Diritto e Fisco | Editoriale

Come fare un sito internet

6 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 maggio 2018



Dalla registrazione alla scelta del nome a dominio, dalla creazione della piattaforma alla stesura dei contratti e al rispetto della normativa sui cookies: come si costruisce un sito web e come guadagnare da internet.

Ti interessa avere un sito internet ma non sai da dove iniziare. Ti sembra più un lavoro per tecnici e, pertanto, vorresti delegare un programmatore o una ditta. Ma i prezzi in circolazione sono molto vari e, prima di affrontare questa spesa, vorresti davvero capire come fare un sito internet, ossia quali sono i passaggi e le procedure, e se c’è qualcosa che puoi fare tu stesso per accelerare il lavoro o semplicemente per ridurre il compenso al tecnico.

Ci sono tante cosa da fare per costruire un sito internet, molte delle quali non richiedono competenze informatiche. Alcune sono il frutto di scelte personali, altre di strategie di marketing, altre ancora di una accurata conoscenza del mercato.

In questo articolo cercherò di spiegarti come fare un sito internet di successo e come avere la possibilità di guadagnare o di farti conoscere dalla clientela.

La scelta del nome del sito

La prima cosa che devi fare è scegliere un «nome a dominio» e registrarlo. Cos’è il dominio? Si tratta di quello che comunemente viene chiamato “nome del sito” e che corrisponde all’indirizzo che digiti sul tuo browser per collegarti con una pagina web. Ad esempio, il dominio di questo sito è www.laleggepertutti.it.

Nello scegliere il nome a dominio devi innanzitutto avere accortezza a non utilizzare un marchio già utilizzato per altri prodotti, cosa che altrimenti ti renderebbe colpevole di concorrenza sleale. Ad esempio, non puoi chiamare il tuo sito cocacola.it.  non è possibile adottare come nome di dominio di un sito utilizzato nell’attività economica, un segno uguale o simile a un marchio altrui quando per l’identità o affinità tra l’attività di impresa dei titolari di quei segni e i prodotti o servizi per il quale il marchio è adottato, esiste un rischio di confusione per il pubblico che può consistere anche in un’associazione tra i segni. Non puoi neanche apporre una piccola modifica a un nome preesistente aggiungendo un altro nome. Ad esempio è stato ritenuto illegittimo il nome a dominio freddystile.it o ancora ferrariworld anche se per prodotti non affini a quelli di Ferrari ma in considerazione della notorietà del marchio della casa automobilistica. Se invece non c’è il rischio di confusione per i consumatori, un nome simile a un altro già esistente è ammesso.

Dall’altro lato devi verificare se il nome è libero, ossia non è già stato registrato da qualcuno. Eseguire questa indagine è molto facile: lo puoi fare su un sito qualsiasi che esegue il servizio di registrazione dei domini. Ad esempio, puoi andare su aruba.it. Troverai in prima pagina una barra di testo bianca dove dovrai inserire il nome da te prescelto e verificare se è già utilizzato da altri. Se così dovesse essere non potrai registrare il tuo dominio perché, oltre ad essere illegale, è tecnicamente impossibile (due siti diversi non possono avere lo stesso indirizzo).

Se invece il nome a dominio è libero, puoi passare alla fase di registrazione. In realtà tu non devi fare altro che pagare. Al resto penserà l’intermediario (il cosiddetto provider) che stai utilizzato (nell’esempio di specie, Aruba).

Alcuni nomi a dominio non possono essere utilizzati nell’ambito del TLD .it. Ad esempio ciò vale per i nomi:

  • dei comuni, delle province e delle regioni italiane (es. toscana.it, pisa.it, viareggio.lucca.it, ecc.);
  • corrispondenti a certi servizi o risorse di rete (es. www.it, internet.it, mail.it, ecc.).

Infine quando scegli il nome a dominio devi fare molta attenzione a un ultimo dettaglio. Il nome del sito è parte dell’indirizzo e potrebbe essere utile per indicizzare meglio il tuo prodotto. Ad esempio, se vendi scarpe sarebbe opportuno (anche se non indispensabile) che questa parola compaia sul dominio. Ecco perché noi che parliamo di legge abbiamo scelto il nome laleggepertutti.it.

Puoi anche utilizzare un dominio che faccia riferimento al tuo nome e cognome. In questo caso ti poni nell’ottica di un brand personale e non business: difficilmente troverai chi scriva per te (a meno che non lo paghi), così come chi crea un brand basato sul proprio nome ha più difficoltà a rivenderlo.

.it o .com?

La struttura del nome di dominio è composta da tre elementi: tre lettere www. (acronimo di world wide web), il nome di dominio detto SLD (Second Level Domain) e infine l’abbreviazione dopo il punto, cioè il TLD (Top Level Domain), quale .it.

Se decidi di fare un sito in inglese non puoi avere come TLD il .it. Viceversa, se decidi di tradurre il tuo sito da italiano in inglese non puoi lasciarlo su .it.

Il suffisso più comune per i siti di e-commerce è “.com” che indica genericamente un sito di derivazione statunitense o a carattere commerciale o internazionale. Anche i meno diffusi “.net” e “.org” usati dalle organizzazioni e dalle associazioni in genere possono essere utilizzati a scopo commerciale. Altri domini registrabili in Italia e all’estero sono: “.aero”, “.biz”, “.coop”, “.info”, “.museum”, “.name”, “.pro”.

È possibile registrare contemporaneamente lo stesso SLD con differenti TLD. Ad esempio, noi abbiamo registrato sia laleggepertutti.it che laleggepertutti.com; quest’ultimo dominio indirizza automaticamente al primo. In questo modo hai due vantaggi:

  • nessuno potrà utilizzare un nome a dominio come il tuo modificando solo il TLD;
  • chi non ricorda il TLD del tuo sito e magari ne scrive uno sbagliato, viene indirizzato in automatico al tuo effettivo sito.

La scelta del programmatore

Se hai un programmatore di cui ti fidi, puoi rivolgerti a lui per chiedergli di farti il sito internet. Tuttavia esistono dei servizi online molto efficienti come starbytes.it che consentono di inviare un progetto e scegliere tra varie offerte di professionisti i quali entrano in una sorta di competizione tra loro. Dopo aver fatto un’offerta in denaro, potrai scegliere il prodotto che più ti piace tra quelli che ti verranno prospettati dai partecipanti. Insomma, funziona come una sorta di asta. Con il vantaggio che, se non ti convince nessuna delle offerte, puoi sempre rifiutarle.

La scelta del server

Per tenere un sito online è necessario “caricare” tutto il programma su una macchina che stia sempre accesa (se si spegne, il sito “va giù”). Questa macchina si chiama server. Ci sono tanti server virtuali che si possono trovare online e che puoi condividere con altri siti piccoli come il tuo. Su questo fatti consigliare dal tuo programmatore. Di solito paghi un canone mensile che varia in base a quanto traffico di utenti generi. Per siti di piccole dimensioni si parla di poche decine d’euro al mese. Siti di grosse dimensioni arrivano a pagare per un server di medie prestazioni anche 500 euro al mese.

Si può optare per un servizio di hosting o un server dedicato, scelta quest’ultima che, anche se più costosa, è preferibile per volumi di traffico elevati. Ad esempio, il servizio presente su https://managedserver.it/ coniuga in modo equilibrato la potenza della macchina, l’assistenza post vendita e un prezzo competitivo.

Informazioni sulla privacy

Ricordati di dire al tuo programmatore di caricare la cosiddetta informativa sui cookies, obbligatoria per legge. Si tratta di una tutela della privacy dell’utente con cui gli comunichi che traccerai i suoi dati. Anche se non sei tu a farlo – ma Google al posto tuo, nel momento in cui crei degli spazi per banner pubblicitari – sei comunque tenuto a chiedere l’autorizzazione al trattamento dei dati.

Struttura sito

Quando si struttura un sito bisogna pensare favorire l’esperienza utente e l’indicizzazione. La cosiddetta user experience, ossia l’esperienza dell’utente, è fondamentale. Un sito ben organizzato è apprezzato dagli utenti ma anche da Google che deve poter raggiungere tutte le pagine.

Alcuni consigli sono:

  • Fare una buona divisione in categorie
  • Poche macro-categorie raggiungibili da tutte le pagine
  • Tutte le pagine raggiungibili con pochi click
  • Collegare articoli della stessa categoria utilizzando i correlati
  • Creare e inviare una sitemap a Google.

Ad esempio, un sito che parla di salute e medicina potrebbe contenere:

  1. malattie
  2. farmaci
  3. alimenti che aiutano a combattere le malattie.

Poi, all’interno di ogni categoria potremo avere delle sottocategorie come ad esempio:

  1. per le malattie: malattie dell’apparato respiratorio, malattie dell’apparato digerente, ecc.
  2. per i farmaci: a seconda della gravità della malattia
  3. per gli alimenti: a seconda del tipo di malattia, ecc.

Come guadagnare dal sito internet

La prima cosa che ti consiglio è di avere ben chiara la tua strategia commerciale e di scegliere come far funzionare il tuo sito.

Ci sono essenzialmente tre modi per guadagnare da un sito internet:

  1. tramite la vendita di prodotti o servizi, ad esempio facendo e-commerce, vedendo cioè prodotti che tu o altre persone producono o distribuiscono; è il caso di Amazon o Mediaworld;
  2. tramite le affiliazioni: ossia sponsorizzando la vendita di prodotti di terzi, come ad esempio videogame o libri. In questo caso ti devi limitare a fare recensioni e a inserire un link sui prodotti recensiti in modo che chi li vende ti riconosca una percentuale su ogni vendita proveniente dal tuo sito;
  3. tramite la pubblicità ossia facendo un sito editoriale, scrivendo cioè articoli di vario genere, e corredandoli da banner pubblicitari.

Questi tre sistemi hanno una cosa in comune: se vuoi guadagnare devi saper indicizzare il tuo articolo e quindi tutto il sito, ossia far sì che sia tra i primi risultati del motore di ricerca. Se vendi qualcosa di ottimo, ma sei nella seconda pagina non guadagnerai nulla. Se spieghi come trasformare il ferro in oro ma il tuo articolo non viene indicizzato non riceverai nessun click. Se sei il più bravo avvocato del mondo e vuoi suggerire ai tuoi clienti una soluzione per salvare il loro patrimonio dal fisco, non troverai alcun cliente dal web se non saprai scriverlo in modo semplice, in modo che l’algoritmo di Google ti legga.

I contratti di e-commerce

Se farai un sito di e-commerce dovrai far firmare ai tuoi clienti un contratto che può essere anche costituito da un testo online con la spunta di Accettazione. Il sistema di conclusione dei contratti su internet si vale di un meccanismo semplice che sostituisce la carta. In pratica, l’utente compila un modulo elettronico (form) e accetta le condizioni contenute nel form, mediante il meccanismo del cosiddetto «point and click»: dopo la compilazione del modulo deve fare un click su un tasto “accettazione” o “accetto” o equivalente.

Le condizioni generali di contratto online, predisposte dal gestore del sito, venditore on-line sono efficaci nei confronti del cliente solo se questi le abbia potuto leggere. Quindi è necessario anche un link a una pagina con il contenuto delle suddette condizioni (a tal fine è necessario che siano ben visibili sul sito) e, preferibilmente, l’invio delle stesse all’indirizzo email del cliente.

Se nel contratto inserisci delle clausole vessatorie, ossia particolarmente limitative dei diritti del cliente, devi farlo “firmare virtualmente” due volte: una prima con il tasto “accettazione” per il contratto e una seconda sul tasto “accettazione” che richiama le clausole vessatorie.

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