Diritto e Fisco | Editoriale

Come fare un concorso a premi

8 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 maggio 2018



Le regole per promuovere un’iniziativa pubblicitaria che prevede una vincita. La procedura per avviarla ed i vincoli da rispettare verso i consumatori.

Qualcuno di voi ricorderà i tempi in cui, quando si apriva una bibita, ancor prima di bere un sorso si guardava sotto il tappo per sapere se si era stati così fortunati da vincere qualcosa: una macchina, un viaggio, male che andasse un’altra bibita uguale gratis. C’era scritto sull’etichetta: «Stappa e vinci». Tutti stappavano, in pochi vincevano. Ma la speranza c’era sempre. Oggi le aziende invitano il consumatore ad andare sul loro sito Internet, inserire il codice trovato sulla confezione del prodotto, lasciare i propri dati e partecipare ad un’estrazione oppure rispondere alle domande di un quiz: se si è bravi – e molto fortunati – si verrà inseriti in un elenco di persone che, a sorte, assegnerà la vincita in palio. Ieri come oggi, il concorso a premi è stato un veicolo piuttosto efficace per fidelizzare i consumatori ad un marchio. Ma come fare un concorso a premi? Non basta dire che verrà sorteggiato un week end in Costa Azzurra, un’auto o un mese di spesa gratis. Occorre seguire una procedura ben precisa, stabilita dalla legge, e rispettare certe regole nel meccanismo con cui un concorso a premi viene proposto al pubblico, al fine di distinguere questa da altre iniziative promozionali. Vediamo, allora, che cos’è e come fare un concorso a premi.

Concorso a premi: che cos’è

La legge [1] definisce il concorso a premi quella manifestazione pubblicitaria in cui vengono attribuiti, appunto, dei premi offerti ad uno o più partecipanti o a terzi, anche senza l’obbligo di acquisto o di prodotti o di servizi. In pratica, la vincita dipende da:

  • la fortuna del partecipante;
  • consegni o macchine che consentono di affidare esclusivamente alla sorte la designazione del vincitore;
  • l’abilità del concorrente di rispondere in maniera esatta ad un quesito, di svolgere un’attività richiesta o di esprimere un giudizio o un pronostico;
  • la capacità di adempiere per primi alle condizioni stabilite dal regolamento.

I premi possono essere:

  • beni mobili o immobili (un’auto, un appartamento, una borsa firmata, ecc.);
  • servizi (una revisione auto gratis, un week end in albergo, ecc.);
  • sconti (un mese di spesa al 50%, un articolo venduto a metà prezzo, ecc.).

I premi non possono essere:

  • denaro;
  • titoli di prestito pubblici o privati;
  • titoli azionari;
  • quote di capitale societario;
  • titoli di fondi comuni di investimento;
  • polizze di assicurazione sulla vita.

I premi devono essere consegnati all’avente diritto entro 6 mesi dal momento in cui il vincitore è stato individuato. La partecipazione al concorso a premi deve essere gratuita: i concorrenti dovranno sostenere soltanto le spese per partecipare all’iniziativa (spedizione postale, invio di sms, ecc.). I premi non assegnati devono essere devoluti ad una Onlus, a scelta del promotore.

Concorso a premi: differenza con altre iniziative

Rientrano, dunque, nella categoria dei concorsi a premi le manifestazioni che comportano l’assunzione di obbligazioni da parte dell’azienda promotrice a fronte di una promessa al pubblico resa a norma di legge [2].  Secondo il Codice civile, infatti, chi rivolgendosi al pubblico promette una prestazione a favore di chi si trovi in una determinata situazione o compia una determinata azione è vincolato dalla promessa non appena questa è resa pubblica. Significa che se mi dici: «Rispondi a queste semplici domande e potrai vincere un cellulare» deve mettere in palio il premio promesso, anche se il vincitore sarà un altro. Attenzione, però: sempre secondo il Codice, se entro un anno il fortunato concorrente non si è fatto vivo, viene meno il vincolo di mantenere la promessa del premio. Non sono considerati concorsi a premi quelle iniziative promozionali che non hanno alla base una promessa unilaterale al pubblico («Rispondi a queste semplici domande e potrai vincere un cellulare») ma che attribuiscono un bene o un servizio in virtù di previsioni contrattuali tra le parti [3]. Un esempio: «Tu ti impegni a restare mio cliente per un anno e, a partire dal secondo, io mi impegno a farti uno sconto del 10% sui miei servizi». Non ci sono, dunque, dei particolari vincoli organizzativi. Non rientrano in questa categoria nemmeno:

  • i concorsi per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche oppure per la presentazione di progetti o studi: in questo caso, infatti, il premio all’autore di una di queste opere ha carattere di corrispettivo per la prestazione dell’opera o di riconoscimento per il merito personale;
  • le manifestazioni in cui è previsto un premio assegnato da parte di un’emittente radiotelevisiva a spettatori presenti soltanto nel luogo in cui si svolge l’evento;
  • le operazioni promozionali che offrono premi o regali basati su sconti sul prezzo di prodotti o servizi dello stesso o di diverso genere di quelli acquistati (ad esempio, il 3×2 del supermercato), a condizione che gli sconti non siano proposti allo scopo di promuovere l’articolo acquistato o quantità aggiuntive dello stesso genere di prodotto (se acquisti una confezione di questa nuova mozzarella, puoi vincerne altre cinque);
  • le manifestazioni in cui, raggiungendo una certa spesa, si vince un buono per una spesa successiva nello stesso punto vendita o in un altro stabilimento della stessa catena;
  • le manifestazioni in cui i premi sono oggetti di minimo valore;
  • gli eventi in cui i premi sono destinati a favore di enti o istituzioni di carattere pubblico o che hanno finalità sociali o benefiche.

È fondamentale, però, essere il più possibile trasparenti e collocare un’iniziativa promozionale in una categoria piuttosto che in un’altra per evitare confusione e, conseguentemente, delle eventuali sanzioni.

Concorso a premi: le iniziative vietate

Essere il potenziale vincitore di un concorso a premi può far brillare gli occhi ad un consumatore. Ci possono essere, però, delle iniziative che nascondono qualche tranello per attrarre dei concorrenti e fidelizzarli ad un prodotto senza alcuna garanzia di vincita. Ecco perché sono vietati i concorsi quando:

  • il loro meccanismo non garantisce la pubblica fede e la parità di trattamento e di opportunità a tutti i concorrenti a causa dell’intervento del promotore per influenzare l’esito della vincita (il premio sarà destinato ad un parente o ad un amico) oppure per rendere illusoria la partecipazione;
  • non ci sono dei veri e propri scopi promozionali perché il prezzo richiesto per partecipare al concorso è superiore al bene messo in palio e si elude il Monopolio statale dei giochi e delle scommesse;
  • c’è turbamento della concorrenza e del mercato rispetto ai princìpi comunitari;
  • si vuole promozionare un prodotto o un servizio di cui è vietata la pubblicità o qualsiasi altra forma di comunicazione commerciale;
  • ci sono delle violazioni alla legge che regolamenta i concorsi a premi.

Concorso a premi: promotore e destinatario

Il soggetto promotore di un concorso a premi è, solitamente, il titolare dell’azienda che produce, commercializza o distribuisce i beni o i servizi oggetto dell’iniziativa. Ma può anche essere:

  • un’organizzazione che fa parte dell’associazionismo economico tra imprese, come un consorzio o una cooperativa;
  • un’impresa non residente o senza stabile organizzazione in Italia ma con un rappresentante residente nel nostro Paese.

I destinatari del concorso a premi, invece, possono essere:

  • consumatori in quanto fruitori finali del premio;
  • rivenditori, intermediari, concessionari, collaboratori e dipendenti, in quanto soggetti che professionalmente cooperano nel processo di vendita purché non assumano la veste di alienanti nel contratto di compravendita.

Concorso a premi: come fare

Ed eccoci alla procedura stabilita dalla legge e precisata dal Ministero dello Sviluppo economico per poter fare un concorso a premi. Il primo passo da compiere per fare un concorso a premi è comunicare l’iniziativa esclusivamente per via telematica al Ministero dello Sviluppo economico attraverso il servizio Prema on-line (o, nel caso fosse inattivo, tramite documento con firma digitale) entro i 15 giorni antecedenti la data di inizio, compilando l’apposito modulo (CO/1, reperibile sul sito del Mise). Alla comunicazione occorre allegare alcuni documenti. In primo luogo, il regolamento del concorso a premi, in cui saranno indicati:

  • i soggetti promotori;
  • la durata del concorso;
  • l’ambito territoriale interessato;
  • le modalità di partecipazione e di svolgimento del concorso;
  • la natura del concorso;
  • il valore dei premi messi in palio;
  • il termine di consegna dei premi;
  • i dati dell’Onlus a cui andranno devoluti i premi non assegnati.

Se il regolamento verrà modificato successivamente, occorrerà darne comunicazione al Ministero il giorno stesso in cui le variazioni entrano in vigore o, per modifiche sostanziali (ad esempio dei premi messi in palio) almeno 15 giorni prima. Altro documento da allegare alla comunicazione del concorso a premi al Mise è la dichiarazione sostitutiva di atto notorio con cui il promotore dell’iniziativa certifica la conformità del sistema di assegnazione dei premi in conformità al regolamento. Terzo e ultimo documento da allegare: quello relativo alla cauzione prestata a garanzia dei premi promessi ai concorrenti. Tale cauzione deve essere pari al 100% del valore complessivo dei montepremi, calcolato ai fini di Iva o di imposta sostitutiva ma al netto della relativa imposta. Beneficiario sarà il Mise. La scadenza non può essere inferiore ad un anno dalla conclusione del concorso. La cauzione viene depositata:

  • in denaro o in titoli di Stato presso la Tesoreria provinciale dello Stato;
  • mediante fidejussione bancaria o assicurativa.

Una volta terminato il concorso, assegnati i premi e inviato al Ministero il verbale della chiusura dell’iniziativa, la cauzione viene svincolata 180 giorni dopo la trasmissione del verbale e dietro autorizzazione del Ministero. Se venissero riscontrate delle irregolarità, il Mise incamera in modo totale o parziale la cauzione.

note

[1] DPR n. 430/2001 del 26.10.2001. [2] Art. 1989 cod. civ. [3] Cass. sent. n. 8325/2012 del 25.05.2012.


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