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Entrare nel garage altrui: che rischio?

7 maggio 2018


Entrare nel garage altrui: che rischio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 maggio 2018



Furto in abitazione e violazione di domicilio: due reati a chi si introduce nelle pertinenze dell’abitazione altrui come il posto auto.

Il tuo vicino lascia spesso il garage aperto. Non c’è un granché dentro: qualche bottiglia di vino, alcuni strumenti per il “fai da te”, attrezzi da lavoro, grossi scatoloni che sembrano contenere roba di scarso valore non più utilizzata. Sembra quasi un posto abbandonato. Fatto sta che un giorno, approfittando della situazione e dell’assenza di controlli, ti intrufoli dentro e ti impossessi di una pompa per gonfiare le ruote della bicicletta. L’attrezzo sta lì, sempre allo stesso posto, da tempo immemore, quasi predestinato a raccogliere ragnatele. Lui però se ne accorge perché qualcuno, nelle vicinanze, ti ha visto e glielo ha riferito. Ti vuole denunciare alla polizia per «violazione di domicilio». A te sembra assurdo che si possa parlare di un reato tanto grave per un bene di così scarso valore, tanto più se avvenuto in un locale che non è l’appartamento vero e proprio. Così ti chiedi che rischio ad entrare nel garage altrui? La questione è stata di recente analizzata dalla Cassazione [1] la quale ha affrontato il tradizionale problema legale dell’equiparazione tra abitazione e box auto o garage ripostiglio. Qui di seguito ti spiegheremo qual è l’orientamento della giurisprudenza e quali conseguenze comporta, sotto un profilo penale, entrare nella proprietà altrui quando non si tratta della “casa” vera e propria.

Chi crede che il garage, in quanto semplice pertinenza dell’abitazione, non debba essere considerato un posto di pari importanza, si sbaglia di grosso. Numerose norme, anche di carattere tributario, equiparano il garage alla residenza almeno tutte le volte in cui il primo è collegato alla seconda. Questo significa che, pur non essendo un tutt’uno sotto il profilo immobiliare, e pur essendo noto che nel garage il proprietario non lascia le cose di maggior valore, né tende a proteggerle dagli sguardi indiscreti, abitazione e garage vengono trattati allo stesso modo anche dal codice penale. 

Pertanto, secondo la Cassazione, l’introduzione in un garage integra il reato di furto in abitazione [2]. In particolare, il codice penale punisce chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, mediante introduzione in un luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa. La pena è la reclusione da 3 a 6 anni e la multa da 927 a 1.500 euro. 

La norma non lascia dunque spazio ad equivoci e non ci sarebbe stato bisogno neanche della sentenza delle Sezioni Unite dell’anno scorso [3] a chiarirne la portata: è punibile come «furto in abitazione» la condotta di chi ruba un oggetto all’interno del garage, in quanto considerato come una pertinenza della privata dimora. 

Del resto e conseguentemente, entrare in un garage altrui è violazione di domicilio; non rileva che il locale ha un ingresso autonomo rispetto all’abitazione. Ciò che importa è solo il fatto che esso sia adibito a un utilizzo esclusivo del proprietario e sia destinato allo svolgimento di atti non occasionali della vita privata.  

Diverso è il discorso – ha chiarito sempre la Cassazione [4] – se si tratta del posto auto condominiale benché “riservato”: esso non è considerato una privata dimora al pari dell’appartamento e il terzo che lo occupa senza permesso non commette violazione di domicilio.

Secondo quanto già chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione [3], rientrano nella nozione di privata dimora i luoghi nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare, compresi quelli destinati ad attività lavorativa o professionale. Pertanto, per poter dire se un luogo fa parte della privata dimora o delle relative pertinenze è necessario verificare se sussistono le seguenti condizioni:

  • utilizzazione del luogo per lo svolgimento di manifestazioni della vita privata (riposo, svago, alimentazione, studio, attività professionale e di lavoro in genere), in modo riservato e al riparo da intrusioni esterne. Tale luogo non deve essere aperto al pubblico né accessibile a terzi senza il consenso del titolare;
  • durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona, in modo che tale rapporto sia caratterizzato da una certa stabilità e non da semplice occasionalità;
  • non accessibilità del luogo, da parte di terzi, senza il consenso del titolare.

Sempre secondo le Sezioni Unite, il luogo dove si esercita un’attività commerciale o imprenditoriale (nella specie, si trattava di un ristorante) non è privata dimora, in quando ad esso hanno accesso la generalità dei clienti. Diverso è il discorso se si parla di un ufficio riservato, nel retrobottega o comunque di un’area riservata alla sfera privata della vittima del reato.

In sintesi, chi si introduce nel garage altrui, costituendo quest’ultimo una pertinenza di un luogo di privata dimora, commette violazione di domicilio; mentre chi, oltre a entrarvi, ruba un oggetto in esso custodito commette il reato di furto in abitazione.

note

[1] Cass. sent. n. 17403/2018.

[2] Art. 624-bis cod. pen.

[3] Cass. S.U. sent. n. 31345 del 23.03.2017.

[4] Cass. sent. n. 53438/17.


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