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Bonus aria condizionata

7 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 maggio 2018



Bonus condizionatori, ventilatori e pompe di calore: come funzionano le agevolazioni fiscali e chi ne ha diritto.

Dal classico ventilatore al climatizzatore, dal condizionatore portatile alla pompa di calore: qualunque sia l’apparecchio alla portata delle tue tasche, devi sapere che hai diritto a un bonus fiscale per l’aria condizionata. Il bonus, a seconda degli interventi messi in atto, può dimezzare il costo del condizionatore, o addirittura tagliarlo del 65%, se viene realizzato un intervento di risparmio energetico.

Non si tratta, però, di uno sconto diretto, all’atto dell’acquisto, ma di uno sconto fiscale, o meglio di una detrazione: in pratica potrai scaricare dalle tasse (dall’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche) la metà o il 65% del costo per l’acquisto dell’aria condizionata.

A questo bonus si aggiungono ulteriori vantaggi, come l’Iva (l’imposta sul valore aggiunto) agevolata e la nuova tariffa elettrica.

Ma procediamo per ordine e vediamo come funziona il bonus aria condizionata: chi ne ha diritto, a quanto ammonta, quali adempimenti bisogna effettuare per ottenerlo.

Per quali apparecchiature si ha diritto al bonus aria condizionata?

Il bonus aria condizionata spetta non solo per l’acquisto di un condizionatore, ma anche per l’installazione di una pompa di calore o, in alcuni casi, per l’acquisto di un ventilatore. In ogni caso è importante sapere che l’apparecchiatura, perché si abbia diritto all’agevolazione, deve essere nuova.

A quanto ammonta il bonus aria condizionata 2018?

Come abbiamo anticipato, l’importo del bonus aria condizionata 2018 varia a seconda dell’intervento da eseguire e dell’apparecchio acquistato: l’agevolazione non può comunque superare il 65% del costo. Vediamo nel dettaglio quali sono i benefici previsti.

Bonus aria condizionata per ristrutturazione edilizia

Il bonus aria condizionata spetta, innanzitutto, per l’acquisto di condizionatori a seguito della ristrutturazione della casa: in quest’ipotesi si ha diritto a una detrazione fiscale pari al 50% delle spese sostenute.

L’agevolazione, nel dettaglio, spetta per l’acquisto di climatizzatori con pompa di calore, utilizzabili sia in estate per il raffreddamento degli ambienti, che in inverno per il riscaldamento. I climatizzatori devono essere inoltre installati per integrare o sostituire l’impianto esistente.

Il tetto massimo di spesa detraibile è pari a 96mila euro: ciò significa che è possibile scaricare dalle tasse un massimo di 48mila euro. La detrazione è riconosciuta in 10 quote annuali di pari importo (quindi non può superare i 4800 euro l’anno), e deve essere richiesta in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi (730 o modello redditi).

Per poter beneficiare del bonus aria condizionata per ristrutturazione edilizia è necessario che il pagamento dell’apparecchiatura venga effettuato tramite bonifico parlante.

Come si chiede il bonus aria condizionata per ristrutturazione?

Per ottenere il bonus, che come abbiamo detto va richiesto nella dichiarazione dei redditi, è necessario essere in possesso dei seguenti documenti:

  • fattura relativa alle spese sostenute;
  • bonifico parlante, indicante la causale del versamento, il numero e la data della fattura, i dati di chi richiede la detrazione (che può anche essere diverso dall’ordinante), il codice fiscale del beneficiario.

Per ottenere la detrazione è anche necessaria una dichiarazione di ristrutturazione da cui risulti una data di inizio lavori: può trattarsi di una comunicazione al Comune in cui è ubicato l’immobile, o di un titolo abilitativo comunale. Nel caso in cui l’intervento non ne preveda l’obbligatorietà, è sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

Bonus aria condizionata con bonus mobili

Se si effettuano degli interventi di ristrutturazione, è possibile beneficiare del bonus aria condizionata utilizzando il bonus mobili.

Ricordiamo che il bonus mobili, o bonus arredi, consiste nella possibilità di detrarre dall’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) i costi sostenuti per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici, in occasione della ristrutturazione dell’abitazione.

Le spese per l’acquisto, nel dettaglio, sono detraibili al 50%, entro un limite massimo di spesa di 10mila euro, da ripartire in 10 rate di pari importo: in pratica, se si spendono 10mila euro tra arredi e grandi elettrodomestici si possono scontare 5mila euro dalle tasse. Lo sconto, però, va ripartito in 10 anni, il che significa che ogni anno si ha diritto a togliere 500 euro dall’Irpef.

Il bonus mobili consente di agevolare l’acquisto di:

  • letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, nonché i materassi e gli apparecchi di illuminazione che costituiscono un necessario completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione;
  • frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, piastre riscaldanti elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento.

I grandi elettrodomestici devono avere la classe A+ o superiore, ad eccezione dei forni, per i quali basta la classe A.

In pratica, col bonus mobili è possibile fruire del bonus aria condizionata del 50% anche per l’acquisto di un semplice ventilatore, purché sia almeno di classe A+.

Come si richiede il bonus aria condizionata con bonus mobili?

Per accedere al bonus aria condizionata con bonus mobili, che come abbiamo detto va richiesto nella dichiarazione dei redditi, è necessario essere in possesso dei seguenti documenti:

  • fattura relative alle spese sostenute, o scontrino con codice fiscale dell’acquirente e indicazione dei beni acquistati;
  • bonifico ordinario, (è stato chiarito che non serve quello specifico per le ristrutturazioni edilizie [1]); in alternativa, carta di credito o di debito (bancomat);
  • dichiarazione di ristrutturazione, o, in alternativa, titolo abilitativo comunale da cui risulti la data di inizio lavori; se non necessari, è sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

Bonus aria condizionata per sostituzione di vecchi impianti e apparecchiature

Il bonus aria condizionata può arrivare sino al 65% del costo per l’acquisto del climatizzatore, senza necessità di effettuare lavori di ristrutturazione, grazie al cosiddetto Ecobonus.

L’ecobonus, o bonus per il miglioramento dell’efficienza energetica, è un’agevolazione che consiste nella detrazione Irpef del 65% dei costi sostenuti per migliorare le prestazioni energetiche di un immobile; la detrazione, anche in questo caso, deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo, sino a un limite massimo di:

  • 30mila euro, per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;
  • 40mila euro, per le opere di riqualificazione dell’involucro di edifici esistenti, e per l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (solare termico);
  • 100mila euro, per gli interventi di riqualificazione energetica globale.

Il bonus aria condizionata del 65% è dunque relativo all’acquisto di apparecchiature utilizzabili sia per la climatizzazione estiva che per quella invernale: devono però essere acquistati in sostituzione di impianti di riscaldamento già esistenti.

Come si richiede il bonus aria condizionata con ecobonus?

Per accedere al bonus aria condizionata utilizzando l’ecobonus, che come abbiamo già esposto va richiesto nella dichiarazione dei redditi, è necessario essere in possesso dei seguenti documenti:

  • fattura relativa alle spese sostenute;
  • bonifico parlante, indicante la causale del versamento, il numero e la data della fattura, i dati del richiedente la detrazione (che può anche essere diverso dall’ordinante), il codice fiscale del beneficiario.

Per gli interventi più notevoli, come la riqualificazione globale, la coibentazione dell’involucro e l’isolamento dell’edificio, deve essere trasmessa la seguente ulteriore documentazione all’Enea (Agenzia nazionale per l’efficienza energetica):

  • attestato di prestazione energetica: deve essere redatto da un professionista abilitato e indipendente dalla ditta che esegue i lavori;
  • asseverazione: è la certificazione dei produttori necessaria per caldaie, finestre e infissi;
  • scheda informativa: è un documento che contiene i dati identificativi del soggetto, dell’immobile e la quantificazione del risparmio energetico conseguente all’intervento.

Come si ottiene l’Iva agevolata per l’acquisto del climatizzatore?

Per l’acquisto di un climatizzatore è prevista l’applicazione dell’Iva agevolata del 10% anziché del 22%, in quanto bene significativo: questo beneficio fiscale, però, non si applica sul costo totale dell’aria condizionata, ma sulla differenza tra il valore del servizio ed il costo del condizionatore.

Facciamo un esempio per capire meglio: il contribuente acquista un climatizzatore che costa 4mila euro, ma paga ulteriori mille euro per l’installazione, quindi spende in tutto 5mila euro.

L’Iva agevolata al 10% viene applicata:

  • sul costo della manodopera, quindi su 1000 euro;
  • sulla parte del costo del condizionatore che corrisponde alla differenza tra il costo totale ed il valore dell’apparecchio, quindi su ulteriori 1000 euro (5000 – 4000);
  • sulla restante parte del costo, quindi sui restanti 3000 euro, viene applicata l’Iva al 22%.

In buona sostanza, grazie all’applicazione dell’Iva agevolata sull’aria condizionata, il contribuente risparmia 240 euro, pagando sui 2mila euro di spesa imponibile agevolati 200 euro di Iva anziché 440.

Bonus aria condizionata: nuova tariffa elettricità

Dal 1° gennaio 2018 è stata introdotta la nuova tariffa Td per il consumo di energia elettrica ed è stata abolita la tariffa progressiva, che determinava l’aumentare dei costi all’aumentare dei consumi.

In proporzione, le nuove tariffe risultano dunque meno penalizzanti per chi ha dei consumi al di sopra della media.

La tariffa Td, in pratica, è l’evoluzione della tariffa sperimentale D1 per le pompe di calore, ideata per non penalizzare le tecnologie energeticamente efficienti e rinnovabili come le pompe di calore, dato che la loro installazione comporta un importante aumento dei consumi elettrici, della potenza impegnata e di conseguenza dei costi in bolletta.

note

[1] Circ. n. 7/E/2016.

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