HOME Articoli

Lo sai che? Licenziamento: cosa comporta

Lo sai che? Pubblicato il 6 maggio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 6 maggio 2018

Dal recupero dei crediti per gli stipendi e il Tfr non corrisposto alla disoccupazione; dalle conseguenze sul piano curriculare alle possibilità di nuove offerte di lavoro: tutto ciò che consegue alla perdita del posto.

A meno che non sia concordato o voluto, un licenziamento è sempre uno sconvolgimento nella vita di una persona, specie quando il reddito è necessario per mandare avanti la famiglia. In una economia come quella italiana, caratterizzata da uno scarsissimo turn over e dalle fin troppo note difficoltà occupazionali, chi perde un lavoro non facilmente ne trova un altro dopo poco tempo. Per cui deve subito far fronte a un’esigenza di liquidità; esigenza che tuttavia viene compensata, in parte, dal Tfr erogato dall’azienda e, in parte, dagli ammortizzatori sociali. Difatti, chi viene licenziato, a prescindere dalle ragioni (anche per giusta causa), ha sempre diritto all’indennità di disoccupazione erogata dall’Inps. La Naspi – è questo il suo nome – serve proprio a garantire un cuscinetto fino a quando il disoccupato non riesce a trovare un nuovo reddito. Ma anche la Naspi ha una durata limitata (varia in base alla durata del rapporto di lavoro sciolto); per cui sarà bene darsi una mossa al più presto. Per correre in soccorso di chi perde il lavoro, abbiamo raccolto in questa guida tutte le indicazioni del caso, spiegando cosa comporta il licenziamento e quali misure deve adottare l’ex lavoratore per tutelare il proprio futuro.

Il recupero dei crediti

Quando ci si chiede cosa comporta il licenziamento, il primo problema che si pone il disoccupato è il recupero dei crediti ancora avanzati dall’azienda. Si può trattare dell’ultima mensilità o anche di quelle precedenti, ma soprattutto del Tfr, il trattamento di fine rapporto che spetta a chiunque perde il lavoro, anche se per una sua condotta colpevole (licenziamento disciplinare). La risposta al problema dipende dalle condizioni economiche del datore di lavoro. Se questi è a rischio fallimento e in cassa non ci sono i soldi per far fronte alle retribuzioni e alle liquidazioni dei lavoratori, bisognerà armarsi di avvocato a presentare in tribunale un ricorso per decreto ingiuntivo. All’esito di un primo tentativo di pignoramento, se non andato a buon fine, si può avanzare – allo stesso tribunale – una richiesta di fallimento. Il fallimento dell’azienda risolve i problemi dei dipendenti ma richiede molto tempo. Difatti, con l’apertura della procedura, è possibile presentare domanda all’Inps per il pagamento delle ultime tre mensilità non corrisposte e del Tfr. In questi casi interviene un fondo di garanzia che copre sempre i lavoratori. Tuttavia, a seconda delle dimensioni dell’azienda e del tribunale, i tempi possono slittare anche di qualche anno. 

Cosa spetta prima del licenziamento

Il dipendente che deve essere licenziato ha diritto a che siano rispettati particolari iter previsti dalla legge. Queste procedure riguardano soprattutto i licenziamenti collettivi o quelli dovuti a ragioni disciplinari (colpa del dipendente). 

Iniziamo dai motivi disciplinari. Il licenziamento comporta l’avvio di una procedura di contestazione che inizia con una lettera di preavviso di licenziamento, con cui vengono chiarite le condotte contestate e l’occasione in cui queste sono state compiute. La lettera deve essere tempestiva rispetto ai fatti e sufficientemente specifica da consentire al lavoratore di assumere una propria difesa. Dalla lettera, il dipendente ha 5 giorni di tempo per presentare memorie scritte o chiedere di essere ascoltato. Dopo tale termine, l’azienda può prendere la decisione e stabilire se licenziare o meno.

Quanto invece al licenziamento collettivo, le imprese che occupano più di 15 dipendenti, compresi i dirigenti, e che intendano effettuare, in conseguenza della cessazione dell’attività o di una sua riduzione o trasformazione a carattere strutturale ed irreversibile, almeno 5 licenziamenti, nell’arco di 120 giorni, in ciascuna unità produttiva, o in più unità produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia, devono seguire la particolare procedura del licenziamento collettivo, anziché le norme che regolano i licenziamenti individuali. La legge prevede che l’individuazione dei lavoratori da licenziare deve avvenire, con un programma presentato ai sindacati, considerate le esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti dai contratti collettivi ovvero, in mancanza di questi, nel rispetto di tre criteri in concorso tra loro: 

  • carichi di famiglia; 
  • anzianità di servizio; 
  • esigenze tecnico produttive ed organizzative.

Il datore che intende ricorrere ad una procedura di licenziamento collettivo per far fronte a situazioni di eccedenza, prima di procedere alla riduzione del personale deve attivare in via preventiva un’apposita procedura di consultazione sindacale.

Raggiunto l’accordo con le organizzazioni di rappresentanza, ovvero esaurite le procedure di consultazione sindacale e amministrativa, l’impresa potrà effettuare i licenziamenti programmati:

  • comunicando per iscritto a ciascuno dei lavoratori il recesso;
  • inviando l’elenco dei lavoratori licenziati ai competenti Uffici regionali ed alle associazioni di categoria. 

Cosa spetta dopo il licenziamento

Il dipendente licenziato ha diritto a percepire il Trattamento di fine rapporto, i ratei della tredicesima e della quattordicesima, la liquidazione in denaro di ferie e permessi non goduti. Per le modalità di calcolo e tutti i maggiori dettagli leggi Dopo il licenziamento cosa spetta al lavoratore?

Se il dipendente è stato licenziato in tronco, ci possono essere due ragioni:

  1. se il licenziamento è per un motivo disciplinare, probabilmente l’azienda ha ritenuto che la condotta del dipendente fosse talmente grave da giustificare un «licenziamento per giusta causa» ossia senza preavviso;
  2. oppure il datore di lavoro ha inteso rinunciare al preavviso lavorato. In tal caso, però, dovrà corrispondere al dipendente, insieme all’ultima paga, la cosiddetta indennità sostitutiva del preavviso, che è volta proprio a compensare l’assenza di reddito nel periodo di preavviso altrimenti dovuto.

Al dipendente licenziato spetta di richiedere all’Inps la Naspi. La cosiddetta indennità di disoccupazione spetta sempre; è esclusa solo quando il recesso dal lavoro è dipeso da una richiesta del lavoratore (cosiddette dimissioni) salvo che ciò sia avvenuto per una giusta causa (ad esempio il mancato pagamento dello stipendio, il mobbing, il demansionamento, ecc.). Per avere la disoccupazione bisogna aver lavorato almeno 30 giornate nell’anno e 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni. Per maggiori dettagli leggi Naspi: cos’è e come funziona.

La durata della Naspi è pari alla metà delle settimane di contributi possedute negli ultimi 4 anni (non possono essere contate le settimane già indennizzate). In ogni caso, non si possono mai superare i 24 mesi. A partire dal 4° mese, la Naspi è ridotta mensilmente del 3%.

Rilascio della DID

Il rilascio della Dichiarazione di Immediata Disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione a misure di politica attiva del lavoro – c.d. “DID” – costituisce, ai sensi dell’art. 19 del DLgs. 150/2015, una delle condizioni che, unitamente all’essere privi di impiego, determinano formalmente l’inizio dello stato di disoccupazione nel collocamento ordinario.

Utilizzando l’apposita procedura reperibile sul portale dell’ANPAL, è possibile registrarsi come disoccupati con le seguenti modalità:

  • registrazione sul Portale Nazionale (www.anpal.gov.it) direttamente da parte del cittadino;
  • registrazione sul Portale Nazionale da parte di un operatore del Centro per l’impiego, che supporti l’utente nel rilascio della DID;
  • inserimento sui Sistemi informativi del Lavoro regionali, con trasmissione della DID, tramite cooperazione applicativa, al nodo di coordinamento nazionale.

Entro 30 giorni dalla data di inoltro della predetta dichiarazione telematica di immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione ad iniziative di formazione e/o di politica attiva del lavoro, i lavoratori interessati contattano o sono convocati dai centri per l’impiego per la profilazione e la stipula di un patto di servizio personalizzato. Tale procedura è necessaria per confermare lo stato di disoccupazione.

Quando si perde la disoccupazione 

Il disoccupato non perde la Naspi se accetta un lavoro dipendente o occasionale e la paga è bassa. Egli infatti conserva la disoccupazione se percepisce fino a massimo 8000 euro l’anno a titolo di lavoro dipendente, borse di studio, stage, tirocini. Se invece svolge prestazioni di lavoro occasionale il limite è di 5.000 euro. Se si tratta di lavoro autonomo, il limite oltre il quale si perde la Naspi è di 4.800 euro annui.

Inoltre si perde la disoccupazione se il percettore:

  • non si presenta ripetutamente, senza giustificato motivo, alle iniziative previste nel patto di servizio personalizzato;
  • non giustifichi la mancata partecipazione ad iniziative di formazione e riqualificazione professionale;
  • non accetta un’offerta congrua di lavoro, ossia coerente con le esperienze e le competenze maturate, la durata della disoccupazione, la distanza dal domicilio e con tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico, nonché caratterizzata da un’offerta retributiva superiore di almeno il 20% rispetto alla indennità percepita nell’ultimo mese.

Servizio di ricollocazione

Chi si chiede cosa comporta il licenziamento non ha ancora terminato la lunga lista di diritti che spettano ai senza lavoro. I disoccupati a cui viene pagata la Naspi, la cui durata eccede i 4 mesi, possono infatti richiedere al centro per l’impiego (presso cui hanno stipulato il patto di servizio personalizzato) una somma, il cosiddetto “assegno individuale di ricollocazione“, graduata in funzione del profilo personale di occupabilità e utilizzabile per ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro.

L’assegno è spendibile, a scelta del disoccupato, presso i centri per l’impiego o i servizi per il lavoro accreditati. Entro 2 mesi dalla data di rilascio dell’assegno il lavoratore deve richiedere il servizio, a pena di decadenza dallo stato di disoccupazione e dalla prestazione a sostegno del reddito. La richiesta del servizio, per tutta la sua durata, sospende il patto di servizio personalizzato eventualmente stipulato.

L’assegno ha una durata di 6 mesi, prorogabile per altri 6 se non viene consumato l’intero ammontare.

Su tale assegno non si pagano le tasse.

Il servizio di ricollocazione consiste nell’affiancare al disoccupato un tutor con un programma di ricerca intensiva della nuova occupazione, con eventuale percorso di riqualificazione professionale mirato a sbocchi occupazionali esistenti nell’area stessa.

Il titolare dell’assegno deve svolgere le attività individuate dal tutor e accettare un’offerta di lavoro congrua. 

La macchia sul curriculum

A volte, chi si chiede cosa comporta un licenziamento, e si pensa alle eventuali conseguenze sul profilo curriculare: se cioè tale provvedimento – specie se dettato da motivi disciplinari – può pesare su future assunzioni, può essere pubblico e conosciuto da altre aziende e se va inserito nel proprio c.v.

Non esiste alcuna legge che imponga al dipendente licenziato, che presenta il curriculum ad un’altra azienda, di indicare le ragioni del precedente licenziamento. Egli potrà limitarsi a indicare la data di inizio e di fine del rapporto di lavoro, specificando le mansioni svolte.

Non esiste neanche un pubblico registro ove le aziende possono conoscere il passato di un candidato al posto. Insomma, il licenziamento resta un fatto personale e “segreto”.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI