Diritto e Fisco | Editoriale

Dire sei brutto a una persona è reato?

6 maggio 2018


Dire sei brutto a una persona è reato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 maggio 2018



Diffamazione e ingiuria: quando scatta la possibilità di chiedere un risarcimento per un giudizio di natura estetica?

Un po’ di vanità fa sempre bene. Serve per rafforzare la propria autostima e per tenere sempre vivo il rispetto del proprio corpo, anche in età non più giovane. Ma se arriva una persona e, con una sola parola, vanifica questo sforzo di autoconvincimento, cosa possiamo fare? Immagina che, davanti a una platea di amici, un tale ti si avvicini e, con aria quasi schifata, dica ad alta voce «Sei brutto!». C’è chi di un giudizio del genere se ne frega, chi sa rispondere a tono, chi passa alle mani e chi, invece, si mortifica così tanto da chiudersi in un guscio ermetico. Qualche avvocato agguerrito potrebbe sostenere anche che vi sia un danno psicologico e alla vita di relazione. Chiaramente, la vittima avrebbe tutto l’interesse a farsi risarcire o, quantomeno, a denunciare lo spavaldo giudicatore. Ma prima è giusto chiedersi se dire sei brutto a una persona è reato.

Abbiamo visto la Cassazione dare pareri apparentemente discordanti al concetto di diffamazione e di ingiuria (ma in realtà hanno una loro logica e coerenza). Non è l’uso della parolaccia in sé che i giudici puniscono (con una sentenza è stato ritenuto che dire «Mi hai rotto i co…» oppure «Vaffan… » è del tutto lecito, trattandosi di un lessico che è ormai entrato nell’uso comune), ma il valore – anzi il disvalore – che a tale parola viene attribuito e che si vuol assegnare alla vittima. Così dire «cornuto» a un uomo è ingiuria perché si lede la sua reputazione e quella della moglie. Ora, magari, una persona che sa di non esserlo potrebbe non offendersi, ma dire «brutto mostro», «sei orrendo» «fai proprio schifo» e altri giudizi estetici del genere potrebbero generare sugli insicuri una certa destabilizzazione. E allora, dire brutto a una persona si può considerare reato? La risposta è molto più semplice di quanto non possa credere.

Innanzitutto rivolgersi a una persona e offenderla non è più reato perché l’ingiuria è stata depenalizzata nel 2016. È tutt’al più un illecito civile che comporta, oltre al diritto a chiedere un risarcimento del danno, anche una multa a carico del colpevole che può andare da 200 a 12mila euro (a seconda della gravità del caso). Se l’offesa fosse invece proferita in assenza della vittima e alla presenza di due o più persone, avremmo invece la diffamazione, illecito che è rimasto invece reato.

La differenza è sostanziale soprattutto sul piano processuale. L’illecito civile si punisce solo anticipando le spese e delegando il proprio avvocato di fare una causa (che non dura meno di tre o quattro anni). Per l’illecito penale invece basta una querela o una denuncia ai Carabinieri, alla polizia o alla Procura della Repubblica per dar il via al processo, che è a carico dello Stato. Si deve nominare un avvocato solo se si vuol ottenere il risarcimento del danno (cosa possibile costituendosi parte civile). Leggi sul punto Quali differenze tra processo civile e penale.

I termini del problema però non cambiano: a noi, infatti, in questa sede interessa capire se dire sei brutto a una persona è un’offesa o meno. Che poi se lo è, potremo stabilire se si è trattato di ingiuria, da perseguire nelle sedi civili, o di diffamazione, da perseguire nelle sedi penali.

Sicuramente, nell’immaginario collettivo, dire sei brutto, ripugnante oppure «mi fai schifo» è offensivo. Ma l’offesa a cosa si rivolge? A un bene esteriore: l’aspetto fisico. Si tratta, insomma, di un giudizio prettamente estetico. E sull’estetica – si sa – i gusti possono ben essere soggettivi. Non c’è nulla di male, ed anzi è del tutto normale, se una persona è considerata bella per alcuni e brutta per altri. E la sincerità, in questo caso, non si paga.

Se invece andiamo a vedere lo scopo della diffamazione e dell’ingiuria notiamo che esse mirano a tutelare dei valori interiori alla persona, non certo estetici.

Difatti l’ingiuria protegge l’onore e il decoro di un soggetto, il sentimento che la vittima ha di se stessa. La diffamazione invece protegge la sua reputazione, ossia il giudizio che gli altri hanno della vittima. Ma parliamo, in entrambi i casi, di profili connessi alla moralità, al buon nome, all’onore; non certo al taglio di capelli, al modo di vestire, alla forma del naso, all’obesità. Tutt’al più, se il giudizio dovesse riguardare il colore della pelle, e quindi riversarsi in una forma di razzismo, le conclusioni potrebbero essere completamente diverse. Ma questa è un’altra storia…

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Autore immagine: 123rf com

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