Diritto e Fisco | Editoriale

Come si vota

8 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 maggio 2018



Guida alle elezioni: i documenti da portare al seggio, quando il voto è valido, differenza tra scheda nulla e bianca, come votare dall’estero o in ospedale.

Con i tempi che corrono, una delle cose che gli italiani (soprattutto chi si affaccia alla maggiore età) devono tenere ben presente è come si vota. Le crisi di governo, oppure i governi mai riusciti, sono così abituali nel nostro Paese come la pizza del sabato sera, il mare ad agosto o lo scudetto della Juventus. Quindi, visto che tocca andare alle urne oggi sì e domani pure, tanto vale ricordare come si vota, qual è il valore del consenso espresso dagli elettori, dove si deve mettere il segno sulla scheda elettorale affinché il voto non venga annullato, che cosa si deve portare al seggio, che differenza c’è tra il voto nullo e la scheda bianca, che cosa significa non votare. Insomma, facciamo il punto su tutto quello che l’elettore deve sapere quando si reca al seggio elettorale: come si vota per la Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica dall’Italia e dall’estero.

Come si vota: i documenti da portare al seggio

Partiamo da quello che l’elettore deve sapere prima di andare a votare al seggio. Due cose deve avere in mano: il documento di identità e la tessera elettorale. Senza una sola di queste due cose, non potrà esercitare il suo diritto di voto.

Sul documento di identità c’è poco da dire: deve essere in corso di validità e riportare una foto del titolare. Se la carta di identità è scaduta, è possibile votare con:

  • la patente di guida;
  • il porto d’armi;
  • il passaporto.

Sulla tessera elettorale conviene, invece, ricordare un paio di cose. Diciamo, intanto, che si tratta del documento che certifica la regolare iscrizione di un cittadino avente diritto al voto alle liste elettorali del proprio Comune di residenza. Contiene:

  • i dati anagrafici del cittadino;
  • il luogo di residenza;
  • il numero e la sede della sezione a cui appartiene l’elettore;
  • il collegio elettorale e la circoscrizione a cui appartiene l’elettore.

La tessera elettorale è valida per 18 votazioni.

Come si ottiene la tessera elettorale

Il cittadino riceve la propria tessera elettorale presso il proprio domicilio di residenza. Viene consegnata in busta chiusa da un messo comunale o da una persona incaricata dal Comune. L’elettore, oppure una persona con lui convivente, deve firmare per ricevuta. Se in quel momento non ci fosse nessuno in casa, verrà lasciato un avviso nella cassetta delle lettere per invitare il cittadino a recarsi presso gli uffici comunali a ritirare la tessera.

Tessera elettorale persa, rubata o esaurita: cosa fare

Nel caso in cui la tessera elettorale venisse rubata o smarrita, l’elettore può rivolgersi al Comune e chiedere un duplicato. Gli verrà chiesto di firmare il modulo che ne attesta lo smarrimento o il furto.

È possibile chiedere un duplicato anche quando la tessera è deteriorata (metti che finisce per sbaglio in lavatrice) o quando sono esauriti gli spazi per il timbro al seggio e, quindi, non è più utilizzabile.

Tessera elettorale: cosa fare se si cambia residenza

Se il cittadino cambia la residenza, ci sono due possibilità:

  • che la nuova residenza si trovi nello stesso Comune di quella vecchia: in questo caso, viene inviata a quella nuova un’etichetta da apporre alla stessa tessera elettorale. Se l’etichetta non arriva in tempo utile per le elezioni, la si può ritirare in Comune;
  • che la nuova residenza si trovi in un Comune diverso: in questo caso, viene inviata non un’etichetta ma una nuova tessera elettorale nel momento in cui il cittadino si iscrive nelle liste del nuovo Comune di residenza. Anche qui, se la tessera non arriva in tempo utile è possibile ritirarla negli uffici comunali. La vecchia tessera deve essere restituita.

Come si vota: la scheda elettorale per le politiche

Muniti di documento di identità e di tessera elettorale, si va al seggio. Arrivati qui, si ricevono le schede per le politiche, cioè per l’elezione di deputati e senatori. A questo punto, come si vota?

Innanzitutto, ricordiamo che possono votare per la Camera dei Deputati i cittadini che hanno compiuto i 18 anni, mentre per il Senato della Repubblica occorre avere almeno 25 anni compiuti.

La scheda elettorale presenta:

  • dei rettangoli in cui vengono riportati i nomi dei candidati nel collegio uninominale;
  • uno spazio sotto ciascuno di questi rettangoli in cui compaiono il simbolo della lista o delle liste che sostengono quel candidato e, a fianco, l’elenco dei candidati al collegio plurinominale

Che cosa può fare l’elettore?

  • apporre una croce sul simbolo della lista prescelta: il voto andrà alla lista e al candidato del collegio uninominale da essa sostenuto;
  • apporre una croce sul rettangolo con il nome del candidato al collegio uninominale: il voto andrà al candidato e alla lista o alle liste collegate in modo proporzionale ai voti ottenuti nel collegio da ogni singola lista;
  • apporre una croce sul simbolo e sul nominativo del candidato indicato nel rettangolo. Il voto andrà al candidato e alla lista contrassegnata dall’elettore;
  • apporre una croce sul rettangolo che contiene sia la lista sia i nominativi dei candidati al collegio plurinominale. Il voto andrà al candidato uninominale e alla lista o alle liste che lo appoggiano.

Che cosa non può fare l’elettore?

  • apporre una croce sul candidato A e un’altra sulla lista che appoggia il candidato B (il cosiddetto voto disgiunto);
  • entrare nella cabina elettorale con un dispositivo elettronico (cellulare o tablet);
  • correggere il voto se si accorge di avere sbagliato: dovrà chiedere una nuova scheda al presidente del seggio, il quale cestinerà quella vecchia.

Scheda elettorale: il tagliando antifrode

Dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018 è stata introdotta una novità sulla scheda elettorale. Si tratta del tagliando antifrode, che riporta un codice progressivo alfanumerico. Che cosa cambia rispetto al passato?

In pratica, una volta espresso il proprio voto in cabina, la scheda non va inserita nell’urna ma restituita al presidente del seggio, il quale stacca dalla scheda il tagliano e controlla che corrisponda a quello riportato sulla tessera elettorale. Dopo il controllo, sarà il presidente ad inserire la scheda nell’urna.

Come si vota: posso entrare in cabina accompagnato?

Possono entrare accompagnati nella cabina elettorale solo i cittadini diversamente abili che sono fisicamente impediti ad esprimere il proprio voto in maniera autonoma, quindi:

  • i non vedenti;
  • gli amputati delle mani;
  • gli affetti da paralisi o da altro impedimento fisico di gravità simile.

Tuttavia, questi elettori devono presentarsi al seggio con apposita certificazione sanitaria e con la tessera elettorale su cui venga riportata l’annotazione del diritto al voto assistito mediante l’apposito codice Avd. Anche sulla tessera elettorale dell’accompagnatore verrà riportato che l’elettore di fiducia ha assolto a tale compito.

Posso votare fuori dal Comune di residenza?

Ci sono alcune categorie di elettori che possono votare fuori dal Comune di residenza. Si tratta di:

  • militari;
  • naviganti;
  • componenti dell’ufficio elettorale di sezione;
  • membri delle Forze dell’ordine;
  • rappresentanti di lista designati dai partiti.

Chi non appartiene a queste categorie deve recarsi nel proprio seggio a votare usufruendo, nel caso, delle agevolazioni sulle tariffe dei viaggi in treno, aereo o nave.

Posso votare se sono ricoverato?

Il cittadino che è degente in ospedale o in casa di cura può votare dal luogo in cui si trova, dopo avere chiesto al sindaco del Comune nelle cui liste è iscritto la dichiarazione in cui si esprime il desiderio di votare nel luogo in cui si trova ricoverato e l’attestazione del direttore sanitario della struttura in cui si trova in cura, inviata dallo stesso dirigente al Comune entro e non oltre il terzo giorno antecedente la data del voto.

Posso votare se sono detenuto?

Anche i detenuti hanno diritto di voto, purché per decisione del giudice non abbiano perso la capacità elettorale in seguito all’interdizione dai pubblici uffici. Come nel caso dei ricoveri, anche chi si trova in carcere deve comunicare al sindaco del Comune in cui è iscritto alle liste elettorali una dichiarazione in cui si attesta la volontà di esprimere il voto nel luogo di detenzione. Questa dichiarazione deve pervenire entro e non oltre il terzo giorno antecedente la data delle consultazioni e deve contenere:

  • il numero della sezione al cui l’elettore detenuto è assegnato;
  • la firma in calce del direttore dell’istituto di reclusione in cui si attesti la detenzione dell’elettore.

Sarà lo stesso direttore ad inviare la comunicazione al Comune.

Come si vota dall’estero

I cittadini italiani residenti all’estero sono iscritti d’ufficio alle liste elettorali degli aventi diritto al voto per corrispondenza. Per poterlo fare, però, devono avere manifestato al Consolato di appartenenza entro il decimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto che convoca le elezioni di avere scelto tale opzione. Quindi, di non volersi recare di persona al proprio seggio, magari approfittando di un periodo di vacanza in Italia.

Chi sceglie (e comunica di volerlo fare) di votare all’estero riceve un plico con le schede. Se così non è stato entro 14 giorni dalla data delle votazioni in Italia, può recarsi a chiederlo di persona presso il proprio Consolato.

A questo punto, deve esprimere il voto in una sola di queste modalità:

  • tracciando una croce sulla lista prescelta;
  • tracciando una croce sul rettangolo che contiene la lista insieme ai nomi dei candidati;
  • tracciando al massimo due croci per altrettanti voti di preferenza nelle ripartizioni a cui sono assegnati due o più parlamentari;
  • tracciando una croce su un voto di preferenza nelle ripartizioni a cui è assegnato un solo parlamentare.

In questi ultimi due casi, cioè quando l’elettore ha tracciato la croce sul nome del candidato o dei candidati, il voto si considera assegnato anche alla relativa lista.

Una volta espressa la propria preferenza, l’elettore all’estero deve:

  • introdurre le schede per la Camera e per il Senato nella busta piccola e chiudere la busta;
  • inserire nella busta grande già affrancata il tagliando staccato dal certificato elettorale (che attesta l’avvenuto diritto di voto) e la busta piccola contenente le schede;
  • spedire la busta affrancata al Consolato di appartenenza.

Vengono considerate valide le buste arrivate ai Consolati entro le ore 16 del giovedì antecedente la data delle votazioni in Italia.

Le buste vengono spedite in Italia dai Consolati tramite valigia diplomatica accompagnata e prese in consegna dall’Ufficio centrale per la circoscrizione Estero presso la Corte d’appello di Roma, dove vengono scrutinate insieme alle schede depositate nelle urne dagli italiani il giorno delle votazioni. Significa che lo spoglio avviene in contemporanea.

Studenti, lavoratori o malati possono votare dall’estero?

Sì. La legge [1] consente di votare per corrispondenza dall’estero a chi si trova temporaneamente fuori dall’Italia per motivi di studio, di lavoro o di cure mediche per un periodo di almeno tre mesi in cui è compresa la data delle votazioni. Questa possibilità è prevista anche per i loro familiari conviventi. Per poter esercitare con questa modalità il diritto al voto, l’elettore interessato deve rendere nota al Comune in cui è iscritto la propria opzione, valida per una sola votazione, entro il 32esimo giorno antecedente la data delle elezioni.

Tale dichiarazione, redatta su carta libera, deve essere corredata dalla copia di un documento di identità valido e contenere l’indirizzo postale estero a cui inviare il plico con il materiale necessario per l’esercizio del voto ed una dichiarazione in cui si attesti che l’elettore ha i requisiti necessari per poter votare dall’estero, cioè di essere presente in quel Paese per un periodo di almeno tre mesi (che comprende la data del voto) per motivi di studio, di lavoro o di cure mediche.

Come si vota: differenza tra scheda bianca e scheda nulla

C’è chi non si identifica con i candidati o con i partiti che si presentano alle elezioni e, per questo, vuole esprimere un voto di protesta. I casi possono essere tre:

  • non presentarsi proprio al seggio: in questo caso, si rientra nella percentuale dell’astensione;
  • presentarsi al seggio ma votare scheda bianca: significa che si consegna al presidente del seggio la scheda elettorale così com’è stata ricevuta, cioè senza alcun segno tracciato né sulle liste né sui candidati. In questo caso, si rientra nella percentuale degli elettori che hanno votato, pur non avendo espresso alcuna scelta;
  • presentarsi al seggio ed annullare volutamente la scheda con una scritta o esprimendo il voto disgiunto (il candidato di uno schieramento e la lista di un altro). Anche in questo caso si rientra nella percentuale di affluenza al voto, anche se questo non viene conteggiato.

A tale proposito, vi può risultare utile leggere il nostro articolo sulle conseguenze del voto di protesta, pubblicato in occasione delle elezioni politiche del 4 maggio 2018 ma, comunque, valido per qualsiasi consultazione.

note

[1] Legge n. 52/2015 del 06.05.2015.

Autore immagini: Ministero dell’Interno


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