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Treno in ritardo: spetta un risarcimento oltre al rimborso?

17 ottobre 2018


Treno in ritardo: spetta un risarcimento oltre al rimborso?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 ottobre 2018



Indennizzi, sconto su altri treni, diritto all’assistenza: cosa spetta ai passeggeri se il treno fa ritardo, si perde una coincidenza o c’è una soppressione della corsa.

Sei salito su un treno che ha fatto più di due ore di ritardo. A causa di ciò hai perso una coincidenza, sei rimasto in una stazione sconosciuta per diverse ore della notte, senza assistenza, senza protezione dal freddo e senza un ricovero. Trenitalia non ha dato, a nessuno dei passeggeri, un servizio gratuito di ristorazione, un posto dove riposarsi o dove poter semplicemente ripararsi dal gelo. Tra stress, stanchezza e maltempo ti è venuta per di più la febbre. Senza contare che hai dovuto rimandare tutti i tuoi impegni di lavoro del giorno successivo (e chissà quanto tempo ti ci vorrà per riprenderti da questo viaggio infernale). Al rientro, ti sei recato subito presso uno sportello della stazione treni per chiedere il rimborso del biglietto e il risarcimento dei danni patiti. Ma lì ti è stato detto che tutto ciò che ti spetta è una somma pari al 50% del prezzo del ticket. Una cosa inaccettabile, a tuo avviso, per tutte le disavventure e i disagi sofferti. Treno in ritardo: spetta un risarcimento oltre al rimborso? La tua intenzione è infatti di iniziare una causa contro Trenitalia. Se il tuo legale è correttamente informato, dovrà conoscere la sentenza della Cassazione di qualche giorno fa [1] con cui è stata data una risposta precisa al tuo quesito legale. Ecco allora cosa può chiedere chi è vittima di un ritardo del treno.

Ritardo del treno: i rimborsi

Trenitalia riconosce forfettariamente un parziale rimborso del prezzo del biglietto per tutti i casi di ritardo del treno. In particolare si parla di indennità e queste vengono riconosciute a seconda del tipo di treno e dell’entità del ritardo. Vediamo quali sono.

Ritardo treni Intercity, treni Regionali e Interregionali

Se un treno qualsiasi (ad esempio un Intercity, un Regionale o un treno Interregionale) fa un ritardo fino a 59 minuti non è dovuto alcun rimborso sul prezzo del biglietto. In altri termini, se anche perde una coincidenza o subisce altri danni, il viaggiatore non ha diritto ad alcunché.

Ritardo treni Frecce fino a 29 minuti 

Allo stesso modo, se un treno della linea Frecciarossa, Frecciargento o Frecciabianca fa un ritardo fino a 29 minuti, il viaggiatore non può pretendere alcuna indennità. Tale ritardo infatti è considerato “normale”.

Ritardi treni Frecce tra 30 e 59 minuti 

Se un treno Frecciarossa, Frecciargento o Frecciabianca fa un ritardo tra 30 e 59 minuti, Trenitalia riconosce un indennizzo pari al 25% del prezzo del biglietto. Questo indennizzo non viene pagato in denaro, ma è un bonus per l’acquisto di un altro biglietto di treno, da utilizzare entro massimo un anno. 

Il bonus non si cumula con l’indennità riconosciuta in caso di ritardo superiore a 60 minuti né con indennità di altra tipologia.

Ritardi per tutti i treni tra 60 e 119 minuti

Se il treno, qualsiasi esso sia (quindi tanto le Frecce, quanto gli Intercity, ecc.) fa un ritardo tra 60 e 119 minuti, il viaggiatore ha diritto a un indennizzo pari al 25% del prezzo del biglietto da ricevere in una delle due seguenti forme (a sua scelta):

  • o con uno sconto per l’acquisto di un nuovo biglietto di treno, da spendere entro massimo 12 mesi;
  • o con il riaccredito del prezzo del biglietto, ma solo per pagamenti effettuati con carta di credito.

L’indennità ti spetta anche nel caso di biglietti acquistati in tutto o in parte con altro bonus da indennità ed è calcolata rispetto al prezzo complessivo dell’intera soluzione di viaggio.

Ritardi per tutti i treni da 120 minuti a salire

Se il treno, qualsiasi esso sia (quindi tanto le Frecce, quanto gli Intercity, ecc.) fa un ritardo superiore a 119 minuti (ossia da 120 minuti a salire) il viaggiatore ha sempre diritto a un indennizzo pari al 50% del prezzo del biglietto. Anche in questo caso egli può decidere di ricevere il bonus in due modi:

  • con uno sconto per l’acquisto di un nuovo biglietto di treno, da spendere entro massimo 12 mesi;
  • o con il riaccredito del prezzo del biglietto, ma solo per pagamenti effettuati con carta di credito.

Per maggiori dettagli puoi consultare il sito di Trenitalia che indica le modalità per chiedere l’indennità e i moduli per la richiesta. 

Ritardo del treno: il risarcimento

Occupiamoci ora della possibilità di chiedere un ulteriore risarcimento. Il problema di tipo legale è il seguente: se il viaggiatore dimostra di aver subìto ulteriori danni dal ritardo del treno (ad esempio, la perdita di occasioni di lavoro, uno stress, una malattia, ecc.) o di aver sostenuto dei costi imprevisti (un servizio di taxi, un pernottamento in hotel, un servizio di ristorazione) ha diritto al risarcimento ulteriore rispetto ai rimborsi appena visti? La risposta della Suprema Corte è negativa. Secondo la Corte non è dovuto il risarcimento del danno non patrimoniale per essere i passeggeri rimasti senza assistenza e persino al freddo e al buio per intere ore. Tanto è stato già affermato nel 2008 dalle Sezioni Unite della Cassazione [2] secondo cui il risarcimento del danno non patrimoniale si può richiedere solo nel caso di grave e seria violazione di specifici diritti inviolabili della persona (quelli che trovano il loro riconoscimento nella Costituzione).

Non spetta quindi alcun indennizzo, neanche a titolo di danno esistenziale, per i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie e ogni altro tipo di insoddisfazione concernenti gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale. In pratica, ogni persona, inserita nel complesso sociale, deve accettare, in virtù del dovere di convivenza, un grado minimo di tolleranza.

Sempre la Cassazione ha detto [3], in materia di responsabilità dell’amministrazione ferroviaria, che il danno alla persona del viaggiatore da ritardi o interruzioni è risarcibile entro determinati limiti di legge [4]: con la conseguenza che il risarcimento da ritardo del treno, dalla soppressione della corsa o da mancata coincidenza o da interruzioni del servizio deve avvenire mediante il diritto di valersi di un treno successivo per l’effettuazione o la prosecuzione del viaggio, o attraverso il rimborso del prezzo corrisposto. 

Un semplice raffreddamento con tosse, per aver passato la notte in stazione, non supera quella soglia di sufficiente gravità e compromissione dei diritti che le Sezioni Unite della Cassazione hanno individuato come limite per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale. 

Risarcimento per la perdita della coincidenza

Con una sentenza più recente [5] la Cassazione ha detto che, nel caso di ritardo per un guasto tecnico, se il viaggiatore non riesce a prendere la coincidenza con un altro treno o con un volo aereo, non gli è dovuto alcun ulteriore risarcimento oltre a quelli già indicati. Quindi non c’è possibilità di ottenere il rimborso del prezzo dei nuovi biglietti acquistati per aver perso la precedente corsa a causa del ritardo.

Il ritardo che un treno può subire è perfettamente rientrante nell’ipotesi di caso fortuito o forza maggiore e quindi non risarcibile al viaggiatore. I danni patrimoniali, dovuti da ritardo, interruzioni o soppressioni, sono risarcibili al passeggero sulla base della disciplina speciale dedicata al trasporto ferroviario, escludendo altresì la risarcibilità di voci di danno estranee al trasporto ferroviario stesso: l’acquisto di nuovi biglietti per mezzi di trasporto differenti dal settore ferroviario e i relativi disguidi che possono seguire, vengono qualificati sotto una voce di danno differente rispetto all’ambito ferroviario, rappresentando quindi un titolo distinto di danno e non risarcibile secondo la disciplina speciale di riferimento ferroviario.

note

[1] Cass. sent. n. 10596/2018.

[2] Cass. S.U. sent. n. 26972/2008.

[3] Cass. sent. n. 9312/2015.

[4] Art. 11 paragrafo quarto del DRL 11 ottobre 1934 n. 1948 convertito in in legge n. 911/1935, norma ancora oggi applicabile in forza di quanto stabilito dall’art. 3 comma 1-bis lett. e) del d.l. 22 dicembre 2008 n. 200, convertito in legge 18 febbraio 2009 n. 9, e dal d.lgs. n. 179/2009.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 16 febbraio – 4 maggio 2018, n. 10596

Presidente Vivaldi – Relatore Gianniti

Rilevato in fatto

1. Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 14592 del 9712/2014, in parziale riforma della pronuncia del Giudice di Pace di quella stessa città, ha condannato C.V. e R.M.P. alla restituzione, ciascuno, in favore di Trenitalia S.p.a., della somma di Euro 417,37 già percepita in esecuzione della sentenza di primo grado.

Dalla sentenza risulta che, nel luglio 2009 i signori C. -R. avevano convenuto in giudizio Trenitalia s.p.a. deducendo che: a) il (omissis) , unitamente ai due nipotini (rispettivamente di 6 e di 9 anni), si erano recati presso la stazione di Milano Centrale, dove avevano acquistato i titoli di viaggio, di andata e ritorno, con destinazione (omissis) , corrispondendo l’importo di Euro 49,50; b) il treno n. 2039 sarebbe dovuto partire da (omissis) alle ore 17,05 per giungere a (omissis) alle ore 19,05, ma in realtà era giunto a (omissis) con oltre 5 ore di ritardo, in quanto, a causa di un primo guasto, era partito con più di due ore di ritardo; e, giunto alla stazione di (omissis) , aveva subito una nuova sosta, dovuta ad un ulteriore guasto, che aveva coinvolto anche l’impianto elettrico e quello di riscaldamento; c) durante il tempo occorrente per le riparazioni, erano rimasti in attesa, in uno stato di abbandono, al buio e al freddo; e, per difetto di tempestiva comunicazione e per difetto di assistenza, non avevano potuto effettuare il trasbordo su altro treno che stava per entrare in banchina e che aveva la medesima destinazione. Tanto dedotto in fatto, gli attori avevano chiesto che Trenitalia fosse dichiarata inadempiente e quindi condannata al risarcimento di tutti i danni patiti.

Risulta altresì che il Giudice di Pace di Milano, accertato “il parziale inadempimento” di Trenitalia relativamente al contratto di trasporto concluso con gli attori in data (omissis) , aveva condannato Trenitalia S.p.a. al pagamento, in favore di ciascuno dei due attori, della somma omnicomprensiva di Euro 424,75 oltre interessi legali dalla domanda al soddisfo, a titolo di risarcimento del danno (somma che veniva versata dalla società in esecuzione della sentenza).

2. Avverso la sentenza del Tribunale di Milano hanno proposto ricorso i signori C. -R. , articolando un unico motivo.

Ha resistito Trenitalia con controricorso nel quale ha articolato ricorso incidentale, affidato a due motivi.

Considerato in diritto

1. Il ricorso principale, proposto dai coniugi C. -R. , ed il ricorso incidentale, proposto da Trenitalia s.p.a., sono entrambi infondati.

2. Nel primo motivo di ricorso incidentale Trenitalia denuncia, in relazione all’art. 360 comma 1 numero 3 c.p.c., la violazione dell’art. 1680 cc., della legge n. 911/1935, degli artt. 1227 e 1175 c.c., nonché dell’art. 112 c.p.c..

Secondo Trenitalia, il Tribunale: a) avrebbe dovuto ritenere applicabile la legge n. 911/35 al contratto di trasporto ferroviario per cui è processo e, quindi, non avrebbe dovuto ritenere che essa società, per invocare il caso fortuito o la forza maggiore, doveva provare l’adeguata manutenzione del mezzo di trasporto; b) non aveva considerato che, alla luce della disciplina posta dalla legge n. 911/1935, non era ravvisabile nella specie alcun danno patrimoniale risarcibile, avendo i signori C. -R. comunque usufruito del servizio di trasporto; e che comunque l’esecuzione della prestazione di trasporto era stata ostacolata dagli stessi attori che non avevano effettuato il cambio di treno; c) avrebbe dovuto dichiarare la nullità della sentenza del giudice di primo grado per mancata corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato.

Il motivo è infondato.

Contrariamente a quanto dedotto da Trenitalia, il Tribunale, quale giudice di appello, ha correttamente respinto l’eccezione di nullità della sentenza impugnata per difetto di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, sul presupposto che la domanda dei coniugi C. -R. era tesa al risarcimento di qualsiasi danno “o ogni altro danno ravvisabile”, per cui nell’ampia dizione rientrava indubbiamente il danno patrimoniale.

Il Tribunale ha quindi esaminato l’assunto, sostenuto da Trenitalia, secondo il quale il trasporto di persone sulle Ferrovie dello Stato trova la sua regolamentazione legge n.911/1935 (con conseguente non applicabilità del regime contrattuale espresso dagli artt. 1681 e segg. c.c.) e, comunque, l’Ente Ferroviario doveva andare esente da ogni responsabilità in virtù del caso fortuito e della forza maggiore – ma lo ha respinto, argomentando, senza incorrere in alcuna violazione di legge, sul rilievo che la legge speciale n. 911/1935, che governa il trasporto di persone sulle Ferrovie dello Stato, per effetto della intervenuta trasformazione dell’ente F.S. in società per azioni Trenitalia, trova un limite alla sua originaria perentoria non derogabilità, in materia di responsabilità del vettore ferroviario nei trasporti nazionali, proprio nelle norme del codice civile, che disciplinano la materia delle clausole vessatorie, predisposte unilateralmente, limitative della responsabilità (e, in particolare, dall’art. 1341 c.c.). La tutela dei consumatori, operata dalla normativa codicistica, è stata poi rafforzata per effetto dell’entrata in vigore del d.lgs n. 206/2005 (c.d. Codice dei consumatori), che, all’art. 36, sancisce la nullità delle clausole contrattuali, di cui venga accertata la vessatorietà.

In definitiva, il Giudice di appello, con decisione immune da vizi giuridici, ha ritenuto che al caso in esame sono applicabili i principi generali dettati dall’art. 1218 e 1681 cc. (che, per l’appunto, in caso di inadempimento, legittimano il passeggero a richiedere il risarcimento del danno), in quanto il contratto di trasporto è un negozio giuridico di natura sinallagmatica a prestazioni corrispettive e detto contratto si perfeziona, per il viaggiatore, nel momento in cui acquista il biglietto, mentre per il vettore, nel momento in cui giunge a destinazione.

La decisione del Tribunale è immune da vizi giuridici anche nella parte in cui, confermando la sentenza di primo grado, ha ritenuto che: da un lato, incombe al vettore l’obbligo di un’adeguata manutenzione del mezzo di trasporto e nella specie (accertamento, questo, di merito, insindacabile in sede di legittimità) non era risultato provato che la causa del ritardo (guasto al locomotore) fosse riconducibile al fortuito o alla forza maggiore; e, dall’altro, il pacifico grave ritardo di oltre cinque ore, con il quale gli odierni ricorrenti erano giunti a destinazione, integrava un caso di inesatto adempimento contrattuale da parte della società Trenitalia e legittimava una riduzione del prezzo del biglietto, nella misura ritenuta equa del 50%.

3. Nel ricorso principale, concernente il quantum risarcitorio, i signori C. -R. denunciano, in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c., violazione e falsa applicazione degli artt. 1281, 1681, 2059, 2727 e 2729 c.c..

Secondo i ricorrenti, il Tribunale ha errato nella parte in cui, pur ritenendo l’inadempimento della società convenuta, in ciò confermando la sentenza di primo grado, ha condannato Trenitalia, riformando in ciò la sentenza di primo grado, esclusivamente al pagamento della somma di Euro 7,38 per ciascun passeggero, a titolo di rimborso del 50% del prezzo del biglietto ferroviario, non riconoscendo nulla a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale (che invece era stato riconosciuto dal giudice di primo grado).

In punto di quantum, i ricorrenti deducono: danno alla salute, per l’influenza e lo stato febbrile, riportato in conseguenza del freddo e dello stress; nonché perturbamento psichico, derivante dall’essere rimasti al freddo e al gelo per ore senza avere informazioni e senza alcuna assistenza, in vagoni privi di impianto di riscaldamento; il tutto aggravato dalla necessità di accudire due minori (rispettivamente di anni 9 e 6). Ed insistono sul fatto che il danno non patrimoniale da essi subito era stato grave, in quanto l’inadempimento di Trenitalia aveva inciso sul loro diritto di viaggiare in treno in condizioni umane e sul loro diritto alla salute, cioè su valori protetti non solo dalla normativa costituzionale (art. 16 e 32), ma anche dalla normativa Europea (art. 18 Regolamento CE n. 1371/2007 del Parlamento Europeo).

Il motivo non è fondato.

Il Tribunale, riformando la sentenza di primo grado, ha diversamente liquidato il danno, in quanto:

a) ha escluso la sussistenza di un danno non patrimoniale (alla luce di quanto affermato dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 26972 del 11/11/2008 in punto di “gravità dell’offesa” e di “serietà del danno”, quali requisiti per il risarcimento) ed ha conseguentemente condannato i signori C. e R. alla restituzione in favore di Trenitalia, ciascuno, a titolo di danno non patrimoniale, della somma di Euro 400 percepita a tale titolo.

b) ha contenuto il danno patrimoniale in Euro 7,38 per ciascun attore (in considerazione del fatto che: il prezzo di ciascun biglietto per gli adulti ammontava ad Euro 14,75 e che tale somma andava ridotta nella misura del 50%, in quanto Trenitalia aveva adempiuto, sia pure non esattamente la propria prestazione; e, dall’altro, del fatto che nulla poteva essere riconosciuto per i biglietti dei due ragazzi, pari complessivi Euro 20, in quanto attori nel giudizio di primo grado erano stati soltanto il C. e la signora R. ) ed ha conseguentemente condannato i coniugi C. -R. alla restituzione in favore di Trenitalia, ciascuno, a titolo di danno patrimoniale, della somma di Euro 17,37 percepita a tale titolo.

Contrariamente a quanto deducono i ricorrenti, la decisione del Tribunale ha fatto buon governo dei principi affermati dalle Sezioni Unite di questa Corte ormai da un decennio (sent. n. 26972/2008) ed è, pertanto, è esente da emenda.

Invero, le Sezioni Unite, con detta citata sentenza, hanno statuito che, in virtù di una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., unica norma disciplinante il risarcimento del danno non patrimoniale, la tutela risarcitoria è data, oltre che nei casi determinati dalla legge, solo nel caso di grave e seria violazione di specifici diritti inviolabili della persona.

E, per quanto nella specie rileva, hanno precisato che “sono palesemente non meritevoli di tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed ogni altro tipo di insoddisfazione concernenti gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale” e che ogni persona, inserita nel complesso sociale, deve accettare, in virtù del dovere di convivenza, “un grado minimo di tolleranza”.

La successiva giurisprudenza di legittimità (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 9312 del 08/05/2015, Rv. 635316 – 01) ha altresì precisato che, in materia di responsabilità dell’amministrazione ferroviaria, il danno alla persona del viaggiatore da ritardi o interruzioni è risarcibile – in deroga all’art. 1681 cod. civ. (ed in forza di quanto previsto dal precedente art. 1680) – alle condizioni stabilite dall’art. 11, paragrafo quarto, del r.d.l. 11 ottobre 1934, n 1948, convertito nella legge 4 aprile 1935, n. 911, norma ancora oggi applicabile in forza di quanto stabilito dall’art. 3, comma 1-bis, lett. e), del d.l. 22 dicembre 2008, n. 200, convertito in legge 18 febbraio 2009, n. 9, e dal d.lgs. 1° dicembre 2009, n. 179. Con la conseguenza che il risarcimento – limitato al danno derivato al viaggiatore dal ritardo, dalla soppressione del treno, da mancata coincidenza o da interruzioni del servizio – deve avvenire alle condizioni previste dagli artt. 9 e 10 del medesimo r.d.l. n. 1948 del 1934, e, dunque, mediante diritto di valersi di un treno successivo per l’effettuazione o la prosecuzione del viaggio o attraverso il rimborso del prezzo corrisposto.

Nel caso di specie, facendo buon governo dei principi che precedono, il giudice di appello ha ritenuto che il pregiudizio esistenziale, lamentato dagli attori, era sì risultato provato, ma non aveva superato “quella soglia di sufficiente gravità e compromissione del o dei diritti lesi, individuata in via interpretativa, dalle Sezioni Unite del 2008, quale limita imprescindibile al risarcimento del danno non patrimoniale”. E, in particolare, ha ritenuto che dal certificato di medico 9 gennaio 2009 si evinceva soltanto che la R. era stata affetta da sindrome di raffreddamento con tosse, ma non anche la gravità della lesione e neppure il fatto che la sindrome fosse conseguenza immediata e diretta del lamentato subito disservizio.

La decisione che precede, in quanto conforme alla giurisprudenza di questa Corte, è insindacabile nella presente sede di legittimità.

4. Inammissibile, infine, è il secondo motivo del ricorso incidentale di Trenitalia, concernente la regolamentazione delle spese processuali.

Sul punto Trenitalia denuncia, in relazione all’art. 360 comma 1 numero 3 c.p.c., violazione dell’art. 92 c.p.c., nella parte in cui il Tribunale ha ritenuto giusti motivi per dichiarare integralmente compensate tra le parti le spese processuali, relative ad entrambi i gradi di giudizio.

Al riguardo, si rileva che il Tribunale ha motivato l’operata integrale compensazione delle spese processuali, facendo riferimento al “perdurante contrasto giurisprudenziale”.

Detta statuizione (peraltro, invalidata dai richiami giurisprudenziali, operati da entrambe le parti, a sostegno dei rispettivi assunti), in quanto espressione di una valutazione merito, è estranea al sindacato di legittimità demandato a questa Corte regolatrice.

5. Per le ragioni che precedono, il ricorso principale ed il ricorso incidentale vanno entrambi rigettati.

Dalla declaratoria che precede consegue la compensazione tra le parti delle spese relative al presente giudizio di legittimità.

Sussistono infine i presupposti per il versamento, ad opera di ciascuna delle parti, dell’importo, dovuto per legge ed indicato in dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso principale.

Rigetta il ricorso incidentale.

Dichiara integralmente compensate tra le parti le spese processuali relative al presente giudizio di legittimità.

Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1 comma 17 della l. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale e del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto, rispettivamente per il ricorso principale e per il ricorso incidentale, a norma del comma 1-bis del citato art. 13.


Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 27 giugno – 12 ottobre 2018, n. 25427

Presidente Amendola – Relatore Positano

Fatto e diritto

Rilevato che:

con atto di citazione del 25 novembre 2013, C.M.G. evocava in giudizio, davanti al Giudice di Pace di Firenze, Trenitalia S.p.A. al fine di ottenerne la condanna al risarcimento del danno quantificato in Euro 900 e rappresentato dall’acquisto di nuovi biglietti aerei e dai disagi occorsi perché, essendo giunta in treno allo scalo di (omissis) alle ore 12:10, anziché alle 10:23, a causa del ritardo maturato dal treno nella giornata del (omissis) , aveva perso la coincidenza con il volo per omissis, così rendendo necessario l’acquisto di un nuovo titolo di viaggio aereo per sé e per la propria nipote minorenne. Si costituiva Trenitalia eccependo, in via preliminare, l’incompetenza territoriale del Giudice di Pace di Firenze, a favore di quella del Giudice di Pace di Roma, in quanto nel caso di specie non si applicherebbe il foro del consumatore e contestando la sussistenza del contratto di trasporto, essendo stata prodotta solo copia dei titoli di viaggio, nonché la carenza di legittimazione dell’attrice ad avanzare domande per la nipote, stante il difetto di rappresentanza legale o volontaria. La convenuta invocava inoltre l’applicazione delle RD n. 1948 del 1934 e rilevava che il ritardo non le era imputabile, in quanto dovuto a caso fortuito o forza maggiore (guasto imprevisto del materiale rotabile e del sistema di alimentazione elettrica dei treni). Rilevava di avere fatto tutto il possibile per gestire al meglio l’emergenza. Infine, contestava la quantificazione del danno patrimoniale lamentato e la non rilevanza del pregiudizio non patrimoniale. Chiedeva, altresì, la condanna dell’attrice ai sensi dell’articolo 96 c.p.c.;

il Giudice di Pace, con sentenza del 27 luglio 2014, accoglieva la domanda di condanna al risarcimento del danno patrimoniale subito dall’attrice, con il favore delle spese di lite argomentando in ordine alla sussistenza della competenza per territorio, in applicazione della disciplina del consumatore; ritenendo che l’attrice avesse dato la prova di avere stipulato, per sé e per la nipote, un contratto di trasporto ferroviario; affermando l’inadempimento della convenuta, e ritenendo vessatorie le condizioni generali di contratto che richiamavano gli articoli 9, 10 e 11 del RDL n. 1948 del 1934; escludeva la sussistenza del caso fortuito o della forza maggiore, ma riteneva non risarcibile il danno non patrimoniale, in quanto genericamente allegato;

avverso tale sentenza proponeva appello Trenitalia, chiedendone la riforma e la condanna di controparte per lite temeraria. Censurava la decisione riguardo alla affermata competenza territoriale, deduceva la mancata produzione dell’originale del titolo di viaggio e la liquidazione del danno anche in favore della nipote, nonostante il difetto di rappresentanza. Riteneva erroneamente richiamata la normativa a tutela dei consumatori, dovendosi applicare solo la disciplina speciale che esclude la risarcibilità delle voci di danno richieste dall’attrice. Censurava, altresì, il mancato riconoscimento del caso fortuito o della forza maggiore e riteneva errata la decisione riguardo alla quantificazione del danno. Si costituiva la danneggiata formulando eccezioni in rito e nel merito;

il Tribunale di Firenze, con sentenza del 23 marzo 2017, riteneva infondata l’eccezione di incompetenza e, nel merito, applicabile la disciplina speciale prevista per il trasporto ferroviario; conseguentemente accoglieva l’appello, respingeva la domanda risarcitoria proposta dalla C. e compensava le spese di entrambi i gradi di giudizio;

avverso tale decisione propone ricorso per cassazione C.M.G. affidandosi a un unico motivo. Resiste con controricorso Trenitalia spa. Entrambe le parti depositano memorie ex art. 380 bis c.p.c.

Considerato che:

con l’unico motivo la ricorrente lamenta la violazione, ai sensi dell’articolo 360, n. 3 c.p.c, dell’articolo 1341, primo e secondo comma c.c. e dell’articolo 33, primo e terzo comma del decreto legislativo n. 206 del 2005, con riferimento al RD n. 1948 del 1934, convertito nella legge n. 911 del 1935. In particolare, la decisione impugnata avrebbe errato nel ritenere applicabile il Codice del Consumo in merito alla disciplina dettata in tema di clausole vessatorie, rispetto alle condizioni di contratto Trenitalia. Il Tribunale sarebbe partito da una premessa corretta, ritenendo rilevante la procedura di privatizzazione che ha riguardato il trasporto ferroviario, senza considerare, come evidenziato dalla Consulta nel 2014, che la tematica delle condizioni generali ha subito un affrancamento dall’originaria fonte legislativa, con la conseguenza che non avrebbe potuto trovare applicazione il principio secondo cui non possono ritenersi vessatorie le clausole che riproducano disposizioni di legge (articolo 34 del Codice del Consumo). Al contrario, quelle disposizioni determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. Pertanto, è sostenibile che la disciplina del 1935 fosse espressione di un periodo storico non garantista e di favore per lo Stato, non più compatibile con un quadro giuridico di riferimento caratterizzato da elevati livelli di tutela riconosciuti ai consumatori anche dalla disciplina di settore;

rileva questa Corte che, ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c. (Cass. 25 marzo 2013 n. 7450), il giudice di appello ha adottato una decisione sulla base della “ragione più liquida” conforme all’orientamento di legittimità in materia (Cass. 8 maggio 2015 n. 9312) in ordine all’applicabilità della normativa speciale in tema di trasporto ferroviario (RDL 11.10.1934 n. 1948, richiamato dal Dlgs n. 179 del 2009), cui rinvia anche il Codice del Consumo (art. 101 del Dlgs n. 206/2005);

in materia di responsabilità dell’amministrazione ferroviaria, il danno alla persona del viaggiatore da ritardi o interruzioni è risarcibile – in deroga all’art. 1681 cod. civ. (ed in forza di quanto previsto dal precedente art. 1680) – alle condizioni stabilite dall’art. 11, paragrafo quarto, del r.d.l. 11 ottobre 1934, n 1948, convertito nella legge 4 aprile 1935, n. 911, norma ancora oggi applicabile in forza di quanto stabilito dall’art. 3, comma 1-bis, lett. e), del d.l. 22 dicembre 2008, n. 200, convertito in legge 18 febbraio 2009, n. 9, e dal d.lgs. 1 dicembre 2009, n. 179. Ne consegue che il risarcimento – limitato al danno derivato al viaggiatore dal ritardo, dalla soppressione del treno, da mancata coincidenza o da interruzioni del servizio – deve avvenire alle condizioni previste dagli artt. 9 e 10 del medesimo r.d.l. n. 1948 del 1934, e, dunque, mediante diritto di valersi di un treno successivo per l’effettuazione o la prosecuzione del viaggio o attraverso il rimborso del prezzo corrisposto (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 10596 del 4 maggio 2018, Cass. 5 luglio 2017 n. 16495 e Sez. 3, Sentenza n. 9312 del 08/05/2015, Rv. 635316 – 01). Nel caso di specie, facendo buon governo dei principi che precedono, il giudice di appello ha rilevato che la domanda risarcitoria era tesa ad ottenere il rimborso di voci di danno completamente diverse, rappresentate dal costo dei biglietti aerei riferiti alla posizione dell’attrice e della nipote, oltre agli oneri accessori. Si tratta pertanto di voci di danno diverse e ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge;

ne consegue che il ricorso deve essere rigettato e va disattesa la richiesta della ricorrente di essere sentita; le spese del presente giudizio di cassazione vanno integralmente compensate in considerazione delle alterne vicende del giudizio di merito. Infine, va dato atto – mancando ogni discrezionalità al riguardo (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra molte altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, inserito dall’art. 1, comma 17, della l. 24 dicembre 2012, n. 228, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa integralmente le spese processuali.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del d.p.r. 115 del 2002, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma Ibis dello stesso articolo 13.


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