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Mefistofele fa causa a Faust di Goethe: legge o leggenda?

20 Dicembre 2012
Mefistofele fa causa a Faust di Goethe: legge o leggenda?

Voci di corridoio rivelano che, sul banco di un giudice, sarebbe approdata la causa intrapresa da Mefistofele nei confronti di Faust: causa di “inadempimento contrattuale” – si intende – e, per di più, di “valore indeterminabile [“Che Diavolo!” avrebbe esclamato l’attore, dopo il pagamento del nuovo importo, più salato, del contributo unificato]. Ma andiamo per ordine…

I fatti di causa: il contratto preliminare

La vicenda è nota: Faust promette di vendere l’anima a Mefistofele in forza di una scommessa. “Se dirò all’attimo: sei così bello, fermati! – allora tu potrai mettermi in ceppi”. In cambio, però, il demone gli concede una vita di piaceri, esaudendone ogni desiderio.

Il contratto aleatorio

Faust sa che Mefistofele può utilizzare ogni sua arma, magica e non, per vincere la scommessa; accetta però la sfida. E si avvia a una vita di sregolatezze.

Margherita e la scommessa

Faust si innamora di Margherita che subisce però la pena capitale per accuse di infanticidio. La disperazione per la perdita dell’amata, la cecità e una sconfortante depressione (indottagli dal diavolo e documentata da certificati dell’A.S.L.) lo portano, in vecchiaia, a immaginare un futuro alla John Lennon, “dove un popolo laborioso e libero avrebbe realizzato grandi opere per la propria felicità”. In quell’istante, Faust afferma che, se fosse vissuto tanto da vedere questa epoca, avrebbe desiderato che quell’attimo si fermasse.

L’atto di citazione

Mefistofele interpreta l’affermazione di Faust come un anelito a ché quell’attimo possa fermarsi. Perciò, fa morire Faust, convinto di aver vinto la scommessa e ne reclama l’anima. Faust però, inadempiente, sale al cielo per il suo costante impegno a favore del bene e della società. Pertanto, Mefistofele, eccependo l’inadempimento contrattuale, chiede al giudice l’esecuzione forzata dell’obbligo di contrarre.

La difesa del convenuto

Un angelo (nel finale dell’opera) spiega il motivo per cui Faust è stato salvato: la sua continua aspirazione all’infinito. Dunque, in realtà – sostiene il legale del convenuto – è “priva di pregio giuridico” la ricostruzione dell’attore che avrebbe interpretato in modo errato l’ultima volontà di Faust.

La sentenza

Il giudice accoglie la domanda di Faust, sostenendo tuttavia che il contratto è nullo perché avente “causa illecita”, essendo l’anima un bene “non disponibile” da parte del suo titolare. Sostiene infatti il magistrato che lo scambio dell’ “anima contro prezzo” costituisce un interesse non meritevole di tutela dall’ordinamento.

Pertanto il Tribunale, potendo rilevare d’ufficio la nullità del contratto, rigetta la domanda di Mefistofele e lo condanna alle spese processuali.



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