Diritto e Fisco | Editoriale

Come licenziare una colf


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 maggio 2018



Quando è possibile interrompere un rapporto di lavoro con un collaboratore domestico e quali procedure seguire. Come calcolare preavviso e Tfr.

Un giorno entri in casa e ti accordi che la colf, quando spazza il pavimento, imbosca la polvere sotto il tappeto. Che fai? La rimproveri, le dici che nell’armadietto del corridoio c’è una paletta per raccogliere lo sporco e buttarlo nel cestino della spazzatura. Il giorno dopo entri in casa, controlli sotto il tappeto e non vedi la polvere: è rimasta sul pavimento perché la colf non ha nemmeno passato la scopa. Che fai? Le chiedi spiegazioni e ti senti rispondere che non ha avuto il tempo. Il terzo giorno entri in casa, il pavimento è spazzato, la polvere sotto il tappeto non c’è ma la trovi sui mobili. Lei ti dice che, dovendo spazzare per bene il pavimento, non ha potuto spolverare tavoli e libreria. Perdi la pazienza e ti rendi conto che è il caso di cambiare collaboratrice domestica. Ma come licenziare una colf? Sulla base di che cosa? È possibile lasciare una colf a casa da un giorno all’altro oppure ci vogliono preavviso e giusta causa?

In realtà, licenziare una colf è più semplice di licenziare un dipendente di un’azienda, in quanto il rapporto di lavoro della collaboratrice domestica è instaurato con una famiglia o con una piccola comunità. Certo, esiste un contratto nazionale di categoria che, però, offre minori tutele rispetto ad altri settori. Ciò significa che ci sono, comunque, delle regole da rispettare. Vediamo quali sono e come licenziare una colf.

Licenziare una colf: quando e come

Le parole magiche sono «ad nutum». Stanno per «decisione presa in modo assolutamente libero da parte della persona che l’ha adottata». Nel mondo del lavoro, un licenziamento ad nutum è quello che non ha bisogno di una giusta causa o di un giustificato motivo. Proprio come quando si decide di licenziare una colf. Il rapporto di lavoro può essere sciolto liberamente (anche da parte della collaboratrice domestica con le dovute dimissioni, si intende).

Il che non vuol dire che si può lasciare a casa la colf da un giorno all’altro, cioè dirle: «Da domani non vieni più». C’è un preavviso da rispettare, come da contratto nazionale di categoria. A meno che ci sia davvero una giusta causa: la colf sorpresa a rubare, a picchiare i bambini, ma non certo ad imboscare la polvere sotto il tappeto.

Senza una giusta causa, dunque, il datore di lavoro può licenziare una colf ma dovrà pagarle:

  • l’indennità sostitutiva di preavviso;
  • il Tfr;
  • le ferie non godute;
  • i ratei di tredicesima maturati fino a quel momento.

Licenziare una colf: il preavviso

L’indennità sostitutiva del preavviso, dunque, è uno dei costi che il datore di lavoro deve mettere in conto quando vuole licenziare una colf. L’importo varia a seconda dell’anzianità di servizio maturata dalla collaboratrice domestica.

Se il contratto è superiore alle 25 ore settimanali, il preavviso è pari a:

  • 15 giorni fino a 5 anni di lavoro;
  • 30 giorni oltre i 5 anni di lavoro.

Se il contratto è inferiore alle 25 ore settimanali, il preavviso è pari a:

  • 8 giorni fino a 2 anni di lavoro;
  • 15 giorni oltre i 2 anni di lavoro.

Questi termini raddoppiano se il licenziamento viene intimato entro il 31° giorno dalla cessazione del congedo per maternità.

Licenziare una colf: il Tfr

Che il motivo sia giusta causa o meno, quando si vuole licenziare una colf bisogna pensare al pagamento del Tfr, dovuto sempre che si pone fine ad un rapporto di lavoro (non a caso si chiama trattamento di fine rapporto).

Il calcolo del Tfr di una colf è lo stesso degli altri lavoratori: si divide la retribuzione annua (compresa di eventuale indennità di vitto e alloggio) per 13,5. Poi si applica la rivalutazione annuale degli importi accantonati durante il rapporto di lavoro. In pratica, queste somme si incrementano dell’1,5% annuo e la del 75% dell’aumento del costo della vita stabilito dall’Istat, escludendo la quota maturata nell’anno in corso.

Facciamo un esempio. Poniamo il caso di una colf che prende 1.000 euro al mese e viene licenziata dopo 2 anni. Il calcolo da fare sarà:

1000 euro mensili x 13 mensilità = 13.000 euro di retribuzione complessiva annua;

13000 euro : 13,5 = 963 euro di Tfr annuo;

963 euro + 1,5% di rivalutazione per il secondo anno = 977,44 euro (963 di Tfr annuo + 14,44 di rivalutazione);

963 euro di Tfr del primo anno + 977,44 euro di Tfr rivalutato del secondo anno = 1.940,44 euro.

E così via, se il rapporto di lavoro fosse durato per altri anni.

Il Tfr può essere pagato di anno in anno se richiesto dal lavoratore o dal datore di lavoro, purché ci sia un accordo consensuale tra entrambi. In ogni caso, dopo 8 anni di servizio il lavoratore può chiedere un anticipo del Tfr fino al 70% di quanto ha maturato.

Licenziare una colf: cosa deve fare il datore di lavoro

Oltre al pagamento del preavviso e del Tfr, che cosa deve fare un datore di lavoro per licenziare una colf? Ci sono delle comunicazioni obbligatorie da fare seguendo una certa procedura.

La prima, ovviamente, al lavoratore interessato: gli si deve comunicare il licenziamento con lettera raccomandata (anche a mano).

La seconda, successivamente, all’Inps attraverso i servizi telematici dell’Istituto, ai quali si accede con il proprio Pin o con lo Spid (il servizio di identità digitale). La comunicazione all’Inps va inviata con il modello COLD-VAR entro 5 giorni dal licenziamento. Il servizio è accessibile anche direttamente dal campo di ricerca del sito, nella sezione Prestazioni e servizi, Cessazione lavoratore domestico.

Ma è possibile pure comunicare il licenziamento della colf all’Inps attraverso:

  • il Contact center, chiamando il numero gratuito da rete fissa 803 164 oppure, da rete mobile, il numero 06 164 164;
  • un ente di patronato o un intermediario dell’Inps, attraverso i loro servizi telematici.

Una volta ricevuta la comunicazione, l’Inps provvede ad inoltrarla a:

  • l’Inail;
  • i centri per l’impiego;
  • il Ministero del Lavoro;
  • la Prefettura (nel caso di lavoratori extracomunitari).

Entro 10 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, il datore deve elaborare e pagare il relativo Mav per versare i contributi previdenziali.

Licenziare una colf con contratto a termine

È possibile licenziare una colf assunta a tempo determinato prima della scadenza del contratto? Sì, è possibile farlo in questi casi e senza periodi di preavviso:

  • entro la fine del periodo di prova, quando previsto;
  • per una giusta causa, cioè per un motivo che non permette di continuare anche temporaneamente il rapporto di lavoro;
  • per una risoluzione consensuale del contratto;
  • per cause di forza maggiore (ad esempio il decesso del datore di lavoro).

Nel caso, però, di licenziamento illegittimo, la colf ha diritto ad un risarcimento del danno pari all’ammontare delle retribuzioni non percepite dalla data di licenziamento a quella della effettiva scadenza del contratto. Lo stesso vale in caso di decesso del datore di lavoro.

Se, invece, il licenziamento è legittimo, il datore di lavoro dovrà:

  • elaborare e pagare l’ultima busta paga, il Tfr, le quote spettanti di 13ma mensilità e le eventuali indennità di vitto e alloggio;
  • elaborare e consegnare al lavoratore la Certificazione unica;
  • elaborare il Mav e versare i contributi previdenziali entro 10 giorni dalla cessazione del rapporto.

In questo caso non serve dare comunicazione all’Inps, dato che per quanto riguarda il rapporto a tempo determinato, l’Istituto chiude la pratica ed il contratto in modo automatico.

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