Diritto e Fisco | Editoriale

Avvocati: il nuovo regolamento sull’assistenza di Cassa Forense

4 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 maggio 2018



Dove c’è incultura previdenziale… le agevolazioni sono un boomerang.

Di fronte alle crescenti difficoltà denunciate dai professionisti e agli impatti di queste sull’attività professionale si riscontra che il nuovo regolamento sull’assistenza varato dalla Cassa Forense risulta scarsamente conosciuto, pur andando incontro con i suoi strumenti alle mutate esigenze della categoria. Parimenti, è dato constatare che uno strumento innovativo di welfare come la «contribuzione modulare volontaria» è ancora scarsamente conosciuto, pur rappresentando un’importante opportunità previdenziale offerta oggi dalla Cassa Forense ai propri iscritti (CENSIS, Rapporto annuale dell’avvocatura italiana, Roma, marzo 2016).

La discussione che si è sviluppata sui social dopo l’approvazione ministeriale dell’abolizione temporanea del contributo integrativo minimo, dimostra la scarsissima conoscenza della previdenza forense da parte dell’avvocatura italiana.
In un ambito di «scarsa conoscenza degli istituti previdenziali» le varie agevolazioni che vengono introdotte rischiano di diventare un boomerang perché alleggeriscono momentaneamente un problema ma creano dei buchi previdenziali che l’iscritto non riuscirà più a coprire con enormi sorprese, negative, al momento del pensionamento.
Già nel 2010 il CERP di Torino ha pubblicato un Report sulla alfabetizzazione previdenziale in Italia sostenendo che il nostro Paese si caratterizza per una non chiara percezione degli effetti delle riforme degli anni novanta sulle pensioni che il sistema pubblico erogherà: vige ancora oggi, a livello intergenerazionale, la convinzione che il reddito previdenziale sarà in ogni caso garantito dallo Stato.
La conoscenza del sistema obbligatorio di base da parte dei cittadini italiani appare ancora frammentata e molto ridotta (L’educazione e la comunicazione previdenziale – Il caso italiano – Laura Piatti e Giuseppe Rocco).
In buona sostanza le agevolazioni di volta in volta proposte dovrebbero essere accompagnate da un piano di rientro per l’iscritto così da metterlo in sicurezza lungo il suo percorso lavorativo e previdenziale.

C’è una regola aurea che si deve rispettare: in previdenza non si può vivere alla giornata ma occorre appunto essere previdenti ovvero sia lungimiranti!
Il Collega Giuseppe Fera di Napoli ha scritto sui social: «I delegati Cassa, provenienti dalle aree di maggiore crisi dell’avvocatura, affermano di essere stati impossibilitati a portare avanti le ragioni della decontribuzione e della proporzionalità diretta contribuzione/reddito per una questione di minorità numerica rispetto ai delegati provenienti dalle aree meno colpite dalla crisi. Peccato che sulla carta era un 42 a 38, che evidenzia plasticamente come, nella sostanza, il comitato uscente non ha voluto mettere al centro della sua azione le ragioni dell’avvocatura in crisi o, peggio, non ne è stato capace».
Questo conferma che l’impianto della previdenza forense va integralmente ristrutturato e che gli interventi “spot” sin qui praticati, dopo la riforma del 2009, non hanno sortito gli effetti sperati.
Giustamente la legge n. 247/2012 ha comportato l’equazione iscritto Coa = iscritto Cassa ma il successivo  regolamento ex art. 21, mantenendo il precedente assetto con delle agevolazioni, ha fatto esplodere il problema e ora il ricorso a nuove agevolazioni lo sta facendo crollare come un castello costruito sulla sabbia!!

Fonte: Diritto e Giustizia. Per gentile concessione dell’autore

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