La fine degli avvocati?

7 maggio 2018


La fine degli avvocati?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 maggio 2018



Tribunali online e sistemi di automatizzazione per la soluzione delle controversie: algoritmi in grado di definire le liti, creare contratti e gestire le transazioni.

Chi poteva rompere il monopolio delle professioni volto alla massimizzazione del profitto? Solo la tecnologia e internet. A dirlo è Richard Susskind, uno dei più noti tecnologici del futuro dei servizi legali nel suo libro «La fine degli avvocati?». Internet ha dato una grossa spallata alle professioni, contribuendo al loro declino. Lo sanno i commercialisti, che sono ora obbligati a confrontarsi con le fatture elettroniche e con la dichiarazione precompilata, adempimenti questi che tagliano una grossa fetta di clientela; lo sanno gli avvocati che, tra i nuovi esperimenti di tribunali elettronici, mediazioni online e algoritmi in grado di definire le liti, sono in via di estinzione. Già, perché proprio di estinzione dell’avvocatura – almeno intesa in senso tradizionale – parla il libro di Susskind in cui profetizza non tanto la scomparsa del mestiere di avvocato, ma un inevitabile cambiamento di pelle.  

Nel volume «Il futuro delle professioni» Susskind parla dell’esistenza di un «grande patto» che protegge il monopolio delle professioni anche grazie alla creazione di un “linguaggio separato”. Ma questo antico assetto è ora in forte crisi; i professionisti saranno rapidamente sostituiti da “sistemi sempre più capaci”, sostenuti dalla connessione in rete e dall’intelligenza artificiale. 

Le professioni – ricorda Susskind – nascono nel lontano medioevo, in un’epoca cioè di forte stratificazione sociale, classista ed elitaria. Le professioni, organizzate in corporazioni e in potenti nuclei identitari e politici, sono così diventate meccanismi di gerarchia sociale. Questo funzionamento ha retto il tempo in modo incredibile, grazie a una profonda alleanza con il legislatore, in Italia avallata soprattutto dal fascismo (può sembrare paradossale come molti legali, che sposano ideologie “antifasciste”, continuino tuttavia a farsi scudo dei privilegi adottati proprio dal regime mussoliniano). 

Susskind afferma che questa diversificazione non solo non serve più, ma è anche anacronistica. Con internet la conoscenza parte dal basso e al basso si ferma. Inevitabile che il cittadino avverta ormai la “non necessità” del professionista, così come tenti di superare da solo i problemi tecnici, informatici e a volte anche quelli medici. In questo, i sistemi di automatizzazione e di prestazioni gratuite che il web offre assecondano le necessità dell’utente. 

Ci sono tante persone che vogliono l’accesso a servizi legali – sarebbero disposti a rinunciare anche alla personalizzazione delle prestazioni pur di poterne usufruire – e oggi non possono per il loro elevato costo e la loro complessa relazione (anche culturale).  

La fine degli avvocati offre una rappresentazione completa della trasformazione che il mondo legale sta subendo (Susskind la chiama “decomposizione”): la collaborazione, la globalizzazione e altre forze stanno cambiando le regole fondamentali con cui i servizi legali vengono acquistati e venduti. 

Ma come sarà il mondo degli avvocati di qui a breve? Secondo Susskind ci saranno diverse tipologie di servizi legali:

  • servizi su misura: una tantum e personalizzato, di alto valore economico e di prezzo elevato; 
  • servizi standardizzati: basati sui lavori precedenti, adattati al singolo utente, ma senza grosse personalizzazioni;
  • servizi sistematizzati: ridotti e applicati tramite sistemi automatizzati
  • servizi mercificati: servizi pacchettizzati in modo tale da avere un valore di mercato scarso o nullo. 

La maggior parte degli avvocati insiste nel ritenere che i propri servizi possano essere considerarti solo “su misura”, ignorando che spesso la clientela è più alla ricerca di un servizio mercificato o sistematizzato, almeno come primo approccio. Un po’ come molti scaricano la musica gratis da internet, salvo poi – in caso di soddisfazione – acquistare l’intero album.  

La Grand Bretagna, in questo momento, sta guardando con interesse all’esperimento che, proprio negli ultimi anni, si è sviluppato in Canada: il primo tribunale civile online. Si chiama CTR, acronimo che sta per Civil Resolution Tribunal. Si tratta di un foro virtuale che si occupa di ricorsi fino a 5mila dollari su controversie legate a incidenti, assicurazioni, proprietà personali, ma anche liti su proprietà comuni di qualsiasi entità. Niente aule e lunghe attese per le udienze: a seconda dei casi il tribunale decide il formato adeguato tra e-mail, videoconferenza, telefono o un mix di questi strumenti. Da casa, dalla località di vacanza, dalla biblioteca o dove esiste una connessione internet più veloce. Una vera rivoluzione. 

A volerla dire tutta, in Italia non siamo così lontani da questa realtà. Non tanto per il processo civile telematico, quanto per le numerose forme di conciliazione che avvengono tramite videoconferenza (si pensi a quelle attraverso il Garante delle Comunicazioni o il Garante dell’Energia Elettrica e del Gas). 

Nel Ctr il processo online avviene in tre fasi: una prima di diagnosi gratuita del problema seguita da una serie di opzioni per offrire alla parte lesa la possibilità di risolvere in modo amichevole la controversia. Se non si trovano accordi, si pagano 75 dollari per andare alla fase successiva (con sconti per chi è indigente) dove un “facilitatore” svolge una funzione di mediatore. Se anche qui i risultati sono vani, si pagano altri 50 dollari e la pratica viene istruita in tribunale. Un membro della Corte, tenuto conto delle posizioni delle parti, emette un verdetto scritto che viene inviato alle parti. La sentenza è vincolante, al pari di quelle dei tribunali tradizionali, e gli atti processuali sono disponibili sul sito web del tribunale.

Torniamo a Susskind e alla fine degli avvocati. Sulle pagine de Il Sole 24 Ore, l’autore dice: «Non sto dicendo che il mestiere di avvocato scomparirà. Certo è che non sarà più come prima e inevitabilmente sarà costretto a cambiare pelle. La tecnologia è destinata a diventare sempre più centrale nella vita degli studi legali e l’avvocato del futuro subirà una contaminazione con altre figure professionali: dal principe del foro o al consulente per le imprese si passerà a una nuova figura di ingegnere legale o di scienziato-avvocato in grado di utilizzare l’intelligenza artificiale. Se essere un avvocato significa aiutare un cliente a risolvere problemi di vario tipo, l’essenza della professione non cambierà. Cambierà però il modo in cui verrà svolta perché il nuovo legale sarà in grado di far lavorare e sviluppare dei sistemi, delle macchine (…). Nasceranno nuove figure professionali con nuove competenze». E lo stesso Susskind richiama l’idea del tribunale online canadese come modello anche per l’Italia. 

È da più tempo del resto che si parla di algoritmi in grado di fornire consulenze legali automatizzate. South Texas College of Law ha messo a punto un modello più sofisticato, basato su un algoritmo con oltre 90 variabili, inclusa l’inclinazione ideologica dei giudici, le decisioni delle corti minori e quelle su casi analoghi. E ha previsto con esattezza il 71% delle singole votazioni dei giudici della Corte Suprema dal 1953 a oggi. Come scrive “Wired”, l’intelligenza artificiale non prenderà il posto di giudici e avvocati, ma li affiancherà nell’analisi dei dati e nella previsione delle sentenze. Utilizzare una banca dati di consulenze per gestire in modo massimo le altre significa velocizzare i tempi di risposta della clientela, ridurre il margine sulla singola unità ma lavorare su numeri molto più elevati.  

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4 Commenti

  1. Con i sistemi della giustizia informatica, di certo si avrà un miglioramento per i Cittadini. Se infatti ci vorrà un avvocato-ingegnere informatico per attivare il sistema della giustizia computerizzata, di certo ci vorrà anche un giudice-elettronico. Speriamo! Almeno sarà garantita la sua imparzialità, oltre al risparmio di tempo, di energie, di spese, e soprattutto di stipendi… Cose, queste, che il “potere reale” di certo non consentirà, non potendo rinunciare al giudice persona fisica, capace di accontentarlo addomesticando con le sue interpretazioni la legge “uguale per tutti”…

  2. Spero sempre nell’abolizione di una professione che si dimostra sempre più costituita da soggetti disinformati a seguito delle continue modifiche legislative. Ormai sono vittime di sè. Il livello della cultura umana è cresciuto ed i clienti capiscono qualcosa di più. Purtroppo, a questo punto il problema è costituito dalla complicanza delle procedure. Quando la mediazione sarà migliorata penso che degli avvocati potremo finalmente farne a meno.

  3. FINALMENTE CHE STA’ ARIVANDO LA FINE DEGLI AVVOCATIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

  4. Attendo con ansia anche la sostituzione di un costoso medico con un bellissimo servizio di visita e diagnosi on-line!! E perchè no, anche la sostituzione di un altrettanto costoso ingegnere per le pratiche edili…ma si, aboliamo tutto!!

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