pensi al caso del figlio che sgrida sempre i genitori e alza la voce, senza però commettere violenza o minaccia, tuttavia aggravando il loro stato di salute e aumentando le possibilità di un infarto derivante da una lite.

Il giudice può emettere l’ordine di protezione se l’abuso determina una lesione rilevante alla persona oppure se la conflittualità è tale da esporre uno dei familiari al rischio concreto e attuale di subire violenze gravi o se sussiste un grave pregiudizio all’integrità morale di una persona.

Per chiedere al giudice l’allontanamento da casa del convivente violento bisogna presentare, tramite il proprio avvocato, un ricorso e depositarlo nel tribunale del luogo di residenza o domicilio dell’istante. Se il soggetto che presenta il ricorso è un minore, ad agire per suo conto deve essere il genitore o il tutore legale.

Il presidente del tribunale designa il giudice a cui è affidata la trattazione del ricorso. Il giudice, sentite le parti, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione necessari, disponendo, ove occorra, anche per mezzo della polizia tributaria, indagini sui redditi, sul tenore di vita e sul patrimonio personale e comune delle parti.

Nel caso di urgenza, il giudice, assunte ove occorra sommarie informazioni, può adottare immediatamente l’ordine di protezione fissando l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé entro un termine non superiore a 15 giorni e assegnando all’istante un termine non superiore a 8 giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. All’udienza il giudice conferma, modifica o revoca l’ordine di protezione

In cosa consistono gli ordini di protezione?

Abbiamo anticipato in apertura che il contenuto degli ordini di protezione è molto ampio. Di solito si tratta di un ordine di cessare la condotta violenta. Il giudice può poi prescrivere l’allontanamento del soggetto dalla casa familiare.

Il giudice, se occorre può inoltre:

  • ordinare al familiare pericoloso di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dal ricorrente, ed in particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia d’origine, o al domicilio di altri prossimi congiunti o di altre persone e in prossimità dei luoghi di istruzione dei figli della coppia, salvo che questi non debba frequentare i medesimi luoghi per esigenze di lavoro;
  • disporre l’intervento dei servizi sociali del territorio, centri di mediazione familiare o associazioni che hanno per fine statutario il sostegno e l’accoglienza di donne e minori o di altri soggetti vittime di abusi e maltrattamenti.

Alla persona destinataria dell’ordine può anche essere imposto di pagare un assegno periodico a favore delle persone che per effetto del provvedimento rimarrebbero prive dei mezzi adeguati, fissando modalità e termini di versamento e prescrivendo, se del caso, che la somma sia versata direttamente all’avente diritto dal datore di lavoro dell’obbligato, detraendola dalla retribuzione allo stesso spettante.

Quanto tempo durano gli ordini di protezione del giudice?

L’ordine di protezione, in quanto limitativo della libertà del soggetto, non può avere durata superiore a un anno. Può essere prorogato una sola volta se ricorrono gravi ragioni.

note

[1] Art. 342 bis cod. civ.

[2] Art. 342 ter cod. civ.

[3] Trib. Firenze 15.07.2002. Contra: Trib. Napoli sent. del 2.11.2006.

[4] Trib. Milano sent. del 27.11.2002.

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