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Lo sai che? Sesso su internet: si può chiedere la separazione?

Lo sai che? Pubblicato il 8 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 maggio 2018

Il tradimento virtuale è causa di addebito anche se non sfocia in un rapporto sessuale: basta la violazione della fiducia o il semplice sospetto. L’amicizia platonica invece non può essere causa di addebito.

Tua moglie ti ha scoperto mentre chattavi con una donna che non hai mai visto né conosciuto dal vivo: si tratta solo di una relazione telematica, per quanto dal contenuto fortemente erotico. Messaggi e fotografie che vi siete scambiati erano inequivocabili e diretti a simulare un rapporto molto passionale. Ma tra voi non c’è stato alcun contatto fisico (peraltro vivete in due città diverse e lontane). Questo ti fa ben sperare: ritieni infatti che un legame di tipo platonico non possa essere considerato un’infedeltà e, se anche lei dovesse chiedere la separazione nei tuoi riguardi, non potrebbe comunque “addebitartela”, ossia ritenere te responsabile per la cessazione del matrimonio. Lei invece ne fa una questione di fiducia: a suo dire, al di là della questione carnale, ciò che conta non è la consumazione di un rapporto sessuale in sé e il fatto che tra di voi non ci sia mai stato sesso reale, ma il semplice tradimento mentale. E’ quello che conta e che le ha fatto perdere la fiducia. E tanto basta, a suo dire, affinché tu sia considerato responsabile. Chi dei due ha ragione? Si può chiedere la separazione per sesso su internet? A chiarire i termini della questione è stata di recente la Cassazione [1]. 

Chattare è tradire?

Non è, in verità, la prima volta che la Suprema Corte si trova a dover affrontare lo spinoso problema del tradimento virtuale, quello realizzato attraverso una semplice chat online o l’iscrizione a un sito di incontri. I social network, i forum e in generale internet hanno facilitato le conoscenze e le relazioni, ma anche la segretezza con cui le stesse a volte vengono tenute e nascoste al coniuge. Ma basta poco, in uno spazio stretto come l’abitazione, a scovare la doppia vita dell’altro: non è infatti illegale spiare nel computer del marito o della moglie se le password di accesso al social sono già registrate nel sistema (in pratica, l’account deve essere “loggato” come spesso avviene quando si entra, dal proprio dispositivo, su Facebook o nell’email). Diversamente ci sarebbe un accesso fraudolento al sistema informatico e il reato contro l’altrui privacy renderebbe inutilizzabili le prove.

Ecco perché è stato più volte chiesto alla Corte se chattare è tradire. E la risposta è stata sempre identica: per i giudici [2] anche il tradimento virtuale può essere causa di addebito. Difatti, la fedeltà non va intesta in senso di semplice astinenza dai rapporti sessuali extraconiugali, ma consiste in un concetto più ampio e impegna i coniugi a non tradire a monte la fiducia reciproca, neanche mentalmente. Il che richiama tutta una serie di comportamenti che, seppur non si concretizzino in una relazione effettiva, possono far sorgere quantomeno il dubbio. Addirittura basterebbe dar semplicemente adito a voci e sospetti all’interno del ristretto gruppo cittadino per violare i doveri coniugali e ledere la dignità dell’altro coniuge. Le voci di popolo, quando fondate da un comportamento equivoco manifestato in pubblico, sono quindi causa di separazione con addebito. Se ciò è vero, si può ben immaginare quale sia l’orientamento in merito a una chat, tanto più se di incontri o erotica. 

A prescindere dal rapporto sessuale intrattenuto con terzi o dall’eventuale contatto fisico, anche la chat erotica o la semplice infatuazione o ancora l’amore platonico nato su internet costituiscono, secondo i giudici, ipotesi di tradimento della fiducia amorosa [3] e, perciò, valgono a rendere il coniuge responsabile della separazione [4].

Iscriversi a un sito di incontri è tradimento

Su queste motivazioni, i giudici della Suprema Corte hanno ricordato che anche il semplice iscriversi a un sito di incontri è tradimento. Basta la creazione di un profilo utente per subire il cosiddetto addebito, trattandosi di «una violazione degli obblighi di fedeltà imposti dal codice civile, da parte del marito, intento alla ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet»; si tratta di una «circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione». Leggi sul punto Frequentare siti di incontri: si rischia separazione con addebito?

C’è anche da dire che l’addebito in sé, addossato su colui che guadagna di più, non ha quasi alcuna implicazione pratica ed è spesso più una questione di principio che non di utilità effettiva. Difatti, l’addebito ha come conseguenza solo la perdita del:

  • diritto al mantenimento, se il colpevole per la fine del matrimonio è colui che guadagna di meno;
  • diritto di successione, se l’altro coniuge dovesse morire prima del divorzio.

È chiaro, quindi, che in una situazione in cui il marito – occupato e con un reddito superiore alla moglie – viene scoperto a fare sesso su internet, e la donna – con un contratto part time e una busta paga più bassa – chiede la separazione, quest’ultima avrà diritto al mantenimento non già per essere stata tradita ma per via della sproporzione tra i due redditi. Difatti gli alimenti non sono una sanzione, ma una misura assistenziale rivolta a garantire il sostentamento di chi, tra i due, è più povero. Diverso sarebbe l’esito del giudizio se a tradire fosse il coniuge con il reddito più basso poiché questi, in caso di addebito a proprio carico, non potrebbe più chiedere il mantenimento. Abbiamo spiegato già questi concetti in Quali conseguenze dall’addebito?

Sesso in internet: è infedeltà

In sintesi la Cassazione ripercorre tutte le proprie precedenti pronunce sulla scorta delle quali non c’è bisogno di un atto sessuale o di un coinvolgimento sentimentale per poter parlare di tradimento: basta fare sesso su internet per essere considerati, almeno dalla legge, dei traditori del matrimonio e pertanto subire l’addebito. Ciò che conta è quella che viene chiamata infedeltà apparente anche se non si estrinseca in un comportamento materiale ma è tale da ingenerare il sospetto. È chiaro quindi che se il tenore della chat non è compromettente ma manifesta solo una amicizia, per quanto tenera e confidenziale, non ci può essere alcuna accusa di tradimento [5] . 

note

[1] Cass. sent. n. 9348/18 del 16.04.2018.

[2] Cass. sent. n. 9287/1997.

[3] Cass. pen. sent. 2.02.1972, secondo la quale la fedeltà si estrinseca nel dovere di astensione non soltanto da rapporti sessuali con terzi, ma anche da relazioni puramente platoniche (sulla stessa scia: Trib. S. Maria Capua Vetere 9 dicembre 1997; Cass. 14 aprile 1994, n. 3511; Corte App. Perugia, 28 settembre 1994).

[4] Cass. sent. n. 9742/1999.

[5] Trib. Perugia del 14.03.2000.


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