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Lo sai che? La violazione di domicilio nello studio professionale

Lo sai che? Pubblicato il 12 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 maggio 2018

Non potete essere ricevuti per forza da un professionista o trattenervi nel suo ufficio, contro la sua volontà. Presupposti e caratteristiche di questo reato.

Avete dato mandato ad un avvocato, ma non siete contenti del suo lavoro. Per questo motivo, vi siete recati presso il suo studio professionale, per ricevere informazioni e copia di alcuni documenti, ma non avete ricevuto soddisfazione. Il professionista ha avuto un atteggiamento poco collaborativo, si è rifiutato di darvi le dovute risposte e vi ha chiesto la cortesia di andarvene, ma voi non lo avete fatto. Ebbene, potevate trattenervi contro la volontà del professionista? Sebbene avevate ragione nel censurare l’atteggiamento del vostro legale, potevate insistere, arrabbiarvi e pretendere di restare? In particolare è configurabile la violazione di domicilio nello studio professionale? Sembrerebbe di sì, ma cerchiamo di approfondire l’argomento nel prosieguo dell’articolo.

Violazione di domicilio: presupposti

La legge [1] è abbastanza chiara nell’affermare che sussiste la violazione di domicilio quando ci s’introduce, ad esempio, nell’abitazione di qualcuno, contro la sua volontà. Ma anche trattenersi nella casa di questi, nonostante l’invito ad andarsene, può generare la violazione di domicilio. Si tratta, pertanto di un reato che tutela la libertà individuale, la sicurezza e la tranquillità di una persona, all’interno dei posti in cui si sviluppa la vita privata. Detto ciò, la legge, appena citata, riconosce la violazione di domicilio, anche quando ad essere turbata è la privata dimora del cittadino: ebbene, nel concetto di privata dimora, rientra anche uno studio professionale?

Violazione di domicilio: anche nello studio professionale

Per la verità, il concetto di violazione di domicilio è abbastanza conosciuto dalla collettività. Un po’ tutti, infatti, sanno che non è possibile introdursi o trattenersi in casa altrui, senza il consenso del proprietario o di colui che la detiene. Tuttavia, non è altrettanto noto che nella definizione di privata dimora, anch’essa tutelata dalla legge, rientra persino lo studio professionale di un avvocato oppure di un medico, ecc.  Ebbene, ad esempio, se andate dall’avvocato, con l’intenzione di litigare con lui per ragioni inerenti all’incarico conferitogli oppure se andate da un medico, arrabbiati per gli errori diagnostici commessi, sappiate che:

  • Il professionista non deve ricevervi per forza, pertanto se entrate nello studio contro la sua volontà, commettete una violazione di domicilio;
  • Il professionista, per quanto sia obbligato contrattualmente a fornirvi le informazioni attinenti all’incarico, non è obbligato a trattenervi allo studio per tutto il tempo che volete. Pertanto, se v’invita ad andarvene, è opportuno che lo facciate, altrimenti siete responsabili del reato in esame.

Le predette conclusioni sono state confermate dalla Suprema Corte di Cassazione [2], secondo la quale lo studio professionale è, a tutti gli effetti, una dimora privata, poiché non è un luogo indiscriminatamente aperto al pubblico. Per queste ragioni, introdursi o trattenersi all’interno di uno studio, contro la volontà dell’avvocato o del medico che ne è il titolare, determina la predetta responsabilità penale. Tanto premesso, cosa rischia il cliente poco attento?

Violazione di domicilio: sanzioni

Il reato di violazione di domicilio non è sicuramente un reato molto grave, ma prevede una sanzione minima di sei mesi di reclusione ed una massima di tre anni. Dettò ciò, nella pratica è alquanto improbabile che possiate andare in prigione per un reato simile (anche, e non solo, in considerazione della tenuità del fatto commesso), tuttavia con una violazione di domicilio, come quella presa in esame, il rischio di un procedimento a vostro carico è fondato. Ricordatevi, però, che si tratta di un reato perseguibile a querela della persona offesa. In altri termini, se il professionista con cui avete litigato non vi denuncia entro tre mesi dall’accaduto, non ci sarà alcuna azione penale a vostro carico. Anche il cosiddetto perdono successivo, sarà sufficiente ad evitare ogni condanna: la violazione di domicilio, è infatti remittibile, cioè il querelante (in tal caso il professionista) può ritirare la denuncia fatta, evitando, pertanto il prosieguo dell’azione penale [3].  

note

[1] Art. 614 cod. pen. [2] Cass. pen. sent. n. 5797/2018. [3] Art. 152 cod. pen.


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