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Lo sai che? Gratifiche retributive ai dipendenti: funzionamento e tassazione

Lo sai che? Pubblicato il 7 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 maggio 2018

Gratifiche e premi: come vanno tassati i premi di risultato e gli incentivi ai dipendenti. Il welfare e le tasse che si pagano sulle somme erogate al lavoratore.

Il tuo datore di lavoro ti ha promesso, per fine anno, una gratifica al raggiungimento di un determinato risultato. Si tratta di un premio per la tua dedizione e per il sacrificio profuso nel lavoro. Vorresti però saperne di più, come fare per vincolare l’azienda alla parola data, come va siglato il patto, quali tasse si devono pagare. In questo articolo ci concentreremo proprio su questi argomenti che coinvolgono tanto il diritto del lavoro quanto quello tributario e previdenziale. Ma procediamo con ordine e vediamo, più nel dettaglio, funzionamento e tassazione delle gratifiche retributive ai dipendenti.

Gratifiche e premi: cosa sono?

Insieme al normale stipendio, il datore di lavoro può riconoscere ai propri dipendenti delle gratifiche e premi. Di cosa si tratta? Sono erogazioni che hanno lo scopo di incentivare i lavoratori nello svolgimento delle proprie mansioni.

La disciplina principale delle gratifiche e premi si trova nei contratti collettivi di lavoro, soprattutto quelli di secondo livello (aziendale e territoriale). Per cui, se vuoi sapere come funzionano e come vengono tassate le gratifiche relative al tuo inquadramento, sarà meglio che tu legga tali testi. 

In cosa consistono le gratifiche retributive ai dipendenti?

Vi sono varie tipologie di gratifiche: 

  • quelle di produzione: collegate cioè all’andamento produttivo dell’azienda;
  • quelle di rendimento: riconosciute non a tutti i dipendenti ma solo a quelli che si sono distinti per le proprie capacità, rendimento e condotta;
  • quelle di fedeltà: riconosciute ai dipendenti che abbiano raggiunto una determinata anzianità di servizio.

Che succede se le gratifiche vengono previste ogni anno?

Quando le gratifiche sono previste annualmente e in modo stabile, esse diventano parte integrante dello stipendio e hanno natura retributiva. 

Se corrisposte per ragioni legate alle prestazioni contrattuali con carattere di obbligatorietà, continuità, frequenza costante, il datore di lavoro non può ridurre o revocare le gratifiche in base al principio di «irriducibilità della retribuzione». Inoltre, il premio deve essere considerato ai fini del calcolo degli istituti retributivi indiretti o differiti, come la tredicesima o il TFR, salva diversa previsione contrattuale.  

Quando la gratifica diventa obbligatoria

La gratifica diventa obbligatoria quando si traduce in un uso aziendale. L’uso aziendale consiste nella reiterazione costante e spontanea di un comportamento del datore di lavoro, tenuto nei confronti di tutti i dipendenti, che si traduce in un trattamento economico o normativo di maggior favore rispetto a quello previsto dai contratti. Nella prassi gli usi consistono nella concessione di gratifiche, premi, indennità o attribuzioni a carattere previdenziale non obbligatorio. L’applicazione dell’uso aziendale deve essere generalizzata ed uniforme verso tutti i dipendenti. L’uso aziendale fa sorgere in capo al datore di lavoro un obbligo unilaterale di carattere collettivo. Questo non toglie però che per i dipendenti successivamente assunti il datore può stipulare  patti di tipo diverso. 

Che succede se le gratifiche sono occasionali?

Opposto è il discorso quando le gratifiche sono riconosciute per condizioni occasionali ed eventuali, connesse a particolari modalità esecutive della prestazione lavorativa.

Contributi previdenziali sui premi di risultato

Per incentivare i premi di risultato la legge [1] ha previsto un regime contributivo agevolato (si parla di «decontribuzione dei premi di risultato»). Essa consiste in una riduzione dei contributi dovuti, a vantaggio sia dell’azienda che dei lavoratori, applicabile:

  • ai datori di lavoro del settore privato con riferimento al personale impiegato con qualsiasi contratto di lavoro subordinato, a tempo indeterminato o determinato, titolare di un reddito di lavoro dipendente non superiore, nel 2016, a 80.000 euro;
  • su una quota delle somme erogate a tale personale a titolo di premio di risultato (o di partecipazione agli utili dell’impresa), in esecuzione dei contratti collettivi aziendali o territoriali non superiore a 800 euro;
  • in misura pari al 20% dell’aliquota contributiva IVS a carico del datore di lavoro e al 100% della contribuzione a carico del dipendente.

Sostituzione dei premi di risultato con beni e servizi di welfare

I dipendenti privati possono scegliere:

  • di avvalersi della tassazione sostitutiva in luogo di quella ordinaria;
  • oppure di sostituire, in tutto o in parte, la corresponsione delle somme spettanti a titolo di premio (e/o di partecipazione agli utili) con beni e servizi riconducibili alle erogazioni per il welfare aziendale e altri benefit.

Tassazione delle gratifiche

Contrariamente a quanto avveniva in passato [2], oggi le gratifiche retributive ai dipendenti sono soggette a tassazione. In particolare sono soggetti a imposizione:

  • le gratifiche natalizie e pasquali;
  • le gratifiche annuali di bilancio;
  • i premi trimestrali, semestrali e annuali.

La Legge di Stabilità 2016 [3] ha reintrodotto, dopo lo stop dell’anno 2015, la detassazione dei premi di risultato di ammontare variabile. Leggi sul punto Detassazione premi di produttività, nuovi incentivi. È prevista altresì la possibilità di detassare le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa.

Il regime agevolato è previsto solo per il settore privato. 

I redditi derivanti dai premi di risultato e dalle somme derivanti dalla partecipazione agli utili percepiti dai dipendenti del settore privato, sono soggetti a tassazione agevolata consistente nell’applicazione di una imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali nella misura del 10%, salvo espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro. La tassazione agevolata è prevista fino al limite di 3.000 euro lordi al netto dei contributi previdenziali, innalzato a 4.000 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro. La tassazione agevolata interessa i titolari di reddito di lavoro dipendente entro il limite di 80mila euro, al netto di eventuali premi sostitutivi, a scelta del dipendente, con i benefit che non concorrono alla formazione del reddito.

note

[1] Art. 55 del DL 50/2017.

[2] Art. 51 co. 1 TUIR abrogato dal DL n. 93/2008. Cfr. CM n. 326/1997.

[3] L. n. 208/2015.


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